La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

venerdì 15 luglio 2016

Spagna, Sánchez ribadisce il «no» al governo a guida Rajoy

di Simone Pieranni
María Dolores de Cospedal ha giocato una delle ultime carte. La segretaria generale del partito popolare ha specificato di essere disposta a rivedere la riforma del lavoro – come, in che modo, non è stato specificato – per arrivare ad un accordo con il partito socialista che ad oggi ha ribadito il proprio «no» al tentativo del Pp di formare il governo. «Il signor Rajoy sa di non poter contare sui socialisti per un governo di grande coalizione né per concordare un programma di legislatura». Così si è espresso Pedro Sánchez, dopo un incontro con il leader popolare Mariano Rajoy, che è alla ricerca dei numeri per creare un governo dopo le ultime elezioni (pur in assenza di un mandato formale).
Il Psoe ribadisce che la porta è chiusa a ogni tipo di appoggio.
Il primo test per Rajoy sarà il 2 agosto, ma rumors dai popolari suggeriscono che il partito voglia provare ad arrivare a quella data senza sorprese. Un fatto ormai quasi impossibile. Ciudadanos ha detto no, ma ha garantito un’astensione alla seconda votazione, quando al governo basterà la maggioranza relativa. Il nodo, dunque, è ancora una volta la posizione dei socialisti.
Il partito di Sánchez, ha evitato il sorpasso di Podemos alle ultime elezioni, nonostante il suo peggior risultato storico. E quanto tutti si aspettavano, la crisi totale, questo sì un vero e proprio fracaso, del sistema bipartitico è sotto gli occhi di tutti. I socialisti hanno tenuto il cerino in mano sia prima sia dopo il voto, senza mai rivelare però le proprie intenzioni.
Prima del 26J non hanno espresso alcuna idea di alleanza, dopo non dicono che cosa potrebbe servire per convincerli a compiere una scelta che pare essere duplice: o appoggiare, anche astenendosi, un governo guidato dal viejo Mariano, o tentare la strada di un governo progressista con Unidos Podemos e quanto rimane delle forze nazionaliste spagnole. Si tratta di una strada che Podemos ha già provato a percorrere in passato, ma le forze autonomiste chiedevano in cambio la garanzia di un refendum nelle proprie regioni. Qualcosa che il Psoe non poteva in alcun caso accettare.
E in questi giorni Unidos Podemos è tornato alla carica, con i catalani e i baschi. Secondo Irene Montero, di Podemos, si tratta di pura logica parlamentare. Per gli osservatori potrebbe essere qualcosa in più. In questo caso però il Psoe dovrebbe fare un dietro front clamoroso e forse poco comprensibile ai suoi elettori.
Non va dimenticato infatti che la campagna elettorale dei socialisti ha contribuito e non poco alla demonizzazione di Podemos; un fattore che ancora oggi la cúpula viola ritiene fondamentale per spiegare quel milione di voti che manca alla conta finale.
E infine Ciudadanos: la formazione di Alberto Rivera (nell’occhio del ciclone per un documento svelato dal diario.es secondo il quale il partito venderebbe ai suoi consiglieri – in una sorta di franchising – servizi economici) si asterrà in aula per permettere la formazione di un ipotetica nuovo governo Rajoy. Lo ha annunciato il leader Rivera, dopo una decisione presa all’unanimità dalla direzione del partito.
Se Rajoy si presenterà in aula, Ciudadanos voterà contro il suo governo alla prima votazione, quando servirà la maggioranza assoluta, ma si asterrà alla seconda quando basterà una maggioranza di voti favorevoli.

Fonte: Il manifesto 

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