La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

venerdì 5 agosto 2016

Lo stato nazione e il suo Welfare State sono morti? Una critica a Varoufakis

di Vicente Navarro
Leggo sempre con molto interesse gli scritti di Yanis Varoufakis, e mi trovo solitamente d'accordo, particolarmente nelle sue critiche alla Troika (il Fondo Monetario Internazionale, la Commissione Europea, la Banca Centrale Europea) e l'Eurogruppo (i Ministri dell'Economia e delle Finanze dell'Unione Europea). Approvo anche la sua chiamata a una ampia mobilitazione Europea per sovraordinare la democrazia alle istituzioni che governano la UE, anche se non ne condivido la modalità proposta. Egli crede (sbagliando, secondo me) che il potere degli stati nazione nella UE sia praticamente scomparso.
Che non contano più. Basandosi sull'esperienza greca, quando ha rappresentato il governo Syriza nei negoziati con la Troika, egli conclude che gli stati-nazione non hanno alcun potere. Secondo Varoufakis, governi e parlamenti negli stati-nazione sono stati tramutati in mere cinghie di trasmissione di tutto quanto viene deciso dalla Troika e istituzioni associate. Egli scrive in una recente pubblicazione che i governi Europei trasmettono ai Parlamenti tutto ciò che è deciso a livello Europeo (Commissione Europea o Consiglio Europeo) e i Parlamenti approvano tutte le istruzioni quello che ricevono da tali istituzioni (Yanis Varoufakis and Gerard Pisarello, A plan for Europe, p. 89).
Ci sono delle alternative
Non c'è bisogno di dire che parlamenti e governi sono seriamente vincolati da tali istituzioni. Su questo non c'è disaccordo. Ma è esagerato dire che hanno perso tutto il potere. Ed è sbagliato sostenere che governi e parlamenti hanno applicato le politiche di austerità (con I tagli al welfare state) dichiarando di non avere altra possibilità. Per esempio, il governo socialista guidato da Zapatero in Spagna, avrebbe potuto, per ridurre il deficit pubblico, sia tagliare la spesa pubblica che aumentare le tasse. Il Presidente Zapatero ha scelto la prima via per evitare la seconda. Ha tagliato le pensioni pubbliche per ottenere 1.200 milioni di euro quando avrebbe potuto ottenere di più (2000 milioni di euro) dalle entrate di tasse sulla proprietà.
Stesso discorso a proposito del Presidente Rayoi del Partito Popolare. Egli ha tagliato 6,000 milioni di euro del Servizio Sanitario Nazionale, mentre avrebbe potuto ottenere quasi lo stesso ammontare dall'annullamento dei tagli delle tasse sulle imprese.
I parlamenti hanno ancora del potere, incluso il potere di mettere in discussione le politiche di austerità. Il Governo Portoghese ha fermato l'imposizione, da parte della Commissione Europea, delle politiche di austerità. I cambiamenti nella UE dovranno comprendere, oltre all'ampia mobilitazione Europea che Varoufakis promuove, risposte da parte di coalizioni negli stati-nazione contro le politiche imposte dalle istituzioni che governano l'Eurozona. E' un errore accettare la giustificazione che liberali, conservatori, e molti governi socialdemocratici danno, quando realizzano tagli molto impopolari di spesa pubblica e sociale, che non ci sono alternative. Hanno delle alternative, che però non vogliono ammettere. In realtà, molti di questi governi (specialmente liberali e conservatori) stanno perseguendo, mediante politiche impopolari, quello che hanno sempre voluto: ridurre la forza del lavoro e smantellare lo stato sociale. Ciò che vediamo è un'alleanza fra i potenti ceti economici e finanziari dominanti in ciascun paese, che sostengono le politiche pubbliche calate dalla Troika e dall'establishment della UE le quali non verrebbero approvate dai rispettivi parlamenti. Adoperano le istituzioni Europee, che mancano di ogni credibilità democratica, per ottenere ciò che hanno sempre voluto, e si giustificano dicendo: non ci sono alternative. Ma ovviamente ci sono alternative.
Varoufakis e la sua proposta di UBI
Il secondo punto di maggior dissenso riguarda l'abbandono, da parte di Varoufakis, del welfare state, invocando al suo posto un Reddito Universale di Base (Universal Basic Income).
Nella conferenza alla quale mi riferisco, egli riassume il suo punto di vista sullo stato attuale del capitalismo e perchè l'istituzione del reddito universale di base dovrebbe essere al centro di una strategia che risolva i maggiori problemi creati dal capitalismo. Comincia, in modo piuttosto provocatorio (uno stile che pare piacergli, dato che lo usa frequentemente) dicendo che “la socialdemocrazia (inclusa la sua versione americana, il New Deal) e le sue politiche sono morte, sono finite e non possono essere rianimate”. Poi aggiunge che “l'istituzione del welfare state (l'erogazione pubblica di trasferimenti e servizi quali cure mediche, istruzione, servizi sociali e così via) è completamente finita. Il welfare state, dopo tutto, non può continuare. Il suo finanziamento non è sostenibile perchè le risorse per pagarlo vengono dalle tasse correnti, che diminuiranno a causa della riduzione del numero dei lavoratori e a causa del calo dei salari. Attribuisce questo calo ai rivoluzionari cambiamenti tecnologici, aggiungendo la sua voce al numero crescente di autori I quali credono che la rivoluzione digitale ed elettronica produrrà un futuro senza posti di lavoro.
Un altro punto del suo discorso riguarda il fatto che la finanziarizzazione dell'economia (espansione del settore finanziario a danno dell'economia produttiva) si somma non solo al problema del finanziamento del welfare state, ma anche alla riproduzione del capitalismo “per se”. Secondo Varoufakis, le banche si sono sostituite alla manifattura (e ad altri fattori dell'economia produttiva). Questo significa che negli Stati Uniti, il centro del potere economico mondiale è passato da Detroit a Wall Street creando un grosso problema perchè la contrazione dell'economia produttiva comporta meno posti di lavoro e una contrazione dei salari, che significa meno domanda, la causa dell'attuale crisi. Dati questi presupposti, la soluzione è tassare i gruppi a redditi più alti e distribuire agli altri sotto forma di reddito, nella misura di un pari ammontare per ogni cittadino, che è la caratteristica del reddito universale di base. Il denaro darà più forza negoziale ai cittadini, che potranno impiegarla nei confronti dei datori di lavoro per ottenere migliori condizioni. Il reddito universale di base creerà domanda e consumo che stimolerà l'economia fino al necessario tasso di crescita. Questi sono, credo, i punti salienti del suo discorso. Spero di averli riportati fedelmente.
Quali sono i problemi di queste tesi?
Ve ne sono diversi. Uno è non aver presentato accuratamente la socialdemocrazia. Storicamente, la socialdemocrazia e stata lo sviluppo di una strategia mirata a fornire trasferimenti e servizi pubblici a ciascuno secondo i suoi bisogni, da finanziare secondo la capacità di ciascuno, definiti i bisogni e le capacità attraverso un processo democratico. Tale strategia ha portato all'istituzione e all'espansione del welfare state, basato sulla tassazione progressiva. Ciò che Varoufakis presenta come socialdemocrazia è in realtà democrazia Cristiana. Quest'ultima (istituita da Bismarck) basava il finanziamento del welfare state sulle contribuzioni del mercato del lavoro. Il welfare state, radicato nel sistema di assicurazione, era più una caratteristica della corrente conservatrice, piuttosto che di quella socialdemocratica. Secondo quella tradizione, i benefici non erano universali e il finanziamento non avveniva secondo la capacità di ciascuno, quanto piuttosto sul tipo di lavoro svolto da ciascuno. Questa distinzione è importante. E' quest'ultimo approccio, quello conservatore della tradizione democratico Cristiana (ripeto, basato sulle contribuzioni da lavoro), che Varoufakis chiama welfare state. Ed è quello che potrebbe trovarsi in seri problemi perchè le entrate da assicurazione pubblica dipendono dal numero di contribuzioni da lavoro e dal livello dei salari. E' questo il genere di welfare state che fronteggia i maggiori problemi, non quello socialdemocratico, dove il finanziamento proviene dalla fiscalità generale piuttosto che dai contributi dei lavoratori.
Sono i rapporti di forza fra lavoro e capitale che informano lo stato.
Nel modello socialdemocratico, le entrate dello stato sono rapportate solo alla volontà politica circa quanto tassare il capitale e quanto tassare il lavoro, e questo dipende principalmente dai rapporti di forza esistenti in uno stato-nazione. In paesi come quelli Scandinavi, con forti movimenti del lavoro, la percentuale di reddito nazionale che va al lavoro è più ampia di quella che va al capitale. E' in paesi dove il lavoro è debole, quali quelli del sud Europa (Spagna, Portogallo, Grecia) che la quota di reddito che va al lavoro è più bassa, mentre il reddito del capitale è maggiore. Il modo con il quale il reddito è distribuito e quanto delle entrate pubbliche vengono ottenute dalla tassazione sul lavoro e dalla tassazione sul capitale, è una questione politica. Ma, fintanto che la gente appoggerà il welfare state, esso sarà finanziato. C'è abbastanza denaro nei paesi del sud per avere un welfare state sviluppato. Il problema è che lo stato non li raccoglie, perchè le forze conservatrici nei paesi del sud Europa sono estremamente forti. Il problema nei paesi capitalisti sviluppati, in Europa come in nord America è che il reddito che è derivato dal capitale ha avuto la prevalenza ai danni del lavoro. Il reddito derivato dal capitale è enormemente cresciuto, mentre il reddito derivato dal lavoro è drammaticamente sceso. Questo è il vero problema. Il dominio del capitale (condotto dal capitale finanziario) all'interno delle istituzioni Europee spiega la situazione. Su questo si basa la mancanza di democrazia nelle istituzioni UE. E non c'entra nulla con i cambiamenti tecnologici. Quello che serve è invertire i rapporti di forza e aumentare il reddito da lavoro a spese del reddito da capitale, il che richiede anche una questione di cambiamento nella proprietà del capitale. Spero che Varoufakis sia d'accordo.
Che soluzioni ci sono?
Ma, se egli è d'accordo, allora la soluzione è tassare di più il capitale, che ha beneficiato di un pasto gratis fin dal 1980. Ciò è possibile se vi è la volontà politica, al livello di ogni stato-nazione e al livello Europeo. Il problema della UE è che essa è completamente sotto la pesante l'influenza e il controllo della finanza e del capitalismo orientato all'esportazione (soprattutto a causa della Germania). Il problema non è dove trovare i soldi. Sappiamo dove si trovano. Credo che Varoufakis sia d'accordo. Il nostro disaccordo non dovrebbe riguardare da dove vengono i soldi (presumo che concordiamo sul fatto che una parte dovrebbe derivare da coloro che hanno beneficiato della crisi attuale), ma dove i soldi dovrebbero andare. Secondo il reddito universale di base, a ogni cittadini andrebbe la stessa somma. Sarebbe un diritto di base per tutti. Ma perchè lo stesso ammontare per ciascuno? Qual'è lo scopo? Se l'obiettivo è la riduzione della povertà, si può dimostrare che la povertà può essere ridotta meglio a un costo inferiore (come hanno fatti paesi di tradizione socialdemocratica) attraverso una serie di trasferimenti e di servizi pubblici (il welfare state). E lo stesso vale per le ineguaglianze. Se si vogliono ridurre le ineguaglianze, ciò può essere fatto meglio dando più soldi a chi ne ha meno (anzichè lo stesso ammontare). Allora, mi sia consentito chiedere: a cosa serve il reddito universale di base?
Concordo con Varoufakis che, dare soldi a coloro che non ne hanno, li renderà più forti e resistenti dall'accettare lavori scadenti perchè avranno le risorse per sopravvivere. Ma, ancora, si può raggiungere l'obiettivo con un reddito di base garantito, che è diverso rispetto al reddito universale di base. Si può approvare una legge con la disposizione che nessuno, in un paese, riceverà meno del reddito di base. E chi ricevesse meno rispetto al reddito di base, lo stato colmerebbe la differenza fino al raggiungimento dell'ammontare stabilito. Il povero riceverebbe lo stesso ammontare, o anche più, del reddito universale di base, e sarebbe meno costoso. Ma c'è differenza rispetto al procurare a tutti la medesima somma. Inoltre credo che sia sbagliato, per i paesi del sud Europa, che hanno welfare state poveri (a causa dell'enorme potere del capitale rispetto al lavoro) cercare di sostituire gli scarsamente finanziati welfare states con il reddito universale di base. La Spagna, ad esempio, ha un enorme deficit di finanziamento in tutti i servizi del welfare state, nella sanità, nell'istruzione, nella cura dei bambini e così via. Proporre il reddito universale di base invece del reddito di base garantito, è solo un modo per distrarre la gente. L'obiettivo di realizzare un programma finalizzato alla riduzione della povertà e delle ineguaglianze si può ottenere meglio seguendo i principi delle politiche pubbliche socialiste: “a ognuno secondo i suoi bisogni, da ciascuno secondo le sue capacità di contribuire”.

Traduzione di Sergio Farris per facciamosinstra! 
Fonte: socialeurope.eu

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