La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

lunedì 16 gennaio 2017

C17, comincia a Roma la celebrazione del 1917

5 giorni di conferenze e workshop con più di trenta grandi intellettuali di rilievo internazionale, tra cui Eagleton, Rancière, Sassen, Traverso, Zizek) e centinaia di militanti. Correlata all’evento una mostra d’arte organizzata alla Galleria Nazionale «Oggi il comunismo non ha alternative»: è da questa constatazione, che ribalta il motto tatcheriano del «there is no alternative», che nasce l’iniziativa di un gruppo di ricercatori, militanti e operatori culturali di organizzare, a Roma, un convegno sull’attualità del comunismo, nel primo mese del centenario della Rivoluzione d’ottobre.
In uno scenario globale di crisi della democrazia unita a un impoverimento generale delle classi lavoratrici, in cui i venti di guerra si intensificano sempre di più, il comunismo è tornato di attualità, si legge sul sito www.communism17.org. La scommessa che gli animatori del convegno intendono interpretare è quella di riportare in auge la necessità di un cambiamento radicale come unica strada rimasta per sfuggire all’involuzione barbarizzante dei modelli politico-economici attualmente egemonici.
Per discutere e definire questa prospettiva sono stati chiamati a raccolta pensatori e intellettuali da tutto il mondo, del calibro di Slavoj Zizek, Paolo Virno, Etienne Balibar, Jacques Rancière, Michael Hardt, Toni Negri, Saskia Sassen, Terry Eagleton, Enzo Traverso e Silvia Federici, che si confronteranno con giovani attivisti come la femminista francese Morgane Merteuil, Marcelo Exposito (En comù podem), Mario Candeias del Rosa Luxemburg Stiftung.
Ma C17 sarà anche una mostra d’arte intitolata Sensibile Comune (il cui programma è disponibile su www.sensibilecomune.org), legata a doppio filo con il quasi omonimo asse tematico della conferenza. La mostra è stata inaugurata alla Galleria Nazionale di Roma il 14 gennaio e sarà visibile fino al 22 gennaio.
Per sostenere l’iniziativa, completamente autofinanziata, gli organizzatori di C17 hanno lanciato una campagna di crowdfunding aperta a un pubblico internazionale sulla piattaforma http://www.derev. com/c17rome/ e raccogliendo finora oltre 7000 euro. Tra le ricompense annunciate anche la pubblicazione degli atti nelle principali lingue europee: inglese, francese, spagnolo e catalano, oltre ovviamente all’italiano.
Perché una conferenza sul comunismo?
Oggi il comunismo non ha alternative. Proprio ora che sono dimenticati, non solo finiti, i socialismi reali e non c’è luogo sulla Terra in cui il desiderio comunista sia realizzato in solide istituzioni politiche. Oggi che il capitalismo non ha più limiti, paletti o riforme, e non smette di vincere. Se e quando produce, infatti, il Capitale non può che arrivare post festum, quando il Comune della cooperazione ha già preso corpo. Che si tratti di Sharing Economy o di Industria 4.0, l’innovazione produttiva poggia interamente sul «cervello sociale», cattura pratiche mutualistiche ed economia informale. Ma, soprattutto, il Capitale fugge la produzione e predilige la rendita, sia essa finanziaria o immobiliare. Per questo motivo primeggiano le recinzioni, dal land grabbing alla gentrification urbana, alla speculazione sulle commodities.
I «prerequisiti di comunismo» dilagano, nel soggetto produttivo (sempre più qualificato da linguaggio, affetti, mobilità) come nella discontinuità tecnologica (internet delle cose, svolta Social della Rete, intelligenza artificiale, ecc.); ovunque vengono negati. Sì, c’è un’alternativa al comunismo: una combinazione – la catastrofe del nostro tempo – che si chiama crisi e guerra. Non sarebbe la prima volta, il «Secolo breve» ce lo ha insegnato. Eppure c’è qualcosa di radicalmente nuovo: la crisi e la guerra non sono più evento-limite, ma regola. Non c’è guerra per esempio, tra quelle in corso, che non sia senza fine. Gli unici obiettivi, mai nominati e che pure emergono, coincidono con la destabilizzazione, sempre più profonda, di vaste zone del pianeta. Il mondo multipolare, figlio dell’esaurimento dell’egemonia americana, moltiplica i fuochi bellici. Guerre che nessuno vince e quasi tutti perdono. Ma la guerra è anche terrorismo, martirio, morte indiscriminata nelle metropoli d’Occidente; la guerra si combatte lungo i confini, contro i profughi, tra muri e filo spinato; la guerra è guerra ai poveri, guerra razziale, guerra alle donne. Anche la crisi è senza fine. I principali responsabili del disastro finanziario del 2008 continuano a comandare il mondo con montagne di denaro senza lacci, le disuguaglianze non smettono di aumentare, la classe media non esiste più, esistono solo straricchi e poi poveri e impoveriti. Tanto che, pare evidente, la povertà è diventata – a mezzo di esclusione come di politiche attive – dispositivo indispensabile per governare e sfruttare la forza-lavoro.
Il Capitale, per sopravvivere, per negare ogni giorno i prerequisiti di comunismo che pure animano produzione di valore e riproduzione sociale,deve fare a meno dello sviluppo, della democrazia, della pace, della sostenibilità ambientale; parole chiave, seppur spesso o quasi sempre tradite, dei «trent’anni gloriosi» e del riformismo a essi ispirato.

***

Nel marzo del 2009, al Birbeck Institute for the Humanities di Londra, si è svolto un affollato seminario dal titolo L’idea di comunismo. Le figure più prestigiose del pensiero radicale europeo e mondiale (Badiou, Nancy, Negri, Rancière, Žižek, per citarne solo alcune) si sono confrontate per ore, e di fronte a un pubblico ampio e appassionato, in merito alla parola maledetta, interrogando il paradosso della nostra epoca fin qui descritto. Il convegno è stato replicato negli anni successivi a Berlino, New York e Seoul. Tre importanti volumi dal titolo L’idea di comunismo – curati da Alain Badiou e Slavoj Zizek, principali organizzatori dei convegni – che raccolgono interventi tratti da quei seminari sono stati pubblicati da Verso Books e da parecchi altri editori internazionali.
Ispirandosi alla serie L’idea di comunismo, un gruppo di ricercatrici e ricercatori italiane/i indipendenti e universitari, attiviste/i dei movimenti sociali, scrittrici e scrittori, editori, giornaliste/i organizza un convegno sul comunismo a Roma, che si svolgerà dal 18 al 22 gennaio del 2017. L’urgenza è chiara, oggi più di qualche anno fa: torna attuale l’adagio rivoluzionario, l’alternativa radicale che ha attraversato gli inizi del secolo scorso, «comunismo o barbarie».
A differenza dei seminari di Londra, Berlino e New York quello di Roma tenterà di affrontare l’idea del comunismo a partire da una pluralità di approcci disciplinari: il “taglio” di genere sarà trasversale alla ricerca; indubbiamente sarà fondamentale la prospettiva filosofica, ma anche quella della critica dell’economia politica, delle scienze sociali, dell’arte. Nel seminario, poi, si combineranno protagonisti del pensiero radicale mondiale e giovani ricercatrici e ricercatori, attiviste/i dei movimenti, associazioni e gruppi che più sperimentano sul piano del nuovo mutualismo, del sindacalismo sociale, della difesa e riappropriazione dei beni comuni. Una linea di demarcazione percorrerà la discussione, informando momenti specifici di confronto: una storia, quella dei comunismi (presunti) reali, è finita; se ne apre un’altra. Lo sguardo genealogico, la storicizzazione, sarà il modo di guardare all’idea. Renderà dunque possibile l’immaginazione di strade ancora da fare, battute poco o per nulla. Va da sé che solo la pratica politica potrà esplorare questi sentieri, il censimento indiziario delle prime tracce, però, non può che far parte di questa pratica. Altro elemento fondamentale: la scrittura di un nuovo Manifesto comunista o l’inizio di un processo che porti alla sua scrittura. Obiettivo ambizioso, certamente, e tuttavia inevitabile per un seminario che vuole afferrare, con il pensiero, il tempo convulso, discontinuo e drammatico nel quale siamo immersi.
Forme di scrittura collettiva saranno del resto non solo esito, ma anche pretesto e premessa del seminario. Una serie di domandeavranno il compito di introdurre gli assi tematici e articoleranno le cinque giornate di discussione.

Assi tematici
I temi, intorno a cui verteranno le cinque giornate, sono i seguenti:
1. Comunismi
C’è una storia del comunismo, anzi dei comunismi. Comunismi realizzati, partiti comunisti scomparsi o ancora vivi, processi rivoluzionari sconfitti, interrotti. Modificazioni genetiche dei comunismi che hanno contribuito alla temperie del ‘900. Con questa storia, e non solo con l’idea del comunismo, è necessario fare i conti. Per conquistare al comunismo una nuova possibilità.
2. Critica dell’economia politica
Cos’è diventato il Capitale nel XXI secolo? Come intendere la “singolarità” del capitalismo neoliberale? Si tratterà per un verso di qualificare – su scala globale – la nuova composizione del lavoro e dello sfruttamento. Ma anche, chiaramente, la composizione del Capitale stesso, tra estrazione del valore e finanza. Per l’altro di percorrere gli antagonismi e la produzione di soggettività (ambivalente) che segnano das Kapital contemporaneo.
3. Chi sono i comunisti?
Chi sono i comunisti oggi? Quale il vettore organizzativo che, per dirla con Marx ed Engels, può favorire la «formazione del proletariato come classe»? Ancora: quale il rapporto tra lotte economiche e lotte politiche? E quali le pretese di una nuova politica economica che metta al centro il Comune? Un’indagine a tutto campo sui processi di politicizzazione, sulle pratiche che innervano o possono innervare questi processi.
4. Poteri comunisti
Si chiedeva Foucault alla fine degli anni ’70: è possibile una «governamentalità socialista»? Oggi che la governance globale definisce una nuova articolazione dello Stato e delle sue funzioni, la domanda di Foucault si fa non solo attuale ma urgente. Altrettanto: è possibile immaginare o costruire istituzioni che non convergono nella macchina statale? L’ipotesi federalista, il grande rimosso della crisi europea, è anche ipotesi comunista?Esiste una pratica comunista del diritto, oltre e contro la sovranità nazionale e il progetto neoliberale?
5. Comunismo del sensibile
Ciò che è in primo luogo Comune è l’«Essere del sensibile». Sensibile nel quale siamo immersi; sensibile della nostra prassi; sensibile delle relazioni, nelle quali siamo sempre gettati. Riflettere sul sensibile significherà anche e soprattutto mettere in tensione il Comune del comunismo con l’estetica, con la costruzione del sensibile, dei suoi orientamenti. Ancora: sarà un modo per riflettere sul rapporto/conflitto tra attività (creativa) e lavoro, tra opera e merce.

Fonte: popoffquotidiano.it

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