La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

venerdì 29 aprile 2016

Lavoro. L’insicurezza non fa notizia

di Riccardo Chiari
Nonostante un oscuramento mediatico che farà canticchiare “Ho visto un re” a molti responsabili dei lavoratori per la sicurezza, la giornata mondiale “Safe day” per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro ha visto numerose iniziative da un capo all’altro della penisola. Con in prima fila gli edili, settore tradizionalmente ad altissimo rischio, e con lo sciopero nazionale di otto ore del settore lapideo. Dei cavatori che hanno manifestato sotto le Apuane versiliesi con ancora fresco il tragico ricordo dei due operai seppelliti da un costone di marmo, e in provincia di Bergamo, lì dove si lavora nelle 70 cave di pietra in val Brembana e in val Cavallina.
Fra le piazze italiane dove si è manifestato dietro l’ideale striscione “Ricordiamoli Tutti” c’è stata anche Roma, con un presidio e un flashmob in piazza Montecitorio. Presidi anche a Lecce e flashmob a Napoli, dove la settimana scorsa ci sono stati due morti, un ferito gravissimo e altri due gravi in un cantiere dell’Anas a Nola.
Il sanguinoso stillicidio di caduti sul lavoro è riassunto ogni anno dall’Inail, che nel 2015 ha conteggiato ben 1.172 morti, oltre a decine di migliaia di feriti anche gravi e in tanti casi con infortuni invalidanti. L’istituto ricorda che, rispetto al 2014, c’è stato un incremento di oltre il 16% delle vittime. Quanto all’anno in corso, l’osservatorio indipendente di Bologna registra 184 infortuni fatali in quattro mesi scarsi, cui devono essere aggiunti i cosiddetti “morti in itinere”, vittime di incidenti stradali andando o tornando dal lavoro.
In parallelo agli edili di Cgil Cisl e Uil, con l’adesione della Filcams Cgil alla giornata, anche il sindacato di base Usb ha ricordato il Safe Day, sostenendo un libro messo in cantiere da Rete Iside Onlus, animatrice del portale lavoroinsicurezza.org. Un libro, da presentare nelle prossime settimane nelle città italiane, in cui tredici scrittori – Simona Baldanzi, Mauro Baldrati, Gian Luca Castaldi, Collettivo Sabot, Annamaria Fassio, Cristian Giodice, Marco Martucci, Alessandro Pera, Alberto Prunetti, Giacomo Pisani, Christian Raimo, Paola Staccioli e Pia Valentinis – raccontano il mondo del lavoro, e i problemi legati ai rischi e alla sicurezza.
Di fronte alla tragica contabilità dei decessi, Fillea Cgil, Feneal Uil e Filca Cisl tirano le somme dell’emergenza insicurezza: “Occorre rendersi conto che promuovere la prevenzione e la formazione non basta, se non si intensifica la lotta all’irregolarità e all’elusione delle regole. Occorre rafforzare controlli e sanzioni, agire per rendere i luoghi di lavoro vere e proprie ‘case di vetro’, soprattutto i cantieri, che sono i luoghi più esposti al rischio di incidenti gravi e gravissimi e di malattie professionali. E occorre intervenire sulle pensioni, perché non è possibile che lavorare a dieci metri di altezza o sollevare quintali di materiale ogni giorno al freddo o sotto il sole non sia considerato un lavoro usurante. Questi lavoratori debbono andare in pensione prima, senza penalizzazioni”.
I sindacati degli edili si rivolgono al governo: “Assuma come priorità la sicurezza, che inizia dalla qualità e regolarità delle imprese, dal rispetto del lavoro, quindi dei contratti, e dal rispetto delle norme, troppo spesso considerate costi da comprimere”. Ma il problema, osserva Walter Schiavella della Fillea, che chiede di inserire nel codice penale l’omicidio bianco, è che l’esecutivo di Matteo Renzi ha tutt’altre idee: “In pochi giorni il governo sta facendo regali ad imprese e banche, con il colpo di mano sul Codice degli appalti e con la proposta del prestito pensionistico”.
In particolare Schiavella guarda al Codice sugli appalti. E denuncia: “Consentire il massimo ribasso nelle gare al di sotto di un milione di euro, che rappresentano il 90% del totale degli appalti nelle costruzioni, significa continuare a mutuare l’idea diffusa tra le imprese che la sicurezza ed il lavoro siano costi e, come tali, possano essere ridotti. Altrimenti come si può vincere un appalto con il 40 o 50% di ribasso?”. La risposta è drammaticamente facile.

Fonte: il manifesto 

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