La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

lunedì 18 aprile 2016

La corsa di Bernie Sanders

di Rosa Fioravante
Alan Greenspan, nominato da Reagan al vertice della Federal Reserve dove sedette dal 1987 al 2006, nel 2003 si recò in audizione al Congresso Statunitense. Davanti a lui sedeva fra i banchi Bernie Sanders, deputato del Vermont. Il Congressman non sembrava curarsi dell'aver di fronte l'uomo che avrebbe potuto con un solo cenno della mano cambiare le sorti dell'economia mondiale: lo confrontò con parole dure e cariche di disprezzo. Sanders rimproverò a Greenspan di non conoscere, e quindi di non poter capire, ciò che succede nel mondo reale fra le persone comuni; queste ultime infatti da anni ormai stavano perdendo posti di lavoro dignitosi, pagati decentemente, a causa della delocalizzazione produttiva. Greenspan, dal canto suo, poco prima aveva affermato che non fosse importante dove si produca la merce, poiché ciò che è rilevante per il benessere non sarebbe tanto il lavoro in sé, quanto il potere di acquisto degli individui, a prescindere da dove questo derivi.

David Graeber: Nuit Debout contro Panama Partout

di David Graeber
Quello che abbiamo visto nei notiziari di questa settimana, che hanno affiancato le rivelazioni dei Panama Papers e l’emergenza delle Nuit Debout nelle strade di Parigi e di altre città francesi, è la lotta tra due forme diverse di solidarietà, tra due culture globali — la prima, fin troppo sviluppata, la seconda, ancora nascente.
La prima è la solidarietà dei detentori di ricchezza e potere o, più precisamente, di coloro la cui ricchezza è fondata sul loro potere; l’altra è l’emergenza di nuove forme di democrazia rivoluzionaria che assumono sempre più una dimensione planetaria. Ognuna si fonda sulla creazione di spazi al di fuori della struttura formale dello stato. Ciò che comincia a essere evidente, a partire dalla dimostrazione di forza da parte della polizia ieri sera, è la maniera diversa di reagire a ognuna di queste da parte delle “forze della legge”.

Non ci siamo riusciti

di Maria Rita D’Orsogna
Non ci siamo riusciti. Nonostante tutta la nostra buona volontà e il nostro entusiasmo, la macchina del no, dell’astensionismo, dei geologi al soldo delle fossili, dei lobbisti del petrolio hanno avuto la meglio su di noi. Lo sapevamo tutti che non era una partita alla pari fin dal primo giorno: una data a casaccio, la stampa ufficiale contro di noi, poca e cattiva informazione, gli spauracchi immaginari della disoccupazione e delle luci spente, un primo ministro che invita all’astensione. Onore a noi tutti per averci provato e per averci creduto fino all’ultimo voto.
Mi dispiace molto, e per prima cosa voglio ringraziare tutti quelli che si sono adoperati condividendo post su Facebook, promuovendo incontri di quartiere, facendo passaparola. Voglio ringraziare ogni nipote che lo spiegava al nonno perché votare sì, e ogni nonno che ha capito che era importante. Voglio ringraziare tutti quelli che sebbene lontani da comunità trivellate o trivellande si sono presi la briga di studiare, e sono diventati piccoli attivisti. Anche se non ci siamo riusciti è stato lo stesso una bella pagina di democrazia sana, in cui molti si sono sentiti investiti, con il desiderio di poter far qualcosa di buono.

Henry A. Giroux: politica autoritaria nell’era dell’analfabetismo civico

di Henry A. Giroux 
I tempi bui che infestano l’era attuale sono incarnati nei mostri che hanno finito per governare gli Stati Uniti e che ora dominano i maggiori partiti politici e altre istituzioni politiche ed economiche al comando. Il regno da incubo di miseria, violenze e spendibilità è anche evidente nel loro dominio di una cultura formativa e dei relativi apparati culturali che producono una vasta macchina di consenso fabbricato. E’ una formazione sociale che si estende dalle trasmissioni mediatiche convenzionali e Internet alla cultura a stampa, tutte cose che abbracciano lo spettacolo di violenza, opinioni legittime prima dei fatti ed esultano in una cultura consumistica e divistica di ignoranza e teatralità. Nel regno di questa architettura ideologica normalizzata di presunto buonsenso, l’alfabetismo è oggi considerato con disprezzo, le parole sono ridotte a dati e la scienza è confusa con la pseudo-scienza.
Pensare è oggi considerato un atto di stupidità e l’ignoranza è considerata una virtù. Ogni traccia di pensiero critico appare solo ai margini della cultura mentre l’ignoranza diviene il principio organizzativo principale della società statunitense.

Nuit Debout: piattaforma (tecno)politica per un movimento europeo?

di Alberto Manconi
Il titolo di questo testo è ovviamente provocatorio, certamente ottimista, addirittura sognante. Ma, non sono proprio questi gli attributi fondamentali che possiamo rintracciare nel grande e composito movimento esploso a Parigi? Da grève générale a rêve générale, dallo sciopero al sogno. Un movimento non solo sociale, ma con una tensione a tutti gli effetti politica.
La NuitDebout infatti, pur provenendo da un contesto di lotta sociale contro la riforma del lavoro – lotta già generalizzata ben oltre la dimensione sindacale, alle scuole e università in mobilitazione – ha assunto con l’occupazione di Place de la Republique una dimensione completamente rinnovata. Assemblee generali semi-permanenti, commissioni tematiche di ogni tipo, nuove gestualità e meccanismi di consenso per ordinare la discussione. Insomma, una messa in discussione totale della democrazia per come conosciuta, dunque una riappropriazione del termine in direzione della decisione diretta e della de-rappresentazione della politica. Per una politica in comune.

Resta la domanda sulla politica energetica

di Marina Forti
La scommessa è persa, il referendum sulle trivelle non ha ottenuto la partecipazione del 50 per cento più uno degli elettori. Solo il 31 per cento domenica è andato alle urne, e la consultazione non è valida. Sarà che la domanda posta agli elettori suonava troppo tecnica, difficile da spiegare: se prolungare la durata delle concessioni per estrarre idrocarburi off shore, entro 12 miglia dalle coste italiane, fino a fine vita del giacimento. Sarà anche che la campagna elettorale è stata molto breve e che le tv l’hanno pressoché ignorata. E che il governo aveva chiaramente scommesso sull’astensione, come detto in modo esplicito dal presidente del consiglio e perfino da un ex presidente della repubblica: l’appello a non votare da parte delle alte cariche dello stato è un segno di imbarbarimento della politica.

Da dove ripartire

di Paolo Pileri
Domenica non abbiamo scritto la data di inizio della nostra transizione ecologica “no oil”. Tante sono le lezioni che dobbiamo imparare da questo fallimento referendario. Ne dirò due. 
La prima è innanzitutto non dimenticare. Se fra una settimana avremo dimenticato, la sconfitta referendaria avrà vinto due volte. Sta a noi convertire la batosta in nuova energia (rinnovabile) da usare per scovare tutte le ragioni del fallimento e sconfiggerle. Non basta solo rialzarsi dopo la caduta, ma occorre capire gli errori, buttarli via e innovare l’azione. La seconda cosa. Qualcuno dirà che l’esito referendario è il risultato del boicottaggio propagandato da parte di buona parte del governo, della cattiva informazione e del fatto che la macchina della comunicazione e della mobilitazione si è mossa tardi, troppo tardi. Tutto vero. E molto di tutto ciò ha distratto dall’obiettivo. Ma non è tutto qui. Quel che è accaduto ha trovato facile sponda, nelle settimane prima del referendum.

Europa e flessibilità: la resa dei conti

di Antonio de Gennaro 
Di fronte alle due tempeste “globali” che hanno investito l’Unione Europea, le migrazioni di massa e la grande Recessione, è stata particolarmente evidenziata l’inadeguatezza delle istituzioni europee a farvi fronte . Una moneta comune senza uno Stato comune, una politica monetaria senza una politica di bilancio non si erano mai viste, è stato giustamente ripetuto. E in effetti la UE non assomiglia né a una Confederazione di Stati né, meno che mai, a uno Stato federale.
Non è stato però altrettanto sottolineato che la nascita della UE non ha avuto nulla in comune appunto con la nascita di una Confederazione di Stati o di uno Stato federale. Essa non è nata per mettere in comune e per potenziarli alcuni aspetti positivi dei singoli Stati, anche se a livello ideologico e culturale questo è stato teorizzato, bensì come presa d’atto che la lotta per l’egemonia tra i due principali Stati europei si era risolta, dopo due guerre mondiali, in un nulla di fatto e anzi aveva condotto quasi alla loro disintegrazione e con essa della stessa civiltà europea e del suo antico primato.

Dopo il referendum sulle trivelle, Renzi non è più lo stesso

di Nicola Fratoianni
il mancato raggiungimento del quorum al referendum sulle trivellel'ambientalismo italiano ha perso un'importante battaglia, ma Renzi ha perso qualcosa di più importante e profondo. La partita sul petrolio non è chiusa, l'alta partecipazione nei territori coinvolti smonta le bufale sui benefici - occupazionali, fiscali ed energetici - derivanti dall'estrazione di combustibili fossili, milioni di italiani hanno rimproverato il governo per i mancati investimenti sulle energie rinnovabili e ci sarà quindi modo e tempo per tornarne a parlare. Vedremo se rilasciare concessioni per attività inquinanti "sine die" è legittimo, oppure come noi pensiamo, è sempre sinonimo di cattiva politica.
Ma intanto quello che esce da questa campagna referendaria è un Renzi trasformato, un Renzi che non è più lo stesso.

Insistere su ciò che si ritiene giusto, sempre

di Giuseppe Civati
Noi le battaglie giuste le facciamo sempre. Non facciamo calcoli, né ci interessa posizionarci. Il sì e la partecipazione democratica erano e sono due cose giuste. Del resto, chi di noi si è allontanato dalla maggioranza lo ha fatto esplicitamente per non fare cose sbagliate. Ora, quando abbiamo deciso di chiamarci Possibile, intendevamo proprio questo: che un'alternativa è sempre data e che si può costruire insieme. Più di 15 milioni di persone che vanno a votare non sono un flop: lo stesso Palazzo Chigi si diceva preoccupato dalla soglia dei 12 milioni in su. E non sono pochi i voti.
La scelta del Governo di collocare il referendum ad aprile lo aveva condannato sul nascere. La marginalità del quesito non aiutava a diffondere il messaggio sulle Prealpi e nell'Appennino profondo. L'astensione ormai strutturale riguarda il 30 o addirittura il 40 per cento del corpo elettorale. Di questo qualcuno festeggia, ma c'è poco da festeggiare.

Questo governo e l'Università: possiamo stare tranquilli?

di Gianfranco Viesti
Le politiche per l’università hanno di recente ricevuto una certa attenzione da parte del Governo come testimoniano alcuni interventi previsti dalla Legge di Stabilità (l’aumento dei fondi per le borse di studio; il piano straordinario “ordinari”; il reclutamento di nuovi ricercatori; le “cattedre Natta”); gli annunci del nuovo Piano Nazionale della Ricerca e dello Human Technopole. Analizziamo questi iniziative in dettaglio, prima di svolgere qualche considerazione d’insieme
La legge di stabilità all’art. 1 comma 254 prevede un aumento del fondo per le borse di studio di 54.750.000 euro per il 2016 e di 4.750.000 euro a decorrere dal 2017 (con un importante aumento, frutto dei lavori parlamentari, rispetto alla proposta governativa iniziale di 5 milioni per il 2016); al comma 206 prevede lo stanziamento di 6 milioni (2016) e 10 milioni (2017) per un piano straordinario per la chiamata di professori di prima fascia; al comma 247, 47 milioni (2016) e 50 milioni (dal 2017) per il reclutamento di 861 nuovi ricercatori (RTD-B).

Referendum sulle trivelle, il mancato quorum non salverà le fonti fossili

di Green Report
Legambiente, Greenpeace e Wwf sono state le associazioni che si sono spese di più per il sì al referendum del 17 Aprile, non a caso il premier Matteo Renzi nella sua dichiarazione di ieri notte, a conteggio dei votanti ancora in corso, ha concesso l’”onore delle armi” alle associazioni che si sono battute per il sì, ma non alle Regioni che hanno promosso il Referendum, all’opposizione e alla sinistra del suo stesso Partito, a quelli che ha definito i «politici vecchio stile», riconoscendo di fatto il ruolo dei corpi intermedi che nel passato ha più volte cercato di “saltare” con i suo leaderismo. Renzi, da animale politico quale è, ha capito che con forze e idee che portano comunque alle urne milioni di persone bisogna farci i conti: nel pieno dello scandalo petrolifero/Guidi – che annuncia nuovi clamorosi sviluppi – aveva teso una mano sulle energie rinnovabili e non è stata ritirata.

Francia - La "Loi Travail" non deve passare

di Marina Nebbiolo
La pioggia non ha dato tregua in queste settimane di quotidiana opposizione alla Legge sul Lavoro. Mentre centinaia di migliaia di persone in tutto il paese chiedono il ritiro della legge, dentro gli studi televisivi, ospitati da un Muséé de l'homme fastosamente inaugurato dopo un recente restauro ma blindato per l'occasione, Hollande si auto-invita nelle case dei francesi per ribadire che la Legge El-Khomri va avanti. La prova di forza è netta, chiara e brutale nella sua semplicità.
Le numerose giornate di sciopero dei lavoratori, di blocco dei licei e delle università, les #Nuitdebout dal 31 marzo, sono un messaggio che governo e Medef (confindustria francese), non intendono ascoltare. "Paris, debout, soulève-toi" si è estesa, si diffonde impedendo ogni esibizione del potere e delle sue rappresentanze che non sia super-protetta dalla polizia, che controlla minuziosamente i trasporti e chiude accessi ad interi quartieri. Da Mantes-la-Jolie (Yvelines) al Trocadéro, nell'opulento 16ème arrondissement, l'accoglienza 'popolare' a Valls come a Hollande viene respinta con l'uso della forza.

Quattordici milioni

di Il Simplicissimus
Quattordici milioni di sì. Sono pochi per raggiungere il quorum, moltissimi per cambiare politica. Il referendum sulle trivelle per la sua natura apparentemente complicata e altrettanto apparentemente marginale, ha avuto se non altro questo merito: quello di evidenziare con chiarezza l’area di ipocrisia neo democristiana e di patologica atarassia politica oltre a fare da apparecchio geiger per misurare gli alibi impietosamente cretini, quanto pretenziosi, di una parte consistente del sedicente ambiente progressista. Adesso per lo meno sappiamo meglio chi è il nemico, possiamo contare i servi, i clientes, i camaleonti che vanno al mare. E anche supponendo che un milione di persone abbia votato più che per voglia di cambiare le cose e di dire la sua, per compiacere i milieu politici locali, rimaniamo con un cifra di tredici milioni di persone, ovvero con poco meno della metà del corpo elettorale effettivo, quel 70 per cento che mediamente si reca alle urne.

Acrescita, un nuovo paradigma

di Mauro Gallegati
La teoria economica dominante non ha certo provocato la crisi. Ma non ha nemmeno fatto nulla per tirarcene fuori. Avrebbe potuto? E come? Indicandoci la stessa via che ci ha condotto fino a qui?
Ora, e prima, nel 1929.
L’economia che si è imposta sinora è in profonda crisi. Dalle contestazioni degli studenti, alla disaffezione di una parte sempre più consistente dei professionisti, al perdurare di una crisi che la teoria non contempla, si manifestano sempre più numerosi i segnali di un collasso imminente. Dalla fisica alla biologia, dalla neurologia alla chimica, un numero sempre maggiore di scienze accorrono al capezzale del malato, di quella che era sì considerata la «scienza triste», ma anche la regina delle scienze sociali. Vederla ora ridotta così fa male; come fa male, e rabbia, vedere quella disoccupazione di massa che l’economia assiomatica non sa come curare, ostinandosi a prescrivere salassi a un paziente anemico.

Preavviso di sfratto per Renzi

di Dante Barontini 
Come ampiamente previsto, il quorum nel referendum “No Triv” non è stato raggiunto. Ha votato il 32,15% degli aventi diritto rappresentato da quasi 51 milioni di persone, tra cui 4 milioni residenti all’estero. Dei quasi 16 milioni di voti, ben 13,3 sono andati al “sì”, con una percentuale impressionante: 85,8%.
Ha superato il quorum solo la Basilicata (50,6%), ovvero la regione più interessata dallo scandalo che ha portato alle dimissioni di Federica Guidi da ministro dello sviluppo economico e a diversi arresti, all’interno di una inchiesta che ha chiarito abbondantemente – con le intercettazioni fin qui pubblicate – quanto questo governo sia “a disposizione” delle multinazionali petrolifere. Il dato è politicamente rilevante perché questa regione non è toccata dalle trivellazioni in mare, ma soltanto da quelle su terraferma. Evidente, dunque, che lo scandalo politico ha mobilitato molto di più del puro e semplice ambientalismo.

Un vento gelido dal nord: gli Stati Uniti ritornano in America Latina

di Vijay Prashad
Vecchi pericoli noti si nascondono negli angoli dell’America Latina. Più di un decennio di speranza – racchiusa negli esperimenti in Venezuela – ora sembra estinto. La ‘marea rosa’ delle vittorie elettorali, da Venezuela alla Bolivia e su verso il Nicaragua, sembra essersi ritirata. La Vecchia Destra ha rifiutato i toni stentorei dei militari a favore del linguaggio mellifluo dell’anti-corruzione. I Bolivariani del Venezuela, cioè la faccia attuale della sua sinistra – ha perduto le elezioni parlamentari, mentre Evo Morales della Bolivia non è riuscito a emendare la costituzione che poteva dargli un quarto mandato presidenziale. L’elettorato dell’Argentina ha rifiutato la sinistra peronista a favore della Destra dei Banchieri, mentre il governo del Brasile di Dilma Rousseff soffre della chiara ostilità dei gruppi di controllo aziendali dei media e di quella dell’establishment governativo.

PD: I Paninari Democratici usciti da Drive In e che pisciano sul referendum

di Giulio Cavalli 
Il referendum, innanzitutto: hanno votato 15 milioni di persone. 15 milioni di persone che per tutto il giorno ieri sono stati coglionati da una banda di fascistelli 2.0 che sbavano arroganza sui social. Niente olio di ricino: la nuova frontiera è la presa per il culo di quattro dirigenti servetti (che senza Renzi sarebbero ad animare la pro loco del paesello) che si inventano un #ciaone per pisciare sui referendum con il Matteo nazionale che parla di “un fronte pro referendum che ha monopolizzato le tv” e di “politici che vivono su twitter”. Matteo Renzi, capite: quello che riesce a berlusconare in 140 caratteri, senza nemmeno il calcio, la gnocca e la mafia.
Riuscire ad offendere milioni di persone che nonostante una campagna diffamatoria (sul referendum, sulla Repubblica e sulla Costituzione) hanno deciso di recarsi alle urne nel Paese più impolitico d’Europa (qui dove la Merkel ha incoronato Monti e poi Napolitano ha incoronato Renzi) in una domenica d’aprile è l’ennesima conferma di ciò che continuo a credere da tempo: siamo di fronte alla più sciatta, insolente, paninara, bulla, arrogante, saccente seppur ignorante, insulsa e pericolosa classe dirigente politica degli ultimi anni.

#Nuitdebout globale. Appello internazionale

Il #46marzo (15 aprile), due settimane dopo la grande mobilitazione del 31 marzo a Parigi, il movimento Nuit Debout non smette di diffondersi. In numerose città francesi e europee, le Nuit Debout esplodono e riflettono speranze e rivolte comuni. Tutti quelli che hanno attraversato le piazze occupate e hanno partecipato lo sanno bene: sta succedendo qualcosa.
Abitanti del mondo intero facciamo cadere le frontiere e costruiamo insieme una nuova primavera globale! Incontriamoci il 7 e 8 maggio prossimi a Parigi, in Place de la République, per dibattere, condividere pratiche e esperienze, e cominciare a costruire insieme nuove prospettive e soluzioni comuni. Ma soprattutto prepariamoci e lanciamo insieme una grande azione internazionale il week end del 15 maggio (#76mars) per occupare massicciamente le piazze ovunque in quella data.

Ma l'astensionismo non è libertà, è ignoranza democratica

di Deborah Dirani 
Tra una settimana esatta sarà tutto uno spuntare di corone, allori, bandierine tricolore e, qualcuna, rossa. Il 25 aprile è la festa della democrazia, della liberazione di un Paese che per un ventennio aveva conosciuto il pugno di ferro del tiranno e poteva, finalmente, tornare a respirare l'aria della libertà. Libertà di dissentire, di condividere il proprio dissenso, di manifestare per le strade. Libertà di scegliere e decidere su questioni che riguardano la vita di ciascuno di noi. Perché anche se non abitiamo davanti al mare quello che nel mare accade è affare nostro. E ieri avremmo potuto esprimere liberamente la nostra opinione in merito. Sì alle trivelle, no alle trivelle. Ma anche chissenefrega delle trivelle. Alla fine hanno vinto quelli del chissenefrega, quelli del: "questo è un referendum del menga, pretestuoso, che nasconde interessi economico politici delle regioni...". Hanno vinto quelli che "ci penserà qualcun altro". E ha perso la democrazia.

Una nuova tomba in mare, una colpa europea

di Martino Mazzonis
Una barca con a bordo 400 persone, provenienti in maggioranza dalla Somalia, ma anche da Etiopia ed Eritrea e partita da Egitto è naufragata nel Mediterraneo. La barca era diretta in Italia. Non sappiamo ancora quanti siano i morti. Ma sappiamo alcune cose importanti sul perché siano affogati.
La prima, generale, la più importante, è semplice: l’Europa non è in grado di trovare una risposta dignitosa alla più grave crisi della sua storia, una crisi che parla di tragedie umane e non di conti delle banche o di rapporto deficit/Pil. Detta così è una banalità, perciò occorre tradurla in dati, numeri, politiche.

Lobbisti? Sono già dentro le istituzioni

di Gianfranco Pasquino
È colpa delle lobby se i governanti, i parlamentari e i burocrati utilizzano parte del loro potere politico di influenzare e prendere decisioni per favorire gli interessi privati di parenti, collaboratori, amici, clienti? Qualsiasi vantaggio quei ministri, parlamentari, burocrati ne traggano, il fenomeno si chiama corruzione. Tranquilli, non è corruzione percepita. È corruzione praticata; spesso, anche, corruzione condonata. Pensare di porre fine a questi scambi impropri, costosissimi per le finanze dello Stato (ovvero per i cittadini), semplicemente regolamentando le lobby non è soltanto sbagliato. È assolutamente ridicolo.
Voluminoso e ricchissimo di nomi prestigiosi è l'albo, consultabile al Congresso di Washington (nonché ovviamente in tutte le assemblee degli stati degli USA), non delle lobby in quanto tali, ma dei lobbisti, ovvero di coloro che rappresentano, promuovono e difendono gli interessi di un numero elevatissimo di associazioni dei più vari tipi.

Dani Rodrik, “Ragioni e torti dell’economia”

di Alessandro Visalli
L’economista turco Dani Rodrik (questo il suo blog) è sicuramente una delle star del panorama economico internazionale, docente ad Harvard e autore del famoso “trilemma” sulla globalizzazione lanciato dal suo libro “La globalizzazione intelligente”, della quale avevamo fatto questa lettura. In questo libro tenta una complessa difesa della professione economica, anche se in una versione in cui sono avanzate più modeste assunzioni sulla capacità di conoscere il mondo “vero” attraverso i suoi strumenti.
La tesi essenziale è piuttosto semplice, in prima lettura: la realtà sociale (e quindi economica) non si può conoscere né prevedere, tuttavia per agire in modo razionale è necessario compiere con il giusto metodo e le corrette aspettative le semplificazioni e modellazioni che la disciplina organizza. La contraddizione si risolve, nella sua proposta, grazie al pluralismo. Precisamente al pluralismo dei modelli.

Perché i referendum non cambiano il modello energetico

di Leonardo Berlen
I referendum sulle trivelle e quelli sul nucleare del 2011, anche se con risultati diversi, hanno dimostrato alcune cose, al netto della complessità dei quesiti posti agli elettori e del tempo concesso per spiegarli. Entrambi non possono essere gli strumenti per produrre un cambiamento del nostro modello energetico.
Una consultazione popolare può toccare una legge, abrogarla o meno, e al contempo essere uno stimolo per la discussione, ma alla fine resta una battaglia fatta più di slogan, di post su facebook, di articoli più o meno argomentati, di botta e risposta alla Tv, che non di generare un profondo mutamento delle coscienze. Un dibattito che poi, come è anche legittimo, viene caricato di altri scopi politici, ma che sposta di poco l’approccio delle persone verso questo tema, come si era ingenuamente sperato.

La vittoria delle chiacchere

di Giorgio Nebbia 
Prima di tutto voglio dichiarare che sono andato a votare per il referendum: ho sempre votato per tutti i referendum perché sono chiamati non da un governo, o da un presidente, o da un partito, ma, una volta tanto nella vita, è il popolo “We the People”, che chiede a me personalmente che cosa penso di un certo problema. Da bambino mi hanno insegnato che quando qualcuno chiede qualcosa è buona educazione rispondere, a maggior ragione se è “il popolo” che mi interroga. Poi voglio chiarire che ho votato SI – inutilmente – insieme a molti altri milioni di persone, dopo aver ascoltato attentamente le ragioni dei sostenitori del SI, ma anche quelle dei sostenitori del NO, convinto che l’ostinazione nell’estrazione di petrolio e gas a ridosso delle coste dal fondo di un mare che si muove continuamente (i cui “confini” sono un nonsenso ecologico), da giacimenti in via di esaurimento, non giova all’economia dell’Italia, all’occupazione e tanto meno all’ambiente.

Hollande, pericolo per il Mediterraneo

di Fulvio Scaglione
Per favore, qualcuno spieghi alla Francia che siamo all’inizio del Terzo Millennio, non è più tempo di “schiaffi di Tunisi” e il Mediterraneo è un ambiente troppo delicato per sopportare le iniziative dell’Eliseo. Non capiranno, non ce la fanno proprio, ma almeno gliel’avremo detto.
Nella politica internazionale non ci si scandalizza di nulla ma la visita del socialista (liberté, egalité, fraternité) Francois Hollande al Cairo è una vergogna. Avviene proprio mentre l’Italia sta cercando di porre rimedio a quella che rischia di diventare una bruciante umiliazione, per noi e per l’Europa, ovvero il rifiuto dell’Egitto di far luce sull’omicidio di Giulio Regeni. E porta ossigeno alla posizione di Al Sisi, ormai in difficoltà nei rapporti non solo con l’Italia ma anche con altri interlocutori decisivi come gli Usa.

Furbizia e intelligenza. Considerazioni sull’esito del referendum

di Maurizio Matteuzzi
Un caro amico, a cui non si può negare l’attestato di essere una persona di rara intelligenza, argomentava ieri sulle trivelle, e sulla irrilevanza delle conseguenze di un eventuale successo del referendum; e, concludendone per la marginalità, maturava la decisione per l’astensione. Ecco, questo caso fa riflettere sulla multifattorialità dell’intelligenza umana. Ragionamento ben costruito, logicamente solido; politicamente errato. Perché limitato entro l’oggetto, fatta astrazione dal suo contesto. In matematica esistono oggetti senza contesto; in politica no.
Se vogliamo, questa è una riprova di quale debba essere considerata l’essenza stessa della democrazia: il voto di un emarginato vale quanto quello di un premio Nobel. E, a riprova empirica, spesso si deve constatare che un genio della chimica non capisce il più semplice dei costrutti politici, e viceversa una persona incolta ha un innato “fiuto” e li trova elementari.

La Grecia, Cipro, Sanders e la dignità

di Dimitris Konstantakopoulos
Ne abbiamo scritto ripetutamente. Giorgios Mitralias ne ha scritto prima di noi. In “contra-xreos.gr e Giorgios Charvalias sul giornale “Dimokratia” e anche alcuni altri. Quasi nessuno, tuttavia, nella Grecia che affonda, o a Cipro, che ora sono entrambi sotto la minaccia di distruzioni anche maggiori, e nessuno tra i grandiosi protagonisti della comunità greco-americana, sembra desideroso di ascoltare!
Bernie Sanders rappresenta una grande speranza per la Grecia e per il mondo intero. Non sappiamo se potrà vincere contro la Clinton nella corsa per la candidatura democratica. Inoltre, non sappiamo se potrebbe mai essere eletto presidente o che cosa farebbe se mai fosse eletto. Sanders, al contrario dei nostri politici greci – quegli incredibili dirottatori dei valori che la Sinistra ha proclamato e dell’eredità di lotte eroiche che i suoi partigiani hanno lasciato – ha ripetutamente detto che non sarà in grado di fare nulla, a meno che la gente non lo aiuti. Infatti, soltanto la gente può fare qualcosa, con il suo aiuto!

Quando i voti non (si) contano

di Andrea Pertici
Quindici milioni di persone (pari a poco più del 32% del corpo elettorale) sono andate a votare e l’85% di queste si è espresso per abrogare una norma che – contro le regole della concorrenza – prevede trivellazioni senza limiti (di tempo) nell’ambito delle concessioni entro le dodici miglia.
La volontà di questi elettori, però, non avrà nessun peso, nessun seguito, perché nella Costituzione è stato previsto che il referendum produca l’abrogazione soltanto se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è stata raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi. Si tratta di una disposizione che, assente nel progetto Mortati, fu poi introdotta per evitare – precisò il costituente Paolo Rossi – che «una legge, eventualmente approvata con larghissima maggioranza dai due rami del Parlamento, fosse abrogata col 17 o 16 o 15 per cento degli elettori iscritti».Quando fu introdotta nessuno pensava che i contrari all’abrogazione l’avrebbero strumentalizzata, sommando i propri voti a quelli di chi si astiene per i motivi più diversi.

Trivelle, dopo il 17 c'è il 22

di Grazia Francescato
Dopo il 17 c'è il 22. La risposta al mancato quorum di domenica arriverà nella 46esima Giornata della Terra, che cade appunto il prossimo 22 aprile e che è la data scelta,non a caso,dall'Onu per la ratifica dell'Accordo Cop21 di Parigi.
La firma ufficiale dei governi si dovrà obbligatoriamente tradurre in impegni concreti per garantire la conclamata transizione dall'era dei combustibili fossili a quella dell'efficienza energetica e delle fonti rinnovabili, indispensabile per tenere a bada l'impennata del cambiamento climatico. E a fare i compiti a casa saranno chiamati proprio tutti,compresi governi riluttanti come il nostro,finora in flagrante contraddizione rispetto alle promesse fatte a Parigi.

Cortigiani vil razza dannata

di Anna Lombroso
E ci sono quelli che: “ma tanto io vado in vacanza in Alto Adige”, come se il mare non fosse un bene comune ma un grande liquido in riva al quale stendere il telo e aprire la sdraio, possibilmente proprio nelle domeniche del voto. E ci sono quelli che: “ma così si perdono posti di valoro”, magari quelli generosamente offerti dal Jobs Act, o quelli nelle camere a gas dell’Ilva, nei forni della Thyssen.
E ci sono quelli che: “ci preoccupiamo del nostro ambiente, ma poi perforiamo, inquiniamo, sfruttiamo altri paesi”, come se ci fosse un imperativo morale che impedisce di volere, scegliere e agire per impedire gli effetti naturali dei vecchi e nuovi imperialismi in tutti i “terzi mondi” esterni ed interni. E ci sono quelli che: “ma tanto non serve a niente, avete visto cosa è successo con l’acqua”, come se proprio questa considerazione amarissima non dovesse sollecitare a svolgere opera di vigilanza e azione di contrasto a scelte imposte tramite decretazione, voti di fiducia, plebisciti da un premier mai eletto e da un parlamento incostituzionale.

Renzi, Hollande, Merkel: leader o bottegai?

di Pierfranco Pellizzetti
C’è un filo colore della pece che attraversa e lega i comportamenti recentissimi dei lorsignori e lorsignore che presidiano, oltre ai nostri destini, anche la dignità del Paese che gli ha affidato il compito di tutelarla: buona ultima la casalinga luterana Angela Merkel, tracotante con gli indifesi e tremebonda con i tracotanti, che abbandona nelle grinfie dell’erede di antichi impalatori ottomani Recep Tasyyip Erdogan il comico tedesco Jan Boehmermann, reo di una irrispettosa quanto innocua giullarata satirica.
Solo l’ultima di una serie di genuflessioni indecenti, iniziata con la farsa infinita del governo italiano che – come un disco rotto – continua a ripetere alle autorità egiziane di volere conoscere la verità sul turpe massacro del ragazzo Giulio Regeni; facendo finta di non vedere le irridenti manovre diversive – rivelatrici non solo di imbarazzo, quanto di palese coinvolgimento – del governo cairota e del suo leader Abd al-Fattah al-Sisi, l’ennesimo rais militare golpista issatosi al potere sul Nilo e determinato a restare in sella grazie alle azioni repressive delle sue squadracce.

Contro le mafie. Intervista a Nicola Gratteri

Intervista a Nicola Gratteri di Gabriele Santoro 
Il magistrato Nicola Gratteri dice di commettere sempre lo stesso sbaglio a tavola: promettere di rinunciare ai peccati di gola prima di partire per l’Emilia Romagna. A Correggio dagli uomini della scorta torna indietro una portata di patate al forno, e lui non si fa pregare. Gerace dista cento chilometri da Catanzaro, e Gratteri non si trasferirà all’eventuale ratifica da parte del Plenum del Csm della nomina a Procuratore capo della nevralgica direzione distrettuale di Catanzaro, che cambia la geografia giudiziaria calabrese. Ama il profumo della sua campagna, il legame con la terra da coltivare e i frutti che essa genera da condividere con gli uomini, le famiglie della scorta che nelle ultime settimane si è alzata di livello.
Gratteri, come detto in corsa per la nomina a capo della Procura della Repubblica di Catanzaro, ha trascorso la vigilia di un passaggio professionale cruciale insieme ad Antonio Nicaso, l’amico di una vita. A Reggio Emilia, e dintorni, hanno animato la sesta edizione della rassegna Noi contro le mafie, patrocinata dalla Regione e dalla Provincia emiliana.

Referendum, Renzi vince un buco nell’acqua. E trivella la democrazia

di Checchino Antonini 
Era nell’aria. Una volta si diceva “piazze piene, urne vuote” per commentare il dato di una mobilitazione sociale senza precedenti che, però, non trovava un riscontro elettorale adeguato. Erano gli anni ’70. Oggi le urne sono vuote come le piazze. Nel paese della passività sociale senza precedenti non s’è raggiunto il quorum su un quesito semplice: la cancellazione, a fine concessione, delle trivelle a meno di 12 miglia dalla costa. Un quesito semplice che si iscrive in un più generale interrogativo che dovrebbe essere sciolto collettivamente: quali modelli energetici per uscire dalla crisi e salvaguardare il paesaggio e la salute?
Domande cruciali, tanto quella “piccola” quanto quella “grande”, che non hanno sfondato nel cuore e nelle menti di un paese sfilacciato, passivo, spaventato, crudele e credulone. Un paese che non ha mai brillato per sensibilità ambientale: già nel 1990 fece mancare il quorum al quesito che chiedeva di abolire l’uso di pesticidi nell’agricoltura.

Gioventù al contrattacco. Un giorno a Paris 8 Saint Denis

di Libera Università Roma
Nel nostro soggiorno a Parigi, abbiamo passato un giorno intero all'Università «Paris 8 - Saint Denis». In quanto studenti, ci sembrava necessario capire che ruolo stessero giocando i nostri «colleghi» francesi all'interno del movimento, che tipo di relazione stessero avendo con le lotte protagoniste della battaglia contro laLoi Travaille che sta infiammando la Francia. Ancora di più, ci piaceva farlo nell'università dove hanno insegnato Foucault e Deleuze, il luogo dove si è sperimentato, dopo il '68, un modo di produzione del sapere aperto, orizzontale, libero, in cui studenti e professori potessero crescere insieme, senza gerarchie.
Appena arrivati, abbiamo immediatamente percepito quanto lo stato d'emergenza si faccia sentire pesantemente nei luoghi della formazione: perquisizioni all'ingresso dell'università e securitè presente in modo massiccio in ogni angolo dell'ateneo.

Fondo Atlante, cosa è e a cosa serve

di Vincenzo Comito
In questi giorni viene varato dal governo il fondo “Atlante”, ennesimo tentativo di affrontare i problemi impellenti del settore bancario nazionale. La nuova iniziativa fa venire in mente una scena della commedia “Miseria e nobiltà” di Edoardo Scarpetta, quando i protagonisti della pièce, poveri e affamati, decidono di portare al banco dei pegni un loro cappotto piuttosto malridotto, illusoriamente sperando di riuscire a comprare poi moltissime cose con il ricavato.
In effetti, vista la dimensione dei problemi del nostro sistema finanziario, ci sembra che essi risultino troppo gravosi per le esili forze del fondo, cosicché del potente Atlante, che riusciva a sostenere il mondo intero sulle sue spalle, esso ha alla fine soltanto il nome.

Il tempo di agire

di Gustavo Esteva
Non possiamo attendere oltre. “Perché tutti e tutte siamo terra, viviamo su di essa, la amiamo e ne dipendiamo, perché i danni che vengono fatti alla terrasono fatti a tutti e a tutte, la lotta è di tutti e di tutte”. Da tempo i danni alla Madre Terra hanno iniziato ad essere irreversibili. Non sappiamo cosa accadrà. Però sappiamo che dobbiamo prepararci ad affrontare catastrofi sempre più gravi. E sappiamo, soprattutto, che non possiamo continuare a provocare guai e che dobbiamo realizzare quante più azioni di riparazione e rigenerazione possibile.
Sappiamo anche che i governi del Messico si distinguono a livello mondiale per la loro incuria, in questo come in altri campi. Non solo sono incapaci di fermare e combattere i danni criminali che si continuano a produrre alla Madre Terra,ma addirittura li stimolano e li favoriscono con la loro cieca subordinazione alle forze del capitale che li generano. Sono parte del problema e non della soluzione.

Da Parigi con amore e con lezioni

di Marina Sitrin 
Si riuniscono a migliaia ogni sera a Place de la République e in numero ancora maggiore nei giorni e nelle notti dei fine settimana. Ogni sera, alle 18.00, si tengono assemblee con una grande diversità di età e di classi sociali. La piazza comincia a riempirsi intorno alle 17.00 con cerchi di persone in piedi e seduti, che parlano sotto cartelli di cartone che identificano il tema della discussione, tra cui gruppi quali: commission de l’economie, commission de l’educacion, di agevolazione, femminismo, casa ed ecologia. Poi, attorno alle 17.30 arrivano a unirsi in marcia gli studenti delle superiori, ritmando slogan e cantando dietro lenzuoli dipinti con il nome delle loro scuole. All’ora dell’assemblea ci sono sempre aree mediche, legali, mediatiche, librerie e cucine. E in qualche modo, come in ogni occupazioni cui ho assistito, c’è un cerchio di meditazione a pochi metri dai percussionisti. Tutto è così familiare, avendo partecipato ad assemblee e occupazioni di piazze simili da New York alla California, da Atene a Salonicco, da Madrid a Barcellona, da Buenos Aires a Cordoba e via di seguito.

Per il governo fossile una vittoria di Pirro? Dipenderà da noi

di Monica Frassoni
Appena arrivate le prime notizie sui dati dell'affluenza ai seggi, ero ovviamente un po' delusa, ma anche già proiettata in vista delle prossime tappe della battaglia per un nuovo modello energetico in Italia, che dopo stasera deve continuare più di prima; ma dopo avere ascoltato le dichiarazioni di Matteo Renzi, sono furente. Furente. Perché ho sentito bugie, ipocrisia, e una manipolazione vergognosa dei termini della questione. Io non so voi, ma ancora mi scandalizza che un presidente del Consiglio menta in questo modo cosi spudorato. Soprattutto se è un ragazzo giovane e con fama di "rottamatore" della vecchia politica.
Il governo ha fatto di tutto per fare fallire questo referendum; a tutti piace vincere facile e il governo si è messo nelle condizioni di farlo. Non ha esitato a buttare al vento 300 e più milioni di euro per salvare alcune trivelle, che spesso manco sono attive o in regola e ha osato dire che "non si potevano accorpare amministrative e referendum ". Non è cosi, e lo sanno tutti. Accorpare significava raggiungere il quorum e perdere. Ecco perché non lo ha fatto.

Umani e cervelli

di Adriano Prosperi
Si potrebbe cominciare così: un fantasma si aggira nel mondo, il cervello. E se ci appropriamo di un inizio celebre è perché quello di cui parliamo è un fenomeno che riassume in sé la più radicale svolta rispetto all’epoca e all’orientamento del Manifesto di Marx ed Engels. Allora l’attenzione era tutta rivolta ai cambiamenti in atto nei rapporti tra le classi e gli autori del ‘Manifesto’ intendevano lanciare un invito alla lotta contro la divisione sociale introdotta dalla rivoluzione industriale come rivoluzione borghese. Oggi l’attenzione prevalente ha cambiato direzione, ha voltato le spalle ai rapporti sociali e alla storia e si è concentrata sul cervello come sede dell’identità personale, luogo in cui tutto l’individuo si riassume e si concentra. Tutto il resto, dal corpo ai rapporti con l’ambiente e con gli altri esseri umani, è passato in seconda linea. Difficile fare anche solo un elenco approssimativo degli studi e delle riflessioni che vengono dedicati al cervello.

I combustibili fossili potrebbero essere eliminati in 10 anni in tutto il mondo

di Green Report 
Secondo lo studio “How long will it take? Conceptualizing the temporal dynamics of energy transitions”, pubblicato su Energy Research & Social Science, un importante think tank. energetico, daBenjamin K. Sovacool, del Department of business and technology dell’università danese di Aarhus e University, della Science Policy Research Unit (SPRU) della School of business, management, and Economics dell’università britannica del Sussex, la dipendenza di tutto il mondo dalla combustione di combustibili fossili per produrre energia potrebbe essere gradualmente eliminata in un decennio, Sovacool, è convinto che «la prossima grande rivoluzione energetica potrebbe avvenire in una frazione di tempo rispetto ai grandi cambiamenti nel passato. Ma per arrivarci ci vorrebbe una collaborazione interdisciplinare, uno sforzo multi-scalare per arrivarci. E questo sforzo deve imparare dai trials e dalle tribolazioni di sistemi energetici e transizioni della tecnologia precedenti».

Poco credito dalle banche (non solo italiane) ma tanti dividendi

di Maurizio Sgroi
Il credito all’economia dalle banche europee è arrivato col contagocce, ma in compenso non sono mancati i dividendi per gli azionisti. Questa evidenza si può osservare leggendo uno speech di Hyun Song Shin, capo della ricerca della Banca dei regolamenti internazionali, che ha parlato alcuni giorni fa a Francoforte discorrendo del ruolo del settore bancario nella trasmissione della politica monetaria della banca centrale.
La questione dei dividendi è correlata all’aumento dei fondi propri, che a loro volta hanno a che vedere con il capitale delle banche. Le banche centrali guardano al capitale bancario come a uno degli elementi della stabilità finanziaria o nell’ambito della loro attività di supervisori. “Ma avere banche ben capitalizzate – osserva l’economista – è risultato importante per avere un buon meccanismo di trasmissione della politica monetaria”. In tal senso tale evidenza dovrebbe iscriversi di diritto nel patrimonio di conoscenze di una banca centrale.

Risentimento

di Marco Belpoliti
Non c’è dubbio: il risentimento è il mood dominante della nostra epoca. Sempre più spesso gli individui provano un senso di animosità verso gli altri, verso il mondo in generale – livore, astio, ostilità, odio, inimicizia, invidia, malignità, acredine, malevolenza, accanimento, vendetta –, come risposta a offese, affronti o frustrazioni che ritengono di aver subito. Ritengono, ma non è detto che sia davvero così, o che sia accaduto nel modo in cui gli individui suppongono e manifestano agli altri. Sempre più spesso accade che le persone covino un’avversione. Si tratta di un sentimento lungamente coltivato che poi esplode all’improvviso, inatteso anche agli stessi protagonisti. In moltissimi casi il rancore ha origine dal senso di vergogna provato. Rancore e vergogna sono strettamente collegati. Col trascorrere del tempo, sostengono gli psicologi, l’interiorizzazione dell’emozione della vergogna, con la visione svalutativa di sé che provoca, con la lacerazione narcisistica che genera, può portare all’elaborazione di forme d’odio occulte nei confronti di coloro che vengono ritenuti, a torto o a ragione non importa, responsabili della frustrazione, o dell’offesa, subita.

L'anomalia tutta italiana è in questo Pd anti-ecologico

di Roberto Della Seta e Francesco Ferrante
Per dirla molto semplice, dal punto di vista degli ecologisti, cioè di quanti hanno visto nel referendum non la possibilità di una "spallata" a Renzi ma l'occasione per cambiare indirizzi alla politica energetica dell'Italia, il risultato del voto di domenica assomiglia al bicchiere del famoso aforisma: mezzo pieno e mezzo vuoto.
Partendo dal "mezzo pieno", si può dire che 13 milioni di sì - sì contro il rinnovo automatico delle concessioni per le piattaforme petrolifere e metanifere marine più vicine alla costa, sì perché l'Italia ricominci a puntare sull'innovazione energetica (rinnovabili, efficienza, risparmio, sempre meno fossili) - sono parecchi.

La Turchia distrugge i tesori d'arte, peggio dell'Isis

di Tommaso Canetta
I devastatori del patrimonio artistico-archeologico mondiale hanno di solito alcune caratteristiche comuni: l’ignoranza, il fanatismo, un deviato senso di superiorità talvolta etnica talvolta religiosa, e l’avidità. Se in tempi recenti il primato in questa classifica è toccato agli uomini dello Stato Islamico – accecati tanto dall’odio verso gli “idoli pagani” distrutti quanto dal profitto verso quelli venduti al mercato nero -, si può valutare se il secondo posto spetti alla Turchia. Che l’accusa cada su un Paese membro della Nato e alleato dell’Occidente – a cui di recente l’Unione europea ha dato sei miliardi di euro per sostenerlo nella gestione dei profughi siriani – può sorprendere, ma la lista degli scempi turchi è lunga e variegata, e nell’ultimo periodo sotto la presidenza di Recep Tayyp Erdogan si è ulteriormente arricchita.

Quousque tandem abutere

di Rocco Olita
Per carità, a ciascuno piace quel che piace, e ci sono anche studi che dimostrano come ci si possa perdutamente invaghire di chi non ci tratta proprio bene, pure di quelli che ci fanno star male. Però, parlando di politica, le relazioni dovrebbero essere diverse, almeno così credo. Invece, pare che in alcuni partiti, inspiegabilmente, si sviluppi una sorta di “sindrome di Stoccolma”, che fa rimanere legati al proprio leader con più forza quelli che maggiormente da esso sono malmenati, quasi ci fosse una certa predisposizione al masochismo da parte delle minoranze interne, vilipese e derise eppure ferme nel loro intendimento di aiutare il capo. Mah, de gustibus…
Esagero? Non saprei. Prendiamo l’ultimo caso, i referendum, il loro esito e le reazioni arroganti della maggioranza del Pd. Il segretario del partito, poco dopo la chiusura dei seggi, ha colto l’occasione per confermare, in conferenza stampa, che quando perde la democrazia, lui vince e, comunque, sconfitti sono i presidenti di Regione che hanno condotto la battaglia, cioè quelli del suo partito, ai quali ha ricordato che «la demagogia non paga» (evidente, lui deve farla gratis, visto che l’ha già promessa per la campagna referendaria d’autunno).