
di Carlo Bernardini
Per la sorte della nostra vecchia cultura italiana sono possibili molti esiti diversi. Il fatto è che abbiamo ormai tutti, da tempo, il brutto vizio di parlare solo a noi stessi, dividendoci in piccole comunità, ciascuna con il proprio pallino. Addirittura, queste tendenze di autonomia culturale si dividono tra loro i mezzi di comunicazione, cosicché guardando il giornale che uno legge si può capire quale sia il suo orientamento dominante. Naturalmente, ci sono orientamenti nuovi oppure tradizionali, che però vengono trasmessi non con confronti pubblici, ma quasi come dottrine di credenti. Del resto questo si riflette anche nel pubblico dibattito sui diritti civili, che si svolge tra individui abituati a rivendicare libertà; che poi però, su questo tema, non esitano a ricorrere a repulsioni categoriche. Di quale libertà si tratta, allora?
A parte queste questioni estreme, che coinvolgono anche rapporti di parentela (famiglia) molte attività di pensiero più strettamente politiche finiscono col cimentarsi in modo burbero e fastidioso, specie in occasione dei cosiddetti talkshow.
Insomma, il modo di discutere è generalmente tutt’altro che concreto, sicché, per non dover masticare un brodo insapore di avvenimenti, si finisce col portare in primo piano tutti i comportamenti malavitosi che fanno così notizia.
Insomma, il modo di discutere è generalmente tutt’altro che concreto, sicché, per non dover masticare un brodo insapore di avvenimenti, si finisce col portare in primo piano tutti i comportamenti malavitosi che fanno così notizia.
Io sono molto sorpreso dal fatto che, nonostante il problema dell’arrivo dei clandestini sia quotidiano, i giornali che ne parlano non fanno altro che dare i numeri complessivi di annegati o dispersi, di quanti bambini e quante donne incinte sono scomparsi, mentre ci parlano pochissimo del perché e da chi stanno fuggendo, affidandosi a mani legate ai peggiori farabutti contemporanei, i cosiddetti scafisti.
Sembra quasi che l’ottica in cui si guarda a questi avvenimenti corrisponda a un modello standard “naturale”, mentre, a ben guardare, la situazione è molto peggiore dell’apparentemente obsoleta attività dei vecchi schiavisti, e dei più efferati colonialisti. Dunque, ci sarebbe molto da fare per chiarire fino in fondo una realtà umana ai limiti del mostruoso e che, pure, è regolata da fattori economici di cui arriviamo a conoscere qualcosa quasi in forma di diceria.
C’è, perciò, un vero e proprio guazzabuglio di comportamenti umani inaccettabili, che però vengono tenuti accuratamente separati per evitare che se ne parli come di una iattura molto più diffusa perché comune ad ambienti diversissimi. Tra la gente che compra e usa armi su un mercato non sempre nascosto, mafiosi che sfogano i loro istinti bestiali, sbandati che mettono le mani sui beni pubblici, ladruncoli, stupratori e predicatori di comportamenti anomali, drogati, c’è una parentela che non è di semplice apparenza. Evidentemente, la nostra cultura è diventata tollerante verso modi di essere che privano di ogni significato l’altruismo, la generosità, la cosiddetta nobiltà d’animo.
C’entra la scuola, l’educazione familiare e non, in tutto questo? C’entra il fatto di essere una comunità aziendale? E che dire di ciò che succede nelle istituzioni statali? Come molti dicono, ci vorrebbe un movimento con l’importanza della Rivoluzione Francese, per liberarsi del marcio accumulato; ma oggi forse la crisi delle comunità umana è molto più connaturata all’uomo di quanto lo fossero i problemi di un popolo cosciente e gli insulti della nobiltà.
Se qualcuno pensa che il clima si possa modificare lo dica in fretta e bene: sembra quasi che il tempo sia scaduto.
Fonte: MicroMega online - blog dell'Autore
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