La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

venerdì 29 aprile 2016

Non è l’imperatore

di East Asia Forum
Parallelamente all’importanza della Cina nell’economia mondiale e negli affari internazionali, cresce la necessità di comprenderne il sistema politico e il modo in cui il potere politico viene esercitato al suo interno. Anche perché governi e mercati di tutto il mondo sono influenzati quotidianamente dalle decisioni prese dai leader di Pechino.
In tutto il Pianeta c’è gente costantemente in contatto con partner d’affari, colleghi, familiari e amici in Cina: questi legami non sono mai stati tanto ramificati nella storia dell’umanità ed è inevitabile che tutte queste persone siano sempre più sensibili a come il popolo cinese vede i suoi leader politici e il suo sistema di governo. Nell’era dell’interconnessione tecnologica neppure la sicurezza nazionale della Cina può bloccare lo sviluppo di questi scambi se il Paese vuole continuare a trarre i benefici derivanti dall’apertura all’economia mondiale.
La Cina è importante sia economicamente sia politicamente e il modo in cui è governata conta sempre di più per il successo delle aspirazioni del suo popolo espresse dalla sua leadership e dalle sempre più ampie relazioni di quest’ultima con la comunità internazionale. Per questo motivo a livello internazionale sono diventate così importanti le analisi informate e accurate sugli sviluppi del sistema politico cinese.
Certo, ci sono analisti e analisti e non tutti meritano la stessa attenzione. Alcuni si sono specializzati nel prevedere l’implosione politica e il collasso della Cina mentre il suo sistema politico, attraverso le riforme economiche, apriva il Paese al resto del mondo. Un settore, quello dei catastrofisti, che si espande naturalmente nel momento in cui la Cina sta affrontando le sfide della prossima fase di riforme economiche e le reazioni alla sua accresciuta presenza politica all’estero.
Nell’articolo di apertura di questa settimana Carl Minzner – eminente studioso di governance in Cina – sostiene che “la Cina si sta chiaramente dirigendo verso un’era più cupa”.
Secondo Minzner questa “era più cupa” è caratterizzata da due fattori principali: la repressione contro avvocati, giornalisti e attivisti della società civile; e una “costante erosione delle regole del gioco politiche autoritarie in vigore fin dall’inizio dell’attuale era politica”.
Ed è il secondo di questi fattori che preoccupa maggiormente Minzner, che ritiene che il presidente cinese Xi Jinping stia provando a personalizzare le riforme istituzionali e sostiene che questa personalizzazione del potere delle istituzioni porterà alla “cannibalizzazione” del Partito comunista cinese (Pcc). Nathan Attrill ha manifestatopreoccupazioni simili facendo notare che la leadership personalistica di Xi è accompagnata da grossi rischi.
Secondo Minzner, i meccanismi attraverso i quali lo Stato centrale esercita il potere stanno continuamente scivolando verso canali de-istituzionalizzati. Questi canali comprendono: “la coltivazione del culto della personalità in erba di Xi e una costante deviazione dell’ideologia dalle origini socialiste rivoluzionarie del Partito comunista cinese verso il ‘Sogno cinese’, un revival di un’ideologia etno-nazionalista che affonda le radici nella storia imperiale, nella tradizione e nel confucianesimo, e un ritorno delle tattiche maoiste di ‘governo della paura’, incluse le confessioni televisive e le sparizioni di funzionari statali e attivisti della società civile. Paura, tradizione e carisma personale non equivalgono al governo delle istituzioni… Gli sforzi compiuti nell’era delle riforme dal partito-Stato per costruire sistemi di governance maggiormente istituzionalizzati vengono costantemente erosi”.
Xi Jinping è indubbiamente un leader più forte e di profilo più elevato rispetto al suo predecessore Hu Jintao. Xi è arrivato al potere mentre il partito era scosso da scandali come l’affaire Bo Xilai e ha dovuto affrontare la preoccupazione crescente per la corruzione evidente a tutti i livelli di governo. La campagna anti-corruzione di Xi è stata più profonda, di più vasta portata rispetto a quella lanciata da Hu quando quest’ultimo salì al potere. Xi ha violato le regole che prevedevano il divieto di colpire membri del Comitato permanente del Politburo (con l’arresto di Zhou Yongkang, ndt) e di non acciuffare gente all’estero (nonché quella di non compiacersene). I comitati che coordinano i diversi interessi e decidono le politiche della Cina ora riferiscono spesso direttamente a Xi, invece che all’incaricato ufficiale di quella determinata area politica.
La tesi di Minzner è plausibile. L’accentramento di potere da parte di Xi può avere i suoi vantaggi nell’affrontare grandi questioni, ma aumenta anche i rischi di fallimento – e il pericolo per Xi di essere ritenuto personalmente responsabile se le cose vanno male.
L’affermazione di Minzner secondo cui il Pcc si sta cannibalizzando è più provocatoria.
Anzitutto, mentre la leadership è essenziale per qualsiasi Stato – a maggior ragione per uno che viene analiticamente, inutilmente, descritto come uno Stato autoritario – esistono dei limiti a ciò che lo stesso Xi può fare.
I centri di potere e d’influenza e i vincoli per il potere centrale in Cina sono reali. La personalizzazione delle riforme istituzionali ha i suoi limiti. Xi è il segretario generale del Partito comunista cinese, il capo della maggiore organizzazione politica del mondo e, anche se i vincoli costituzionali possono essere deboli, il “selettorato” (chi seleziona il presidente, ndt) detiene un potere consolidato a diversi livelli. Xi può mettere in pericolo e cambiare le ricompense dei membri di partito attraverso la campagna anti-corruzione, ma il suo controllo sul comportamento dei quadri ha dei limiti.
Accorpando sotto il suo diretto controllo una serie di compiti (inclusa la sicurezza nazionale) Xi ha indubbiamente aumentato la coerenza del sistema politico cinese. Ha anche detto che si riterrà direttamente responsabile se la sua politica dovesse fallire. A livello popolare una simile accountability è certamente debole, non essendo previste elezioni democratiche. Ma all’interno del partito esiste un più solido – seppur comunque debole – sistema diaccountability. Mentre ci avviciniamo alla prima fase di successione della leadership, prevista per il 2017, conterà – così come conterebbe in una democrazia – cosa la gente al di fuori del partito pensa dei risultati ottenuti dalla leadership. Gli sviluppi politici devono essere valutati nel contesto di un sistema politico più pluralistico di quanto lasci ritenere la presenza del partito-Stato.
Le parole di Minzner risuonano forti per tutti coloro che, sia in Cina sia all’estero, vedono quello attuale come un “periodo cupo” di governo in Cina, nel quale attualmente è molto difficile scorgere i progressi sperati verso un sistema di governo maggiormente rappresentativo. Ma nell’oscurità ci sono molte ombre che avvolgono i facili giudizi sull’evoluzione del sistema politico cinese.
La Cina deve essere affrontata così com’è – caso per caso, governo per governo, situazione per situazione. Vedere la Cina chiaramente come è – al di là delle speranze e dei sogni che possiamo nutrire per il suo futuro – richiede la comprensione e l’accettazione dei limiti del potere di ognuno di cambiarla dall’interno o dall’esterno del sistema e lavorare con la Cina che abbiamo, non con quella che il presidente Xi invita a sognare di qui a 50 o 100 anni.

Il comitato editoriale di EASTASIAFORUM è composto da Peter Drysdale, Shiro Armstrong, Ben Ascione, Ryan Manuel and Jillian Mowbray-Tsutsumi

Fonte: cinaforum.net

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