La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

sabato 16 aprile 2016

La sinistra slovena verso il "Piano B"

di Paolo Rizzi
Scioperi, manifestazioni, movimenti, partiti. Dall'inizio del decennio la Slovenia sta vivendo un momento di conflittualità sociale degno di nota. In particolare, nel 2012-2013 un enorme scandalo di corruzione ha colpito sia il governo di destra, sia l'opposizione socialdemocratica.
A differenza di quanto avvenuto in altri paesi europei, la protesta non si è limitata a una fiammata di indignazione contro i leader politici accusati di corruzione, dalla protesta contro la disonestà il movimento sloveno è stato capace di prendere di mira anche il sistema economico. Negli anni successivi i movimenti hanno continuato la mobilitazione adottando modalità e parole d'ordine prese in prestito dai movimenti spagnoli (indignados, maree, marce della dignità) e da occupy wall street. Alla mobilitazione di movimento si è aggiunta quella sindacale, le organizzazioni dei lavoratori hanno proclamato diversi scioperi, in particolar modo nel settore energetico.
La sinistra unita
Approfittando del clima creato dal conflitto sociale, alcune organizzazioni della sinistra hanno dato vita all'alleanza elettorale SinistraUnit per le europee 2014. Dell'alleanza fanno parte il Partito Democratico del Lavoro (formata dalla scissione di una formazione socialdemocratica), gli ecologisti del Partito dello Sviluppo Sostenibile e la formazione maggiore, l'Iniziativa per il Socialismo Democratico, referente locale del Partito della Sinistra Europea.
Alle europee del Maggio 2014 Sinistra Unita ha ottenuto il 5,5% dei voti, non riuscendo a eleggere nessun deputato. Nel luglio immediatamente successivo ha avuto un leggero miglioramento fino al 6% che ha permesso di eleggere 6 dei 90 membri del Parlamento, di cui 3 dell'Iniziativa.
Verso il Piano B?
L'esperienza di Sinistra Unita è fortemente legata alla candidatura di Alexis Tsiprasalla presidenza della Commissione Europea. Come nel caso italiano de “L'Altra Europa”, il Partito della Sinistra Europea ha investito sul progetto e lo ha assistito.
A differenza de “L'Altra Europa”, che dopo la disfatta del terzo memorandum ha assunto una linea di totale allineamento al governo greco, la sinistra slovena e, in particolare, l'Iniziativa per il Socialismo Democratico hanno avviato una discussione approfondita sul cosiddetto “piano B”, ovvero la possibilità di recuperare la sovranità monetaria persa con l'ingresso nell'Unione Monetaria Europea nel 2007.
Con un intervento dal titolo “La lezione greca”, pubblicato per il pubblico internazionale su Jacobin Magazine [1], il portavoce dell'Iniziativa Luka Mesec ha fatto il punto sulla linea adottata dall'organizzazione durante il Secondo Congresso.
L'Iniziativa non crede che la Grecia e la Slovenia siano nella stessa situazione, la Slovenia non è in fallimento e non è dipendente dalle istituzioni europee per mantenere la liquidità del sistema bancario. Anche per questo Mesec sostiene che Tsipras si sia trovato di fronte a una scelta impossibile tra rompere col mandato popolare ottenuto nel referendum o affrontare un'uscita dall'Unione Monetaria disordinata e potenzialmente disastrosa.
Secondo l'Iniziativa per il Socialismo democratico il “piano A” rimane il conflitto all'interno delle istituzioni europee, un ipotetico governo della Sinistra non dovrebbe però affrontare questo conflitto disarmato, rischiando di finire nella stessa trappola di SYRIZA. Il “piano B” non deve quindi essere solo un insieme di disposizioni tecniche (nuova valuta, insolvenza del debito ecc.) discusse a livello ministeriale, deve essere un programma politico esplicito, deve essere chiaro che l'uscita dall'Unione Monetaria sarebbe il primo passo verso la programmazione dell'economia e la piena attuazione di un programma di Sinistra nell'interesse dei lavoratori e delle classi popolari. Deve essere, infine, una lotta internazionale e internazionalista insieme a tutte le forze che non si rassegnano all'alternativa tra l'Europa tecnocratica e quella neofascista.

Note:

Fonte: La Città futura 

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