La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

venerdì 15 aprile 2016

7 maggio, per fermare il Ttip

di Monica Di Sisto
Il 7 maggio tutti a Roma: da piazza Esedra a piazza del Popolo sfileranno associazioni, sindacati e tutte le persone che vogliono fermare il T-tip. Contro le liberalizzazioni selvaggia di servizi essenziali, sicurezza alimentare e sociale, l’abbattimento delle regole di protezione ambientale contenute nel Trattato commerciale tra Stati uniti ed Europa, che entro luglio di quest’anno potrebbe essere concordato tra la Commissione europea e il Congresso degli Stati uniti.
Per ribadire il nostro no, e per far conoscere ai media nazionali le ragioni della preoccupazione e della contrarietà che attraversano l’Europa ma anche gli Stati uniti, dal 14 al 16 aprile la Campagna Stop TTip Italia ha invitato a Roma Sharon Treat, ex parlamentare democratica, ventidue anni a rappresentare il Maine tra parlamento e congresso, che sostiene, dall’altra parte dell’Atlantico i motivi per cuiè importante fermare i negoziati prima che la legislatura presidenziale di Obama arrivi al termine.
“I legislatori nazionali, e quelli dei governi locali – ha spiegato Treat – dovrebbero essere preoccupatissimi di come il Ttip cambierà il modo di decider le regole del gioco democratico in tutti i settori della produzione e dei diritti. Gli interessi dei Governi e delle imprese straniere entreranno di diritto nelle politiche interne. Per questo dobbiamo fermare insieme il trattato”.
La Campagna Stop Ttip, per coinvolgere nella mobilitazione verso la manifestazione nazionale tutti i territori e gli amministratori locali e nazionali, ha lanciato di recente sulla piattaforma non profit Progressi la nuova petizione “Fuori il Ttip dalla mia città” che ha superato già le 7mila firme e chiede adamministratori locali e nazionali di esprimere con risoluzioni e atti d’indirizzo ufficiali la propria preoccupazione sull’impatto negativo ormai certo del trattato sull’economia e la tenuta sociale e ambientale del Paese.
In occasione dell’arrivo di Sharon Treat, infatti, la Campagna presenterà “Faq: Il Ttip fa bene all’agricoltura italiana”, il nuovo rapporto elaborato da Fairwatch e che risponde, dati alla mano, a 5 domande tra le più diffuse sull’impatto del Ttip su uno dei pochi settori economici, quello agroalimentare, che ancora cresce e assicura occupazione nel Paese. Le esportazioni agroalimentari bastano ad assicurare la tenuta dell’agricoltura italiana? Gli Usa sono il partner potenzialmente più interessante per l’agrifood italiano? La liberalizzazione offre maggiori opportunità di scelta ai consumatori europei e statunitensi? Il Ttip ci aiuterà a proteggere meglio i prodotti di qualità e ad Indicazione geografica protetta? Il Ttip è una grande occasione per le piccole e medie imprese del settore? A tutte e cinque queste domande bisogna rispondere no.
Innanzitutto, ad esempio, perché due terzi delle imprese italiane del settore esportano appena in Italia, al massimo in Europa e, non avendo alcuna chance di aprire commerci con gli Usa, vedrebbero gli scaffali e i banchi dei nostri mercati riempirsi di prodotti a minore costo, e spesso bassa qualità, con aumenti, per alcuni settori, fino al 5mila per cento in più. In secondo luogo perché, per proteggere negli Usa un numero molto ristretto di prodotti a denominazione d’origine italiani, saremo costretti ad ammettere anche nel nostro mercato la circolazione delle copie di tutti gli altri, ma anche di tutti quei prodotti che sono stati registrati fino ad oggi con un marchio che somigli a quelli italiani più famosi. A parte che per i formaggi e in piccola parte per il vino, che già oggi stravince sul mercato statunitense senza bisogno del Ttip, cereali, olio, latte, frutta, verdura, carni e salumi subirebbero una concorrenza terribile e molto dannosa sia negli Usa, sia in Europa, e addirittura in Italia. Tutti a Roma il 7 maggio: fermiamo il TTIP finché siamo in tempo.

Fonte: comune-info.net 

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