La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 31 maggio 2016

Ma che c'abbiamo a che spartire noi con Serra e Cacciari?

di Severo Laleo
Mentre leggo, oggi, grazie a FB, L’Amaca di Michele Serra su La Repubblica, di colpo, istintivamente, il pensiero corre a un giovane liberale del Novecento, Piero Gobetti. E capisco quanto sia stato pesante per l’Italia, per la democrazia in Italia, aver lasciato in un colpevole dimenticatoio la cultura liberale, quella costruita sull’esercizio critico e libero di ogni singola persona nei confronti del Potere. E comprendo quanto sia e sia stata orfana la nostra scuola dell’insegnamento di serietà di Gobetti, se anche il “moralista”, in altre circostanze intransigente, Serra si rivela dipendente dalla cultura tipo dell’italiano medio di sempre: un dannunzianesimo superficiale, pressapochista e arruffone. E soprattutto senza impegno morale.
Scriveva Piero Gobetti: “La lotta tra serietà e dannunzianesimo è antica e senza rimedio. Bisogna diffidare delle conversioni, e credere più alla storia che al progresso, concepire il nostro lavoro come un esercizio spirituale, che ha la sua necessità in sé, non nel suo divulgarsi.
C’è un valore incrollabile al mondo: l’intransigenza e noi ne saremmo, per un certo senso, in questo momento, i disperati sacerdoti.”
E ancora: “Abbiamo combattuto il fascismo e il mussolinismo per un ideale di serietà non per sostituirvi degli altri avventurieri.  Bisogna preparare ben altra rivoluzione nelle coscienze, bisogna dare agli italiani un senso realistico e capacità moderna di lotta politica, abituarli al sacrificio e all’intransigenza per le loro idee.”
Ecco, “abituarli all’intransigenza per le loro idee”: ma Serra e Cacciari hanno rinunciato all’intransigenza e trovano al loro SI’ giustificazioni fuorvianti. E superficiali. Esterne. Per colpa di generazioni.
Al di là di una discussione nel merito della Riforma Costituzionale, comunque difficile da chiudere per ogni argomento con un SI’ o con un NO, costretti alla semplificazione di un voto, bisogna pur dire, non democratico, perché obbliga a prendere o lasciare in blocco (alle persone del popolo non s’addice forse il distinguere!), pare scelta più saggia rifiutare l’argomentazione “ineluttabile” di Serra (“la sola idea che accada è più convincente dell’idea che quella cosa possa essere sbagliata”), e accogliere semplicemente un civile, questo sì nuovo, comportamento di serietà contro il dilettantismo, di severità contro il pressapochismo, senza alcuna necessità di seguire, cancellando la memoria, “giovanotti avventurosi e forse avventurieri”.
Si potrebbe dire: “Che abbiamo da spartire noi con la sinistra depressa e sconfitta e ora schiava dell’ineluttabile?”
Forse proprio nulla. O no?

Fonte: Esseblog.it 

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.