Intervista a João Pedro Stedile di The Dawn
Quale sarà la reazione dei brasiliani e del MST in particolare, se Dilma Rousseff sarà destituita?
"Prima di tutto, siamo fiduciosi che sia possibile fermare il golpe in corso, ora che è arrivato al Senato. Crediamo che il governo abbia una rappresentanza più grande al Senato che alla Camera dei Deputati [dove il voto era a favore dell’impeachment]; i senatori stessi sono più anziani, hanno maggiore esperienza in politica, e sanno che un colpo di stato parlamentare come quelli che sono avvenuti in Honduras o in Paraguay, porterebbero il Brasile verso una crisi più profonda.
Se invece il golpe si consolidasse al Senato, noi, in quanto parte dei movimenti che sono organizzati nel Fronte Popolare del Brasile, non esiteremmo a negare qualsiasi tipo di legittimità a un governo Temer-Cunha che sarebbe un governo illegittimo completamente macchiato dalla corruzione. E’ ora pubblicamente noto che hanno regalato un sacco di soldi per ottenere i voti dai deputati. Oltre a negare la loro legittimità, e a non partecipare a nessuna iniziativa, continueremo a scendere nelle strade per esercitare pressione e per portare il popolo a diventare consapevole di quello che accadrà.
In quanto ad adesso, il 29 aprile, venerdì, ci saranno mobilitazioni in varie città, e il 1° maggio vogliamo che si sia una massiccia azione di protesta per la quale quasi certamente ci coordineremo con varie organizzazioni sindacali – ce ne sono 8, e soltanto una appoggia il golpe. Avendo 7 sindacati che sono dalla parte del popolo, stiamo discutendo la possibilità di indire uno sciopero generale prima del voto in Senato, per far notare agli uomini di affari che, malgrado il loro denaro e il loro piano di imporre il ritorno del neoliberalismo e la subordinazione della nostra economia agli interessi delle compagnie statunitensi, noi, la classe operaia, siamo quelli che producono ricchezza, e che se facciamo uno sciopero generale, è un segnale che dice loro: “forse volete incrementare di nuovo i vostri profitti e il vostro sfruttamento, ma coloro che producono queste ricchezze in questo paese nell’industria e nell’agricoltura, siamo noi, e non permetteremo che ci sia un golpe che distrugga la democrazia nel nostro paese."
La destra ora sta dicendo, al Brasile, al resto del continente a al mondo, che questo non è un golpe, ma la semplice applicazione delle leggi costituzionali.
"Certamente è questo è ciò che hanno detto in Honduras, e anche in Paraguay, ed è una trappola. Nella legge brasiliana, c’è una disposizione che dice che se un presidente commette un reato di responsabilità o di corruzione contro il paese, il parlamento lo può punire ed espellerlo/la. Ma Dilma non ha commesso nessun reato; l’accusa che hanno usato contro di lei nel processo che hanno iniziato al Parlamento ha a che fare con un meccanismo di contabilità pubblica che il governo usa per adempiere ai suoi obblighi nel settore della sanità e dell’istruzione. Ha cercato altri fondi che erano nelle banche pubbliche o nella “scorta” destinata ad altre aree, ma questo non è un reato, è un artificio di ogni governo. Perfino Michel Temer lo ha fatto quando era alla presidenza interinale della Repubblica per sostituire il presidente, e negli stati del Brasile ci sono 24 governatori, parecchi dei quali della destra, ma anche del centro, della sinistra e di qualsiasi altra convinzione ideologica, che usano quella forma di contabilità.
Non c’è quindi, alcun reato, e se ce ne fosse qualcuno, allora anche Temer dovrebbe essere cacciato via, e questo è il motivo per cui denunciamo che una sola persona innocente non può essere giudicata per un’azione compiuta da due partner: il Presidente e il Vice Presidente. Ma la base del problema non è rimuovere o no la presidente: oltre a essere un vero colpo la democrazia, il fatto è che stiamo attraversando una grave crisi economica e che la maniera capitalista di trattare la crisi e ripristinare il loro tasso di profitto vuol dire tornare al modello neo-liberale, cioè togliere i diritti dei lavoratori, distribuire le nostre risorse: petrolio, l’attività mineraria, l’acqua e la biodiversità alle compagnie transnazionali e mantenere alti i tassi di interesse: la Presidente Dilma era un ostacolo a tutto questo.
Temer ha già annunziato il suo piano di governo che è completamente neoliberale. Questo è il motivo per cui le organizzazioni del popolo brasiliano dicono che Temer è per il Brasile quello che Macri è per l’Argentina, ma la differenza sta nel fatto che Macri si è guadagnato i voti per diventare presidente e Temer no. Non soltanto questo, ma è così impopolare che nei recenti sondaggi l’80% delle persone ha detto che non lo vogliono e che se si candidasse alla presidenza, otterrebbe soltanto l’1% dei voti in Brasile. Questo è lo stato delle cose: è un golpe contro la democrazia."
Come mai la Presidente Dilma l’ha scelto come Vice Presidente?
"Questo è il tipo di mossa che noi del MST abbiamo sempre criticato. In realtà, Lula (in entrambi i sui mandati) e Dilma hanno sempre proposto una formula per l’intesa tra le classi, come in Cile, e quindi c’erano sempre dei seggi riservati ai settori della borghesia brasiliana.
Quando Lula era presidente, questa strategia funzionava bene perché il suo Vice Presidente era un nazionalista serio, e anche un uomo d’affari onesto, che si occupa di industria tessile i cui affari dipendevano anche dal mercato interno, per cui gli interessava avere la distribuzione della ricchezza perché in quel modo poteva vendere, di più, ma Temer è un borghese comune. Il suo unico ruolo è quello di difendere la borghesia, ma non è in realtà un borghese di per sé, perché è un borghese comune, ha tradito la presidente. Quando la Presidente ha parlato pubblicamente per denunciare il tradimento, la destra ha presentato un processo alla Suprema Corte Federale per impedire che il suo discorso venisse trasmesso sulle reti nazionali, per mettere a tacere la denuncia contro questo uomo e tutto il golpe che era stato frutto di un complotto di più di 100 parlamentari corrotti, essi stessi attualmente indagati dalla Suprema Corte Federale. non c’è nessuna spiegazione riguardo al motivo per cui, fino a oggi, il potere giudiziario non ha avuto il coraggio di accelerare quei processi, perché la maggior parte dei parlamentari che hanno votato contro Dilma potrebbero andare perfino in carcere a causa dei milioni che hanno rubato dai forzieri pubblici e delle tangenti dalle grosse aziende"
Come economista e anche leader dei contadini, potrebbe spiegare quanto ha pesato l’attuale crisi economica nell’odierna crisi politica del Brasile?
"La crisi economica è il motivo per cui la di classe ha smesso di essere possibile, perché quando Lula era presidente, decise una conciliazione che era basata su tre pilastri: innanzitutto far crescere l’economia tramite l’industria (cosa che stata ottenuta), in secondo luogo recuperare il ruolo dello stato di fare investimenti produttivi come l’educazione e la sanità per migliorare le condizioni di vita della popolazione e, terzo, distribuire il reddito tramite un aumento del salario minimo. Che cosa è successo? Data la crisi internazionale del capitalismo, l’economia del Brasile, in quanto paese alla periferia del capitalismo, ha sofferto molto e per tre anni l’economia non è cresciuta.
Venti anni fa l’industria rappresentava il 50% del nostro PIL e ora, a causa della deindustrializzazione e dell’arrivo delle compagnie cinesi e statunitensi, l’industria nazionale è soltanto il 9% del PIL totale, e c’è una profonda crisi economica che può essere risolta soltanto recuperando il ruolo dello stato, controllando il capitale finanziario, in modo che, invece di accumulare ricchezza tramite la speculazione, lo stato può usare quel denaro per fare investimenti produttivi nell’industria e nell’agricoltura, orientati verso il mercato interno. In tale modo, l’economi crescerebbe di nuovo e avremmo un nuovo ruolo per la forza lavoro (dato che oggi abbiamo un tasso di disoccupazione del 10%) e potremmo avere di nuovo programmi sociali.
La crisi politica che stiamo attraversando è una conseguenza del fatto che le élite stanno cercando di riavere lo stato e ripristinare il neo liberalismo. La classe operaia non lo accetterà. Ci vorranno anni per uscire da questo, perché l’unica via di uscita da una crisi di questa rilevanza è attraverso un accordo tra le classi sociali – non soltanto tra i partiti – su un nuovo modello di economia del paese che può essere egemonico in gran parte della società.
E ora, in questo momento, nel paese non si sta discutendo alcun progetto, neanche nell’ambito di qualcuna delle classi: né la borghesia, né la piccola borghesia, né la classe operaia hanno un chiaro progetto per il paese, e questo è il motivo per cui siamo in questa confusione e per cui la borghesia è abbastanza stupida (sono subordinate agli interessi dell’imperialismo) da pensare che basti cambiare il presidente della Repubblica per risolvere magicamente i problemi dell’economia, ma non è vero. Al contrario, questo accrescerebbe le contraddizioni di ineguaglianza, peggiorerebbe la crisi istituzionale e, se tutto va bene, e farebbe tornare le masse sulle strade cosicché, con la loro forza politica, discuterebbero di un nuovo progetto per il paese."
Alcuni settori della classe operaia che hanno tratto beneficio dalle politiche social di Dilma e di Lula sono stati cooptati dalla destra in Brasile?
"Non sarebbe giusto dire che sono stati cooptati, perché in quel processo di mobilitazione c’era un settore della piccola borghesia che scese nelle strade per difendere il golpe, ma sono l’8% della popolazione, e noi, la sinistra, siamo scesi in piazza e anche in numero maggiore, ma eravamo tutti militanti, settori organizzati, la mediazione tra le masse e i leader. Le masse sono ancora silenziose, ferme, timorose, ma non si sono mobilitate ancora e non sono neanche state cooptate dalla destra.
Ma perché è così? A questo punto dobbiamo fare auto-critica perché durante gli 8 anni in cui Lula ha governato, non si è quasi per nulla operato per elevare il livello della consapevolezza politica e culturale di quelle masse che ottengono migliori politiche e migliori salari ma senza nessuno cambiamento delle loro opinioni, e il governo non ha fato nulla al riguardo, al contrario di Venezuela, Ecuador e Bolivia. Non c’è stato nessun tentativo di rompere con il monopolio del potere sulla comunicazione e perciò la stazione televisivaO Globo ogni giorno mette idiozie nella testa delle persone che rimangono perplesse mentre osservano il gioco politico come se fosse proprio un’altra soap opera."
Concludiamo con un suo messaggio ai popoli dell’America Latina. Che cosa vorrebbe dir loro?
"I tempi sono duri, ma non dobbiamo scoraggiarci o essere pessimisti, come ci hanno detto i grandi pensatori dell’Amarica Latina. Dobbiamo essere pessimisti nella nostra analisi, ma ottimisti riguardo al futuro. E’ vero che il nostro continente, come tutto il resto, è in crisi, ma questo non è colpa di un leader, di un governo o di un partito.
Il capitalismo va incolpato – il modo capitalista di organizzare la produzione e la vita nella società è in crisi in tutto il mondo e perché noi in America Latina siamo alla periferia del capitalismo mondiale, i capitalisti considerano il nostro continente una più grossa occasione di dominare le risorse materiali, i mercati e la forza lavoro, Poi sono tempi difficili perché dobbiamo affrontare l’Impero e questo porta a delle contraddizioni.
E’ ora di mettere più energia nel sensibilizzare e organizzare le persone perché negli anni futuri vedremo un aumento nel movimento di massa nel nostro continente e in questo movimento ci saranno nuovi progetti di liberazione e nuove leadership, e certamente vedremo il sogno di Chavez, Martí, e del Che riprendere di nuovo vitalità. Un progetto che unifichi i sogni dell’America Latina. Dobbiamo sperare perché dobbiamo combattere ogni giorno, ma si sa che quelli che combattono vincono sempre.
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
Originale: The Dawn
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY NC-SA 3.0

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