di Christian Raimo
Che cos'è lavoro e cosa non lo è? Sarebbe interessante fare un censimento di quante volte nella giornata usiamo espressioni come sto lavorando, sto al lavoro, devo lavorare... Molte delle occasioni in cui io pronuncio una frase del genere a qualcuno non segnalano il fatto che mi devo dedicare a un'attività che è regolata da un contratto. Dico sto lavorando quando sono a scuola a insegnare ai ragazzi (contratto), quando sto scrivendo un pezzo per il mio blog (non contratto), quando sto leggendo un libro che forse mi servirà per aggiornarmi (contratto?). Lo stesso riguarda situazioni di lavoro meno definibili, tipo le casalinghe che fanno la spesa, chi fa ripetizioni a suo nipote, lo studente che sta facendo una ricerca di gruppo. L'autorappresentazione dei confini del lavoro è molto labile: è un insieme ovviamente molto più grande di ciò che è contrattualizzato, ma è un insieme che non coincide nemmeno con ciò che può portare reddito. Facciamo un esempio: quando devo spiegare il marxismo ai miei studenti a scuola, gli parlo di Facebook.















































