La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

sabato 9 aprile 2016

Trivelle: se anche i Rockefeller dicono basta alle fonti fossili

di Laura Pavesi
“Non è razionale né logico proseguire nella ricerca di nuove fonti di idrocarburi”. A pochi giorni dal referendum sulle trivelle in Italia, gli eredi di John Rockefeller, il petroliere più famoso e potente del XX secolo, annunciano il disinvestimento da tutte le fonti fossili.
Mentre si avvicina il referendum di domenica 17 aprile – giorno in cui gli italiani saranno chiamati ad esprimere il proprio parere sul quesito abrogativo che riguarda l’articolo 6, comma 17 del Codice dell’Ambiente (“Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?) – gli eredi di John Rockefeller, il petroliere più famoso e potente del XX secolo, annunciano ufficialmente il disinvestimento da tutte le fonti fossili “con decorrenza immediata”.
A fine marzo “The Rockefeller Family Fund” – il Fondo della famiglia Rockefeller – ha pubblicato sul proprio sito un comunicato stampa in cui si dichiara “orgoglioso di annunciare l’intenzione di disinvestire dai combustibili fossili. Tale processo sarà completato il più in fretta possibile”. E spiegano che “dal momento che la comunità globale sta lavorando per abolire l’uso di combustibili fossili, non ha più alcun senso – sia dal punto di vista finanziario che da quello etico – continuare ad investire in questo tipo di società”.
Secondo i Rockfeller – che non sono un gruppo di ecologisti e ambientalisti, ma di persone facoltose arricchitesi col petrolio – “non è razionale, né logico che queste aziende proseguano nella ricerca di nuove fonti di idrocarburi. La comunità scientifica e le dichiarazioni d’intenti contenute nell’Accordo di Parigi (sul clima) non potrebbero essere più chiare: invece di cercare ulteriori fonti di combustibili fossili, se vogliamo che l’umanità e gli ecosistemi naturali abbiano una speranza di sopravvivere e prosperare nei prossimi decenni, dobbiamo lasciare nel sottosuolo la maggior parte delle riserve (fossili) già scoperte”.
E se una famiglia come i Rockfeller sostiene che le fonti fossili devono restare sottoterra, questa dovrebbe essere una notizia da prima pagina, eppure in Italia – a parte qualche rara e lodevole eccezione – è passata inosservata, come se il disinvestimento da idrocarburi e fonti fossili riguardasse solo gli Stati Uniti.
E invece ci riguarda molto da vicino, dal momento che una notizia del genere sarebbe molto utile per approfondire la riflessione sul tema e decidere cosa votare al referendum del 17 Aprile in modo il più possibile completo, consapevole e informato. Sono tanti i motivi per dire stop alle trivelle e cambiare il modello di sviluppo economico basato sulla combustione dei fossili. Come ci spiega ISDE Italia (Associazione Medici per l’Ambiente), questo modello non solo impone altissimi costi sanitari sia all’uomo che alla biosfera ma appare anche sempre più fragile ed insostenibile anche sul piano puramente economico.
E l’hanno capito persino i Rockefeller, tanto che hanno già incaricato i propri consulenti finanziari di eliminare dal portafoglio gestito direttamente dal Fondo della famiglia tutti gli investimenti nella compagnia petrolifera ExxonMobil e nelle società che trattano carbone, gas e sabbie bituminose (o “tar sands”) e di incrementare ulteriormente il settore Investimenti Socialmente Responsabili. Dopodiché, dichiarano sempre i Rockefeller, partirà la seconda fase del disinvestimento da fonti fossili, cioè l’eliminazione di alcuni fondi misti presenti nel portafoglio gestito da terzi e non direttamente da loro.
La famiglia Rockefeller ha condannato duramente anche l’operato della ExxonMobil – nata negli anni ’20 del XX secolo proprio dall’impero petrolifero fondato da John Rockefeller – per aver mentito all’opinione pubblica per decenni e per aver occultato gli studi che accertavano la responsabilità delle fonti fossili nel provocare il cambiamento climatico.
“La condotta di ExxonMobil – si legge sempre nel loro recente comunicato – è da considerarsi moralmente inaccettabile. I fatti indicano che, fin dal 1980, la società ha agito allo scopo di sviare l’opinione pubblica dalla progressione del cambiamento climatico, proprio quando spendeva milioni di dollari per salvaguardare le sue infrastrutture dalle conseguenze negative del cambiamento climatico stesso e proseguiva nella ricerca di nuove fonti (di idrocarburi) nell’Artico mentre l’estensione del ghiaccio continuava a diminuire. Saranno le autorità competenti a stabilire se la società ha violato la legge, tuttavia in un’ottica di gestione responsabile (del Fondo) non possiamo essere equiparati ad una azienda che ha mostrato un tale disprezzo per l’interesse pubblico”.
Per tutti questi motivi, oggi più che mai è necessario disinvestire disinvestono da ogni fonte fossile (petrolio, carbone, gas, sabbie bituminose) e fermare le trivelle – anche sulla terraferma – in favore di fonti di energia rinnovabili che ci permettano di rispettare l’ambiente e di tutelare la nostra salute. Soprattutto in un mare chiuso come il Mediterraneo, dove un disastro petrolifero causerebbe danni gravissimi ed irreversibili all’ambiente, alla salute, alla pesca e al turismo.
Ma lasciamo che siano gli stessi Rockfeller a dirci perché è necessario dire basta alle trivelle: “Tutti sanno che la famiglia Rockefeller ha avuto una lunga e redditizia tradizione di investimenti nel settore petrolifero, ExxonMobil inclusa. Perciò le nostre decisioni non sono state prese a cuor leggero o senza valutarne la portata. Ma la storia è in continua evoluzione e non può essere fermata. È davvero arrivato il momento che tutte le persone di buona volontà facciano tutto quanto è in loro potere, a livello globale, per trasformare la nostra evoluzione futura in un’evoluzione innovativa che riconosca la profonda interdipendenza tra il futuro dell’umanità e la salute dei nostri (eco)sistemi naturali”.

Articolo pubblicato su Italia che Cambia
Fonte: Pressenza

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