La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

sabato 7 gennaio 2017

La Rivoluzione Russa compie 100 anni: e’ tempo di sfidare ancora il Capitalismo

di Ben Chaco
Un evento che i media mainstream e l’ideologia dominante cercheranno di seppellire nel terreno della storia già trascorsa per far passare l’idea del fallimento del socialismo e che invece dobbiamo riscoprire nella pienezza della sua esperienza che ha attraversato il secolo XX e che ci deve portare a rilanciare la sfida ad un capitalismo il cui superamento è sempre più necessario per il futuro dell’umanità. In occasione del Centenario della Rivoluzione Russa verranno certamente pubblicati libri, analisi, articoli e verranno trasmessi programmi televisivi sui drammatici eventi del 1917 e sul loro impatto nella storia del XX secolo.
Sui media mainstream e’ tuttavia prevedibile che saranno in pochi a domandarsi se i Dieci giorni che sconvolsero il mondo, quando Lenin guido’ con successo la rivoluzione socialista, hanno contributo a dare forma al pianeta che viviamo nei giorni nostri o se quell’impeto ha ancora il potere di sconvolgere nuovamente il mondo negli anni a venire.
La rivoluzione verra’ presentata come un fatto storico e le idee comuniste e socialiste come ormai morte e sepolte. Quanti di noi hanno sentito dire che il socialismo non funziona, che e’ stato sperimentato in Russia ed ha fallito?
Ovviamente la rivoluzione e’ parte della storia e ha sicuramente plasmato tutto il XX secolo. Il grande storico marxista Eric Hobsbawm, nel suo libro “L’Eta’ degli Estremi” ha definito il XX secolo come “il secolo breve” [1] e lo data nel periodo 1914-1991, quasi interamente coincidente con l’esistenza della Russia Sovietica. Tutti i grandi eventi storici del secolo trascorso sono avvenuti nel contesto della lotta globale tra capitalismo e socialismo.
L’ascesa del fascismo e’ stata la risposta della classe dominante alla minaccia di rivoluzione sociale e la sconfitta del nazismo non sarebbe stata possibile senza l’eroico sacrifice dei comunisti – molti dei quali soldati dell’Armata Rossa, che “hanno strappato le viscere alla macchina da guerra nazista”, per citare nientemeno che Winston Churchill – ma anche partigiani e uomini e donne della Resistenza in ogni angolo dell’Europa occupata.
L’ultima parte del secolo e’ trattata dai testi di storia come dominata dalla “Guerra Fredda”, lasciando intendere tra l’occidente “democratico” e i comunisti malvagi e sinistri. Una visione piu’ ampia, che comprende anche la battaglia titanica del Terzo Mondo contro le potenze coloniali, traccia un quadro un po’ piu’ complesso.
I contributi dei comunisti furono ancora decisivi e in prima linea nelle guerre di liberazione nazionale susseguitesi in Cina, Vietnam, Cuba, Sud Africa e molti altri paesi. Il campo socialista a guida sovietica ha inoltre sempre sostenuto i movimenti anti-coloniali ovunque nel mondo, offrendo dall’appoggio diplomatico presso le Nazioni Unite fino a finanziamenti e armi quando necessario. Per molti africani, asiatici e latino-americani l’Unione Sovietica era un paese amico ed un alleato contro il dominio e lo sfruttamento del cosiddetto mondo libero.
Gran parte di questa storia e’ oggi occultata. Ai bambini nelle nostre scuole non viene insegnato nulla delle milioni di vittime dell’imperialismo britannico durante la carestia del Bengala nel 1770, oppure durante l’emergenza Malese o ancora dello sterminio seguito alla rivolta delle tribu’ Mau Mau in Kenya.
Insegnare tali episodi della storia comporterebbe il rischio di far crollare il mito dell’Occidente benevolo e illuminato che ha ricoperto il ruolo dei bravi ragazzi della storia, opposto invece ai Rossi malvagi.
I comunisti, fino al giorno d’oggi, sono sempre stati accusati dai liberali di essersi macchiati di terribili atrocità in Russia, Cina e altrove. E non c’è alcuna possibilità di difendere l’indifendibile quando governi rivoluzionari si sono macchiati di sangue innocente. Ma la storia di tutte le rivoluzioni ispirate al 1917 sono costellate da enormi successi nel fare uscire dalla povertà centinaia di milioni di donne e uomini di questo pianeta, nel diffondere educazione e alfabetizzazione in intere popolazioni precedentemente analfabete, e nel far crescere l’aspettativa di vita attraverso cure mediche moderne e servizi sanitari pubblici e gratuiti per tutti.
Tutto questo senza voler menzionare le straordinarie conquiste ottenute sul piano culturale e scientifico dall’Unione Sovietica, che può vantare il primato di aver inviato il primo uomo nello spazio.
L’impatto della rivoluzione è stato avvertito ben oltre i paesi socialisti, i quali tutti hanno aiutato a fondare le Nazioni Unite e a definire e sviluppare la nozione stessa dei diritti umani, spingendo per il riconoscimento del diritto universale di ciascun uomo al riparo e al sostentamento, e questo contro l’opposizione dell’Occidente capitalista.
Il Servizio Sanitario Nazionale Britannico, che offre cure gratuite a tutti i cittadini, deve la sua ispirazione e la sua nascita al servizio sanitario gratuito dell’Unione Sovietica, e lo stesso vale per le politiche di welfare intraprese dal governo laburista in Gran Bretagna nel periodo 1945-1951.
Sin dalla definitiva affermazione dell’ideologia neoliberale avvenuta in Gran Bretagna e Stati Uniti negli anni ‘80, abbiamo assistito ad uno sforzo titanico per smantellare i servizi di welfare, come avvenuto nel caso della privatizzazione del servizio sanitario nazionale britannico.
Il compromesso social-democratico del period del dopoguerra è sempre stato fragile; gli interessi dei lavoratori e dei grandi capitalisti che possiedono banche e conducono i grandi affari sono semplicemente incompatibili. Il collasso del socialismo nell’Europa dell’Est ha rimosso la costante pressione verso sinistra che aveva tenuto in vita la socialdemocrazia in Europa Occidentale.
Da allora abbiamo visto una spietata tendenza ad estendere l’implacabile logica del mercato su tutti i servizi ed a sfruttare ogni risorsa umana, naturale e sociale oltre ogni sostenibile limite – in altre parole il capitalismo, secondo un’espressione usata a suo tempo da Karl Marx, è capace di “cavar sangue e sporcizia da tutti i pori”.
Se noi non amiamo la miseria e la guerra, e sappiamo che esse sono sinonimi del capitalismo moderno, dobbiamo essere nuovamente in grado di mettere in discussione le presunte certezze di coloro che proclamano il fallimento della Rivoluzione Russa.
Certamente il socialismo è storicamente terminato in Unione Sovietica e nei paesi dell’Europa Orientale negli anni 1989-91, e si è affermata la restaurazione capitalista. E tuttavia, cosi’ come i monarchi sono tornati in Gran Bretagna e Francia dopo le rispettivi rivoluzioni del XVII e del XVIII secolo, le idee di liberazione e i cambiamenti che hanno determinato non furono storicamente sconfitti ma anzi hanno cominciato proprio da allora a produrre i loro frutti nel mondo.
Lo schiacciante rifiuto di un sistema di potere corrotto e miope al quale ultimamente stiamo assistendo sia in Europa che negli Stati Uniti ci ricorda che il capitalismo non sta affatto funzionando e che può quindi essere nuovamente sfidato.
Le rivoluzioni non procedono secondo manuali di istruzioni, e gli eventi di quella notte di Ottobre in Russia cento anni fa non potranno essere replicati tali e quali a Londra, Washington o altrove. Ma le esperienze del primo paese socialista al mondo continueranno ad essere di profonda e continua rilevanza storica.

Note

[1] La traduzione italiana de “L’Età degli Estremi” ha assunto proprio il titolo “Il Secolo Breve”

Articolo pubblicato su People’s World il 3 gennaio 2017.
Traduzione di Zosimo
Fonte: La Città Futura 

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