La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

mercoledì 1 giugno 2016

In risposta all’Unità (apocrifa) che mi definisce “teppista”

di Michele Prospero
L’Unità presta attenzione al mio ultimo articolo apparso sul Manifesto. E, in un pezzo a firma di Carlo Fusaro, lascia finalmente intendere quel concetto altrimenti sfuggente della Critica del Giudizio di Kant, il genio. E sì perché la penna di Fusaro spruzza a getto continuo una “disposizione innata” a produzioni esemplari. Si concentra, spreme le meningi, fa la pensata e con una “immaginazione creatrice” penetra nei misteri del diritto. Solo al genio o alla kantiana “originalità esemplare del talento” rinvia la solida tripartizione concettuale dei critici delle riforme costituzionali suggerita da Fusaro, sulle spalle di Collodi. Ad un primo gruppo appartiene il pinocchio mentitore, al secondo, in una posizione intermedia, il semipinocchio e al terzo il teppista che offende. Quale Mortati, quale Vittorio Emanuele Orlando, quale Crisafulli. 
Con Fusaro la scuola giuridica italiana raggiunge le vette del sublime. A me, che è capitato di essere incasellato in ben due delle griglie di Fusaro, non resta che esprimere gratitudine. L’Unità, che mi definisce un “teppista del no”, mostra, nei suoi elevati toni, di avere lo stile che si addice ad un giornale personale del presidente del consiglio. E ancora non hanno vinto il plebiscito. 
Davvero fortunati devono ritenersi quelli del foglio apocrifo. L’editore ha strappato Fusaro alla concorrenza di statisti del calibro di Speroni e Bossi (il genio non è solo un dono naturale, in questo sbagliava Kant, anche le frequentazioni contano per il suo maturare). E ora può bastonare a colpi di genio solo per loro. Quella che si chiama egemonia: pescare dai moderati per strattonare chi resta a sinistra e ha la grave imputazione di “aver elogiato Reichlin e Bersani”. 
Alle raffinate metafore giuridiche del quotidiano devo contrapporre solo le prosaiche confessioni di un teppista. Che, come Esenin, deve ammettere: “E mi piace quando una sassaiola di insulti /mi vola contro, come grandine di rutilante bufera”. 

Fonte: pagina Facebook dell'Autore 

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