La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

mercoledì 20 aprile 2016

Referendum al buio. Una prova generale

di Vincenzo Vita
Allarme rosso per la democrazia dell’informazione. L’elettroregime di Matteo Renzi è persino più pesante di quello dell’allora premier Berlusconi – quasi da punteggio tennistico. I dati pubblicati dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (elaborati da Geca Italia) sulle presenze televisive di marzo sono impietosi e segnalano una bulimia mediatica senza precedenti.
Il vecchio duopolio Rai – Mediaset ormai è un coro ossessivo con un’unica nota.
Lo stesso Renzi si è lanciato nella serata di domenica in un’invettiva contro talk, facebook, twitter: «rei» di muovere delle critiche, come se anche l’articolo 21 della Costituzione fosse già stato abrogato. Eppure, proprio di tali strumenti si è giovato sempre con bulimia l’attuale presidente del consiglio per la sua affermazione.

Pensioni e sostenibilità, che fine ha fatto l’equità intergenerazionale?

di Luca Aterini
A margine dell’audizione parlamentare davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan è tornato ad aprire uno spiraglio per una ritocco al moloch delle pensioni italiane: un capitolo fondamentale di un welfare state sempre più sfilacciato, ma anche fonte di grandi squilibri nell’impegno di risorse pubbliche.
Le pensioni rappresentano oggi la prima voce di spesa pubblica (circa un terzo) nel nostro Paese, il 14% del Pil, nonostante la riforma Fornero sia stata varata nel 2011 con la promessa di tagliare gli emolumenti di 80 miliardi di euro in 8 anni. Il prezzo più alto però lo pagano come di prassi le categorie più svantaggiate, che in questo caso spesso coincidono con le fasce d’età più giovani, come già 5 anni fa – appena prima che la riforma Fornero diventasse legge – sottolineava sulle nostre pagine il sociologo De Masi.

Israele e la minaccia dei diritti umani

di Nicola Perugini e Neve Gordon
Una delle questioni più urgenti per i difensori dei diritti umani o per chi studia i diritti umani è di comprendere in quali condizioni questi possono diventare una minaccia per le strutture di dominazione esistenti. Il recente attacco da parte del governo Netanyahu contro le organizzazioni per i diritti umani—in particolare la “legge sulla trasparenza”, che impone alle organizzazioni che ricevono fondi da governi esteri di specificare all’interno dei materiali informativi che producono il nome dei paesi che le finanziano—aiuta a fare luce su tale questione.
In Israele i gruppi per i diritti umani, in particolare quelli che focalizzano il loro lavoro sui diritti della popolazione palestinese colonizzata, sono criticati ormai da anni da governi di diversi schieramenti politici e da una pletora di organizzazioni conservatrici.

La Boschi, la revisione costituzionale e le cose che non avvengono per caso

di Elettra Deiana
Il forte depotenziamento a cui è stata sottoposta la rappresentanza politica non è certamente da attribuire soltanto alle ambizioni egemoniche di Matteo Renzi né alla sua pessima riforma costituzionale. Il cerchio magico della Leopolda, guidato da Maria Elena Boschi, ha semplicemente portato a compimento, per quanto riguarda il nostro Paese, un processo di restaurazione più o meno diluito nel tempo, ma ostinatamente pervasivo, oltre che segnato da vari passaggi traumatici, di cui, come per molte altre cose, si perde la memoria, perché così operano i dispositivi delle nuove forme di dominio del capitalismo.
Nel modo in cui sono stati veicolato e fatti assimilare questi dispositivi, è possibile rintracciare quanto di suo ci abbia messo anche la sinistra italiana, per far passare e rendere adattiva l’opinione pubblica e soprattutto il sentimento del “suo popolo” alla nuova logica economico-sociale, che si era affermata In Occidente fin dalla fine degli anni Settanta.

A chi giova la globalizzazione? Il dibattito alle primarie Usa

di Carlo Formenti
Gli avvocati del Free Trade cominciano a preoccuparsi per le critiche che piovono sulla globalizzazione selvaggia da tutti i maggiori candidati in corsa per la Casa Bianca, dal repubblicano Trump al democratico-socialista Sanders, senza escludere la democratica moderata Hillary Clinton che, dimentica di quanto sostenuto in passato assieme al marito ultraliberista, oggi corteggia gli elettori radicali di Sanders con dichiarazioni contro il TTIP, temendo che le neghino l’appoggio nel caso quasi certo che sia lei correre per le presidenziali di novembre.
Dopo Zuckerberg, che giorni fa ha tuonato contro gli anacronistici costruttori di muri che vorrebbero farci regredire al medioevo, è intervenuta la segaligna managing director del FMI, Christine Lagarde: “Non entro nelle campagne politiche, ma dico che chi mette in discussione il free trade sbaglia”, ha detto, per poi aggiungere: “I commerci internazionali portano benessere per tutti e la loro contrazione costa cara soprattutto ai Paesi più poveri”.

(Ri)produrre futuri senza futurità riproduttiva

di Helen Hester
“(Ri)produrre futuri senza futurità riproduttiva” prende le mosse dal lavoro del teorico queer Lee Edelman che, nel suo libro del 2004 No Future: Queer Theory and the Death Drive, ha criticato aspramente l’idea di “futuro” in quanto costrutto eteronormativo. Il lavoro di Edelman rappresenta il punto di partenza per indicare i limiti di alcuni dei discorsi che più comunemente circolano nell’ambito dell’attivismo contro i cambiamenti climatici, ovvero che la questione centrale di tale attivismo dovrebbe essere la conservazione dell’esistente per le generazioni future, e che esso dovrebbe essere definito principalmente come uno sforzo per proteggere la legittima eredità de* “nostr*” figl*, subordinando costantemente le esigenze degli adulti – in particolare di quegli adulti che non si riproducono – a quelle dei bambini, in quanto portatori dell’idea di futuro. La questione centrale riguarda la possibilità di praticare una politica che superi l’orizzonte della famiglia e un attivismo queer sostenuto dall’affetto corroborante della speranza. Considerare la possibilità di realizzare progetti di emancipazione che vadano oltre la futurità riproduttiva è di importanza capitale se desideriamo lottare per la sopravvivenza di tutta la nostra parentela aliena.

Tre nodi oltre il referendum

di DINAMOpress
Il Referendum lo abbiamo perso. Inutile girarci intorno, né cercare improbabili combinazioni matematiche per rigirare i numeri contro il governo. Proviamo a riflettere a caldo su alcuni nodi che, comunque, sono stati sollevati, sia rispetto al quesito specifico, che in generale allo strumento referendario e al governo.
Primo. Il quorum è il peggior nemico di chiunque convochi un referendum abrogativo. Questo è chiaro dagli anni '90, cioè da quando l'astensione è diventata pratica di massa, sia per la delegittimazione del sistema politico, che per la spoliticizzazione del corpo sociale. Da questa considerazione bisogna partire ogni volta che si immagina di attivare un meccanismo referendario. O il quesito è ancorato a processi reali di lotta, oppure il quorum non può che restare un miraggio. In questo caso, diversi comitati che nei mesi scorsi hanno condotto la battaglia contro le trivelle lungo l'Adriatico erano scettici sul referendum (che infatti è stato chiamato dai governi di 9 regioni).

Panama papers: chi ha legalizzato i paradisi fiscali, in Europa e nel mondo

di Riccardo Petrella
Una volta che l’indignazione e la collera si saranno calmate, la cronaca sarà dominata dai processi (eventuali) contro i personaggi famosi coinvolti (politici, del business, dello sport, del cinema ….). Molti degli accusati riusciranno a dimostrare, grazie a consiglieri ed avvocati, che hanno i soldi puliti. I Panama papers diffusi riguardano 11,5 milioni di dossier di evasione fiscale menzionati nei documenti trafugati della società panamense Mossask Fonseca, specializzata nella creazione di società offshhore, e relativi a più di 214.000 società create tra il 1977 ed il 2015. Mossak Fonseca è una delle società fra le più importanti del settore (quarta mondiale), non la sola. Nessuno sa con precisione quante società offsore sono state create in totale negli ultimi 50 anni. Ci vorranno decenni prima che tutti gli evasori fiscali nascosti dietro i nomi fittizi delle società offshore siano anno identificati, accusati, processati.

Caro Renzi, ci rivediamo a Filippi

di Marco Revelli
Matteo Renzi, nella sua bulimia egotica, pur di segnare una tacca al suo fucile con cui spara ormai da tempo su tutto ciò che sa di sinistra, ambientalismo, dissenso, si è alleato con la “zona grigia” (come la chiamò Primo Levi): quel 50% di elettori, poco più poco meno, che ormai da tempo “stanno a guardare” in occasione delle tornate referendarie e ormai anche di quelle elettorali amministrative e politiche, nell’occasione dilatato dalla difficoltà tecnica del quesito e dalla mancanza di informazione da parte dei mass media. Anzi, si è mimetizzato nella zona grigia.
Nella sua parte peggiore: quella che da quando esiste l’Italia unita ha sempre costituito la zavorra del Paese. Si è iscritto così d’ufficio – insieme al degno compare Napolitano – a quella che Gobetti chiamò l’”autobiografia della nazione”, pensando al fascismo ma soprattutto al carattere incivile degli italiani, alla loro diseducazione alla lotta politica (“da un popolo di dannunziani non ci si può aspettare serietà”).

Anime belle, ma con la sindrome di Rignano

di Anna Lombroso 
Ieri si erano affacciati timidamente, oggi invece trionfano quelli che hanno scelto di astenersi “democraticamente” e liberamente allineati e ubbidienti agli ordini del premier e del re Giorgio I mai davvero deposto. Sono compiaciuti di aver vinto, dimenticando che il loro successi si susseguono da anni, travestiti da disillusione comprensibile, distacco sobrio e ragionato, romitaggio aventiniano, raggiunta maturità coerente con esperienze occidentali segnate da un’elegante e adulta elusione. E avevano già vinto anche quando dopo un composta astrazione in occasione di elezioni amministrative, hanno poi deciso giocoforza di pronunciarsi per candidati che di democratico hanno solo il nome usurpato, esprimendosi in favore dell’implacabile e necessaria, a loro dire, rinuncia a una possibile alternativa, quella rappresentata da quel “voto inutile”, osteggiato dalla professione di fede di realismo quando non di realpolitik.

Ultimo assalto alle pensioni, da dare in pasto agli avvoltoi

di Alessandro Avvisato
Il governo prepara un nuovo attacco alle pensioni, sia in essere che a quelle future, con il peloso sostegno di Tito Boeri, messo alla testa dell’Inps proprio dal governo. A quest’ultimo è stato affidato il compito di riesumare il vecchio gioco del finto amore per i giovani, da tutelare peggiorando la condizione dei loro genitori, di modo che si possa attaccare quel che resta del sistema precidenziale impedendo la saldatura tra generazioni. Un tattica antica e da guerra sporca, cui spesso si prestano anche idioti che credono alle parole e non guardano ai fatti concreti.
Nell’ordine: il presidente dell’INPS Boeri lancia l’allarme sui giovani nati dopo il 1980, andranno in pensione a 75 anni, annuncia.

Mafia, storia sotterranea di una nazione

di Riccardo Mazzeo
Bianca Stancanelli ricorda in questo libro le parole pronunciate da Goethe nel 1787, undici giorni dopo il suo arrivo a Palermo: «Senza vedere la Sicilia, non ci si può fare un’idea dell’Italia. È in Sicilia che si trova la chiave di tutto» (La città marcia: racconto siciliano di potere e di mafia, Marsilio, pp. 271, euro 16). L’autrice conosce intimamente il tema di cui si occupa: siciliana, aveva iniziato giovanissima a fare la giornalista nella sua regione e si è occupata di mafia con grande fervore ricevendo anche l’Aquila d’oro al Premio Estense nel 2003 per il libro su Don Puglisi pubblicato da Einaudi. Il giornale per cui lavorava, L’Ora, è lo stesso dove il fratello di Tullio De Mauro, Mauro, pubblicava formidabili scoop, e Mauro De Mauro scomparve improvvisamente nel 1970.

Le sei multinazionali che controllano il 63% del mercato dei semi

di Chiara Spadaro
Portano gli stessi colori nei loro loghi: il bianco e il rosso, con l’unica differenza della forma, squadrata per l’una, ovale per l’altra.Due colossi dell’agroindustria statunitense,Dow e DuPont, hanno avviato nel dicembre 2015 una fusione tra uguali: la nuova società -che dovrebbe essere ufficializzata a metà di quest’anno- si chiamerà DowDuPont e avrà un valore di mercato di 130 miliardi di dollari (www.dowdupontunlockingvalue.com).
Un’unione pensata (se l’Antitrust -l’Autorità garante della concorrenza e del mercato- lo consentirà) per generare tre nuove società, indipendenti e quotate in borsa: una dedicata all’agricoltura, la seconda alla “scienza dei materiali”, la terza ai “prodotti speciali”.

Quei lavoratori migranti in sciopero che indicano la luna

di Connessioni Precarie 
Lo sciopero dei braccianti agricoli di Latina è stato giustamente definito «storico». La giornata di astensione dal lavoro promossa con l’ausilio della Flai-CGIL, le cui bandiere inondavano di rosso la cittadina dell’agro pontino, ha visto un’adesione massiccia e una partecipazione molto significativa in piazza: oltre duemila operai, in gran parte indiani Sikh. Il sindacato parla di salari da fame, al di sotto «della paga stabilita dal contratto» e di un «orario di lavoro senza regole» chiedendo la rapida approvazione del ddl contro il caporalato da qualche tempo in discussione. Il sindacato si augura anche che il decreto contenga «tutte le misure» per contrastare in modo efficace ogni forma di sfruttamento e di ricatto. Come un’anomalia, il lavoro agricolo pare così essere contraddistinto da rapporti provenienti da un passato quasi archeologico, nel quale lo sfruttamento dipende esclusivamente dal caporale. Si vuole fare di un passato presunto un eterno presente, dimenticando le condizioni politiche attuali che rendono possibile questa modalità di comando sul lavoro. È insomma troppo facile dire che il problema sono i caporali.

Antropologa, deportata, attivista politica. Ritratto di Germaine Tillion

di Mario Porro
Nel secolo dell’estremo, alcune figure esemplari hanno cercato di contrastare il male senza ricorrere alla violenza, ma trasformando valori morali in virtù politiche. Sono le figure su cui si sofferma Tzvetan Todorov in Resistenti (Garzanti, 2016), Gandhi e Mandela, Pasternak e Solzenicyn; e se il primo capitolo spetta a Etty Hillesum, il secondo è dedicato a Germaine Tillion, entrambe non hanno lasciato che l’odio avesse l’ultima parola di fronte alla barbarie nazista. È attraverso i libri di Todorov che in Italia abbiamo cominciato a conoscere la straordinaria voce dell’etnologa scomparsa nel 2008, varcato il secolo di vita. In Memoria del male, tentazione del bene (Garzanti, 2000), Todorov poneva Germaine Tillion accanto a Primo Levi, a Romain Gary, a Vasilij Grossman, a Margarete Buber-Neumann, a David Rousset: tutti avevano attraversato il male facendosi lucidi testimoni delle tragedie del Novecento ed insieme conservando il senso profondo della dignità degli esseri umani.

Un referendum per ripristinare l'articolo 18? Perché no?

di Alberto Piccinini 
Come è noto l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori fino a meno di quattro anni fa prevedeva il diritto alla reintegrazione in tutte le ipotesi di licenziamento illegittimoper i dipendenti di datori di lavoro con più di 15 dipendenti.
Nel luglio del 2012 la legge Fornero ha modificato fortemente la norma, consentendo la reintegrazione per le ipotesi di illegittimità più gravi (licenziamento discriminatorio,ritorsivo, per causa di maternità o matrimonio, motivo illecito) limitandola a specifiche ipotesi per il licenziamento disciplinare (solo se il fatto contestato risulta insussistente, o se per quel fatto il contratto collettivo prevede una sanzione minore, conservativa del rapporto di lavoro) e a casi ancora più rari per il licenziamento cosiddetto economico(manifesta insussistenza del motivo).

Non è impeachment, è golpe: i movimenti sociali brasiliani in difesa della democrazia

di Claudia Fanti
Non c'è nulla che fotografi l'offensiva golpista che si sta consumando in Brasile meglio della dichiarazione di voto del deputato Jair Bolsonaro (del Partito Social-Cristiano), noto per le sue posizioni razziste e omofobe, e sostenitore del diritto di ogni fazendeiros di usare il fucile contro i senza terra, durante la votazione alla Camera sulla messa in stato d'accusa della presidente Dilma Rousseff: «Avete perso nel 1964 (l'anno del colpo di Stato, ndr), perdete ora nel 2016. Per la famiglia, contro il comunismo, per la nostra libertà (...), in memoria del colonnello Carlos Alberto Brilhante Ustra, terrore di Dilma Rousseff, per le Forze Armate, per il Brasile al di sopra di tutto e per Dio al di sopra di tutto, il mio voto è sì». Così, con tanto di dedica al colonnello torturatore della dittatura, ex capo del Doi-Codi (l'organo di intelligence e di repressione del regime militare, da cui la stessa Rousseff è stata torturata), la Camera dei deputati, piena di parlamentari con procedimenti giudiziari in corso e il cui presidente, Eduardo Cunha, è coinvolto nell'inchiesta Lava Jato sulle tangenti legate al colosso petrolifero statale Petrobras e compare nei file dei Panama Papers, ha autorizzato - con 367 sì (25 più di quelli richiesti), 137 no e 7 astensioni – l'apertura di un processo di impeachment contro una presidente su cui non grava neanche il minimo sospetto di corruzione.

Il peggior Presidente nella storia della Repubblica

di Giulio Cavalli
Ha cercato di intralciare in tutti i modi l’indagine del processo sulla trattativa Stato-Mafia. Non ne ha contestato il merito o messo in dubbio la consistenza: no, ha rilasciato una testimonianza che rasenta l’omertà ed è riuscito a non dire mai una parola una su Di Matteo. Mica parole di vicinanza, no, una a caso: stronzo, poveretto, mitomane, falso, eccentrico, autoreferenziale. Niente.
Ha fatto da garante a quei pasticci di governi voluti dall’Europa in un Paese come il nostro dove ormai il muscolo del voto sta diventando un vecchio tendine sclerotizzato.È amico di tutti e di nessuno: crede per questo di essere un mediatore invece rischia di passare per un insulso.

Ecco perché Al-Sisi si accanisce contro i sindacati

di Carlo Gnetti
"Il maggiore generale Ihab Abdel Rahmnan, assistente ministeriale presso l’autorità dello stato civile, ha proibito il riconoscimento delle organizzazioni sindacali indipendenti nelle strutture ufficiali egiziane. Questo divieto significa che i sindacati indipendenti non possono produrre o pubblicare nessun tipo di documento ufficiale contrassegnato dal loro simbolo. Significa anche che non ci sarà possibilità di contrattazione per queste organizzazioni e che i loro dirigenti saranno esposti al rischio di essere licenziati ingiustamente, di essere arrestati e imprigionati, con conseguenze gravi per le condizioni di vita delle loro famiglie”. Questa denuncia del Gruppo dei lavoratori dell’Ilo (composto di 14 membri, che – assieme a 28 rappresentanti dei governi e 14 degli imprenditori – fanno parte del consiglio di amministrazione dell’organismo internazionale) risale allo scorso 24 marzo.

Def, la danza dei decimali e la crescita anemica

di Roberto Ciccarelli 
Crescita anemica, o stagnazione secolare. Questa è la normalità con la quale il governo dovrà scendere a patti. Lo si è visto con la previsione del Pil nel Documento di Economia e Finanza 2016: la crescita è stata tagliata all’1,2%. Ma le incognite sono tante. Nell’audizione in commissione Bilancio alla Camera, Bankitalia ha detto che la previsione del ministro dell’Economia Padoan non è implausibile, ma certo le cose potrebbero anche peggiorare nel corso dell’anno.
Martedì è stato il turno del presidente dell’Istat Giorgio Alleva secondo il quale il Pil crescerà nei primi tre mesi dell’anno dello 0,3%. Benino, ma per arrivare al traguardo indicato dal governo servirà un’accelerazione dell’economia nella seconda parte dell’anno. Che, al momento, non è affatto scontato. Perché la crescita, ha ricordato l’ufficio parlamentare di Bilancio, nostra «caratteristiche di anomala lentezza» se confrontata «con le precedenti fasi cicliche espansive». Preistoria del capitalismo fordista, almeno in Italia. Servono investimenti. Il Def le spara grosse: punta a una crescita del 2,2% nel 2016.

Attenti al modello fordista applicato alla sanità

di Giulio Marcon
Un paio di settimane ho accompagnato mia madre molto anziana a una visita specialistica presso un ambulatorio pubblico. La dottoressa aveva sullo schermo del suo computer un cronometro che - appena entrati nella stanza - ha azionato. Terminata la visita ha interrotto il conteggio del tempo. La dottoressa era abbastanza efficiente: sicuramente veloce, forse un po' sbrigativa.
La sostanza è che quel conteggio dei minuti serviva non semplicemente a fini statistici, ma a controllare il tempo (massimo) da rispettare per l'effettuazione della visita, fornendo magari preziose informazioni sul numero di pazienti da visitare in un arco temporale prefissato (a esempio un'ora).

Merkel stretta tra Erdogan e Orbán

di Marco Bascetta
L’ombra di Viktor Orbán si proietta con frequenza sulla scena politica tedesca. Nel momento più aspro dello scontro tra la cancelliera Angela Merkel e gli alleati bavaresi della Csu sulla politica migratoria era stato il presidente bavarese Horst Seehofer a invitare l’autocrate ungherese, non esitando a indicare la sua politica di chiusura delle frontiere come un modello da seguire in risposta ai tentennamenti dell’Unione europea.
Ora è il vecchio Helmut Kohl, il celebrato artefice della riunificazione tedesca e dunque personaggio chiave per la riconversione liberista dell’Europa orientale, a ricevere Orban nella sua casa di Ludwigshafen. L’occasione è la pubblicazione dell’edizione ungherese del suo libro Aus Sorge um Europa, (Premura per l’Europa) nella cui introduzione è contenuta una critica, sia pure molto generica, alla politica migratoria di Angela Merkel: «La soluzione risiede nelle regioni coinvolte, non in Europa. L’Europa non può divenire una nuova patria per milioni di persone che si trovano in stato di necessità».

Crediamo ancora nell’istruzione pubblica? Uno studio di caso in Piemonte

di Roberto Albano, Marianna Filandri, Tania Parisi 
1. Introduzione
Il dibattito degli ultimi anni sui problemi che affliggono il sistema di istruzione in Italia ha spesso focalizzato l’attenzione sugli insegnanti: sulla loro formazione iniziale e i criteri di selezione, sul contratto di lavoro, orari e retribuzioni in particolare, sulla valutazione delle loro attività e altri temi importanti. I problemi della scuola sono però più ampi e strutturali, non riguardano solo il ri-disegno della figura professionale dell’insegnante.
In un programma di ricerche sugli sviluppi dell’economia della conoscenza in Piemonte, realizzato tra il 2009 e il 2014 da un nutrito gruppo di sociologi dell’ex Dipartimento di Scienze Sociali di Torino, poi confluito nell’attuale Dipartimento di Culture, Politica e Società[1], un particolare spazio è stato dedicato alla scuola superiore di II grado: evidentemente uno dei principali sistemi attivi nel campo nella produzione di conoscenza, anche se da tempo percorso da tensioni interne e con l’esterno.

Intelligenza Artificiale e lavoro: il nuovo dibattito d’Oltreoceano

di Gabriele Marzano
L’Intelligenza Artificiale sta “esplodendo” in questi anni, in termini di dimensioni e capacità assolutamente impensabili in passato. Aspetti come l’aumento esponenziale della capacità di calcolo informatico, il volume in costante crescita di insiemi enormi di dati (disponibili soprattutto in Internet), l’applicazione di procedure nuove di apprendimento artificiale (es. il deep learning) sembrano risolvere il cosiddetto “paradosso di Polanyi”: “gli esseri umani sanno fare molte più cose di quante ne possono direttamente descrivere“. Molte funzioni inerenti ad attività lavorative complesse vengono così imparate dalle learning machines senza bisogno che gli operatori umani debbano previamente descriverle o codificarle. 
Tutto ciò sta innescando in questi anni una nuova grande ondata di automazione che non riguarda più solo funzioni di carattere semplice o routinario. Soprattutto in campo americano si sta sviluppando un acceso dibattito (a cui qui si intende accennare), sui nuovi processi di sostituzione uomo-macchina e su quanto questi ultimi stiano determinando nuovi fenomeni (più o meno irreversibili) di disoccupazione tecnologica, decrescente partecipazione al lavoro, precarizzazione dell’occupazione, ecc.

Il riscaldamento globale potrebbe peggiorare prima del previsto

di Gwynne Dyer 
Se parlate un po’ di cambiamenti climatici con gli scienziati, li sentirete ripetere un’espressione usata raramente nelle discussioni pubbliche. Quell’espressione è “non lineare”.
La maggior parte delle persone crede che il riscaldamento climatico aumenti un po’ per volta, magari in modo inesorabile, ma anche prevedibile. Purtroppo, la maggior parte delle persone si sbaglia. Il clima è un sistema molto complesso, e i sistemi complessi possono mutare in maniera non lineare.
In pratica, se continuiamo a immettere gas serra nell’atmosfera non possiamo dare per scontato che la temperatura media globale aumenti in maniera costante ma lieve. Potrebbe accadere, ma potrebbe anche verificarsi un improvviso sbalzo nella temperatura media globale che avrebbe effetti devastanti. E può darsi che sia quello che sta accadendo adesso.

Libertà di stampa sempre più giù...

di Beppe Giulietti
Prosegue la discesa dell’Italia nei rapporti internazionali sullalibertà di informazione. Su 180 nazioni prese in esame dalla prestigiosa associazione Reporters sans frontières, con base in Francia, l’Italia occupa la 77^ posizione rispetto alla 73^ dell’ultimo rapporto. Il fondo della classifica vede, non a caso, nazioni quali la Turchia di Erdogan, l’Egitto di Al Sisi, l’Etiopia, la Cina, il Messico, le Filippine, la Siria.
Le ragioni che continuano a “condannare” l’Italia sono in partestrutturali ed in parte legate alla crescita delle minacce contro i cronisti che tentano di fare luce sulle “Periferie” del crimine, delle mafie, della corruzione.

E’ tempo di sjob act, parola dell’Inps

di Il Simplicissimus 
I dati c’erano già, erano usciti i primi di febbraio poi a marzo: crollano le assunzioni a tempo indeterminato perché la riduzione degli sgravi previsti a fronte di una formula contrattuale ormai svuotata del suo sento dal job act, rende meno conveniente o lucroso trasformare in tal senso posti “a tempo”. Nel mio piccolo avevo parlato di questa debacle del lavoro il 10 aprile (vedi qui) a cui rimando per le cifre e i concetti di fondo, ma al di là di articoli nelle pagine specializzate tutto questo non era venuto alla luce nell’informazione per il grande pubblico. Solo ieri l’Inps si è degnato di rendere pubblici i dati di febbraio, già disponibili da tempo, dando conto di un calo del 12 per cento nelle assunzioni, in particolare quelle a tempo indeterminato, che segue il -39% di gennaio. E questo guarda caso questa rivelazione arriva solo all’indomani del referendum.

Morire in mare. Un anno dopo, niente è cambiato

di Loris De Filippi
A un anno esatto dal tragico naufragio di un peschereccio libico a 85 miglia al nord della Libia, circolano notizie di un nuovo naufragio nel Mediterraneo. Se fosse confermato, sarebbe l'ennesima, inaccettabile perdita di vite umane. Il naufragio dell'anno scorso provocò almeno 800 morti che giacciono ancora a 375 metri di profondità. Una tra le più grandi tragedie del mare di sempre, che fece rompere gli indugi a un'organizzazione come MSF che pochi giorni dopo iniziò per la prima volta operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale, proseguite per tutto il 2015 portando in salvo più di 23.000 esseri umani. E proprio in queste settimane ci accingiamo a riprendere le operazioni di soccorso in mare.
Il nostro livello di frustrazione un anno fa era alle stelle e avevamo a più riprese comunicato la nostra preoccupazione per la fine dell'esperienza di Mare Nostrum, ipotizzando nuove tragedie se l'Italia o gli altri 27 Stati membri dell'Unione Europea non avessero ripreso azioni di ricerca e soccorso estese e coordinate.

Egitto, affari e diritti umani

di Anna Polo
Il caso Regeni ha scoperchiato una realtà terribile, che molti in Europa conoscevano, ma fingevano di ignorare: il regime di Al Sisi è un feroce stato di polizia, dove si registrano centinaia di casi di sparizione, migliaia di condanne a morte e decine di migliaia di arresti, dove la tortura e lo stupro sono pratiche abituali e la libertà d’espressione e manifestazione pacifica è pesantemente limitata.
Secondo il Centro El Nadeem per la riabilitazione delle vittime della violenza e della tortura, nel solo 2015 vi sono stati 464 casi di sparizione forzata e 1.176 casi di tortura, quasi 500 dei quali conclusi con la morte della vittima. E nel solo mese di febbraio 2016, i casi di tortura sono stati 88, otto dei quali con esito mortale.

Unione bancaria. La Germania prova a fare bingo

di Claudio Conti
Per chi, come noi e i nostri lettori, vive quaggiù, lontano da quanto accade o viene deciso ai piani alti del potere, una discussione sull’unione bancaria europea può suonare decisamente astratta, quasi un esercizio di logica senza agganci con la realtà che viviamo o che vivremo nei prossimi anni. E invece si sta parlando del nostro pane e della nostra vita.
Venerdì e sabato i ministri finanziari dei 28 paesi memebri dell’Unione Europea si incontreranno per discutere di come completare – appunto – l’unione bancaria disegnando criteri e regole della garanzia comune per i depositi bancari. In pratica, l’assicurazione dei correntisti fino a 100.000 euro che dovessero essere coinvolti nel fallimento della propria banca. Altrimenti chiamata “terza gamba” dell’unione bancaria.

L’eterno presente e la servitù digitale

di Vincenzo Vita
La dittatura dell’istantaneo è la servitù della stagione futurista e digitale che ci avvolge.
Servitù, non solo –come sempre si dice- opportunità, perché il recinto del presente offusca il passato e preclude il futuro.
Servitù, perché in tal modo il flusso delle conoscenze viene sequestrato da chi ha facoltà di correre avanti e indietro nel tempo, da coloro che dispongono della chiave della biblioteca dei saperi. La chiave ha le sembianze dell’algoritmo, quello (quelli) degli aggregatori di contenuti e di dati. Si tratta dei nuovi potenti Over The Top (OTT), come i rinomati Facebook o Google.
Quest’ultima è stata la belle époque dei film, del libro, del giornale, della radio e della televisione: fondata su prodotti finiti e determinati, su di un arcipelago sempre più vasto e tuttavia organizzabile attraverso nomenclature e scaffali conosciuti nella loro fisicità.

Pensierini referendari per una primavera di lotta

di Rocco Albanese
Scrivere “a caldo” significa avventurarsi su un terreno assai scivoloso: puoi prendere cantonate, puoi trascurare elementi di fatto, puoi lasciarti andare a giudizi istintivi. Però ci sono situazioni che davvero lo impongono, di esprimersi in modo netto. Così è all'indomani di questo 17 aprile, alla chiusura delle urne che erano state aperte alle 7 del mattino per il referendum “sulle trivelle”.
I numeri dicono che è andato a votare il 31,2 % degli aventi diritto. Il referendum non è valido e l'art. 6 comma 17 del codice dell'ambiente resta intatto: in altri termini, per le grandi compagnie “i titoli abilitativi già rilasciati sono fatti salvi per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”. Resta quindi in vigore l'estensione gratuita e a tempo indeterminato delle concessioni di estrazione già esistenti, il regalo che il governo Renzi aveva fatto ai poteri del settore energetico con lo Sblocca Italia.

Il movimento francese e noi. Un ciclo di incontri in Italia

di Clash City Workers
Nonostante sui media italiani non se ne parli se non marginalmente, la Francia è in subbuglio contro la loi El Khomri, che altro non è se non il “Jobs act d'oltralpe”.
Da una petizione online per il ritiro della proposta di legge, pubblicata a fine febbraio e firmata da 1 milione e 300 mila persone, la mobilitazione si è estesa fino ad investire i posti di lavoro e le scuole di tutte le città francesi, e in particolare quelle della capitale.
Un fiume di voci stanche di elemosinare per un lavoro fisso, e allo stesso tempo stanche di vivere per lavorare, ha invaso le strade e le piazze, portandosi dentro un bisogno radicale di cambiamento politico.

L’analisi del conflitto. Per un agire dotato di senso

di Andrea Sormano
La mediazione del conflitto personale: un percorso a tre tempi.
Posto che i conflitti personali, come ogni altro tipo di interazione, siano osservabili nella prospettiva di identificarne il senso, e che il punto di partenza sia a tal fine l’analisi dei discorsi in cui si esprimono i motivi del configgere, l’analisi del proprio discorso potrà essere la via d’uscita dal conflitto che i confliggenti potranno imboccare.
Non sarà un tribunale ad aiutarli in questa impresa, perché non è compito dei tribunali identificare il senso dell’agire, innanzitutto (Mosconi 2000), e anche perché gli stessivocabolari culturali di chi confligge sono tanto ricchi di imputazioni di colpa quanto poveri di attribuzioni di senso.
Ad aiutarli potrà forse essere un mediatore la cui identità professionale sia quella di analista del discorso: del discorso conflittuale in questo caso. Il modello di mediazione che, a titolo di analista del senso dell’agire mediante la parola, avanzo ad un ideale mediatore, riguarda un percorso di mediazione scandito da tre tempi: Azione, Osservazione, Conversione.

Un test per capire dove sta andando l’Austria

di Angela Mayr
Muri che crescono non solo al Brennero, in Austria. L’ultimo è risorto tre giorni fa al confine con l’Ungheria tra Moschendorf e Heiligenbrunn, là dove nel 1989 cadde il primo pezzo della cortina di ferro. Inoltre è in arrivo una legge nuova, molto discussa, sul diritto d’asilo. Che praticamente potrà essere abolito nei casi di «emergenza per l’ordine pubblico e la sicurezza».
In questo clima cupo gli austriaci voteranno domenica il nuovo presidente della repubblica, figura principalmente rappresentativa e notarile. È previsto tuttavia un terremoto politico: i sondaggi annunciano il crollo dei due principali partiti tradizionali socialdemocratici (Spoe) e popolari (Oevp). Mai così impopolari, i due partiti della coalizione di governo non arriverebbero neppure al ballottaggio. Rudolf Hundsdorfer, ex ministro del lavoro della Spoe è dato al 15%, Andreas Khol, ex uomo forte dei popolari, ora rappresentante dei pensionati è all’11%.

Plasticità, tra filosofia continentale e neuroscienze. Intervista a Catherine Malabou

Intervista a Catherine Malabou di Diego Ferrante e Marco Piasentier
Catherine Malabou è tra le pensatrici più influenti nel dibattito filosofico francese e ha di recente ottenuto una significativa attenzione nel panorama internazionale. Attualmente professoressa presso il Centre for Research in Modern European Philosophy dell’University di Kingston e alla European Graduate School, Malabou ha iniziato il suo percorso di ricerca su Hegel, sotto la supervisione di Jaques Derrida, che rappresenterà un riferimento costante nel suo lavoro, spesso in termini critici o di aperta messa in questione. In particolare, attraverso il concetto di plasticità – cardine della sua ricerca sin dal suo primo testo, L'Avenir de Hegel: Plasticité, Temporalité, Dialectique – Malabou si propone di andare oltre il pensiero della differenza e il dualismo che quest’ultimo instaura tra segno e superficie di iscrizione. La sua proposta teoretica per la definizione di un paradigma della plasticità si alimenta del dialogo con i più recenti sviluppi delle neuroscienze, mettendo in questione la tradizionale partizione tra mente e cervello (si veda, per esempio What Should We Do With Our Brain?, o The New Wounded: From Neurosis to Brain Damage).

L’America Latina è in crisi e le materie prime non la salveranno

di Alejandro Rebossio 
Alla fine del novecento le politiche economiche dell’America Latina sono state guidate dal cosiddetto Washington consensus, un pacchetto di direttive neoliberiste. All’inizio del ventunesimo secolo, invece, è entrato in vigore il “consenso delle materie prime” che ha spinto i governi di destra e di sinistra a basarsi sullo sfruttamento di minerali, petrolio e cereali per sostenere il proprio modello economico.
I prezzi elevati delle risorse petrolifere, minerarie e alimentari hanno favorito la crescita dell’economia, riducendo al contempo la povertà. I due eventi non vanno sempre di pari passo ma, a differenza di quanto succedeva nel resto del mondo, l’America Latina era riuscita in quegli anni ad arginare disuguaglianze particolarmente profonde.

Uno stop per gli Ogm

di Altreconomia 
Meno un per cento. Dopo diciannove anni di crescita, nel 2015 la superficie globale coltivata utilizzando sementi biotech,ovvero organismi geneticamente modificati, è diminuita, passando da 181,5 milioni di ettari a 179,7 milioni. Il dato è contenuto nel rapporto 2015 di ISAAA, l’International Service for Acquisition of Agri-biotech Applications. 
Luca Colombo, per l’Associazione italiana per l’agricoltura biologica, segnala anche altri aspetti significativi, relativi alla (mancata) espansione della frontiera Ogm: “A quattro lustri dalle prime semine commerciali di piante geneticamente modificate e ad almeno 30 anni di loro ricerca e sperimentazione, quasi il 100% delle superfici OGM sono coperte dalle stesse quattro specie del debutto della metà degli anni '90 (soia, 51%; mais, 30%; cotone, 13% e colza, 5%), i 'tratti' continuano a rimanere confinati a tolleranza erbicidi e resistenza a taluni insetti (o la loro combinazione nello stesso genoma), mentre il dato geografico appare ancor più impietoso: dei meno di 180 milioni di ettari coltivati nel mondo più di 150, quasi l’85%, lo sono in soli 4 Paesi delle Americhe”.

martedì 19 aprile 2016

Una Costituzione per l’oligarchia

di Domenico Gallo
La Costituzione della Repubblica italiana fu approvata dall’Assemblea costituente il 22 dicembre 1947, con 458 voti favorevoli e 62 contrari. I deputati dell’Assemblea costituente furono eletti con sistema proporzionale, rappresentavano tutte le componenti politiche sociali e culturali presenti nel popolo italiano e vararono la Costituzione con un accordo quasi unanime.
Si trattava di edificare le mura della casa comune per unire il popolo italiano e trasformarlo in una comunità politica unita da un destino comune. La nuova Costituzione fu scritta ad iniziativa e ad impulso esclusivamente del Parlamento, senza che il Governo potesse mettervi becco. Quando l’Assemblea Costituente discuteva del progetto della Costituzione, i banchi del Governo rimanevano vuoti. Tutto il contrario di quello che è successo questa settimana con l’approvazione della revisione costituzionale.

L'urgenza di una nuova economia. Il discorso di Bernie Sanders in Vaticano

di Bernie Sanders
Sono onorato di essere con voi oggi e sono stato molto contento di avere ricevuto il vostro invito a parlare a questa conferenza della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali. Oggi celebriamo l’enciclica Centesimus Annus e riflettiamo sul suo significato per il mondo un quarto di secolo dopo che è stata presentata da Papa Giovanni Paolo II. Con la fine del Comunismo, Papa Giovanni Paolo II ha lanciato un vibrante appello per la libertà umana nel suo senso più vero: la libertà che difende la dignità di ogni persona e che è sempre orientatata verso il bene comune.
La dottrina sociale della Chiesa, a partire dalla prima enciclica moderna sull’economia industriale, Rerum Novarum nel 1891, fino alla Centesimus Annus e alla brillante enciclica di Papa Francesco “Laudato Si” lo scorso anno, si è cimentata con le sfide dell’economia di mercato. Ci sono pochi luoghi nel pensiero moderno che possono rivaleggiare con la profondità e le intuizioni degli insegnamenti morali della Chiesa sull’economia di mercato.

Distruzione/Creazione/Finanziarizzazione del Welfare. Cosa succede in Italia?

di Franco Abidah 
A partire dallo scorso gennaio si è sviluppato su Commonware un importante dibattito sull’attualità dei processi di messa a valore della riproduzione sociale, con importanti connessioni tra questi e il campo del Welfare (emergere della finanza a impatto sociale, contraddizioni della cooperazione sociale). In questo breve intervento mi propongo di approfondire la questione facendo riferimento al caso specifico del welfare italiano. Faccio ricorso, per descrivere quello che sta succedendo in questo campo, al concetto di distruzione creativa, invitando a prestare attenzione a ciò che, mentre una parte del vecchio modello viene distrutta, prende forma sulle sue macerie in modo più o meno pianificato. Quali nuove strategie creative da parte del capitalismo organizzato? Quali reazioni dal basso? Quale interazione tra le une e le altre?

Merkel e Draghi contro l’Europa

di Thomas Fazi e Guido Iodice 
Si narra che quando il ministro delle Finanze di Luigi XIV di Francia, Jean-Baptiste Colbert, chiese a un gruppo di mercanti – oggi diremmo di imprenditori –– cosa avrebbe potuto fare il governo per aiutare il commercio, uno di loro, chiamato Legendre, abbia risposto semplicemente: «Lasciateci fare». L’espressione laissez faire, che oggi in Italia traduciamo con ‘liberismo’, divenne da allora sinonimo di libertà di impresa, libero commercio e Stato minimo, contrapposta alle idee di Colbert e dei mercantilisti, che vedevano invece per lo Stato un ruolo attivo e interventista in campo economico. La vulgata vuole quindi che i liberisti siano coloro che si oppongono alle barriere doganali, alle tasse, alle regolamentazioni eccessive e, soprattutto, alla spesa pubblica. Generazioni di economisti, filosofi, politici, hanno sviluppato una dottrina secondo la quale meno lo Stato si occupa di economia, più questa sarà capace di prosperare da sola. Il ruolo del pubblico, al più, consiste nel garantire i contratti attraverso l’applicazione del codice civile e nell’occuparsi della polizia a difesa della proprietà. Eppure, a ben vedere, vi è un abisso tra la dottrina e la pratica. Un abisso che è diventato talmente evidente tra il 2007 e il 2008 da non poter essere più nascosto. 

Perché Renzi non ha molto da festeggiare

di Norma Rangeri 
Lo scrittore francese, poco noto in Italia, Robert Sabatier, amava gli aforismi. Uno calza alla perfezione con gli ultimi avvenimenti: «C’è un’azione peggiore che quella di togliere il diritto di voto al cittadino e consiste nel togliergli la voglia di votare». Possiamo analizzare il voto di domenica sotto diversi punti di vista, e probabilmente capiremmo che la ragione, o il torto, non stanno tutti da una parte. In particolare quando si tratta di argomenti sui quali cade il macigno della strumentalizzazione politica, mettendo in ombra il cuore del problema.
Tuttavia su un aspetto dovremmo concordare in tanti: l’invito a non votare, a non partecipare ad un momento importante, tra i più significativi della vita democratica, rappresenta un vulnus per la stessa democrazia.  E chi sostiene che altrove la bassa partecipazione elettorale è una cosa normale, forse non si rende conto che in Italia questo comportamento determina un distacco crescente dei cittadini non solo nei confronti delle istituzioni, ma dello stesso vivere civile.

Questo Pd non ha più nulla di sinistra. Intervista a Michele Prospero

Intervista a Michele Prospero di Luca Sappino
Professore di scienza politica e filosofia del diritto dell’università La Sapienza di Roma, Michele Prospero non ha certo simpatia per Matteo Renzi, a cui ha dedicato un saggio, Il nuovismo realizzato, l’antipolitica dalla Bolognina alla Leopolda, molto letto a sinistra del premier e apprezzato dalla minoranza dem che pure finisce però bacchettata dal professore - che con Bersani segretario era un editorialista di punta de l’Unità - perché dovrebbe, per Prospero, «assumere un dato di inconfutabile realtà: il Pd non ha più nulla di sinistra».
Prospero è uno a cui piace la «vecchia politica», con cui tanto se la prende il premier: «Non c’è nulla di più vecchio», precisa però il professore, «che stare al potere senza alcuna legittimazione, cercandone ogni giorno a posteriori, forzando forma e sostanza della democrazia, come ha fatto sulle trivelle e come farà sul referendum costituzionale».

La nuova ideologia contro il lavoro

di Christian Raimo
Che cos'è lavoro e cosa non lo è? Sarebbe interessante fare un censimento di quante volte nella giornata usiamo espressioni come sto lavorando, sto al lavoro, devo lavorare... Molte delle occasioni in cui io pronuncio una frase del genere a qualcuno non segnalano il fatto che mi devo dedicare a un'attività che è regolata da un contratto. Dico sto lavorando quando sono a scuola a insegnare ai ragazzi (contratto), quando sto scrivendo un pezzo per il mio blog (non contratto), quando sto leggendo un libro che forse mi servirà per aggiornarmi (contratto?). Lo stesso riguarda situazioni di lavoro meno definibili, tipo le casalinghe che fanno la spesa, chi fa ripetizioni a suo nipote, lo studente che sta facendo una ricerca di gruppo. L'autorappresentazione dei confini del lavoro è molto labile: è un insieme ovviamente molto più grande di ciò che è contrattualizzato, ma è un insieme che non coincide nemmeno con ciò che può portare reddito. Facciamo un esempio: quando devo spiegare il marxismo ai miei studenti a scuola, gli parlo di Facebook.

Contro una democrazia d’investitura e senza contropoteri

di Alessandra Algostino
[1] Innanzitutto una premessa. Il discorso sulla riforma costituzionale non può prescindere nel contesto odierno dalla considerazione dell’Italicum. Inoltre, essa va letta come parte di un processo più ampio di degenerazione della democrazia politica, un processo che annovera fra le sue prime tappe il referendum sulla legge elettorale del 1993 e vede nel corso degli anni una progressiva concentrazione del potere. Il disegno di legge Renzi-Boschi dunque è solo una tappa in un processo di verticalizzazione del potere nelle mani dell’esecutivo, con conseguente negazione degli spazi politici, del pluralismo, della democrazia intesa come conflitto, della centralità della discussione, della partecipazione imprescindibile delle minoranze.
Ciò in nome delle parole must di oggi, “efficienza” e “governabilità”. Ma quando si dice efficienza e governabilità, bisogna anche chiarire “per che cosa” e “per chi”, perché non sono principi neutri. La governabilità è declinata nel senso di una razionalità economica neoliberista. Maggiore efficienza e governabilità per il mercato. Almeno questa è la mia interpretazione.

Una mobilitazione straordinaria per la transizione energetica

di Annalisa Corrado
E’ stato un lavoro di squadra entusiasmante, in cui le competenze specifiche si sono messe a disposizione un po’ in ogni luogo (studiando, approfondendo, spiegando e girando come trottole impazzite) e in cui centinaia di persone si sono attivate sui territori: per organizzare momenti di confronto assieme ad altre realtà impegnate nella stessa battaglia, per contagiare le persone più disparate (ai banchetti per strada si fanno incontri spettacolari!), per inventare nuovi modi per incontrarsi e poter raccontare come intendiamo costruire il futuro che non solo vogliamo ma anche, in qualche misura, pretendiamo.
Molti dei volti di questo crescente manipolo di #EroiPossibili erano gli stessi che la scorsa estate avevano lavorato per la raccolta firme referendaria, raccontando a destra e a manca che latransizione energetica non solo è auspicabile, ma è anche possibile, molti altri sono arrivati dopo e si sono ben presto rimboccati le maniche.