La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 14 febbraio 2017

Il Libro del golpe Bianco

di Manlio Dinucci
Mentre i riflettori mediatici erano puntati su Sanremo, dove si è esibita anche la ministra della Difesa Roberta Pinotti cantando le lodi delle missioni militari che «riportano la pace», il Consiglio dei ministri ha approvato il 10 febbraio il disegno di legge che consentirà l’implementazione del «Libro Bianco per la sicurezza internazionale e la difesa» a firma della ministra Pinotti, delegando al governo «la revisione del modello operativo delle Forze armate». Revisione, in senso «migliorativo», di quello attuato nelle guerre cui l’Italia ha partecipato dal 1991, violando la propria Costituzione. Dopo essere passato per 25 anni da un governo all’altro, con la complicità di un parlamento quasi del tutto acconsenziente o inerte che non lo mai discusso in quanto tale, ora sta per diventare legge dello Stato. Un golpe bianco, che sta passando sotto silenzio. 

Il passo veloce dell’Europa possibile

di Monica Frassoni
Dopo le dichiarazioni di Frau Merkel al Vertice europeo informale alla Valletta sulla necessità di assicurare più velocità di integrazione, è iniziato un proficuo dibattito su che cosa questo significhi davvero per la UE e per l’Italia in particolare e se questo, a poche settimane dalla celebrazione del 60° anniversario della firma dei Trattati di Roma, costituisca un cambio di rotta promettente. La prima cosa da fare è intendersi sulle parole. Angela Merkel infatti ha detto: “Abbiamo imparato dalla storia degli ultimi che ci potrebbe essere un’Europa a differenti velocità e che non tutti parteciperanno ai vari passaggi dell’integrazione europea”.

Competenze linguistiche, i nodi non risolti della lettera dei 600

di Francesco Sinopoli 
La lettera dei 600 docenti universitari, dal titolo Saper leggere e scrivere: una proposta contro il declino dell'italiano a scuola, denuncia il fatto che alla fine del percorso scolastico troppi ragazzi scrivano male, mostrino gravi carenze linguistiche e non possiedano "le competenze di base, fondamentali per tutti gli ambiti disciplinari". L'autorevolezza dei firmatari ha contribuito a darle grande risonanza sui media. E tuttavia il contenuto della lettera, se non meditato e ripensato in relazione alla complessità che merita un discorso su tale argomento, rischia di aggiungersi al coro di chi indica tout court nella scuola, e solo nella scuola (è nominata già nel titolo), la causa di una insufficiente preparazione culturale dei nostri ragazzi.

La maxi operazione per dieci grammi di hashish. Con il morto

di Giulio Cavalli
Certo sarebbe una forzatura pensare che il sedicenne di Lavagna suicida ieri sia solo il risultato di quella perquisizione della Guardia di Finanza che ha messo sotto sopra la sua abitazione (come da legge) sotto gli occhi disperati della madre dopo avergli trovato dieci grammi di hashish in tasca durante un controllo antidroga all’interno di un istituto scolastico ma mi piacerebbe sapere cosa ne pensano i focosi sostenitori del proibizionismo delle droghe leggere (Giovanardi in testa, per citarne uno a caso) di un’operazione militare (che ha dato esito negativo) messa in moto per una canna dentro le tasche dei pantaloni di un minorenne.

Sono una rifugiata di un paese messo al bando. Questa è la mia storia americana

di Ari Honarvar
L’America è la mia patria. Quando scelsi di diventare una cittadina degli Stati Uniti, 20 anni fa, giurai di proteggerli dai nemici stranieri e interni, e prendo molto sul serio questo giuramento. Se i rifugiati ponessero una minaccia credibile, mi opporrei con veemenza al loro ingresso negli Stati Uniti? Assolutamente sì. Non c’è però nessuna prova che indichi che i rifugiati provenienti dai 7 paesi messi al bando, sono, o saranno, una minaccia per l’America. Questi rifugiati scappano dal terrore e il robusto procedimento di controllo accurato che protegge i nostri confini assicura che questo è il caso. Molti dei miei amici americani, tuttavia, appoggiano il bando nei confronti dei musulmani.

Università e ricerca: dal 2008 tagliati 10 mila ricercatori e un miliardo di euro

di Roberto Ciccarelli 
Tagliano la ricerca, ma i ricercatori resistono e sono tra i migliori al mondo. È l’ultima linea della resistenza in Italia, unica tra i paesi Ocse ad avere tagliato sull’istruzione e la ricerca negli anni della crisi iniziata nel 2015. Agli ultimi posti per investimenti nell’Unione Europea, grazie ai suoi ricercatori il paese è tra il settimo e ottavo posto al mondo sulla qualità e la produttività della ricerca. Sintomo di resistenza individuale, e di tenuta di un sistema scientifico a cui è stata dichiarata guerra sin dal 2008.

La Belle Époque è finita

di Norma Rangeri 
Renzi conferma se stesso, rivendica la politica dei mille giorni del suo governo e anzi la rilancia con la convocazione dell’assemblea nazionale. Ora si corre verso un congresso ravvicinato contro la volontà delle minoranze di allungare i tempi della discussione interna per garantire la fine naturale della legislatura. L’aut-aut di Bersani («dobbiamo uscire da qui dicendo quando si vota») è stato rispedito al mittente spingendo così gli oppositori interni verso l’ipotesi di una scissione che adesso, però, non sarà facile motivare con un dissenso sulla data del congresso.

Verso un'Europa nera. Intervista a Giulio Sapelli

Intervista a Giulio Sapelli di Fabio Veronica Forcella
Da sempre favorevole a un taglio del debito pubblico greco, Giulio Sapelli, economista e docente all’Università degli studi di Milano, teme più di tutto la decadenza del pensiero economico dei tecnocrati di Bruxelles che «non sanno nulla neanche di finanza». A Tsipras, che alla riunione del comitato centrale di Syriza parla di «anno cruciale per l’Europa», consiglia di non accettare altri ricatti e di preparare lui un’uscita dall’Europa. Un’Europa che, se dovesse vincere la Le Pen, il professore vede «tutta nera», perché «la Francia è da sempre il cuore politico dell’Europa».

lunedì 13 febbraio 2017

La svolta di Podemos e la fine di un equivoco: non è il M5S spagnolo

di Giacomo Russo Spena
Ha stravinto Pablo Iglesias. È lui il vincitore assoluto del congresso. Ha trionfato la sua linea: il partito chiude con l'era del "marketing elettoralistico" e si apre ulteriormente a movimenti, istanze sociali, reti ecologiste, confermando anche l'alleanza politica con Izquierda Unida, il tradizionale partito della sinistra iberica. Una nuova fase per Podemos nata, ricordiamolo grazie alla spinta degli Indignados, per trasformare quella rabbia popolare in strategia politica. "Abbiamo un piede in Parlamento, ne dobbiamo avere un migliaio nella società" ha ripetuto, come un mantra, Pablo Iglesias parlando esplicitamente di interventi concreti per alleviare i problemi della gente e di "solidarietà attiva".

Germania al voto: un programma per la sinistra

di Heinz Bierbaum
È anno di elezioni in Germania. In settembre si vota per il parlamento, il Bundestag, e prima in alcuni Länder. Si inizia il 26 marzo nella Saar, poi si vota in Schleswig-Holstein e in maggio in Nordrhein-Westfalen, elezioni queste di grande rilevanza nella regione più importante del paese. Il contesto è molto cambiato rispetto alle elezioni di quattro anni fa. Il nuovo partito della destra, Afd (Alternative für Deutschland) si candidò già nel 2013, ma da allora è diventato molto più forte e si colloca molto più a destra. Non è più un partito conservatore, ma un partito chiaramente di estrema destra.

Iglesias vince il congresso, Podemos svolta a sinistra

di Francesco Ruggeri 
I 150mila militanti che hanno votato alle primarie di Podemos oggi hanno dato a Pablo Iglesias pieni poteri e le chiavi del partito, con la maggioranza assoluta nella direzione del movimento. Il suo numero due Inigo Errejon che l’aveva sfidato al Congresso di Vistalegre per strappargli il potere interno esce duramente sconfitto. La sua lista si ferma al 33%, contro il 59% di quella del segretario. Il trionfo nelle primarie offre a Iglesias il controllo assoluto del partito, con ancora maggiori poteri. La sua vittoria è anche quella di una linea politica. Iglesias propone una radicalizzazione frontista del partito, contro la strategia più moderata e aperta verso una alleanza con i socialisti di Errejon.

domenica 12 febbraio 2017

I miti del capitalismo neoliberista. Intervista a Ha-Joon Chang

Intervista a Ha-Joon Chang di CJ Polychroniou
Negli ultimi circa quarant’anni il neoliberismo ha regnato sovrano su gran parte del mondo capitalista occidentale, determinando livelli di accumulazione di ricchezza senza precedenti per un pugno di individui e di imprese globali, mentre al resto della società è stato chiesto di ingoiare austerità, redditi stagnanti e uno stato sociale in contrazione. Ma proprio quando tutti pensavamo che le contraddizioni del capitalismo neoliberista avessero raggiunto il punto semifinale, culminando in scontento e opposizione di massa al neoliberismo globale, il risultato dell’elezione presidenziale statunitense del 2016 ha portato al potere un individuo megalomane che aderisce all’economia capitalista neoliberista opponendosi contemporaneamente alla sua dimensione globale.

Come il neoliberalismo ha aperto la via a Donald Trump

di Zygmunt Bauman 
Ho ancora un vivido ricordo di ciò che sempre meno persone, col passare del tempo, possono ricordare: i nomi che Nikita Khrushchev, avendo deciso di rendere noti, deplorare pubblicamente e condannare, per evitarne il ripetersi, i crimini del regime Sovietico, consegnò alla cecità morale e all'inumanità che era stata fino ad allora il suo marchio: li chiamò “errori e deformazioni”, commessi da Joseph Stalin nel corso della riuscita implementazione di una politica fondamentalmente salutare, giusta e profondamente etica.

Nel centesimo anniversario della Rivoluzione Russa

di Boaventura de Sousa Santos
Quest’anno segna il 100° anniversario della Rivoluzione Russa (1) e anche il 150° anniversario della pubblicazione del primo volume di Das Kapital di Karl Marx. Può sembrare strano unire queste due storiche date, perché Marx non ha mai scritto in dettaglio riguardo alla rivoluzione e alla società comunista, e, anche se l’avesse fatto, è inimmaginabile che quello che avrebbe potuto scrivere potesse avere una qualche rassomiglianza con quello che era l’Unione Sovietica, specialmente dopo che Stalin aveva preso il comando sia del partito che dello stato. La verità è che molte delle discussioni sollevate dal libro di Marx durante il 20° secolo al di fuori dell’URSS, erano un modo indiretto di dibattere circa i meriti e i demeriti della Rivoluzione Russa.

Podemos chiama Europa

di Nicola Fratoianni
Siamo qui! E si, se puede cambiare tutto, per dare dignità alla vita e ai sogni di ognuno di noi. Il punto dirimente è lo stesso, anche qui nella straordinaria assemblea di VistaAlegre II: costruire un partito alternativo alle scelte compiute negli ultimi trent'anni dalla politica, che ha comportato la devastazione del quadro sociale e ha reso i deboli sempre più deboli, o agire dentro lo schema classico dei blocchi contrapposti (progressisti contro conservatori), cambiando i protagonisti?

La dignità della persona

di Stefano Rodotà 
«Siate realisti: chiedete l’impossibile». Questo ammonimento, che Albert Camus affida a Caligola, dovrebbe rappresentare un costante criterio di riferimento per tutti coloro che pensano e agiscono politicamente — e comunque identificano la politica con il cambiamento. Il rischio concreto, altrimenti, è quello di una sorta di tirannia dei fatti che, se considerati come un riferimento da accettare senza alcuna valutazione critica, come l’unica misura e regola del possibile, ben possono trasformarsi in una trappola, o una prigione. Una questione di evidente rilievo culturale e che, se trasferita sul terreno politico, può aprire una strada verso finalità sostanzialmente conservatrici.

Berlinguer, partiti e nuovi leader: come ricostruire la sinistra

di Sergio Caserta 
Oggi non ci sono più partiti in senso proprio, esistono ormai solo partiti dei leader: la politica si è personificata, dominata dal bisogno dell’immagine vincente del capo senza il quale il partito appare un guscio vuoto, una nave senza timoniere. La legge inesorabile dell’onnipotenza mediatica impone che la leadership sia incarnata dall’uomo (ancora da noi la donna non c’è arrivata) vincente a tutto campo. I partiti non erano così appena trent’anni fa: vale la pena ricordare che, fino ad allora, con tutto il negativo che la cosiddetta Prima Repubblica ha proiettato di sé all’indomani di Tangentopoli, i partiti intesi come organismi collettivi avevano goduto di un certo rispetto.

L’Occidente è finito, ma perché?

di Andre Vltchek
Malgrado certi ostacoli economici e sociali, l’Europa occidentale sta andando bene. Cioè, se misuriamo il successo dall’abilità di controllare il mondo, di condizionare il cervello degli esseri umani in tutti i continenti e di schiacciare quasi tutta la discesa sostanziale, in patria e all’estero. Ciò che è quasi interamente scomparso dalla vita, almeno in luoghi come New York, Londra o Parigi, è la semplice gioia umana che è così ovvia ed evidente quando esiste. Paradossalmente. Proprio nei centri di potere, la maggior parte delle persone sembra vivere una vita nervosa, insoddisfatta, quasi spaventata.

Théo e gli altri. Ovvero il razzismo istituzionale in Francia

di Annamaria Rivera
Quella dei controlli d’identità au faciès, come si dice nell’Esagono, cioè secondo il “colore”, le sembianze, l’aspetto esteriore, il modo di abbigliarsi, l’origine nazionale o la fede religiosa presunte, è una prassi poliziesca francese (e non solo) così consolidata, abituale, sistematica da reggere a condanne di tribunali, mobilitazioni della società civile, richiami di organismi internazionali, rapporti e inchieste, anche della stessa Unione europea. Sicché non è stata neppure scalfita dal fatto che il 9 novembre 2016 la Corte di Cassazione francese abbia condannato definitivamente lo Stato per questa pratica discriminatoria. 

Gramsci tra i banchi della Guinea Bissau

di Cosimo Quaratino
Mi dà il benvenuto: «E adesso andiamo a riposare un paio d’ore, bisogna aspettare l’alta marea, si parte all’alba». Mi accoglie così, padre Luigi, all’aeroporto di Bissau, con un saluto essenziale e un programma tassativo. Qualche ora dopo la canoa prenderà a galleggiare e i marinai potranno finalmente avviare il motore. Ci vorranno quasi cinque ore per arrivare a Bubaque, nell’arcipelago Bijagòs, ottanta isole di cui soltanto diciannove con alcuni piccoli villaggi di capanne. Sessantaquattro chilometri quadrati di foresta in mezzo al mare. Padre Luigi Scantamburlo, missionario del Pime (Pontificio istituto per le missioni all’estero) vive nell’arcipelago dal 1975.

Scuola, contrappello ai docenti universitari italiani

di Francesco Lizzani
Seicento docenti universitari si sono appellati al governo per denunciare la diffusione di lacune ormai ai limiti dell’analfabetismo nell’italiano degli studenti che approdano alle loro aule. La notizia sorprende non certo per il problema, con cui il mondo della scuola si confronta da anni, ma perché il grido di allarme si leva ora dal piano più alto del sistema formativo. Come’è possibile, in effetti, che il progresso secolare della scolarizzazione e poi dell’informazione globale producano un effetto simile? Riecheggia, nell’appello, lo stesso smarrimento che suscitano i paradossi e gli eventi incomprensibili, a fronte dei quali la mente reagisce come fossero calamità fatali. Lo conferma l’indirizzo a cui è rivolto, come se il governo italiano fosse un ramo della protezione civile, il pronto soccorso a cui richiedere ambulanza e medicine, e non la malattia da curare. 

Predrag Matvejevic, socialismo dionisiaco

di Luka Bogdanić
Quando nel 2000 mi sono per la prima volta avvicinato allo studio della storia della rivista filosofica jugoslava Praxis, non c’erano molti documenti e archivi a disposizione e gli studi sull’argomento erano rari. Il ricordo delle recenti guerre che avevano cancellato dalle mappe la Jugoslavia socialista era ancora molto vivo e parlare di quel paese e del marxismo non era proprio di moda. Erano gli stessi anni in cui viveva a Roma, tra asilo ed esilio, Predrag Matvejević, che fece parte del Comitato organizzativo della Scuola di Curzola, il palco internazionale di quella rivista e il luogo dove avveniva il dialogo tra le varie anime delle sinistre di un mondo diviso dalla Guerra fredda e dai muri.

Sui sì sì e sui no no

di Alessandro Gilioli
Da un lato c'è l'eccellenza della persona. Non sto scherzando, né ho bisogno di fare alcuna captatio benevolentiae: Giuliano Pisapia, che conosco da quasi trent'anni, è una persona eccellente. Lo è da un punto di vista morale (di pratiche, di comportamenti), come da un punto di vista politico (di obiettivi verso cui spostare le cose e di capacità per farlo). È persona, poi, al contempo pragmatica e radicale, e chi mi segue sa quante volte ho parlato, qui e altrove, di pragmatismo radicale.

Di povertà si muore. La salute disuguale

di Susanna Ronconi
Le disuguaglianze sociali, oltre a essere alla base di dinamiche di povertà croniche e in crescita e tra i più incisivi ostacoli alla ripresa economica e sociale, sono anche produttrici di malattia e morte, secondo un andamento disuguale e discendente – la cosiddetta legge del gradiente sociale – secondo cui più si scende nella scala sociale, più la salute è esposta a rischi, malattie e morte. Al contempo, questa legge non ha nulla a che fare con un destino ineluttabile, ma ha molto a che fare con le scelte politiche.

Gentiloni e Minniti fanno il verso alla destra e calpestano i diritti

di Patrizio Gonnella 
Siamo vicini alle elezioni. E il governo spera di racimolare consensi con la solita sbobba su sicurezza e immigrazione. Ieri sono state approvate una serie di misure, perlopiù vessatorie. Esprimono una idea della sicurezza palesemente classista. Migranti, poveri, persone con problemi vari, sono il target di misure detentive o comunque limitative della libertà personale. Un mix pericoloso. L’ennesimo pacchetto sicurezza che arriva dal fronte democratico. Ne avevamo già visti più di uno. Nessuno utile a sconfiggere culturalmente o politicamente le destre.

Mille giorni di piccolo cabotaggio

di Aldo Carra
Un ceto medio più fragile, più poveri e salari più bassi, percezione di una maggiore instabilità del lavoro, sensazione che sia sempre più difficile migliorare le proprie condizioni. Conseguenze: maggiore pessimismo sul futuro, e crescente sfiducia economica. Questa la sintesi del nuovo «Rapporto sulla qualità dello sviluppo in Italia», realizzato da Tecnè e dalla Fondazione Di Vittorio. Non si tratta naturalmente di valutazioni politiche o socio-psicologiche sugli italiani, ma di giudizi che scaturiscono da una serie di numeri precisi: quelli che pensano che la situazione economica dell’Italia migliorerà erano nel 2015 il 44%, sono adesso il 31% e se si passa alla situazione personale quelli che sperano in un miglioramento sono appena l’11%.

Magari fosse

di Franco Berardi Bifo
Nel 1999 a Bologna si riunirono i ministri dell’istruzione dei paesi europei, e stilarono la Carta di Bologna. Nella città in cui l’università era nata più di nove secoli prima, il ceto politico del centro sinistra europeo si incontrò per sancire la sottomissione del sapere agli interessi del profitto. Da quel momento la scuola e l’università sono stati sottoposti a un’opera sistematica di impoverimento, privatizzazione e imposizione del dogma centrale del mercato: la competizione, il profitto.

Paura del futuro, bassi salari, poca fiducia

di Roberto Ciccarelli 
Paura del futuro, diseguaglianze, bassi salari. Un paese dove si vive male, anche dal punto di vista abitativo, più interessato alla delega che a praticare una solidarietà e un’azione diretta. È il ritratto che emerge nel «Rapporto sulla qualità dello sviluppo in Italia» realizzato da Tecnè e dalla Fondazione Di Vittorio-Cgil. Il ceto medio è più fragile, aumenta la povertà relativa che interessa oggi più di 8 milioni di persone. Cresce la diseguaglianza che resta inferiore al Nord rispetto al Sud. Solo il 31% pensa che la situazione economica dell’Italia migliorerà nel prossimo anno (era il 44% nel 2015). appena l’11 per cento crede che la propria situazione personale registrerà un miglioramento (era il 13%). Il lavoro è sempre più instabile ed è difficile migliorare le proprie condizioni: solo il 24% pensa che l’occupazione crescerà (era il 31% nel 2015).

sabato 11 febbraio 2017

Siamo sicuri che l’Italia abbia, oggi, una vera costituzione?

di Mario Dogliani 
1. “Che ne è stato, e che ne è ora, della Costituzione?” Avrebbe dovuto essere questa la prima domanda che una degna élite politica e intellettuale si sarebbe dovuta porre dopo il referendum del 4 dicembre. E invece questa domanda è stata rimossa. E’ evidente che il voto referendario segnalava uno sconvolgimento, una frattura del rapporto tra la politica della classe politica di governo e la politica desiderata dall’elettorato. Una frattura tra due immagini di società, e dunque, in ultima analisi, una frattura tra due modi diversi di concepire la costituzione, che di quella società dovrebbe essere la spina dorsale. E invece abbiamo assistito solo a una impennata del chiacchericcio sulle sorti del governo e sulla durata della legislatura. Tutto è stato ridotto alla politique politicienne.

Le elezioni politiche non sono merce di scambio

di Alfonso Gianni 
Pare che finalmente manchi poco alla pubblicazione delle motivazioni che hanno condotto la Corte Costituzionale ad esprimersi sull’Italicum. Giovedì prossimo i 13 giudici leggeranno la sentenza approntata dal relatore, che verrà resa nota pochi giorni dopo. Se l’essenziale è già stato scritto nel comunicato del 25 gennaio – bocciato solo il ballottaggio mentre restano l’abnorme premio di maggioranza e gli indigeribili capilista bloccati -, le motivazioni potranno forse indirizzare la discussione verso lidi meno incerti e melmosi. Ove allignano ogni sorta di accusa e di mercanteggiamento. Il tutto fa parte di quel clima di restaurazione che si vorrebbe imporre dopo la grande vittoria popolare – non populista- del 4 dicembre.

Padoan e la nuova austerità italiana

di Sergio Farris 
Il Ministro Pier Carlo Padoan è il vessillo dell'inconsistenza insita nell'attuale governo in carica. Il governo Gentiloni, come il suo predecessore, altro non fa che cercare di illudere circa la appropriatezza delle sue politiche, ormai stantìe. Si sa, gli operatori nei mercati finanziari sono caratterizzati dal duplice ruolo di investitori/speculatori. Nonostante l'impegno della BCE, repentini movimenti di capitali sono in grado di aumentare il famigerato “spread”, e ciò oggi avviene sia a causa dei toni che connotano la campagna elettorale in Francia, sia a causa dell'ipotesi di una prossima attenuazione, avanzata dalla cancelliera Merkel, dei legami fra i paesi centrali e fra i paesi periferici dell'eurozona.

Incalzare o sedurre: Pablo vs Íñigo

di Loris Caruso
Podemos ha segnato la vita politica degli ultimi due anni: è un’invenzione politica che può costituire uno spartiacque tra un «prima» e un «dopo» nell’organizzazione politica della sinistra; anche per questo, per le èlite spagnole ed europee è un esperimento che deve fallire il prima possibile. La sua ascesa è stata velocissima: l’8% dei voti nelle europee del 2014, il 14% nelle regionali del 2015, il 20% nelle elezioni nazionali del 2015, il 21% (con Izquierda Unida) nel 2016, e la conquista del governo delle principali città spagnole.

Destra estrema e nuove maschere

di Michele Prospero 
Per cogliere il senso della domanda posta da Carlo Smuraglia, sulla esistenza e sulle forme attuali della insidia fascista, bisogna andare oltre la ricognizione delle espressioni organizzate di una destra radicale che ovunque mostra una certa vitalità e anche una capacità di mobilitazione tra i giovani. Una radiografia quantitativa delle formazioni, spesso ultraminoritarie, che sono diffuse in tutti i paesi europei, e si presentano nelle piazze con i simboli del nazismo o del fascismo, non basta a cogliere l’ampiezza del fenomeno del sovversivismo di destra, che, in certe condizioni di emergenza, può sbriciolare le democrazie.

Ecco a voi la scuola renzi/giannini-gentiloni/fedeli

di Marina Boscaino 
Le elezioni sembrano essere vicine. Non pago dell’atto di prevaricazione più violento subìto dalla scuola nel corso della sua storia – l’approvazione della legge 107, la cosiddetta “Buona Scuola”, con voto di fiducia, nell’estate del 2015 –, il governo Gentiloni ha approvato quasi fuori tempo massimo 8 deleghe su 9 di quelle previste dalla legge stessa, sulle quali si stanno in questo momento svolgendo le audizioni di sindacati ed associazioni. “Si è stabilito un rapporto di reciproco ascolto con tutte le componenti della scuola”, ha affermato la ministra Fedeli.

Due anni di governo Tsipras. Intervista a Andreas Nefeloudis

Intervista a Andreas Nefeloudis di Tiziana Barillà
Lavoro e welfare. Cosa insegna l’esperienza greca? Ne discutiamo con Andreas Nefeloudis, segretario generale del ministero del Lavoro greco. Economista, nel novembre del 1974, appena maggiorenne è stato incarcerato dai Colonnelli nella terribile isola deserta di Gyaros per via della sua partecipazione nel coordinamento dell’occupazione del Politecnico di Atene, occupazione repressa con l’invasione dei carri armati. Nefeloudis ha seguito tutte le avventure e disavventure del comunismo democratico greco, dopo la dissoluzione del Partito Comunista, da Synaspismos fino a Syriza.

L'Italia sul letto di Procuste

di Edoardo Laudisi
Il letto di Procuste, il brigante che secondo la mitologia greca aggrediva i viandanti e li straziava battendoli con un martello su un'incudine a forma di letto scavata nella roccia, indica il tentativo di ridurre le persone a un solo modello, un solo modo di pensare e di agire. C’è chi dice che la crisi italiana sia colpa dell’Euro, c’è chi dice invece che sia colpa del nostro sistema malato. Una brutta notizia: hanno ragione entrambi. Sul primo punto già da diverso tempo una serie di economisti stanno ribaltando il mantra degli ultimi dieci anni: al di fuori dell’Euro non c’è salvezza, in: la salvezza (non solo di noi italiani) sta fuori dall’Euro.

La questione dell'immigrazione tra sovranismo e razzismo

di Guido Viale 
Si può essere sovranisti in campo economico (no all'euro e all'Unione europea, sì a svalutazioni competitive e protezionismo, ecc.) senza essere anche razzisti in campo politico? Il razzismo di oggi si manifesta innanzitutto nell'atteggiamento e nelle misure da adottare nei confronti dei profughi: il principale problema politico, oltre che sociale e culturale, che l'Europa, e con essa l'Italia, si trova di fronte; quello che ne mette in crisi la coesione sia tra gli Stati membri che all'interno di ogni paese; e che continuerà a sussistere nei prossimi decenni, perché nasce da processi epocali.

Hamon e il reddito di cittadinanza

di Antonio Negri 
È strano trovare interesse ad una campagna elettorale – non mi capitava da molto tempo. Quando Benoît Hamon ha vinto le primarie socialiste francesi, guardandolo alla televisione ho sentito, con sorpresa, un po’ d’aria buona. Proponendo un reddito di cittadinanza decente e incondizionato, Hamon è arrivato in testa alle primarie socialiste. Lo dico subito: è impossibile che possa determinare una rottura definitiva di un sistema marcio. La sua solitudine è stata d’altronde implacabilmente denunciata da una serie di interventi nemici e amici… .

I referendum della CGIL ed il futuro del mondo del lavoro

di Stefano Barbieri 
Matteo Renzi ed il suo governo, quello precedente e quello attuale, hanno raggiunto il risultato del famoso 40 %. Solo che non si tratta di consenso elettorale come l’ex premier immagina, ma del dato reale del tasso di disoccupazione tra i giovani dai 15 ai 24 anni rilevato alla fine del mese di dicembre 2016 dall’ ISTAT. Anche in questo caso, come nelle analisi che precedentemente sono state fatte nel corso dell’anno, impietosamente l’Italia si schianta anche nel raffronto con il resto dell’Europa che si attesta, nella stessa categoria anagrafica, attorno al 20-21%.

Il risveglio nazionalista: perché Trump rischia di aggravare la crisi europea

di Nicola Cucchi
Dal giorno dell’insediamento di Trump alla Casa Bianca si susseguono proteste per strada dei tanti cittadini statunitensi che non si riconoscono nelle politiche del nuovo Presidente. Nel contempo in Europa notiamo lo smarrimento dei leader europei al governo, che cercano di prendere le distanze dai tanti eccessi trumpiani, senza voler mettere in discussione la funzione protettiva dell’alleanza atlantica. In ogni caso gli equilibri euro-americani sembrano in procinto di mutare, con le nuove destre europee che sperano di crescere grazie alla spinta ultra-nazionalista che viene da oltreoceano.

Che cos'è il popolo

di Nadia Urbinati 
“Il popolo” è tra le categorie politiche quella forse più ambigua e più abusata, al punto di essere adottata addirittura per designare un partito (Il Popolo della Libertà) come se “la parte” e “il tutto” si identificassero; anzi, come se la parte si proponesse come identica al tutto nelle idee politiche e nei valori. L’origine del termine popolo è latina e nella tradizione romana repubblicana aveva un significato di opposizione/distinzione rispetto a un’altra parte di cittadini che non era popolo: l’aristocrazia o il patriziato, ovvero il Senato come organo politico e, quindi, componente della sovranità repubblicana insieme al popolo.

Evitare la catastrofe. Appunti teorici per orientarsi nel presente

dei Centri Sociali Del Nord Est
Con il nuovo anno non mancano i buoni “vecchi” propositi: il movimento che trasforma lo stato di cose presenti, o, che dir si voglia, la rivoluzione. Facendo tesoro di ciò che di buono c’è stato l’anno passato, e consapevoli che molto ci sia ancora da fare, vogliamo provare a mettere nero su bianco alcune riflessioni che ci vengono dalle uniche due attività essenziali del fare politica: osservare la realtà che ci circonda senza paraocchi ideologici di qualsiasi matrice, e provare a determinarla cambiandone la direzione attraverso l’iniziativa e l’organizzazione politica.

Meno diritti ai migranti per tacitare le destre

di Alessandro Dal Lago
Il decreto sull’immigrazione varato ieri dal Consiglio dei ministri (insieme all’altro, immancabile, sulla sicurezza urbana) segue le iniziative del ministro Minniti in tema di blocco degli sbarchi (accordi con Libia, Niger ecc.). E come queste, è destinato al fallimento. Ovviamente, sulla pelle di migranti e profughi. Il decreto, in sostanza, prevede due tipi di misure: lo «snellimento» delle procedure di riconoscimento del diritto d’asilo e la «razionalizzazione» dei Cie, che da oggi vengono denominati Cpr, Centri permanenti per il rimpatrio. La tendenza tipicamente governativa di cercare di risolvere i problemi cambiando nomi e sigle è soddisfatta ancora una volta.

Solo il populismo ci salverà dai populisti

di Paolo Gerbaudo
L’insediamento di Trump come presidente degli Stati Uniti è un evento che deve far riflettere la sinistra e i movimenti. Come è possibile che siamo arrivati a questo punto? Quale livello di cinismo e disperazione ha portato il popolo statunitense a scegliere come proprio comandante in capo un personaggio così squallido e pericoloso? Ma soprattutto perché la sinistra si è dimostrata incapace di catturare la rabbia popolare provocata dalla crisi economica del 2008? Queste domande non riguardano solo la politica americana ma ci toccano da vicino. Non solo perché quello che succede negli Stati Uniti ci riguarda a causa del loro ruolo di egemoni globali.

La globalizzazione deglobalizzata

di Marco Bertorello 
Provando ad andare oltre uno sguardo superficiale, il ritorno del sovranismo politico potrebbe essere letto non solo e non tanto come l’espressione di una pulsione popolare, ma come il riflesso di processi economici avviati da un po’ di tempo. La crisi della globalizzazione non ha solo dato vita a un populismo di stampo nazionale ma anche al tentativo di autodifesa per le stesse classi dirigenti che della globalizzazione sono state le principali beneficiarie. L’«Economist» recentemente ha sottolineato come sia in corso un «rimpatrio» delle multinazionali dei paesi più ricchi dai loro avamposti in giro per il mondo. Tale processo non è frutto di un tentativo di mettersi al riparo dai problemi di ordine politico emersi in questi mesi, ma da quelli economici in corso da alcuni anni.

Di cosa parlano le (pubbliche) ferite del caso Berdini

di Tomaso Montanari 
Ma davvero il cuore della vicenda Berdini è la monumentale ingenuità – la coglioneria, come dice lui stesso – del protagonista suo malgrado? Io non lo credo. Questo triste passaggio illumina altre nostre ferite. La prima. Davvero c’entra qualcosa il giornalismo con questa storia? C’era una notizia? Quale? Immaginiamo per un attimo un Paese in cui i giornalisti registrino e trascrivano ogni loro informale conversazione con uomini pubblici: ci rendiamo conto del grottesco inferno cui andremmo incontro? Tutti citano il dettaglio del precariato dell’‘intervistatore’ per dimostrare che Berdini fosse cosciente di parlare con un giornalista.

Le deleghe sulla “Buona Scuola”: una prima analisi

di Clash City Workers 
Il 17 Gennaio scorso sono stati pubblicati i testi degli schemi di decreto legislativo per l'attuazione della legge 107: dopo le polemiche dei primi giorni abbiamo fatto fatica a trovare analisi complessive. Eppure si tratta di un intervento a rullo compressore, che va a peggiorare ulteriormente una legge già pessima: nelle stesse scuole il silenzio è stato tombale. Ci siamo decisi, dunque, a leggere uno per uno gli schemi e a provare ad analizzarli: tra di noi ci sono docenti di ruolo, docenti in formazione, precari della scuola e della ricerca e formatori “informali”, tutti con competenze limitate rispetto ai propri campi d'intervento, ma nessun “esperto”: gli “esperti”, del resto, tacciono, mentre sarebbe il caso di gridare.

L’altra economia di Bergoglio

di Paolo Cacciari
Papa Bergoglio con un discorso pronunciato in Vaticano il 4 febbraio scorso ha compiuto un passo decisivo nella definizione del suo pensiero in materia di economia. L’occasione è stata un’udienza con il movimento dell’Economia di Comunione che si ispira a Chiara Lubich, un’imprenditrice che negli anni ’70 in Brasile dette vita ad esperimenti di imprese organizzate in “cittadelle” industriali che si sono date la regola di ripartire i profitti a beneficio dei dipendenti e di “coloro che sono nel bisogno”. Anche in Italia, a Loppiano in Toscana, esiste un Polo produttivo di imprese che seguono i principi dell’Economia di comunione e una Scuola di Economia civile coordinata dall’economista Luigino Bruni.

Le rivolte di un mondo senza direzione

di Giulio Azzolini
Nella primavera di dieci anni fa non servivano sismografi troppo sofisticati per avvertire come fosse sul punto di sgretolarsi, non solo in Europa, la base di fiducia su cui si erano retti fino ad allora i sistemi politici nazionali. Poco prima che lo scoppio della bolla dei mutui subprime gettasse nel panico, con la borsa di Wall Street, l’economia mondiale, stava montando un insostenibile clima di risentimento nei confronti della classe politica – sintagma curiosamente rispolverato nell’accezione di minoranza chiusa e organizzata, conferitagli per primo, alla fine dell’Ottocento, dallo scienziato politico siciliano Gaetano Mosca.

Trumpeide

di Felice Mometti 
Le guerre-lampo non basta annunciarle e predisporle, bisogna anche vincerle in un tempo breve, altrimenti c’è il rischio che si incancreniscano e diventino permanenti. Il diluvio di ordini esecutivi e di aggressivi tweet “politicamente scorretti”, di queste settimane, della coppia Trump-Bannon hanno lo scopo di non fare assorbire lo shock, alla maggioranza numerica dell’elettorato americano, dell’elezione a Presidente del tycoon newyorkese. Tenere aperta la frattura politica, evidenziata con il voto, è il solo modo che l’amministrazione Trump ha per cercare di consolidarsi.