La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

lunedì 2 novembre 2015

Riportiamo la politica alle persone e le persone alla politica

Siamo nel bel mezzo di un autunno di lotta, ma, purtroppo, si tratta di un conflitto condotto quasi esclusivamente dall’alto verso il basso. Le piazze sono vuote, la repressione si fa sempre più dura e soprattutto il governo Renzi sembra impegnato ad aprire continuamente nuovi fronti di conflitto nei confronti di settori sempre più ampi del popolo italiano. Dopo gli attacchi frontali ai lavoratori attraverso il Jobs Act, a studenti e insegnanti attraverso l’ennesima controriforma della scuola e il saccheggio e la devastazione del territorio attraverso lo Sblocca Italia, ora arriva la legge di stabilità: tagli alla sanità, premi agli evasori, una tassazione sempre meno equa e progressiva. Renzi rincorre e supera Berlusconi nella gara per smantellare lo Stato e svendere i diritti in nome degli interessi di pochi privilegiati, ignorando i bisogni reali della grande maggioranza dei cittadini.
Se a tutto questo aggiungiamo la stretta autoritaria portata avanti con la riforma costituzionale e legge elettorale, unite nel tentativo di limitare il più possibile il diritto dei cittadini a scegliere chi li governa, l’intolleranza alimentata da fascisti e xenofobi, l’ondata repressiva che sta invadendo le nostre città, con bambini trascinati a forza fuori da stabili abbandonati e la polizia che punta la pistola contro le proteste studentesche, lo scenario diventa inquietante.
Non possiamo permetterci di stare fermi. L’immagine di una sinistra che da un lato denuncia la gravità della situazione e dall’altro non fa nulla per invertire la tendenza chiudendosi nelle sue stanze a discutere di alleanze elettorali è qualcosa che, semplicemente, non ci possiamo permettere. Come attivisti e soprattutto come cittadini di questo paese, come persone che vivono sulla proprie pelle le difficoltà di questa crisi e la violenza di un governo servo delle élite nazionali ed europee, abbiamo il dovere e la necessità di reagire.
Non esiste solo uno spazio politico da riempire, esiste prima di tutto un tempo politico in cui costruire. Serve un’alternativa, e va messa in campo, subito. Il tempo non è adesso. Era ieri, e non c’è più tempo da perdere.
Tutte le difficoltà, le differenze e gli scetticismi sono comprensibili, ma non sono sostenibili di fronte alla realtà. La realtà ci chiede di esserci. Sappiamo che non sarà facile, che sarà faticoso, ma è ora di cominciare.
Non partiamo da zero. Esistono esperienze locali e territoriali, esistono percorsi avviati che hanno iniziato da tempo a costruire l’alternativa mettendo insieme le energie e rimescolando le appartenenze, cedendo sovranità a spazi comuni e scommettendo sulla partecipazione. Ed esiste una diffusa consapevolezza, negli uomini e nelle donne di partiti, associazioni, comitati, movimenti, dell’assoluta necessità di mettere in campo un’alternativa politica all’altezza delle sfide che abbiamo davanti. Ma le buone esperienze, i laboratori, i percorsi territoriali non bastano: questi percorsi hanno bisogno di essera aiutati e sostenuti e di trovare maggior respiro in un quadro nazionale che possa essere punto di riferimento nella lotta all’interno e all’esterno delle istituzioni.
Abbiamo bisogno di una forza politica, una forza collettiva utile a conquistare e difendere il diritto a un lavoro, a una casa, alla salute, all’istruzione, a un’esistenza libera e dignitosa. Utile ad opporci all’espropriazione totale delle nostre vite da parte di un potere finanziario avido a cui gran parte della politica ha deciso di piegarsi completamente. Utile ad indicare la strada verso il cambiamento, a sostituire la solidarietà alla paura, ad aiutare le persone a mettersi in marcia insieme verso un futuro di dignità.
Non esistono ricette pronte né scorciatoie. Non è possibile “unire la sinistra”, come se la sinistra fosse qualcosa che esiste a prescindere, pronta per essere ricomposta, impacchettata e presentata alle elezioni. Ed è illusorio scommettere sulla via della semplice rottamazione, come se ci potessimo permettere di sprecare ulteriormente energia in divisioni e competizioni. C’è da costruire più che distruggere.
Serve un cammino comune. Se c’è bisogno di un appuntamento che ne segni l’inizio, facciamolo. Ma non fermiamoci lì. Non c’è l’ora X in cui si manifesterà dal nulla il nuovo soggetto. Non illudiamoci di bastare a noi stessi. Scommettiamo sulla nostra capacità di ascoltare, organizzare e mobilitare quella maggioranza di cittadini che non si riconosce nel pensiero unico, che condivide una serie di bisogni (lavoro, welfare, casa, salute, istruzione) e che non ha oggi gli strumenti per prendere parola e per costruire una risposta. Lo diciamo da tempo: per costruire lo spazio pubblico dell’alternativa serve organizzare i disorganizzati oltre ad unire chi è già organizzato.
Serve un atto di coraggio: tutti i soggetti organizzati che intendono contribuire alla nascita di un nuovo soggetto/movimento politico devono fare un passo semplice: definire degli obiettivi di minima e mettersi a disposizione, cedere sovranità a uno spazio pubblico, di tutti in cui non ci siano proprietari o azionisti di maggioranza, in cui ciascuno possa portare il proprio contributo di idee e impegno per costruire insieme un nuovo soggetto. Non basta un percorso unitario, serve un percorso di tutti, davvero aperto ai singoli senza un'appartenenza partitica pre-esistente, non basta unire i pezzi politici per unire una parte di società. Ci sono scelte difficili su cui non siamo d’accordo? Bene, proviamo ad andare oltre i nostri limiti e a prendere queste decisioni insieme alle persone con cui vogliamo percorrere questo cammino.
In questo video tutorial abbiamo già proposto alcuni punti qui ne ribadiamo due prioritari.
Diamo continuità al percorso per sperimentare strumenti di partecipazione diretta, e costruire una piattaforma digitale che consenta di rovesciare la piramide e unire in basso ciò che in alto è diviso. Organizziamo il contributo e la partecipazione diretta di migliaia di persone. Mettiamo in relazione corpi militanti, reti organizzate, esperienze civiche, movimenti sociali, ma soprattutto coinvolgiamo e facciamo tornare protagonisti i tanti che si sono allontanati dalla partecipazione politica, chi ritiene ormai inutile perfino esercitare il diritto di voto. Serve un percorso nel quale tutti e ciascuno possano contare al fine di migliorare e rendere più trasparenti i processi decisionali. Un percorso che parta da una piattaforma digitale online e una rete di assemblee offline, che riesca a dare un contributo più ampio sulle forme di partecipazione e codecisione nello spazio politico. Chiamiamo a raccolta il nostro popolo, mettiamogli a disposizione strumenti e risorse e cediamogli sovranità sulle scelte.
Non dobbiamo fondare il soggetto, ma costruire “il progetto”. Lanciamo la carovana dell’alternativa, una marcia che attraversi tutta l’Italia, da nord a sud, coinvolgendo in discussioni tematiche e programmatiche movimenti, associazioni, ricercatori, gruppi, comitati e singoli attivisti e cittadini. Un percorso di ascolto e di partecipazione, con facilitatori online e offline, per unire le competenze e non solo le appartenenze, per scrivere dal basso la nostra proposta politica, la nostra idea di società.
Facciamo due proposte, non perché siano risolutive, ma perché utili e necessarie. La piattaforma digitale e la carovana dell’alternativa non ci consegneranno il risultato pronto, ma ci costringeranno a metterci in cammino, a misurarci in spazi ampi, comuni e abitati dalle persone con cui condividiamo sogni e bisogni, a uscire dalle stanze. A misurarci sulle posizioni e non sui posizionamenti. A dare il meglio di noi stessi, in termini di idee, energie, passioni.
Riportiamo la politica alle persone e le persone alla politica. Scommettiamo sulle nostre idee e sulla loro capacità di essere semi di cambiamento nella società reale e non armi di divisione nelle nostre riunioni. Un’alternativa - e non semplicemente a Renzi, al Pd o alla destra, ma al fallimento di un sistema politico e alla ferocia di un sistema economico che produce ingiustizia e diseguaglianze - è quello di cui abbiamo bisogno. Non siamo soli. Iniziamo a costruire.

Le attiviste e gli attivisti di ACT! Agire Costruire Trasformare

Fonte: Act!

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