La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

venerdì 8 aprile 2016

Diem25 non è apolitico ma pan-europeista

di Yanis Varoufakis 
Subito dopo il lancio di DiEM 25 a Roma ho ricevuto una splendida Lettera Aperta da George Souvlis e Samuele Mazzolini. Mi ha ricordato un’altra lettera simile, ricevuta da John Malamatinas prima del lancio di DiEM25 a Berlino. George and Samuele sollevano domande cruciali rispetto a DiEM25 and il nostro progetto di democratizzare l’ Europa. Qui tento di rispondere alle loro domande.
Chi/che cosa è DiEM25?
Ci sfugge tuttavia “chi” sia esattamente DiEM 25, e chi il suo 'nemico'. Più precisamente, contro che cosa stai combattendo?
Il Manifesto Diem 25 risponde in questo modo:
• per lottare insieme contro l’establishment europeo profondamente sprezzante nei confronti della democrazia, per democratizzare l’Europa;
• per porre fine alla riduzione di tutte le relazioni politiche in relazioni di potere mascherandole come mera decisione tecnica;
• per subordinare la burocrazia dell’UE alla volontà dei popoli sovrani d’Europa;
• per smantellare la consolidata dominazione del potere delle multinazionali sulla volontà dei cittadini;
• per ri -politicizzare le regole che governano il nostro mercato unico e la moneta comune;
Se volessi andare oltre il manifesto e parlare personalmente, Diem 25 non sarebbe stato necessario se:
• Non avessimo una UE fondata su un cartello fatto di oligopoli delle principali industrie europee che si muovono attraverso una burocrazia sulla base di regole create sin dall’inizio per depoliticizzare la politica e una moneta comune ( che è essenziale per la stabilità dei prezzi del cartello) - un processo che conduce a una guerra di classe contro il lavoro salariato e la piccola imprenditoria.
• Un cartello come questo non poteva che avviare ( ed era inevitabile!) un processo di disintegrazione che si manifesta attraverso una combinazione di autoritarismo e deflazione che si rinforzano reciprocamente.
Questa degenerazione è ancora un processo incredibilmente potente e i suoi fattori agenti ( compresa la burocrazia e le elites nazionali che lo alimentano e che ne sono alimentate) sono il “nemico contro cui i membri di Diem25 stanno facendo fronte insieme.
DiEM25 è apolitico?
La fisionomia ambigua del DiEM 25 è ulteriormente accentuata dal considerare l'affiliazione politica delle persone che si uniranno ai tuoi sforzi un criterio irrilevante; come letteralmente affermi: "Non siamo una coalizione di partiti politici. L'idea è che chiunque può unirsi a noi indipendentemente dall’appartenenza politica o ideologica, perché la democrazia può essere un tema unificante". (…) In questo modo DiEM 25 corre il rischio dell’ ‘apoliticismo’(…)
Invitare a diventare membri attraverso un’affiliazione dei partiti politici non è lo stesso che invitarli ad unirsi in un movimento apolitico. I partiti politici degli stati membri dell’UE sono diventati, come l’UE, completamente…depoliticizzati. Ci sono partiti neo-liberali che stanno implementando il più ampio fondo di garanzia della storia costituito da chi paga le tasse per il salvataggio di compagnie private (banche!) . E partiti di sinistra che mettono in atto le peggiori politiche di austerità nella storia. Questa ‘anomalia’ riflette il successo che il cartello UE ha ottenuto nel depoliticizzare la politica, il che significa aver creato una forma di politica classista, tossica, anti- democratica e non rappresentativa.
Inoltre, Diem25 è fondato sulla convinzione che il processo di monopolizzazione dell’UE è unico nel mondo e che il suo sbriciolamento contiene un immenso potenziale distruttivo ( anch’esso unico globalmente).
L’eccezionalità dell’Europa, per questo, non è dovuta al fatto che l’Europa è grande e superiore (rispetto all’altra parte del mondo, esempio l’America Latina, la Cina), ma che è così terribilmente strutturata che la sua inevitabile frammentazione infliggerà danni consistenti non solo agli Europei ma anche al resto del mondo.
(Se, per fare un esempio, i governi della sinistra latinoamericana ora stanno implodendo, tutto questo ha molto a che fare con il fallimento delle politiche comuni europee dopo il 2009 nei confronti dell’aumento degli investimenti, evitando così la deflazione cinese che, a stretto giro, ha causato la recessione in Brasile, etc…)
Se la nostra analisi è corretta ( e sinceramente spero che sia…sbagliata), noi siamo in un momento storico molto simile al 1930: subito dopo la crisi (1929) e nella “prima” fase di una scivolata un abisso che comprende deflazione, xenofobia, iper-nazionalismo, svalutazione competitiva, sciovinismo, etc…
Qual ’era il dovere dei progressisti nel 1930? Io suggerisco che fosse mettersi insieme attraverso un’affiliazione dei partiti e dei confini e creare un movimento pan-europeo di democratici ( radicali, liberali e persino conservatori progressisti) in opposizione alle forze demoniache. Temo realmente che noi oggi abbiamo lo stesso compito.
In questo contesto ampio, Diem 25 non è nell’ambito di chi vuole diventare una confederazione di partiti degli stati nazione esistenti che, in virtù del trasferimento di potere dallo stato-nazione alle anti-democratiche istituzioni europee, concludono programmi elettorali che non hanno alcuna possibilità di essere messi in atto una volta che sono al governo. Né in quello di essere un altro movimento di sinistra che fornisce una casa esclusivamente a gente come me e possibilmente come voi ( come critici del capitalismo globalizzato ed europeo), ma che non riesce a portare altri oppositori del processo in corso tra le sue fila poter offrire, insieme, una resistenza significativa alla misantropia emergente.
Allora, non facciamo errori qui: DiEM25 è estremamente politico. Ma essere politici in modo significativo necessita di fare appello ai partiti politici esistenti su tutta la linea. Il carattere profondamente politico del progetto di DiEM25 può essere visto solo attraverso un’attenta lettura dei nostri quattro principi elencati nel suo manifesto:
• Nessun popolo europeo può essere libero fino a quando un’altra democrazia viene violata.
• Nessun popolo europeo può vivere in dignità fino a quando essa è negata ad altri
• Nessun popolo europeo può sperare di avere prosperità se un altro è spinto in una situazione di insolvenza e depressione permanente.
• Nessun popolo europeo può crescere senza beni basilari per i suoi cittadini più deboli, senza sviluppo umano, senza equilibrio ecologico e senza la determinazione a liberarci dal bisogno del petrolio in un mondo che cambia i suoi stili di vita – non il clima del pianeta.
Questo è apolitico? Poco probabile. Un appello per la democratizzazione è apolitica? In alcun modo. Dopo tutto, Aristotile definiva la democrazia come “ la costituzione in cui il potere resta con i liberi e i poveri, che sono la maggioranza". Non è un progetto che l’establishment potrebbe considerare politicamente neutrale…
La prospettiva del consenso
Passando al livello europeo e considerando che gli obiettivi della DiEM 25 si limitano alla ‘ri-democratizzazione’ delle strutture UE, ritieni davvero che persone con assai differenti concezioni della democrazia stessa possano agire di concerto? In proposito siamo molto dubbiosi..
Permettetemi di dire che lo scopo della democratizzazione non può mai essere pensato come limitato. L’autentica democrazia è un concetto incredibilmente radicale e raggiungibile solo sul lungo periodo. Se viene allargato ad ogni relazione sociale, compresi i luoghi di lavoro, la democratizzazione diventa sinonimo di rivoluzione di lungo periodo.
Sulla domanda rispetto a quanto io pensi che possiamo essere d’accordo su un programma comune, mi permetto di suggerirvi che noi non abbiamo il diritto (anche se abbiamo delle buone ragioni) di essere pessimisti. Entrambi abbiamo un obbligo di capire gli ostacoli e un dovere di adottare l’ottimismo dello spirito ( ndt: che sarebbe l’ottimismo della volontà, Gramsci dixit).
Agenda Europea o nazionale?
Questo ci porta a un altro problema strategico: che cosa esattamente deve essere fatto? Sembra che DiEM scommetta esclusivamente sulla dimensione europea, bypassando del tutto quella nazionale.
Capisco perché pensate questo ma vi assicuro che non è questo il caso: DiEM25 non nega la dimensione nazionale o regionale. Non nel senso che la trascuriamo. La nostra visione di una giustapposizione Europa-Nazione è una questione dialettica. Rifiutiamo lo standard della teoria del rapporto costi /benefici ( molto comune a Bruxelles e tra gli stati lealisti all’UE) secondo cui ogni democratizzazione dell’UE richiede un’ulteriore centralizzazione che, di conseguenza, richiede ulteriori perdite di sovranità e di campo nazionale. In acuto contrasto, Diem25 crede fortemente che più democrazia al centro rinvigorirebbe gli stati – nazione e il ritorno di una maggiore sovranità ai parlamenti nazionali.
I progressisti europei, compresi me e voi, devono fare una scelta seria. La spaventosa verità che abbiamo davanti è la disintegrazione dell’UE. Vogliamo dare una mano a velocizzare la disintegrazione per tornare agli stati-nazione? O vogliamo tentare di arginare questa disintegrazione con il tentativo di democratizzare le istituzioni europee? Questa è la questione.
Ci sono buoni argomenti da entrambi i lati qui. Io personalmente su questo sono in disaccordo con eccellenti compagni che stanno in Europa. Ma questo è un bene - il miglioramento richiede disaccordo. La posizione di DiEM25 sul problema è chiara, a giudicare da quanto il Manifesto proclama, che DiEM25 rifiuta entrambi le opzioni qui di seguito con eguale fervore:
• Ritirarsi nel guscio dei propri stati – nazione
• Arrendersi alla zona franca di democrazia di Bruxelles
Voi scrivete :
Mantenere come orizzonte politico sia lo Stato-nazione che l'Europa non significa trincerarsi dietro una forma di nazionalismo passatista, come molti simpatizzanti di DiEM sostengono.
Voi naturalmente avete ragione tranne – tranne per il fatto che nessun membro di Diem25, che io sappia, ha detto che dare sostegno alla dialettica equivalenza dei due orizzonti porta acqua al mulino del nazionalismo. Ciò che noi diciamo è che far prevalere il livello dello stato-nazione e fare appello per ritirarsi dall’Europa nel proprio bozzolo, è, di fatto, una retrocessione.
Il Manifesto lo spiega molto bene :
“Se la lotta per la democrazia dal basso – a livello locale, regionale e nazionale - è necessaria, essa è insufficiente se è condotta senza una strategia internazionale verso una coalizione pan-europea per democratizzare l’Europa. I democratici europei devono in primo luogo coalizzarsi, elaborare un’agenda comune, e poi trovare la strada per connettersi con le comunità locali e a livello regionale e nazionale.”
La cecità di fronte alle tante conquiste registratesi in America Latina negli ultimi dieci anni o giù di lì sarebbe grossolano euro-centrismo.
Solo perché non abbiamo parlato di America Latina all’incontro di Roma non significa che “siamo ciechi” rispetto al suo significato (come persona che ha trascorso a un’innumerevole quantità di ore a discutere con Ernesto Laclau, quando eravamo entrambi a Essex, penso proprio che posso salvaguardarmi rispondendo che non sono colpevole di questa accusa…)
Da ultima - ma non per importanza, Yanis! – vi è la questione della democrazia all'interno di DiEM 25.
E’ mai possibile, Yanis, cercare di democratizzare qualcosa della portata dell'Unione Europea, senza avere alle spalle solide strutture democratiche all'interno del tuo stesso progetto trasformativo?
No che non lo è! DiEM25 deve praticare la democrazia e la trasparenza pienamente all’interno delle sue fila prima di poter sperare di democratizzare qualcos’altro, figuriamoci .... l'Europa .
Voglio condividere con voi le nostre riflessioni su questo e il problema che stiamo tentando di superare. Il nostro pensiero è stato, come voi suggerite, influenzato abbondantemente dall’esperienza e dalla competenza dei vari movimento sociali – dopo tutto molti di noi sono stati coinvolti in questi movimenti per molti anni. La democrazia richiede la costruzione di istituzioni prima che noi possiamo praticarla realmente
DiEM25 ha cominciato a esistere quando un piccolo gruppo di persone sono arrivate alla conclusione che è tempo di costruire un movimento pan-europeo che si muova attraversando e condividendo sia i confini nazionali che i partiti politici. Abbiamo messo insieme il Manifesto, come testo definitivo, attraverso un continuo processo di analisi, revisione e sintesi delle questioni. Poi abbiamo convocato le presentazioni pubbliche di Berlino e di Roma con un appello diffuso a quanti più democratici noi potessimo raggiungere per incontrarci. Hanno risposto a migliaia. E così è emerso il solito problema dell’organizzazione.
E’ quello che stiamo sviluppando, tra i nostri membri, ( per esempio quelli che si sono uniti a Diem25 attraverso il sito), le nostre strutture organizzative ( o la loro mancanza ). Sono certo che voi capite che tutto questo può essere solo un lavoro in via di definizione, non ancora completato work-in-progress. Se invece la struttura fosse stata pre-esistente all’iscrizione dei membri, sarebbe stata una palese contraddizione.
L’idea di base è combinare i coordinamento e l’ordine spontaneo, il fisico e il digitale.
Da un lato, DiEM25 avrà un comitato di coordinamento in ogni stato-membro dell’UE, e un altro pan-europeo che li sovrintenderà e coordinerà che emergerà attraverso incontri fisici ( cioè una sorta di "municipalità") convocate da coloro che hanno avviato il processo, finalizzati giusto per avere i membri di Diem25 in uno spazio fisico, prima che i rappresentanti siano eletti.
Dall’altro lato, abbiamo già avviato i nostri DSCs (Collettivi Spontanei DiEM25). Ecco come funzionano: i membri di DiEM25 si cercano e si conoscono nelle loro città, regioni, etc e spontaneamente formano un collettivo (tra i 7 e i 15 elementi effettivi ). A quel punto possono agire come un’unità nel modo più appropriato che credono per promuovere gli obbiettivi del Manifesto. Non hanno bisogno dell’approvazione di qualcuno. Hanno il diritto di rappresentare DiEM25 (vincolati solo dai principi del Manifesto) nel modo che vogliono, basta che rispettino tre semplici regole : in primo luogo, non devono raccogliere soldi a supporto di DiEM25. Secondariamente, non possono stringere accordi o associarsi con altre organizzazioni o partiti. In terzo luogo, ogni membro del DSC che vuole far approvare qualcosa a favore di DiEM25, deve ottenere il consenso di almeno altri tre membri del suo collettivo.
Caro George, caro Samuele,
Ci sarebbe da molto altro da dire. Grazie per le vostre domande critiche e l’opportunità di approfondire queste questioni cruciali. Vi prego di considerare Diem25 anche il vostro movimento. E se notate che stiamo facendo cose sbagliate, dovete solo che fare un passo e farlo meglio!

Traduzione a cura di Anna Cotone e Roberta Rezzara

Fonte: controlacrisi.org

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