
Lo scorso 15 Ottobre a Bruxelles si é tenuta la prima riunione del gruppo di lavoro sul reddito minimo organizzata dal gruppo della GUE/NGL al Parlamento Europeo. Si tratta di una delle proposte emerse durante il percorso di Eurhope, partita proprio dal tema della lotta alle disuguaglianze e alla precarietà e dopo quasi 10 anni di politiche di austerity che hanno creato più di 25 milioni di poveri su tutto il continente mettere al centro dell’agenda dell’Europa (e delle sinistre) la realizzazione di un sistema di welfare universalistico che riduca le diseguaglianze e consenta l’emancipazione e l’autonomia delle persone.
Infatti é dal 1992, con la raccomandazione 92/441, che la Comunità Economica Europea sollecita gli Stati a introdurre “il reddito minimo garantito, inteso quale fattore d’inserimento nella società dei cittadini più poveri”. Le richieste si sono ripetute nel corso degli anni fino alla Risoluzione 2010/2039 del Parlamento Ue, che sottolinea “il diritto fondamentale della persona a disporre di risorse e prestazioni sufficienti per vivere conformemente alla dignità umana”'.
Da quel momento – a parte la sperimentazione partita nel 2012 di uno schema di reddito minimo all´interno del quadro del bilancio europeo – molto poco é stato fatto: al contrario, in molti stati europei, le politiche di austerity hanno ridotto la possibilità di accedere agli schemi esistenti di sostegno al reddito (presenti in tutti i paesi tranne Italia e Grecia).
Per questo è necessario ripartire da qui per rimettere insieme una coalizione europea in grado di rimettere in moto – a partire dal Parlamento Europeo – un´iniziativa in grado di porre con efficacia ed autorevolezza il tema del reddito minimo all´interno del Parlamento europeo.
Da qui la decisione di ripartire da un gruppo di lavoro, in grado di mettere intorno al tavolo non solo membri del Parlamento Europeo ed associazioni europee come l´European Minimum income network, ma anche tutte quelle reti, partiti e movimenti sociali che a livello nazionale stanno lottando per invertire questo trend. Quindi non un evento a sé stante, ma un percorso in grado di tenere insieme politico e sociale, iniziativa parlamentare con mobilitazione, consapevolezza e riflessione nel merito verso una direttiva europea sul tema del Reddito minimo.
Per l’Italia c´erano tutte quelle associazioni che avevano con noi condiviso il percorso sul reddito di Eurhope: da ACT al Collettivo Femministenove, al BIN Italia a TIlt.
L´incontro si è tenuto su due livelli di discussione: da un lato una discussione più teorica che ha provato ad ampliare una misura come il reddito di base come non solo come misura anti povertà ma come misura universale in grado di assicurare l´autonomia delle persone e la loro autodeterminazione. In questo quadro si sono intrecciate due ulteriori questioni: lacondizionalità del reddito minimo (ovvero la tendenza a condizionare e legare l´accesso agli schemi di reddito minimo a requisiti quali l’obbligo di accettare qualsiasi offerta lavorativa proposta) sempre più presente nei programmi di reddito minimo in Europa e quella del reddito come misura concreta per combattere le disuguaglianze all’interno e tra i paesi membri (anche in termini di disuguaglianze di genere). Su questo terreno, parlando di reddito minimo e/o di cittadinanza è necessario non soltanto chiedersi chi siano i destinatari, ma anche in che modo finanziarlo; ed uno dei nodi fondamentali riguarderà proprio la questione del finanziamento, con l´obiettivo di farne una misura di giustizia sociale e assumere la riduzione delle disuguaglianze come obiettivo primario.Per questo si è convenuto sulla necessità di avviare una discussione riguardante la fiscalità e le fonti di finanziamento in chiave europea.
Il secondo registro, invece, ha riguardato la strategia e il percorso del gruppo di lavoro da mettere in campo: tra le proposte nell´immediato c´è la presentazione di una interrogazione orale alla commissione Europea sull´implementazione delle raccomandazioni sul reddito minimo, e lancio di una campagna aperta ad associazioni , sindacati e movimenti che dia strumenti sia di tipo politico sia di tipo organizzativo (dando risalto anche al filo rosso che lega la proposta del reddito minimo con la battaglia anti-austerity in Europa);
Inoltre tra le proposte vi é il finanziamento di due studi, uno sul tema della condizionalità e dei suoi effetti sulla fruibilità degli schemi di reddito minimo e l´altro sugli spazi di iniziativa legale offerti dai trattati europei in vista dell´adozione di una direttiva europea sul reddito che, per chi non mastica la governance europea, vincolerebbe i paesi membri ad approvare una legge sul reddito minimo.
Fonte: Act!
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