La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

sabato 11 febbraio 2017

Il ruolo della cultura nella crisi dell’Europa

di Marcelo Expósito
Parlare di cultura in Europa oggi non è facile. Soprattutto se col termine “cultura” ci riferiamo alle politiche culturali delle istituzioni nazionali e sovranazionali europee. Penso che il momento sia particolarmente delicato per due ragioni in particolare. Primo, perché da diversi anni assistiamo a un lento cambio di orientamento nel discorso dell’amministrazione culturale in Europa. La seconda ragione ha invece a che vedere con la generale situazione di crisi in cui versa l’Europa, i cui legami con il ruolo della cultura nelle nostre società non sono sempre evidenti nel dibattito pubblico.

A sinistra qualcosa si muove

di Rino Genovese
Non in Italia, paese ancora politicamente soffocato tra Renzi e Grillo, ma in Europa qualcosa a sinistra si muove. Non mi riferisco tanto all’Inghilterra di Corbyn, il cui pur positivo successo presso la base labour è limitato dalla sua posizione isolazionista euroscettica, quanto piuttosto alla Francia e perfino alla Germania, paese in cui il primato di Merkel è insidiato oggi non soltanto a destra ma anche a sinistra – per quanto incredibile possa sembrare – dall’ex presidente del parlamento europeo Martin Schulz. La possibilità che l’Europa cambi musica è inevitabilmente appesa al filo di un mutamento di rotta dei partiti socialisti e socialdemocratici, in collegamento con le formazioni anti-austerità emerse negli ultimi anni.

I nuovi barbari e il cortile di casa: Trump e l'America Latina

di Marco Consolo
In questo articolo, non si pretende analizzare le linee della futura politica estera di Washington su scala globale, ma si cerca di mettere a fuoco il possibile rapporto con il suo tradizionale “cortile di casa”, l’America Latina ed i Caraibi. È più che probabile che continui e si intensifichi l’offensiva nei confronti dei governi progressisti, ed in particolare contro Cuba, la Repubblica Bolivariana del Venezuela, la Bolivia e l’Ecuador. Ma non c’è dubbio che le prime mosse hanno creato inquietudine e spiazzato anche gli alleati tradizionali degli USA in America Latina. Dopo la strategia del “soft power” dell’Amministrazione Obama e di Hillary Clinton (che ha organizzato ed appoggiato i “golpe istituzionali” in Honduras, Paraguay e Brasile), cambia la musica. Ma andiamo con ordine. 

La “beffa” del Governo sulla Legge d’iniziativa popolare sulla pace e il disarmo

di Andrea Maestri 
Ieri mattina alla Camera dei Deputati è stata messa in scena un’ulteriore beffa ai danni di cittadine e cittadini: è stata respinta la proposta di legge popolare “Trattati internazionali, basi e servitù militari”, presentata da cittadine e cittadini nel lontano 2008 e, grazie all’ipocrita magnificenza del Governo, mantenuta all’ordine del giorno ai sensi dell’articolo 107, comma 4, del Regolamento. Immaginiamo per un momento la gioia enorme e le speranze di quelle persone che, dopo essere riuscite a raccogliere l’enorme numero di 50mila firme, hanno presentato con convinzione la proposta di legge popolare nel 2008, e le speranze che riponevano in quel gesto perché convinte di aver posato la prima pietra di un processo di riconversione alla pace e al disarmo.

L'incostituzionalità dell'Italicum in continuità con quella del Porcellum

di Andrea Pertici
La Corte costituzionale ha depositato la sentenza (n. 35 del 2017) dichiarativa dell'incostituzionalità dell'Italicum di cui possiamo quindi esaminare le motivazioni. A prima lettura, queste ci convincono. Immaginiamo che alcuni critici dell'Italicum non saranno forse del tutto soddisfatti da una sentenza che lascia comunque in piedi aspetti discutibili della legge, come i capilista bloccati, le candidature plurime (salva l'eliminazione del diritto di scelta in quale collegio essere eletti) o un premio di maggioranza conseguibile al primo turno se si raggiunge il 40% dei voti.

Il presidente Öcalan, il popolo kurdo, il processo di pace in Turchia

di Luigi d'Alife
Il 15 febbraio 1999, Öcalan fu catturato in Kenya da agenti speciali turchi in un'operazione clandestina sostenuta da un'alleanza dei servizi segreti di CIA e Mossad (che all'epoca fu ufficialmente accettata dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti). Fu rapito e consegnato allo Stato turco. Poco meno di un anno prima, Öcalan fu costretto a lasciare la Siria dove viveva da oltre vent'anni, a causa della pressione della Turchia e dell'inasprirsi dei rapporti che stavano portando i due paesi sull'orlo di un conflitto armato. Dalla seconda metà degli anni 90, le relazioni tra Turchia e Siria hanno vissuto momenti di forte tensione dovute alla strumentalizzazione della questione curda da parte del regime di Hafez al Assad per ottenere dalla Turchia concessioni su questioni strategiche come la gestione delle riserve idriche del Tigri e dell’Eufrate.

Marchionne e il piscio degli operai

di Giorgio Cremaschi 
Il male e chi lo fa a volte vengono associati ad odori spesso disgustosi. La guerra e i potenti che la scatenano sono entrati nella memoria assieme all'odore del sangue,del ferro, della polvere da sparo, più recentemente a quello di benzina del napalm. I miasmi della terra dei fuochi emanano dai rifiuti sepolti dalla camorra, mentre i veleni che vengono dall'Ilva e che uccidono a Taranto sentono di carbone. Reale o simbolico il cattivo odore è spesso un segno di violenza e oppressione. Che odore associare alla FCA di Sergio Marchionne ce lo dice quanto avvenuto alla Sevel in Abruzzo, fabbrica del gruppo dove migliaia di operai costruiscono furgoni che vengono venduti in tutto il mondo.

Errejon e Iglesias, due visioni distinte dell’azione politica

di Manolo Monereo
Non è facile capire il dibattito reale in corso all’interno di Podemos, anche se in fondo continua a essere il dibattito che lo ha visto nascere. Provo a spiegarlo. La prima questione importante, è che in Spagna è in corso una crisi di regime. Se c’è qualcosa che negli ultimi 30 anni ha funzionato bene, è stata la stabilità del sistema politico e un consenso sociale molto ampio; entrambi sono stati costruiti attorno alla promessa di crescita economica, benessere sociale e appartenenza all’Ue intesa come destino. Il Psoe è stato per molti versi il partito del regime: garantiva la modernizzazione capitalista, si allineava agli interessi dei gruppi economici dominanti e otteneva un rilevante consenso tra le classi lavoratrici.

Un punto fermo da dove ripartire

di Aldo Carra 
Il centro sinistra guadagna quotazioni e lo fa soprattutto nell’area politica e intellettuale della sinistra. Alla base c’è la preoccupazione di un ulteriore slittamento della politica italiana verso destra, sull’onda di populismi e neofascismi che avanzano e che trovano in Trump il simbolo dei rischi che corriamo. Quindi le diverse posizioni espresse non si possono derubricare nel capitolo nostalgia.

Victor Serge e la Russia post-rivoluzionaria

di Sandro Moiso
Con la ripubblicazione, a ottant’anni di distanza dalla sua prima edizione e a quarantaquattro anni dalla prima edizione italiana, dell’efficace sintesi di Victor Serge della storia della rivoluzione bolscevica, dai suoi esordi alle grandi purghe degli anni Trenta, la casa editrice Bollati Boringhieri sembra essersi accollata il merito di inaugurare un anno che molto probabilmente sarà, nel bene e nel male, ricco di rievocazioni di un evento fondamentale per la storia del Novecento. Anno che correrà il rischio di vedere schierate da un lato le rievocazioni tardo-nostalgiche e acritiche e dall’altro le interpretazioni più distruttive e liquidatorie di un avvenimento rivelatosi determinante sia per la storia del movimento operaio che per quella del XX secolo.

Quello che ci ha voluto dire Michele

di Alfonso Gianni 
Quando si vogliono mettere in luce le clamorose contraddizioni del mondo contemporaneo spesso si confrontano le statistiche sull'aumento dell'obesità nei paesi più ricchi con quelle della fame nei paesi più poveri. Allo stesso modo si potrebbe dire dei suicidi per eccesso di lavoro, per esempio quelli registrati non molto tempo fa alla cinese Foxconn, la più grande e terribile fabbrica del mondo, e quelli di chi il lavoro non ce l'ha. Tanti anni fa si annoveravano frequenti casi di suicidio dei cassintegrati del Nord, che non sopportavano una vita ai margini della società produttiva.

Contro Trump nasce la lista della solidarietà tra scienziati

di Francesco Suman
L'ordine esecutivo firmato il 27 gennaio dal neoeletto presidente degli Stati Uniti Donald Trump (White House Executive Order 13769 "Protecting the Nation from Foreign Terrorist Entry into the United States", 27 January 2017) vieta ai rifugiati di sette paesi a maggioranza musulmana di posare piede su suolo statunitense per 120 giorni. Tali paesi sono Iran, Iraq, Siria, Libia, Somalia, Sudan e Yemen, con l'eccezione della Siria, i cui rifugiati vedono il loro ingresso negli Stati Uniti d'America vietato a tempo indefinito. L'ingresso di tutti i regolari cittadini di questi paesi invece è stato vietato per 90 giorni. La loro colpa: essere nati in un paese in cui la religione islamica è maggioritaria.

Per un femminismo del 99% e uno sciopero internazionale e militante l’8 Marzo

Le immense manifestazioni di donne del 21 Gennaio possono rappresentare l’inizio di una nuova ondata di lotte femministe militanti. Ma quale sarà esattamente il loro obiettivo? Dal nostro punto di vista, non è sufficiente opporsi a Trump e alle sue politiche aggressivamente misogine, omofobiche, transfobiche e razziste; bisogna anche rispondere agli attacchi del neoliberismo progressista allo stato sociale e ai diritti del lavoro. Mentre la misoginia spudorata di Trump ha rappresentato la miccia per la risposta massiccia del 21 Gennaio, l’attacco alle donne (e a tutti i lavoratori) è di gran lunga precedente alla sua amministrazione.

L'ultimo Marx e noi

di Annibale C. Raineri 
​Nel 2016 Donzelli ha pubblicato il libro di Marcello Musto L’ultimo Marx 1881-1883. Saggio di biografia intellettuale. Vale la pena soffermarcisi. Come chiarito dal sottotitolo, si tratta di un saggio di biografia intellettuale, che si avvale della gran mole di materiali che negli ultimi anni sono divenuti accessibili e che, secondo Musto, modificano l’immagine del vissuto e del pensiero di Marx fin ora consolidata. Anzitutto biografia: Musto ci consegna l’immagine di Marx uomo negli ultimi tre anni della sua vita, alle prese con le sofferenze, i dolori e le (poche) gioie che quegli anni gli hanno concesso, ma che conserva la sua umanità nonostante il destino ostile, che lo perseguita financo con un’avversione climatica che fiacca il corpo malato.

Cina e Stati Uniti partner strategici?

di Raúl Zibechi
In uno dei suoi più recenti articoli giornalistici, Immanuel Wallerstein torna su un tema che ha già trattato in precedenza: assicura che le due grandi potenze, Stati Uniti e Cina, diventeranno partner strategici. La sua analisi è solida e ha l’enorme pregio, al di là del rispetto che merita tutto il suo lavoro, di non essere nuova ma di apportare nuovi argomenti a quelli di cui si sta occupando da molto tempo. Wallerstein sostiene che il motivo principale delle discordie attuali consiste in quale dei paesi sarà il partner prevalente e quale il subordinato, nella futura e inevitabile alleanza.

Il governo (sostenuto dall’Europa) attua le politiche inaugurate dalla destra

di Stefano Catone 
Dopo la generale indignazione per le decisioni di Trump in materia migratoria (muro e #MuslimBan), sono di fatto passati sotto silenzio i provvedimenti firmati e annunciati dal nostro paese e dall’Unione europea, nonostante abbiano lo stesso identico fine. Se costruire un muro nel mezzo del Mediterraneo è impossibile, si possono siglare accordi internazionali che cercano di disegnare una vera e propria barriera sulle coste libiche. Prima di tutto, a inizio febbraio, è stato sottoscritto un accordo tra Italia e Libia dai vertici dei rispettivi governi.

Podemos a congresso

di Jonatham F. Moriche
Spesso si riduce l’origine di questo scontro alle differenti visioni di Iglesias ed Errejón sulla relazione tra Podemos ed Izquierda Unida e alle cause della sconfitta del 26 Giugno, sono però in realtà due diagnosi decisamente diverse, e a tratti incompatibili, sulla nostra società e le possibilità della sua trasformazione a separare i due candidati alla leadership. Per Errejón e i suoi, nelle società capitaliste avanzate come la nostra, dopo decenni di individualismo e de-politicizzazione neoliberale, una breccia incolmabile separa le ambiziose aspettative di rottura delle minoranza più informate, organizzate e mobilitate dalle grandi maggioranze sociali molto più passive e conservatrici, irrimediabilmente più spaventate dal disordine che dalla ingiustizia.

Democrazie rinnovabili?

di Giuseppe Palazzo
“Il passaggio completo alle energie rinnovabili rappresenta il cambiamento strutturale più radicale dall’inizio dell’era industriale. […] A perdere saranno indubbiamente i fornitori delle energie convenzionali, le proporzioni della sconfitta dipenderanno dalla loro disponibilità e capacità di riconvertirsi completamente, di rassegnarsi a quote di mercato in drastico calo e di trovarsi nuovi campi di attività, che non saranno più l’economia energetica. I vincitori del cambiamento saranno la civiltà mondiale nel suo insieme e le sue società ed economie nazionali e, all’interno di esse, le aziende tecnologiche, come pure numerose imprese locali e regionali.

Gli zapatisti e la simbologia di una proposta

di Simone Ogno
“È per questo che noi 43 popoli di questo paese, come Congresso Nazionale Indigeno, riuniti in questo quinto Congresso, concordiamo di nominare un Consiglio Indigeno di Governo con rappresentanti, uomini e donne, di ciascuno dei popoli, tribù e nazioni che lo compongono. E che questo consiglio si proponga di governare questo paese. E che avrà come portavoce una donna indigena del CNI, di sangue indigeno e che conosca la propria cultura. Vale a dire che avrà come portavoce una donna indigena del CNI che sarà candidata indipendente alla presidenza del Messico per le elezioni del 2018.”

Vecchi e nuovi problemi per l’economia tedesca

di Vincenzo Comito
Sono stati da poco pubblicati in Germania i dati economici per il 2016 ed essi appaiono molto positivi. Tra l’altro, il pil è cresciuto rispetto all’anno precedente dell’ 1,9%, cifra che, almeno in Europa, appare di tutto rispetto e comunque tale aumento è superiore a quello del 2015 ed, inoltre, esso si presenta come il più elevato degli ultimi cinque anni. Contribuisce al risultato una bilancia commerciale in forte avanzo: le esportazioni hanno raggiunto nel 2016 i 1,2 trilioni di euro, più di un terzo del pil (Jones, 2017); il saldo export-import si è collocato intorno ai 300 miliardi di euro ed esso ha superato persino quello della Cina di circa 50 miliardi ed ha inoltre raggiunto il 9% del pil.

Andrea Fumagalli e la grateful dead economy

di Stefano Lucarelli 
1. Ho provato una certa emozione ad avere tra le mani Grateful Dead Economy, quella stessa emozione che si prova quando si sta per ascoltare un LP, e si accarezza il disco nero man mano che lo si fa uscire dall’involucro di cartone – come cantavano i Pearl Jam in Spin the black circle. Non è solo per la fantastica immagine di copertina, dalla quale emerge uno strambo personaggio barbuto con quattro braccia e due gambe elastiche, fra le mani una mela viola rosicchiata, unosmartphone, una bella cannetta ancora da accendere e un bitcoin appena coniato.

Una frattura che si estende dal centro alla periferia, i viola della Catalogna

di Luca Tancredi Barone 
La frattura che attraversa Podemos si estende dal centro verso la periferia. E in Catalogna investe in pieno Podem, la marca catalana del movimento viola, colta in pieno processo di costruzione di un nuovo soggetto politico sotto l’egida della sindaca di Barcellona, Ada Colau. A guidare Podem Catalunya è il deputato al parlamento di Barcellona Albano Dante Fachín cresciuto come attivista contro le politiche sanitarie del governo di Artur Mas, e oggi affiancato da un’esecutiva affine al «terzo polo» di Podemos, il movimento anticapitalista.

Roma dei cittadini o Roma dei palazzinari? Con chi sta Virginia Raggi?

di Paolo Flores d'Arcais
Aver annunciato in campagna elettorale la scelta di Paolo Berdini quale assessore all’urbanistica (assessorato chiave in una città devastata nei decenni dallo strapotere dei palazzinari e perciò dalla speculazione edilizia) è stata una delle chiavi del successo di Virginia Raggi e del consenso straripante con cui è stata eletta: ha infatti neutralizzato e anzi più che compensato le ombre diffuse proprio in campagna elettorale sulla sua figura per le notizie dei trascorsi nello studio Previti. 

Legge elettorale, il passo di lato della Consulta

di Massimo Villone
La sentenza 35/2017 sull’Italicum dimostra che la grande e ostentata attesa delle forze politiche non aveva ragione di essere. Tutto quel che serviva era già desumibile dal comunicato del 24 gennaio. Le motivazioni rendono invece evidente che la Corte vuole mantenere una formale continuità con la sentenza 1/2014, evitando di contraddirla esplicitamente; al tempo stesso, non intende fare alcun passo avanti rispetto a quella pronuncia. Così è per il secondo turno di ballottaggio, che viene censurato per la mancanza di soglia in quanto continuazione del primo turno. Dunque, non perché idoneo di per sé a produrre una sproporzione eccessiva tra consensi reali e seggi attribuiti.

Precarietà e disoccupazione uccidono i giovani. Chi sono i responsabili?

di Fabio Marcelli
L’abbandono dei giovani, completamente lasciati a se stessi e senza la possibilità di costruirsi un futuro, costituisce senza dubbio uno dei tratti più inquietanti dell’attuale società capitalistica occidentale. Una drammatica testimonianza ce ne viene dalla lettera di addio lasciata da Michele, giovane grafico trentenne udinese, prima di suicidarsi. Un’estrema scelta individuale le cui radici sociali sarebbe tuttavia da sciocchi voler negare, tanto più che sono stati gli stessi genitori di Michele a sottolineare il legame esistente tra la scelta disperata del loro figlio e la situazione di precarietà che stava vivendo.

Progettare Babilonia. Città, spazi e politica

di Andrea Baldazzini 
Nel corso degli ultimi decenni il tema dello spazio, o per meglio dire, degli spazi, declinato nelle accezioni di città, territorio, comunità, luoghi, e insieme alle corrispondenti questioni relative alla loro progettazione, produzione, occupazione e condivisione, sembra destare un interesse sempre maggiore.

Cédric Herrou continuerà ad aiutare i migranti

di Anna Maria Merlo 
Cédric Herrou, un agricoltore di Breil-sur-Roya di 37 anni, giudicato per aver facilitato l’entrata in Francia di migranti dall’Italia e per averne ospitati qualche decina, sia in casa sua che in un centro di vacanze abbandonato della Sncf (ferrovie), è stato condannato a 3mila euro di multa, con la condizionale. Il pm aveva chiesto otto mesi di carcere (con la condizionale). Era comparso di fronte al tribunale di Nizza il 4 gennaio e il 18 gennaio era stato posto in stato di fermo per 36 ore. Ieri, sollevato per la pena leggera, Cédric Herrou ha affermato: «Continuerò». A gennaio, dopo il fermo, aveva dichiarato: «Resterò fedele alle mie convinzioni, la mia Francia continuerà a difendere i diritti di uomini, donne e bambini presenti sul suolo francese in nome dei valori che fondano la Repubblica».

Il Cowboy e il Dragone. Cina e Stati Uniti nell’ordine mondiale

di Luca Gaddi
Il crollo del Muro di Berlino ha spesso, nel mondo giornalistico ma anche accademico (si pensi al vituperato lavoro di Francis Fukuyama La Fine della Storia), portato diversi di coloro che si interessavano di relazioni internazionali e di studi strategici a parlare di inizio del “Secolo Americano”, inteso come il vero inizio di un’egemonia militare ed economica degli Stati Uniti d’America, rimasti unica superpotenza su scala globale dopo l’implosione dell’Unione Sovietica.

Romania, la rivoluzione dei principi

di Antonio Damicis
Primo mercoledì di febbraio. Un giorno come tanti altri. Arrivo in ufficio e, come spesso capita qui a Bucarest, devo fare i conti con l’enorme sbalzo di temperatura tra l’esterno e l’interno degli edifici. Meno cinque fuori, più venticinque dentro. Mi svesto. Cappello, sciarpa, scaldacollo, cappotto, maglione. Rimango in T-shirt e mi godo la temperatura estiva dell’ufficio. Mi guardo intorno e scorgo qualcosa di strano. Alcuni fra i miei colleghi vestono completamente di nero.  “Siamo in lutto per la Romania”, mi dice Emilia.” Hai saputo del decreto di mezzanotte?”, interviene Valentin.

mercoledì 8 febbraio 2017

Il nuovo Colosseo che affonda nella speculazione

di Piero Bevilacqua 
Volete avere, in frammento, un’idea della pochezza culturale e della mediocrità irrimediabile delle nostre classi dirigenti? Osservate le vicende del nuovo stadio della Roma. Già un nuovo stadio in una città come la Capitale, resa ormai informe dalla cementificazione dell’ultimo quindicennio, dovrebbe apparire come un delitto urbano. La città è soffocata dal traffico per i troppi poli di espansione costruiti senza collegamenti in ferro. Esistono già due stadi, uno dei quali il Flaminio è in uno stato vergognoso di abbandono. E nessuno si sogna di ristrutturarlo.

A chi appartiene la legge elettorale

di Gustavo Zagrebelsky
Gli elettori non esistono in natura. Sono il prodotto delle leggi e dei sistemi elettorali. Neanche le parole degli elettori, i loro voti, sono un dato naturale. Dipendono dagli artifici in cui sono inseriti e conteggiati per produrre un risultato. Il voto può essere rispettato, maneggiato, manipolato, reso vano e, perfino, orientato verso esiti desiderati da coloro che fanno e disfanno le leggi elettorali: leggi “performative” che non regolano ma creano il loro oggetto. Non si sta parlando di cose come brogli o corruzione. Si sta parlando degli effetti di ogni legge il cui compito sia trasformare i voti in seggi. In quella trasformazione stanno tutte le possibilità appena dette.

L’azzeramento

di Gaetano De Monte
Ogni giorno si hanno notizie di esecuzioni sommarie e torture. Stupri e uccisioni nelle carceri avvengono su base quotidiana. Le condizioni dei rifugiati in Libia sono paragonabili a quelle dei campi di concentramento. È quanto si legge in un rapporto redatto dall’ambasciata tedesca in Niger diffuso attraverso una fuga di notizie rimbalzata dal quotidiano conservatore Die Welt, alla vigilia del vertice informale del 3 febbraio tra i ventotto paesi appartenenti all’Unione Europea. Informazioni che sono suonate quasi come un avvertimento (per i leader) ad intraprendere un percorso più incisivo per controllare le migrazioni dalla Libia, in particolare, lungo la rotta euro mediterranea centrale.

martedì 7 febbraio 2017

Ecco la mia quarta via. Intervista a Luigi de Magistris

Intervista a Luigi de Magistris di Lorenzo Giarelli
Di "nuovo centrosinistra" parlano un po' tutti, ora che quel vuoto lasciato da Renzi concede sogni di rivalsa a chi era stato accantonato dalla fu rottamazione e per chi, vedi Enrico Rossi e Giuliano Pisapia, può tentare la scalata nazionale dopo i successi locali. E Luigi De Magistris? C'è, con il suo progetto che a Napoli ha quasi doppiato i voti presi dal candidato del Pd alle ultime elezioni. Guai a chi pensa che sarà il solito partitino di sinistra, dice lui: "Dobbiamo rimescolare i rapporti di forza, le attuali logiche di partito non mi interessano". De Magistris candidato premier alle prossime elezioni, quindi? Per il momento il sindaco temporeggia. "Napoli mi assorbe giorno e notte e sono felice di fare il sindaco", dice. Ma nel 2018 chissà...

Eurolandia, se il morto rischia di afferrare il vivo

di Alfonso Gianni 
Che la Ue possa implodere e con essa la sua moneta era ed è una consapevolezza che si sta facendo strada persino nei templi del pensiero mainstream e tra le elites europee. Specialmente dopo la Brexit e il possibile asse Trump-May. Il guaio è che il morto rischia di afferrare il vivo. Così le terapie che vengono avanzate appaiono peggiori della malattia, mancando una diagnosi corretta. Non solo si vuole un ennesimo giro di vite nei confronti della Grecia ed entrano nel mirino dei contabili di Bruxelles il Portogallo e l’Italia. Ma in vista dell’incontro, che si profila non solo celebrativo, del 25 marzo, in occasione del 60° dei trattati di Roma, tiene banco la trovata dell’Europa a due velocità.

lunedì 6 febbraio 2017

Gramsci o Laclau? I dilemmi di Podemos

di Carlo Formenti
Fra qualche giorno all’arena coperta di Vistalegre (Madrid), Podemos celebrerà la sua seconda assemblea generale, un evento che potrebbe segnare una svolta importante nella vita di questa formazione politica che rappresenta a tutt’oggi l’unica sinistra del Vecchio Continente in grado di competere alla pari con l’establishment neoliberale. Nel mio ultimo libro (“La variante populista”, DeriveApprodi) ho indicato in Podemos il più importante esempio europeo (accostandolo alle rivoluzioni bolivariane in America Latina e al movimento nato attorno alla candidatura di Sanders negli Stati Uniti) del tentativo di cavalcare a sinistra l’onda populista che in tutto il mondo si sta sollevando come reazione alle devastazioni sociali, civili ed economiche provocate da decenni di regime neoliberista. 

La Merkel ci porta sulla rotta del Titanic

di Stefano Fassina 
A conclusione del vertice europeo di Malta, la cancelliera Merkel ha preannunciato che, il prossimo 25 marzo a Roma, i capi di Stato e di governo riuniti per celebrare il 60-esimo anniversario del Trattato di Roma, potrebbero impegnarsi in una dichiarazione per "un'Europa a più velocità". In sostanza, l'accelerazione dell'integrazione da parte di alcuni membri della Ue. Le dichiarazioni della Cancelliera sono state subito accolte con entusiasmo qui da noi, in particolare da importanti figure politiche e istituzionali del versante progressista.

I debiti dell’Italia e la svolta di Draghi

di Carlo Clericetti
Ma davvero se uscissimo dall’euro dovremmo restituire alla Bce più di 300 miliardi? Così molti osservatori hanno interpretato una frase di Mario Draghi, contenuta in una lettera in cui risponde a due europarlamentari del M5S. C’è una frase che in molti ha provocato un tuffo al cuore: “If a country were to leave the Eurosystem, its national central bank’s claims on or liabilities to the ECB would need to be settled in full” (Se un paese volesse lasciare l’Eurosistema, i crediti e debiti della sua banca centrale nazionale con la Bce devono essere estinti totalmente). Il che non sarebbe sorprendente, perché se si esce dall’Eurosistema bisogna mettere in conto che ci chiedano di regolare quei rapporti.

Entropia e neoliberismo

di Lelio Demichelis
Trent’anni di ideologia neoliberista&ordoliberale e di utopie solo tecnologiche dovrebbero averci portato alla consapevolezza di essere a un bivio: decidere se proseguire sul piano inclinato deterministico del tecno-capitalismo e lentamente implodere (o peggio, esplodere); o provare a invertire la rotta o almeno deviarla, riprendendo i comandi della nave – o dell’aereo, secondo la metafora di Zygmunt Bauman, morto nelle scorse settimane, quando scriveva: «I passeggeri dell’aereo ‘capitalismo leggero’ scoprono con orroreche la cabina di pilotaggio è vuota e che non c’è verso di estrarre dalla misteriosa scatola con l’etichetta ‘pilota automatico’ alcuna informazione su dove si stia andando».

Prossime elezioni comunque e Movimento cinque stelle

di Mario Monforte
Manovre politiche: voto subito, voto no per ora, dopo settembre, al termine naturale della legislatura. E Renzi, convinto di quanto Lotti dixit, «40% alle europee, 40% al referendum», mira «al 40%» e punta alle elezioni quanto prima – occultando il colpo delle elezioni amministrative e il disastro del referendum. I suoi lo confermano leader Pd alle elezioni, e, grazie all’attuale composizione della Consulta, ha ricevuto un paio di “aiutini” non da poco: castrato del quesito sul Jobs Act il referendum della Cgil (lo avrebbe senza dubbio cassato) e legittimato il premio di maggioranza (per cui era stato giudicato illegittimo il Porcellum) per la lista che consegua (appunto!) il 40% dei voti validi.

Scuola di analfabeti? Un appello per le cause e non solo per gli effetti

di Loredana Fraleone
L’appello dei 600 docenti universitari, sul problema della perdita delle capacità linguistiche degli studenti, riguarda un problema vero, che non viene però affrontato come si dovrebbe a partire dalle cause. Indubbiamente ha il merito di accendere finalmente un faro su una situazione largamente prevista da chi, in questi anni, ha combattuto contro le innumerevoli misure, che hanno tolto progressivamente alla scuola strumenti indispensabili per una formazione di qualità. Troppo facile registrare una situazione di deprivazione culturale a valle, che nella fattispecie riguarda il corretto uso della lingua italiana e la comprensione di un testo di media difficoltà, senza denunciare le politiche scolastiche degli ultimi decenni.

Libertà e Giustizia, intellettuali in campo per salvare la politica

di Wanda Marra
La campagna referendaria come momento di formazione di una nuova classe dirigente: un paio di mesi dopo una battaglia sulla Costituzione caratterizzata da toni altissimi, ma anche da dibattiti a colpi di articoli della Carta, a Libertà e Giustizia, la leggono anche così. È un momento delicato per questa associazione, nata nel 2002, in pieno berlusconismo, con l’ obiettivo di diventare l’ anello di congiunzione tra società, politica e istituzioni, di incanalare la delusione nei confronti dei partiti. Ora nel Comitato del No si discute se passare all’ agire politico più tradizionale, magari presentando liste alle elezioni.

Trump è già tra noi

di Guido Viale 
Trump è già tra noi. L'accordo che il governo italiano ha siglato con la Libia per trattenere là, schiavizzati, rapinati, massacrati e stuprate, profughe e profughi che vorrebbero raggiungere l'Europa è sicuramente peggio del muro che Trump ha promesso di costruire a spese del Messico. Non solo. L'elezione e le prime mosse di Trump hanno accelerato lo smottamento anche di una parte consistente della cosiddetta sinistra verso il "sovranismo": uscire dall'euro, uscire dall'Unione Europea, battere moneta nazionale, svalutare per recuperare competitività, innalzare barriere doganali, richiamare in "patria" le produzioni delocalizzate, rilanciare così la "crescita".

Germania, le condizioni della Linke per un’alleanza a sinistra con Verdi e Spd

di Alexander Damiano Ricci 
«Una politica estera di distensione verso la Russia, una politica europea non incentrata sulla competizione al ribasso fra Paesi membri, la ricostruzione dello stato sociale»: sono queste le condizioni alle quali Die Linke potrebbe scendere a compromessi, nel quadro di un’alleanza di governo. Ad affermarlo è Oskar Lafontaine, ex-leader socialdemocratico tedesco, nonché fondatore di Die Linke, durante un’intervista con il quotidiano tedesco Die Welt. In altri termini, esistono delle condizioni minime precise per potersi immaginare un governo a tinta R2G, l’alleanza tra socialdemocratici (Spd), Verdi e Die Linke, durante la prossima legislatura.

domenica 5 febbraio 2017

I problemi dell'eurozona? Colpa dei governi!

di Sergio Farris 
Draghi striglia i governi dell'Unione Monetaria Europea affinchè facciano le riforme e Merkel rompe il tabù dell'unità alle medesime condizioni, parlando di Europa a due “velocità”. Ci sarà una relazione? A fine mese è previsto un incontro a Berlinot fra i due. Il 2 febbraio, lo stesso giorno in cui è uscito l'ultimo bollettino della Banca Centrale Europea, dove si ribadisce che i tassi d'interesse nell'eurozona resteranno ai livelli odierni, se non più bassi, per tutto il 2017 e forse oltre, il Presidente Draghi, a Lubiana per il decimo anniversario dall'ingresso della Slovenia nell'euro, è sembrato voler indirizzare un discorso di conciliazione “politica” ai suoi maggiori critici, i Tedeschi ( non è un caso, forse, come anzidetto, che ieri Angela Merkel abbia dichiarato al vertice di Malta che l'integrazione fra i paesi europei potrebbe proseguire a “velocità diverse”).

Migration compact: un patto scellerato

di Alex Zanotelli 
“Siamo stati capaci di chiudere la rotta balcanica, – ha detto il Presidente della Commissione Europea, Tusk -possiamo ora chiudere la rotta libica.” Parole pesanti come pietre pronunciate in occasione del Memorandum firmato a Roma il 2 febbraio dal nostro Presidente del Consiglio Gentiloni con il leader libico Fayez al Serraj, per bloccare le partenze dei migranti attraverso il canale di Sicilia. È la vittoria del cosidetto Migration Compact (Patto per l’Immigrazione), portato avanti con tenacia dal governo Renzi e sostenuto dall’allora Ministro degli Esteri, Gentiloni.

Non c’è più tempo per i vecchi tatticismi

di Anna Falcone 
Non c’è più tempo. Non c’è più tempo per i tatticismi, per le liturgie della vecchia politica, per i congressi orfani di militanti e di idee, quelli fatti per contarsi (quelli che sono rimasti) o per vendicarsi degli oppositori e sistemare al meglio i fedelissimi. L’Italia e gli italiani sono già altrove. E la Sinistra, in questo altrove, ancora non c’è. Non c’è perché, nel logorante dibattito di questi ultimi giorni, emerge prepotentemente la miopia di chi, fattosi classe dirigente grazie alle ultime leggi elettorali dei ‘nominati’, è tutto proteso a garantirsi un posto al sole anche nella prossima legislatura, invece che a garantire un futuro al Paese.

La velocità della Merkel

di Roberto Musacchio
Ancora una volta è la Merkel che prende l'iniziativa e al vertice di Malta lancia l'idea di un ripensamento generale e parla di Europa a due velocità. Un tema che era già stato sollevato da Hollande qualche anno fa e che comunque ricorre spesso. Questa uscita della Merkel conferma varie cose. La crisi della UE è molto molto seria. Le regole sono rigide per alcuni e sempre piegabili da chi detiene il potere. Le destre sanno avanzare scenari mentre le sinistre compromesse con loro balbettano. Sarà bene che chi ha avuto idee chiare contro questa Europa della austerità e senza democrazia rilanci in fretta. Cosa significa oggi Europa a due velocità? 

Rojava si mette in comune

di Michele Giorgio 
Non è chiaro se l’idea avanzata dai russi di una piena autonomia per il Rojava incontri il favore, almeno parziale, di Damasco e del presidente Bashar Assad. In ogni caso i diritti del popolo kurdo restano una delle questioni più rilevanti tra quelle emerse nei quasi sei anni di guerra civile siriana. I vari attori regionali e internazionali, dagli Stati Uniti alla Turchia, l’hanno allineata ai loro interessi, escludendo intenzionalmente il governo siriano che pure è (e sarà) l’interlocutore principale dei rappresentanti del popolo kurdo in un ipotetico tavolo di negoziato sullo status futuro del Rojava.

Un paesaggio per il condono edilizio

di Paolo Berdini
Nella notte che ha devastato e portato lutti nell’aquilano, alcuni imprenditori se la ridevano allegramente pensando ai lauti appalti pubblici che avrebbero spartito. Dopo otto anni il terremoto ancora sconvolge un’area geografica enorme. Il sisma nell’area compresa tra Marche, Abruzzo e Umbria, nota per le grandi qualità storiche e ambientali, diventa purtroppo l’occasione per assestare un colpo micidiale all’architettura dello Stato, come l’abbiamo fin qui conosciuta. Il governo della delicata fase di ricostruzione deve contemperare la dovuta tempestività nell’emettere i pareri sulle opere di ricostruzione da eseguire e il rigore nel difendere un patrimonio culturale fatto di meravigliosi centri storici, di pievi, di monasteri, di paesaggi e reticoli idrici.

Draghi, Merkel e l’Europa a doppia velocità

di Luigi Pandolfi 
Draghi mette in guardia dai rischi connessi ad una fuoriuscita dall’euro, soprattutto per quei paesi, come l’Italia, che fanno registrare una posizione debitoria nei confronti dell’Eurosistema. Tira fuori i saldi di Target 2 il presidente della Bce. Per spiegare che dalla moneta unica si può anche andar via, ma solo dopo aver regolato la propria posizione. Una sortita che fa il paio con l’inasprimento della pressione di Bruxelles sui Paesi periferici, affinché adottino nuove misure d’austerità nei prossimi mesi, e con le ultime parole di Angela Merkel sull’ipotesi, comunque non nuova, di un’Europa a due velocità.