La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 19 aprile 2016

La nuova ideologia contro il lavoro

di Christian Raimo
Che cos'è lavoro e cosa non lo è? Sarebbe interessante fare un censimento di quante volte nella giornata usiamo espressioni come sto lavorando, sto al lavoro, devo lavorare... Molte delle occasioni in cui io pronuncio una frase del genere a qualcuno non segnalano il fatto che mi devo dedicare a un'attività che è regolata da un contratto. Dico sto lavorando quando sono a scuola a insegnare ai ragazzi (contratto), quando sto scrivendo un pezzo per il mio blog (non contratto), quando sto leggendo un libro che forse mi servirà per aggiornarmi (contratto?). Lo stesso riguarda situazioni di lavoro meno definibili, tipo le casalinghe che fanno la spesa, chi fa ripetizioni a suo nipote, lo studente che sta facendo una ricerca di gruppo. L'autorappresentazione dei confini del lavoro è molto labile: è un insieme ovviamente molto più grande di ciò che è contrattualizzato, ma è un insieme che non coincide nemmeno con ciò che può portare reddito. Facciamo un esempio: quando devo spiegare il marxismo ai miei studenti a scuola, gli parlo di Facebook.

Contro una democrazia d’investitura e senza contropoteri

di Alessandra Algostino
[1] Innanzitutto una premessa. Il discorso sulla riforma costituzionale non può prescindere nel contesto odierno dalla considerazione dell’Italicum. Inoltre, essa va letta come parte di un processo più ampio di degenerazione della democrazia politica, un processo che annovera fra le sue prime tappe il referendum sulla legge elettorale del 1993 e vede nel corso degli anni una progressiva concentrazione del potere. Il disegno di legge Renzi-Boschi dunque è solo una tappa in un processo di verticalizzazione del potere nelle mani dell’esecutivo, con conseguente negazione degli spazi politici, del pluralismo, della democrazia intesa come conflitto, della centralità della discussione, della partecipazione imprescindibile delle minoranze.
Ciò in nome delle parole must di oggi, “efficienza” e “governabilità”. Ma quando si dice efficienza e governabilità, bisogna anche chiarire “per che cosa” e “per chi”, perché non sono principi neutri. La governabilità è declinata nel senso di una razionalità economica neoliberista. Maggiore efficienza e governabilità per il mercato. Almeno questa è la mia interpretazione.

Una mobilitazione straordinaria per la transizione energetica

di Annalisa Corrado
E’ stato un lavoro di squadra entusiasmante, in cui le competenze specifiche si sono messe a disposizione un po’ in ogni luogo (studiando, approfondendo, spiegando e girando come trottole impazzite) e in cui centinaia di persone si sono attivate sui territori: per organizzare momenti di confronto assieme ad altre realtà impegnate nella stessa battaglia, per contagiare le persone più disparate (ai banchetti per strada si fanno incontri spettacolari!), per inventare nuovi modi per incontrarsi e poter raccontare come intendiamo costruire il futuro che non solo vogliamo ma anche, in qualche misura, pretendiamo.
Molti dei volti di questo crescente manipolo di #EroiPossibili erano gli stessi che la scorsa estate avevano lavorato per la raccolta firme referendaria, raccontando a destra e a manca che latransizione energetica non solo è auspicabile, ma è anche possibile, molti altri sono arrivati dopo e si sono ben presto rimboccati le maniche.

La trappola democratica

di Alfio Mastropaolo
In uno dei suoi scritti più celebri, che ha fatto scuola a un’intera generazione, intitolato Il futuro della democrazia, Norberto Bobbio cercò di mettere ordine tra le tante definizioni della democrazia e si azzardò a proporne una, da lui stesso definita minima, se non minimalista. Che mettesse tutti d’accordo. Che in democrazia non è un pregio di poco conto. La democrazia, per Bobbio, è un particolare regime politico che si caratterizza per alcuni requisiti fondamentali, i quali attengono a chi governa e a come governa. Tali requisiti sono il suffragio universale, il principio di maggioranza e la competizione tra forze politiche diverse, e, di conseguenza, la libertà personale, di pensiero, di associazione.
Questa definizione di democrazia, viceversa, nulla dettava sul cosa. La democrazia è compatibile con ogni sorta di misure politiche. Ovvero non impone nessun obbligo al riguardo. Può produrre politiche egualitarie, su cui Bobbio concordava, ma non è obbligata a produrle.

Referendum costituzionale e sociali: non facciamo il gioco di chi comanda

di Alfonso Gianni
Stanno comparendo sulla stampa e sui social analisi del voto del 17 aprile e valutazioni di insieme molto interessanti e utili. Vorrei aggiungere qualche mia considerazione forse utile ad una discussione necessaria per la prosecuzione della lunga campagna referendaria sugli altri temi e quesiti.
13.334.754 Sì (pari all’85,84%) su 15.806.788 votanti su un complesso di aventi diritto di 50.675.406 (Italia + estero) non sono certamente pochi. Rappresentano una ricchezza da non disperdere. Ciononostante l’esito è nettamente lontano dal quorum, non raggiungendo il 32% del medesimo. Si tratta quindi di valutare la misura e il peso una sconfitta, sapendo che non tutte sono uguali. Non si tratta di trovare delle scusanti, ma di capire quello che è successo e soprattutto quello che potrebbe succedere.

Quale ritorno? A quale terra? Note sulla finanziarizzazione del cibo

di Effimera
I processi di valorizzazione del capitalismo odierno – comando finanziario, dimensione bio-cognitiva, “sono talmente integrati a quello maggiormente ‘terrestre’ – settore agricolo – che tentare di isolarne gli sviluppi non può che rivelarsi operazione vana (tanto analiticamente quanto politicamente)”. Così scrive Emanuele Leonardi in questo bel contributo, dal sottotitolo già di per sé indicativo: “Note sulla finanziarizzazione del cibo”, a significare come anche l’agricoltura e la coltivazione della terra siano oggi inserite all’interno di un meccanismo che non può prescindere dalla valorizzazione finanziaria. Non solo: una delle regole ferree dell’economia mainstream – la legge della domanda e dell’offerta per i prodotti agricoli – perde di rilevanza. Come è già successo per le materie prime energetiche – petrolio in primis – le convenzioni finanziarie e la conseguente speculazione influenzano in modo sempre più determinante la dinamica dei prezzi.

A passo spedito verso una scuola ben poco democratica

di Maria Chiara Acciarini
«E tuttavia non c’è dubbio che in una democrazia, se si vuole che la democrazia prima si faccia e poi si mantenga e si perfezioni, si può dire che la Scuola a lungo andare è più importante del Parlamento e della Magistratura e della Corte costituzionale».
L’affermazione di Piero Calamandrei mantiene tutta la sua verità e la sua forza e può costituire il punto di partenza per svolgere alcune sintetiche, e probabilmente incomplete, riflessioni sul ruolo che assumono i provvedimenti a cui il governo Renzi sta sottoponendo la scuola italiana – in particolare, la legge 107/2015 sulla “buona scuola” – nell’affannoso e abborracciato processo normativo che sta modificando, in profondità, i caratteri stessi della nostra democrazia. Per raggiungere quello che sembra essere uno degli obiettivi fondamentali dell’attuale esecutivo: la riduzione degli spazi di libertà, di solidarietà e di partecipazione nel nostro Paese. Perché, se la scuola è il primo e fondamentale servizio che lo Stato fornisce per l’istruzione dei cittadini, è lì, innanzitutto, che si modificano i rapporti di potere e di autorità all’interno della nostra società.

La Costituzione è perfetta. Basterebbe farla applicare

Intervista a Maurizio Landini di Silvia Truzzi
Cosa rappresenta per lui e per tutto il sindacato nemmeno lo domandiamo.
“La Carta –spiega Maurizio Landini, segretario dei metalmeccanici della Cgil – è il manifesto della Repubblica che ha il lavoro come fondamento”. E aggiunge: “ Se penso alla vicenda della Fiom con la Fiat che ci voleva escludere dalla contrattazione, la nostra partecipazione è stata garantita dalla Carta costituzionale e dalla Corte costituzionale”.
Dunque, la Carta al centro.
Avete paura di perdere? Informare i cittadini e far capire l'importanza del referendum non sarà semplice: la materia è ostica.

Come muore il diritto di asilo

di Fulvio Vassallo Paleologo
Il diritto di asilo è strettamente connesso al livello di democrazia che si garantisce in uno stato, ed è strumento per il riconoscimento dei diritti fondamentali della persona, quando si è costretti ad abbandonare il paese di origine non per scelta ma per sfuggire a una persecuzione individuale, a una situazione di violenza generalizzata, a una negazione sostanziale delle libertà democratiche. Più di recente, alle tradizionali cause delle migrazioni forzate si sono aggiunti i disastri climatici, con la nuova categoria di profughi ambientali, e l’aumento dei migranti costretti a lasciare il loro paese per la totale mancanza di mezzi di sussistenza (leggi anche Human rights of refugee and migrant women and girls need to be better protected).
Il numero dei migranti intenzionati a chiedere asilo in Europa è drasticamente aumentato negli ultimi due anni, soprattutto per l’afflusso massiccio di sfollati siriani, ma anche per il diffondersi di generali condizioni di insicurezza in molti paesi africani e asiatici, in particolare in Eritrea, in Sudan, in Gambia, in Nigeria, e già da tempo in Afghanistan, Pakistan ed Iraq.

Theodor Adorno oltre i limiti della Ragione

di Stefano Petrucciani
Ci sono ancora dei buoni motivi per leggere oggi, a cinquant’anni dalla sua pubblicazione nel 1966, la Dialettica Negativa di Theodor W. Adorno? Per rispondere a questa domanda bisogna innanzitutto capire che tipo di opera filosofica sia quella Dialettica che il filosofo francofortese compose negli ultimi anni della sua vita (nato nel 1903, sarebbe infatti scomparso, per un infarto, nell’estate del 1969). Con la Dialettica negativa Adorno, che comincia a lavorarci all’inizio degli anni Sessanta, si autoimpone una sfida molto difficile: quella di dare finalmente una forma compiuta al suo proprio punto di vista filosofico, che fino ad allora non era mai stato espresso in modo pieno ed esauriente. Sebbene fosse uno scrittore assai prolifico, infatti, Adorno non aveva mai dato alla sua propria teoria «speculativa» una forma compiuta: aveva scritto moltissimo di musica e di critica sociale, aveva pubblicato con Max Horkheimer (nel lontano 1947) quel grande libro del Novecento che è Dialettica dell’illuminismo, ma sul piano squisitamente teoretico non era mai arrivato a un approdo definitivo.

Il referendum va a scuola

di Stefano Iucci
Quattro firme per rendere la scuola un po’ più “buona”. Ovvero, per cercare di porre argine agli aspetti più deleteri della legge 107, quella che ha definito la “buona” scuola secondo Renzi. Il 9 e 10 aprile, insieme all’inizio della raccolta firme per il Nuovo Statuto e relativi referendum promossi dalla Cgil, è partita anche la raccolta di firme per l’abrogazione di alcuni dei capitoli più contestati della “Buona scuola” del governo. Un’iniziativa non solo della Flc Cgil, ma di una vasta alleanza sociale, con decine di associazioni e organizzazioni, molte delle quali hanno partecipato anche al grande sciopero dello scorso 5 maggio.
Nonostante una certa retorica che tende spesso a far sembrare più complessi di quanto non siano i quesiti sottoposti all’opinione pubblica – come strumento per dissuadere dalla partecipazione – i quattro capitoli che si vogliono sottoporre al giudizio popolare sono in realtà semplici e significativi.

Chi difende l’Italicum ha torto

di Guido Ortona
1. Introduzione: il consueto attacco alla democrazia
E’ normale che nei periodi di crisi economica (e quindi sociale) prolungata la democrazia sia in pericolo. Lobbies tradizionalmente potenti vedono pencolare le basi del loro potere (è il caso, qui e ora, delle banche toscane, tanto per fare un esempio); e altre meno potenti sgomitano per avere più spazio. Nasce allora facilmente una coalizione fra gruppi di potere e politici ambiziosi che propone la riduzione della democrazia a favore di un’oligarchia. Questo schema è stato molto variabile nei dettagli nei diversi casi storici, ma una sostanza comune è evidentemente individuabile. E anche alcune caratteristiche specifiche lo sono: la richiesta di un leader forte che faccia uscire dalla palude, la presentazione del potere oligarchico come potere dei migliori, la denigrazione della politica tradizionale e della cultura che sostiene la democrazia. Che tutto ciò stia nuovamente avvenendo oggi in Europa e in modo particolare in Italia dovrebbe essere ovvio.

La finanza europea agisce nell’Ombra

di Maurizio Sgroi
Serviva l’ultima relazione annuale della Bce a ricordarci un’evidenza che avevamo già osservato e poi dimenticato: l’incredibile incremento dello shadow banking nell’eurozona. Si calcola che su 67 mila miliardi di asset finanziari che circolano nel sistema europeo, oltre un terzo, circa 26 mila, facciano capo a banche ombra. Si tratta di entità che “pur non essendo banche, forniscono credito, emettono attività assimilabili a moneta o si finanziano con passività a breve termine e investono
contestualmente in attività creditizie a lungo termine. Fra queste entità figurano in particolare le società veicolo finanziarie, i fondi del mercato monetario e gli altri fondi di investimento”. Alla classificazione elaborata dalla Bce sfuggono perciò le compagnie di assicurazione e i fondi pensione che, come sappiamo, sono anch’essi assai rilevanti per la quantità e la qualità degli asset che gestiscono.

Le mani del Governo sull’acqua pubblica

Arrivata in aula la proposta di legge la proposta di legge per “la gestione pubblica delle acque” si va verso una soluzione che certamente delude l’esito del referendum del 2011, il più partecipato degli ultimi 15 anni. L’unico ad avere raggiunto il quorum.
Il testo era atteso da tempo, proprio per non lasciare l’esito referendario inattuato, ma la proposta che arriva in aula dopo il passaggio in Commissione ambiente, tuttavia, somiglia ben poco a quella che era stata presentata dalla deputata Daga (M5S), che aveva aggiornato una versione presentata nel 2007 dai movimenti per l’acqua, e che ha infatti ritirato la firma, divenendo relatrice di minoranza. E ciò è ulteriormente confermato dal fatto che la Commissione affari costituzionali, nell’esprimere il proprio parere, ha preteso che fosse eliminato dal titolo il riferimento alla “ripubblicizzazione del servizio idrico”.

L’Italia vuole la sua Turchia

di Guido Viale
L’accordo con la Turchia rende evidente la nera notte in cui l’Unione europea ci sta trascinando. È innanzitutto un pugnale rigirato nelle ferite aperte di decine di migliaia di profughi che nel viaggio disperato verso l’Europa intravvedono l’unica possibilità di sopravvivere a guerra e fame; per garantirsi il più elementare dei diritti umani: quello alla vita. È una risposta che viola tutte le convenzioni sottoscritte dopo la seconda guerra mondiale e la Shoah.
E rende evidente il cinismo di quei governanti che hanno versato lacrime di coccodrillo sopra la foto del piccolo Aylan «spiaggiato» sulle coste della Turchia, ma che da allora hanno lasciato morire non meno di 450 suoi coetanei, insieme a tanti altri adulti.

Hanno perso le istituzioni repubblicane

di Riccardo Petrella 
Non credo che abbiano vinto gli ingegneri e gli operai, come dice il presidente del consiglio Renzi. Questa è la sua ennesima facile furberia demagogica. Sono più di quarant’anni che è stato dimostrato in lungo e in largo in tutti i continenti che opporre l’occupazione all’ecologia è sbagliato, una pura mistificazione cinica. La realtà dimostra che la riconversione ecologica dell’attuale sistema economico predatore, se condotta nel rispetto dei principi dello sviluppo sostenibile, cambia in meglio l’occupazione, le competenze, i saperi, i mestieri, non solo sul piano qualitativo ma anche quantitativo e nell’interesse generale. Se mai qualcuno ha vinto (momentaneamente) il referendum sulle trivelle, questa è una classe politica convinta di assicurare un futuro al proprio potere perché si è messa al soldo degli interessi dei detentori dei capitali finanziari mondiali, e ciò in nome della Grande Trinità: Capilale, Impresa, Mercato.

Sciopero metalmeccanici: a che punto è il rinnovo del CCNL?

di Clash City Workers 
Per oggi, 20 aprile, FIOM-FIM-UILM hanno indetto 4 ore di sciopero in tutto il settore metalmeccanico contro lo stallo a cui sono arrivate le trattative per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di categoria. Una trattativa che prosegue da mesi senza che si siano fatti significativi passi avanti sul tema più scottante, nonché unica vera distanza tra le piattaforme di padroni e sindacati: il salario.
Quello del 2015 è stato un anno denso di rinnovi contrattuali caratterizzati da un violento attacco padronale a retribuzioni, orari e diritto di sciopero. In questo scenario a fine anno cominciano le trattative per rinnovare il contratto dei metalmeccanici, uno dei più rilevanti sia quantitativamente che politicamente, nonostante non riguardi più la FCA che Marchionne ha portato fuori da Confindustria.

Dopo il referendum, un po' di chiarezza

di Marica Di Pierri
Il referendum popolare sulle trivellazioni in mare ha portato alle urne, nonostante l'assordante silenzio mediatico e gli incessanti tentativi di delegittimazione e boicottaggio, più di 15 milioni di cittadini ed ha avuto il merito di imporre finalmente nel dibattito pubblico una discussione non più rimandabile sul modello energetico, i suoi impatti sui territori e l'urgenza di procedere verso un'economia a bassa intensità di carbonio.
Questo risultato, tutt'altro che scontato, rappresenta già, di per sé, l'importante affermazione - in termini di consenso pubblico - di una visione radicalmente alternativa a quella vigente rispetto alla tutela ambientale e al modo di produrre energia.

Svegliatevi! Abbiamo bisogno di statisti e di valori e invece abbiamo politici egoisti e cinismo

di Roberto Savio
Un’indifferenza totale ha accompagnato i molti rifugiati feriti dalla polizia macedone a Idomeni, dove sono intrappolate più di 12.000 persone, compresi 4.000 bambini, da quando l’Austria ha chiesto alla Macedonia, alla Serbia, alla Croazia e alla Slovenia di impedire il continuo passaggio di rifugiati. L’Austria ha ora informato il governo italiano che manderà varie centinaia di truppe al suo confine con l’Italia.
L’accordo illegale con la Turchia che Angela Merkel ha spinto per interrompere la sua crescente impopolarità in Germania, è gestita in un modo che ha obbligato sia l’Alto Commissariato dell’ONU per i Rifugiati che Medici Senza Frontiere a rifiutarsi di partecipare a una brutale operazione che effettivamente viola la Carta dell’ONU e il Trattato Europeo dato che corrompe il governo turco.

La guerra del greggio tra Arabia e Iran

di Alberto Negri 
L’ascesa della mezzaluna sciita è al cuore del conflitto tra iraniani e sauditi che ormai minacciano di colpirsi a vicenda. La rivalità tra Iran e Arabia Saudita non finisce certo a Doha: questo è oggi il fattore più destabilizzante del Medio Oriente ed è destinato a continuare oltre la guerra del petrolio iniziata dai sauditi nel 2014 per indebolire Teheran con la sovrapproduzione e il calo dei prezzi. Le tensioni sono destinate a ripercuotersi in Siria, in Iraq, in Libano e nello Yemen, dove sauditi e iraniani si affrontano in sanguinose guerre per procura. 
Lo scontro, cominciato con lo scisma tra sciiti e sunniti originato della battaglia di Kerbala nel 680, risale in tempi più recenti al 1979, anno della rivoluzione iraniana che con l’Imam Khomeini non solo spazzò via l'effimero impero dello Shah ma fece tremare anche le monarchie assolute del Golfo.

Migration compact: una proposta ambiziosa di Renzi, vecchia, repressiva e coloniale

di Stefano Galieni
Come se la data fosse maledetta, due anni dopo, lo stesso giorno, un ennesimo naufragio. Quella volta fu al largo delle coste libiche, forse 900 i morti, oggi nei pressi di quelle egiziane, da cui era partita una nave carica di richiedenti asilo somali. Si dalla Somalia, quello stesso paese recentemente elogiato dai governi europei per le riforme realizzate. Ne frattempo il governo Renzi lancia la sua prima proposta sull’immigrazione, ha un nome sinistro, “Migration compact” e sembra rispondere perfettamente ai requisiti richiesti dalla Commissione Europea. O almeno in parte perché alcune norme non sono piaciute troppo alla Cancelliera Angela Merkell che ha criticato aspramente l’Italia.
Ma di cosa parla il testo portato all’attenzione di Bruxelles?
Dopo una generica introduzione in cui si analizzano per sommi capi i diversi percorsi migratori, legandoli a cause precise.

Romero, un sacerdote contro le dittature

di Luciana Castellina 
Ci voleva anche per questo l’input di papa Francesco: quest’anno è stato possibile celebrare l’anniversario – 22 marzo 1980 – dell’assassinio di monsignor Romero, arcivescovo del Salvador, con la soddisfazione di un processo di canonizzazione seriamente avviato dopo la beatificazione ottenuta un anno prima. Potremo seguirlo con la conoscenza dovuta a uno dei più drammatici eventi che hanno insanguinato la lotta dei popoli del Centro America per liberarsi delle dittature grazie al libro che sull’argomento è stato curato da Geraldina Colotti: Oscar Arnolfo Romero, beato fra i poveri (Ed. Clichy, pp.144, euro 7,90), che verrà presentato oggi, ore 20.30, presso Modo Infoshop, a Bologna, con Raffaele K. Salinari e l’autrice.
Si tratta di alcuni scritti del sacerdote ammazzato mentre recitava la messa all’altare della cattedrale, preceduti da una lunga introduzione di Colotti, che traccia il percorso politico-religioso compiuto da questo sacerdote.

Oggi più che mai la democrazia è la strada e l’obiettivo

di Fabio Marcelli
Inutile nascondersi che il risultato del referendum di domenica è stato piuttosto deludente. Tuttavia occorre valorizzare quel 32% di persone, soprattutto giovani, che hanno voluto esercitare il proprio diritto/dovere civico nonostante l’aperta istigazione all’antipolitica proveniente da Renzi e dalla sua cricca. La battaglia per la democrazia è appena cominciata ed avrà un suo momento fondamentale di arrivo nel referendum di ottobre. Pur nel suo esito deludente quello di domenica ha avuto il merito di chiarire, specie ai milioni che hanno votato sì, qual è oggi l’autentica posta in gioco: partecipazione democratica o totalitarismo di mercato. Da questo punto di vista il suo valore pedagogico è stato enorme, ma è necessario lavorare duramente nei mesi che ci separano da ottobre per consolidarlo ed estenderlo.
Per arrivare preparati a tale storico appuntamento occorre fare chiarezza sulle forze in campo. Cominciamo dal Movimento Cinque Stelle, che rifugge, per certi versi giustamente, da una collocazione nei termini classici destra-sinistra.

La lezione europea dei lavoratori General Electric

di Valentina Orazzini
Place de la Defence Parigi sembra il teatro della perfetta rappresentazione dell’istallazione del capitale in Europa: un enorme centro commerciale e tutto attorno, come dei totem, le grandi torri di controllo dei quartier generali dei giganti dell’energia e dell’economia. Una di queste è occupata dall’ex Alstom, adesso frequentata nei suoi piani più alti dal management di General Electric che ne ha acquisito la proprietà lo scorso 12 gennaio con una delle operazioni più importanti per dimensioni e per esborso di capitali della sua storia: 8,5 miliardi di euro.
Da Parigi era anche partito l’annuncio, nel comitato aziendale europeo, dei 6.500 esuberi in Europa che l’azienda intende licenziare per ripianare gran parte del costo dell’operazione.

La battaglia riparte con più forza

di Serena Giannico
I no oil rilanciano. E per Renzi – è quasi una promessa quella che viene fatta il giorno dopo il referendum – saranno seccature grosse. Se il premier pensava che, dopo il voto, il fastidioso refrain del «no alle piattaforme offshore», si sarebbe esaurito, beh, si sbagliava. Perché «il referendum bufala», come lui l’ha definito, in realtà per gli ambientalisti, per tante organizzazioni e associazioni è servito come spinta a proseguire la battaglia contro l’assalto delle compagnie del petrolio alle coste, e non solo, del Belpaese.
«Il quorum – dice il Coordinamento nazionale No Triv all’indomani della consultazione popolare che ha portato alle urne 15.806.788 cittadini su 50.675.406 aventi diritto (31,19%) – non è stato raggiunto a causa dei reiterati attacchi del governo alla democrazia. Inoltre lo smantellamento progressivo dei diritti, il dilagare della precarietà e della disoccupazione di massa, hanno incancrenito livelli inediti di sfiducia nello Stato, relegando alla chiusura in sé quasi il 50% della popolazione.

Welfare, un nuovo contratto sociale

di Gaetano Sateriale
Il welfare italiano funziona grazie all’interazione di tre componenti principali: il livello essenziale di prestazioni, teoricamente garantito a tutti i cittadini, i servizi integrativi declinati in ambito regionale, e un welfare locale di sussidiarietà o prossimità, rivolto alle persone in vario modo non autosufficienti e alle loro famiglie. La qualità e l’efficacia del sistema di welfare dipende da come il soggetto pubblico (nazionale, regionale, locale) combina queste tre componenti, affidandone la gestione a operatori pubblici, privati, privati non profit, cooperazione sociale, volontariato, famiglie.
Il sistema nazionale del welfare non è quindi diffuso su tutto il territorio italiano con le stesse capacità di “presa in carico” o con la stessa appropriatezza.

Dalla "stagnazione secolare" all'agonia del capitale

di Clément Homs
Anche ad aver seguito gli avvenimenti solo da lontano, il 2015, nello spazio pubblico borghese francofono e in una parte della Triade, risulta essere stato l'anno di una grande offensiva della tesi della "stagnazione secolare" . Col passare degli anni, tutte le teorie della crisi ciclica e tutte le diverse sette economiche che per due secoli hanno predetto l'eterno ritorno del capitalismo hanno reso l'anima, lasciando il posto alla tesi della "stagnazione secolare" come nuova ristrutturazione e attuazione del pensiero borghese sempre prigioniero dei suoi stessi presupposti. Se quindi adesso la "stagnazione secolare" ha il vento in poppa, ciò avviene perché spiega quel che rimane inspiegabile per un economista. Alcuni segmenti del pensiero economico borghese cercano adesso di spiegare, sempre a partire dalle loro forme di coscienza feticizzata, ciò che rimane come l'impensato di tutto il pensiero economico: la nuova qualità di una crisi della valorizzazione che sembra loro non assomigliare a nessun'altra crisi.

La “crisi dei rifugiati” è crisi dell’Europa. Anche dei suoi pensatori

di Annamaria Rivera 
La chiamano “crisi dei rifugiati”, quando invece si tratta di una grave crisi dell’Europa. Tale da far temere che le spinte centrifughe, i meschini egoismi nazionali, le pulsioni nazionaliste, la crescita progressiva delle formazioni di estrema destra, la tendenza delle élite politiche nazionali a compiacere gli umori più intolleranti del proprio elettorato non solo conducano alla scomposizione dell’unità europea, ma possano concorrere ad aprire scenari ancor più inquietanti. 
Di fronte alla “crisi dei rifugiati”, le misure adottate dall’Unione europea e da singoli Stati appaiono tanto ciniche, irrispettose dei diritti umani più basilari, guidate da “un’indifferenza di natura criminosa verso la sorte dei rifugiati”, per citare Barbara Spinelli; quanto incoerenti, contraddittorie, spesso controproducenti. A tal punto da sembrare il frutto di una mente collettiva delirante, se è vero che il delirio è anzitutto un disturbo della percezione e dell’interpretazione della realtà. 

Banlieues debout

di Isaline Bernard et Emilie Massemin 
Mercoledì 14 aprile, dinnanzi alla basilica di Saint-Denis circa trecento persone si sono ritrovate per il movimento Banlieue debout. Un volantino era stato distribuito alcuni giorni prima per appoggiare i genitori degli alunni mobilitatisi contro la mancanza di personale nel dipartimento. Il volantino invitava a proseguire la manifestazione sotto forma di “Nuit debout a Saint-Denis”. Tendoni, manifesti, mensa e persino uno spazio bimbi. Alle sei del pomeriggio, tutto è già pronto e le persone cominciano a prendere parola.
Le rivendicazioni non sono le stesse che nel cuore di Parigi. Qui, il movimento ha cominciato nella mattinata con delle rivendicazioni di genitori di alunni. «Le diseguaglianze che subisce il 93 [dipartimento di Seine-Saint-Denis], la mancanza di personale supplente nelle scuole, così come di psicologi dopo l’assalto del 18 novembre scorso, fanno di Saint-Denis una città in lotta”, dice Maïka (quarantadue anni), madre di alunni di Saint-Denis, arrivata per caso dopo l’assembramento di genitori di alunni.

Se la lobby delle armi riscrive persino le favole per bambini

di Flavia Mosca Goretta e Piero Bosio
Biancaneve e i sette nani potrebbero abbattere la matrigna cattiva con fucili automatici; Cenerentola potrebbe affrontare le sorellastre con una Smith & Wesson; Alice potrebbe entrare nel Paese delle Meraviglie con in mano un bazooka. Molte favole potrebbero essere riscritte, diventando a mano armata. Questa è la nuova frontiera scelta della National Rifle Association (NRA) , la potente lobby americana delle armi, che ha incaricato, per la riscrittura delle fiabe , la blogger Amelia Hamilton.
Per ora sono stati rivisitati due classici: Cappuccetto Rosso e Hansel e Gretel. Cambiano immagini e racconti. In Cappuccetto Rosso la nonna, armata di fucile, affronta il lupo e gli spara dicendo : “Ora non solo non mi mangerai, ma non mangerai più nessuno”.

La mia Grecia povera e umana

Intervista a Vassilis Vassilikos di Alessandra Cucchi e Martina Pasini
Il Trapas è una pâtisserie dal carattere retro. I divanetti in pelle e i tavolini in legno si affacciano alle vetrate che riflettono l’azzurro del lungo mare di Atene, all’angolo tra via Paleofalio e via Poseidon. Cappello sulle ginocchia, occhiali abbassati sul naso ed eleganza impeccabile, Vassilis Vassilikos si scusa per il suo italiano: a volte qualche termine gli sfugge. Le dita nodose intrecciate tra loro poggiano sui pantaloni a coste di velluto. Mentre parla fa delle brevi pause, forse per chiamare a raccolte parole e ricordi. Pasolini, Calvino, Balestrini, Roma, Napoli, Torino: ecco cosa ci racconta del suo periodo italiano, terra dove ha trovato rifugio per quindici anni dopo essere stato esiliato dalla Grecia dal regime militare a causa della sua attività politica.

La stagione dei movimenti

di Marco Grispigni
Nella notte tra il 9 e il 10 aprile è morto a Milano Attilio Mangano. Siciliano, era nato a Palermo nel 1945, trapiantato a Milano, Mangano fu un intellettuale raffinato e militante politico: dapprima come giovane socialista, poi nel Psiup e infine, con il ’68, in Avanguardia operaia. Sposatosi giovane con Maria Rita, decise di insegnare nei corsi serali, sia per il suo interesse politico per la figura dei lavoratori-studenti che per poter passare più tempo con le due bambine che nascono nei primi anni del matrimonio.
Dirigente politico di Avanguardia operaia, prima a livello cittadino e poi nazionale, Mangano curò per molti anni le pagine culturali del Quotidiano dei lavoratori e fu uno dei principali animatori e redattori delle riviste teoriche di quell’area politica: Avanguardia operaia, Unità proletaria, Politica comunista.

Escalation nucleare in Europa

di Manlio Dinucci
La Casa Bianca è «preoccupata» perché caccia russi hanno sorvolato a distanza ravvicinata una nave Usa nel Baltico, effettuando un «attacco simulato»: così riportano le nostre agenzie di informazione. Non informano però di quale nave si trattasse e perché fosse nel Baltico. È la USS Donald Cook, una delle quattro unità lanciamissili dislocate dalla U.S. Navy per la «difesa missilistica Nato in Europa».
Tali unità, che saranno aumentate, sono dotate del radar Aegis e di missili intercettori SM-3, ma allo stesso tempo di missili da crociera Tomahawk a duplice capacità convenzionale e nucleare. In altre parole, sono unità da attacco nucleare, dotate di uno «scudo» destinato a neutralizzare la risposta nemica.

Temperature record, negazionismo in soffitta

di Stefano Caserini
Ci stiamo dimenticando cos’era il freddo dell’inverno, il gelo dei “giorni della merla”, le settimane con la galaverna sugli alberi.Galaverna è una parola che i più giovani forse non conoscono neppure, e se vedessero quelle scaglie di ghiaccio sugli alberi penserebbero a fenomeni straordinari, mentre un tempo era un fenomeno frequente nel Centro e Nord Italia. Anche quest’anno l’inverno è stato mite: non è un’impressione, non è il luogo comune delle stagioni che non sono più quelle di una volta. No, il clima è davvero cambiato, in tutto il Pianeta e anche in Italia. Come previsto dagli scienziati, i giorni freddi sono diventati meno frequenti e meno freddi.
Certo, il tempo non è il clima. Un inverno più caldo del solito non è la prova del riscaldamento globale, come un inverno più freddo non è la prova dell’assenza del riscaldamento globale. È la statistica che ci porta prove inoppugnabili.

Dal Parlamento europeo 600mila euro ai neonazisti di Roberto Fiore

di Letizia Pascale
Per il 2016, il Parlamento europeo finanzierà con quasi 600mila euro il partito pan-europeo di fascisti, neonazisti e negazionisti fondato da Roberto Fiore e la fondazione ad esso affiliata. È quanto risulta dai documenti ufficiali riguardo ai contributi che ogni anno l’Europarlamento assegna ai partiti politici e alle fondazioni che operano a livello europeo. Secondo i documenti di gennaio 2016, 197.625 euro andranno alla fondazione tedesca Europa Terra Nostra, legata al partito europeo Alliance for Peace and Freedom (Afp). Lo stesso partito risulta poi destinatario di un altro finanziamento, quello per i partiti europei, da 400mila euro. In totale, al partito andranno dunque poco meno di 600mila euro. La decisione è stata presa dal Bureau, cioè il massimo organo decisionale amministrativo del Parlamento, composto dal presidente Martin Schulz, 14 vice presidenti (tra i quali gli italiani Antonio Tajani e David Sassoli) e cinque questori.

La preistoria spacciata come novità. Perché siamo senza quorum

di Giuseppe De Marzo
Sul referendum: meglio sarebbe prendere atto della forza di penetrazione culturale e sociale costruita dal potere economico/finanziario/mafioso che stabilisce e governa le principali scelte di politica economica, sociale, industriale ed energetica del nostro paese: ci aiuterebbe a fare un’analisi più sincera ed a costruire percorsi più solidi e meno eterei. Il fatto che non ci sia stata un’insurrezione popolare come risposta all’arroganza del governo, al suo incedere classista, al suo analfabetismo costituzionale, danno la misura di quanto marginali, oltre che minoritarie nel paese, siano oggi le nostre proposte.
Essere riusciti dal governo a diffondere menzogne a piene mani sul referendum senza incappare nella reazione indignata della cittadinanza, mentre esplodeva lo scandalo Guidi che certifica la gravità e criminalità delle convergenze in atto tra affari, politica e devastazioni ambientali e sociali, a totale detrimento dell’interesse generale e del bene comune, è la cifra esatta dell’attuale concezione di governo, governabilità e cittadinanza.

Le truffe dell’economia

di Olivier Turquet
John Kenneth Galbraith è morto il 29 aprile 2006 e “L’economia della truffa” è sicuramente il suo saggio più illuminante e più popolare, poiché è stato scritto appositamente per far capire il funzionamento del sistema economico finanziario a tutti i cittadini (BUR, 2012, 151 pagine, euro 9).
Secondo Galbraith l’economia capitalista non rispecchia molto l’entità patinata che si studia nelle università, ma la famigerata realtà che condiziona la vita di tutti noi. Nell’economia reale l’inganno è accettato da molte aziende e i dipendenti e gli azionisti finiscono spesso in ostaggio del management delle grandi aziende. È “l’economia della truffa” che si riflette nello scoppio delle bolle finanziarie e nel fallimento di colossi come Enron (azienda del settore energetico) e Arthur Andersen (società di consulenza aziendale leader negli anni in cui scriveva il famoso economista).

L’egemonia della cultura pubblicitaria sull’educazione e il suo auspicabile declino

di Federico Repetto
È molto tempo che è stato abbandonato il dibattito sul presunto potere, da parte dei media, di manipolare il pubblico. Tra le altre, la scuola (marxista) di Birmingham ha mostrato decenni fa come il pubblico sappia ricodificare (reinterpretare) i messaggi secondo le sue esigenze. Ma si parla in genere di un pubblico adulto e unito in comunità culturali coerenti (come i giamaicani neri in Inghilterra, o la classe operaia di una volta). Non del pubblico dei bambini e ragazzi degli anni ottanta, dopo una sconfitta operaia epocale e in un contesto di crisi culturale e politica della sinistra.
Ma neanche in questo caso (che ora affronteremo) il termine “manipolare” è pertinente. Il termine pertinente per i minori è “educare”: quando le ore di tv sono superiori alle ore di lezione, è ovvio che la tv diventi un’importante agenzia educativa, aiutata dalla sua capacità di fornire una gratificazione immediata, mentre la scuola promette solo una gratificazione differita – una promozione sociale, l’accesso a un livello più alto del mondo del lavoro.

I dieci errori del patto scellerato italiano sulla pelle di chi fugge

di Barbara Spinelli
La lettera inviata dal presidente del Consiglio Renzi al presidente della Commissione Jean-Claude Juncker e al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, unitamente all’allegato “Patto sulla migrazione”, denotano un’impressionante indifferenza alle obiezioni rivolte alle politiche comunitarie dall’Alto Commissariato dell’Onu sui rifugiati, da Human Rights Watch e da Amnesty International. Sono del tutto ignorati i sospetti d’illegalità che gravano sull’accordo tra Unione e Ankara, e le reali condizioni dei fuggitivi rimpatriati in Turchia, che il governo Erdogan respinge in gran numero (un migliaio negli ultimi 6-7 mesi, compresi bambini non accompagnati), nelle zone di guerra siriane da cui erano originariamente scappati. 
Si continua a parlare di “crisi dei migranti”, quando è ormai evidente che siamo alle prese, da anni, con una crisi di rifugiati. O per meglio dire: di una crisi dell’Unione e della sua capacità di fronteggiare un afflusso di rifugiati pari allo 0,2% della sua popolazione.

I plutocrati sopprimono la democrazia in Brasile

di Mariano Quiroga
Molta gente è ancora confusa e crede che la richiesta di incriminazione contro Dilma Rousseff abbia qualcosa a che fare con la corruzione o con qualche crimine che la presidente del Brasile possa aver commesso.
Certo è che ascoltando le ragioni addotte dai deputati che votavano a favore dell’”impeachment” si arrivava alla conclusione che Dilma doveva aver rubato tutto il possibile, dato che è una dittatrice doveva aver chiuso tutti i mezzi di comunicazione avversari, perseguitato i rivali politici, complottato affinché nessuna famiglia brasiliana si mantenesse unita, firmato un patto con il diavolo e mangiato neonati a cena ogni sera. Alcuni, di fatto, non le hanno perdonato di essere sopravvissuta ai suoi torturatori durante la dittatura.

Verso una possibile decolonizzazione dell’immaginario: un incontro con Serge Latouche

di Pablo Lago
Lo scorso 13 marzo si è svolto a Livorno, nell’accogliente sala del teatro del Centro Artistico “Il Grattacielo”, un incontro con Serge Latouche, realizzato in seno ai corsi organizzati dalla Libera Università “Alfredo Bicchierini”, un’associazione culturale molto attiva sul territorio labronico e sempre attenta alle tematiche sociali.
Come spiega Massimo Maggini, che introduce Latouche e coordina l’incontro, il seminario del filosofo francese è stato pensato all’interno di un percorso per cercare di capire, da un punto di vista socio-politico, i tratti distintivi della nostra epoca. Maggini – che ha curato quella che, attualmente, è la più recente delle pubblicazioni di Latouche tradotte in italiano, Uscire dall’economia (che vede lo studioso in un faccia a faccia con Anselm Jappe) – spiega che l’attuale crisi è di natura ambientale, economica e sociale e la decrescita, di cui Latouche è il “padre putativo”, sicuramente, può essere un valido aiuto per uscirne.

Depressione post referendum?

di don Paolo Farinella 
È andata come non poteva non andare, considerati il reato d’istigazione alla diserzione del boss del governo, l’ammutinamento della tv pubblica e, in parte privata, di quasi tutta la stampa e le falsità sui posti di lavoro che si sarebbero stati persi. Diversi amici e amiche mi scrivono dicendomi che sono andati a votare SI e ora sono depressi perché il voto è stato inutile e comunque «non c’è niente da fare».
Prendo atto che non si sia raggiunto il quorum, ma non sono soggetto a depressione post referendum perché non conosco né depressione néscoraggiamento, né tanto meno rassegnazione. Anche se tutti i votanti avessero votato NO e solo io SI, ne sarebbe valsa comunque la pena perché ho votato secondo la mia libera coscienza in formata, senza essermi venduto ad alcuno, senza avere ricevuto benefit dai petrolieri, senza avere avuto paura del ducetto Renzi e della sua compagnia di merende.

Je suis Erdogan

di Il Simplicissimus 
Vedo che nelle pagine dei giornali, nei siti e nelle televisioni, l’informazione ha già del tutto digerito e rimosso una notizia che avrebbe dovuto essere una bomba ovvero il fatto che la Merkel abbia aderito ai desideri di Erdogan che chiedeva la testa di Jan Boehmermann, un comico televisivo colpevole di aver scritto una poesia satirica contro di lui. Magari il gran sultano di Ankara vorrebbe la testa vera e propria da far rotolare fra i giannizzeri, ma si sa il mondo moderno ha altri tipi di ghigliottine e così la cancelliera ha autorizzato un processo penale contro Boehmermann e guarda caso il comico si è “auto sospeso” chiudendo la propria trasmissione.
Non si tratta di un ennesimo e veniale cedimento all’alleato turco che alla fine è tra i principali alleati dell’Isis a cui si devono gli attentati e dunque uno dei principali responsabili della disperata ondata migratoria ancorché abbia ottenuto dalla Ue i soldi per fare da carceriere dopo aver fatto il boia.

Compagni francesi tenete conto dei nostri errori sul Jobs Act

di Paolo Andreozzi
Compagne e compagni francesi, date retta a questa barba bianca: createvi subito una 'regola', un perimetro tra chi sta dentro o fuori, un metodo di decisione, una struttura, un piano, un 'programma'.
E a chi vi dice "questo ammazza il movimento, lo fa diventare un partito, e il partito è il male assoluto", voi rispondete che ricordate bene quel che successe in Italia oltre sei anni fa, quando un movimento analogamente schierato contro la condanna al precariato a vita, e promettente anch'esso come propensione al contagio di massa, fu sepolto ad arte da chi, sguinzagliato al suo interno dai controinteressati, faceva leva sulla disistima diffusa verso ceto politico e strutture partitiche per alzare un casino ogni volta che si provava a dotare il movimento di una vera autonomia di azione.

lunedì 18 aprile 2016

Non è che l'inizio: noterella pratica sul dopo referendum

di Gianluca Graciolini
C'era la possibilità di fermare una grande porcata di un governo amico dei petrolieri e dell'economia fossile e criminogena. Una porcata ancora a rischio di infrazione delle normative europee sulla concorrenza. Una delle tante porcate di questo governo. Per boicottare il voto hanno messo in campo ogni stratagemma: l'indizione ravvicinata, il silenzio mediatico sulle ragioni del Sì, la propaganda bugiarda a reti tv e grandi giornali unificati, il trucco di un invito esplicito, ossessivo e beffardo all'astensione in un Paese in cui l'astensionismo elettorale, anche per il voto politico, ha raggiunto livelli patologici: è di gran lunga il primo partito in Italia.
E poi c'era la difficoltà, in tempi così brevi e in queste condizioni, di ricondurre a senso generale, a rilevanza nazionale, come ad opzioni tra due diverse visioni di futuro energetico, due contrapposti modelli di economia e due strategie alternative di politica industriale, una scelta e una norma le cui conseguenze sono state percepite considerevoli solo per i territori direttamente interessati dagli impianti. Una sorta di effetto Ninmby all'incontrario e viziato da miopia.

Alcune riflessioni sul referendum del 17 aprile

di Marco Bersani
Un’analisi del voto referendario del 17 aprile richiede una valutazione complessa per le numerose variabili da considerare.
Tredici milioni di persone che votano SI in un referendum che si è fatto di tutto per boicottare, non sono poche, soprattutto in un paese dove la disaffezione al voto –frutto della caduta verticale di fiducia verso la politica istituzionale- è diventata di ampia portata e quasi endemica.
Il boicottaggio del voto è stato tanto manifesto, quanto evidenti sono i poteri forti che sono scesi in campo per il mantenimento dello statu quo.
Il Presidente del Consiglio, dapprima con la definizione della data –nessun accorpamento con le amministrative e indicazione della primissima data utile per abbreviare il più possibile la campagna referendaria- poi con la discesa in campo aperto per l’astensione, si è dimostrato un pasdaran della nuova idea di democrazia autoritaria e plebiscitaria che propone al paese.

Beni comuni, beni pubblici. Oltre la dicotomia Stato/mercato

di Valeria Termini
Nel corso degli ultimi trent’anni del secolo scorso il capitalismo si è trasformato. È aumentato l’apporto della conoscenza nel capitale e nello sviluppo delle imprese e il contributo dei servizi nell’economia. La produzione di servizi ha acquisito nuovo peso nella composizione del reddito2 e, insieme all’uso della conoscenza nella catena industriale, ha contribuito a definire le condizioni di un capitalismo “post-fordista”3. I servizi hanno promosso e accompagnato una nuova organizzazione nella filiera della produzione industriale, ma sono stati anche chiamati a offrire risposte alla diversa, imprevista, compagine sociale che si va configurando.
La frammentazione sociale che si è determinata e, soprattutto, l’inadeguatezza interpretativa e propositiva del paradigma economico dominante, rendono evidente la necessità di forgiare nuove categorie aderenti alle trasformazioni in corso, che spieghino la dinamica delle relazioni tra i nuovi soggetti e consentano di impostare su quella base politiche adeguate.

Renzi, il referendum e la caduta in una democrazia minore

di Michele Prospero
Il referendum mostra che c’è una significativa fetta di società che si mobilita ed è in grado di resistere in vista della prova di forza che il governo ha preparato per ottobre. Contro i palazzi del potere, la congiura del silenzio della grande stampa e della televisione pubblica, ci sono circa 16 milioni di italiani che vanno a votare. 
E’ già iniziato, dalle sentinelle del regime, il gioco della minimizzazione studiato per incutere un senso generale di sconfitta. In realtà 16 milioni di votanti sono più dei consensi, come è stato notato da Staderini, che tutte le opposizioni raccolsero alle europee, quando peraltro la percentuale di votanti era vicina al 60 per cento. E quindi sta affiorando un preciso profilo della contesa politica dei prossimi mesi: la società contro i palazzi.