
di Nicola Fratoianni
La vittoria di Corbyn alle primarie del Labour Party è una ottima notizia. La sua affermazione è una nuova e importante conferma che in Europa qualche crepa si affaccia nel muro che per diversi decenni si è elevato attorno alla rappresentazione del neoliberismo come una vera e propria religione, come un dato trascendente e indiscutibile.
Nella sua affermazione, come nell’esperienza di Syriza (che con la straordinaria vittoria elettorale di domenica scorsa consolida lo spazio costituente di una nuova sinistra europea, di governo perché alternativa al liberismo dell’austerity) e di Podemos, torna prepotente l’eguaglianza contro una insopportabile distribuzione della ricchezza, dei privilegi e del potere come chiave di lettura delle contraddizioni del nostro tempo. La diseguaglianza come tendenza crescente, inevitabile e in qualche modo naturalizzata, si è fatta senso comune, fattore di assuefazione anche in tanta parte della tradizione della sinistra in Europa.
Lo schianto della famiglia del socialismo europeo prima ancora che nei risultati elettorali nella drammatica incapacità di articolare una risposta di sinistra alla crisi e ai sui effetti sulla vita delle persone sta lì a testimoniarlo.