La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

giovedì 5 gennaio 2017

Castro, Trump, il papa e l’Europa. Incontro con Evo Morales

Intervista a Evo Morales di Claudio Madricardo
"Fidel, come si fa la rivoluzione? Comprando armi si fa la rivoluzione!” Così ricorda uno dei suoi primi incontri con Castro all’Avana, l’attuale presidente dello Stato Multinazionale di Bolivia Evo Morales Ayma. L’allora sindacalista cocalero trovò il coraggio di ribattere al líder máximo cubano che la rivoluzione al giorno d’oggi si fa col popolo, con la sua coscienza e con il suo voto. Primo presidente indigeno e il più longevo politicamente nella storia del suo paese, Morales rimarrà in carica fino al 2019, quando la Costituzione dovrebbe obbligarlo a lasciare la mano.
Il condizionale è d’obbligo, dato che già negli scorsi mesi il paese è stato chiamato a un referendum che avrebbe dovuto cambiare la carta fondamentale consentendo a Morales di ripresentarsi per rimanere al comando fino al 2025, quando cade il bicentenario dell’indipendenza boliviana.
Allora il no al cambiamento costituzionale ha vinto di misura, e molti nel paese pensano che Evo abbia ben operato nel primo mandato, ma che sia giunta l’ora che si riposi, almeno per un po’. Sta di fatto che negli ultimi tempi la sua immagine ha in qualche modo sofferto per alcuni scandali che hanno coinvolto personaggi del suo entourage, e che l’hanno perfino sfiorato personalmente.
“Uno come Evo”, ha affermato la presidente della Camera dei deputati Gabriela Montaño, “nasce ogni centocinquant’anni”, e da tempo il Movimiento al Socialismo ha messo in atto una strategia che porti a garantirgli la possibilità di ripresentarsi nel 2019.
Del resto tra le fila del suo movimento o nell’opposizione di destra, alternative credibili al momento non sono all’orizzonte. E in molti a La Paz sono pronti a scommettere che alla fine il prossimo inquilino di Palacio Quemado sarà ancora una volta lui.
Presidente Morales, lei ha battuto il record di permanenza al potere che apparteneva al maresciallo Andrés de Santa Cruz. Ci può spiegare i motivi del suo lungo governo?
"Le forze sociali che abbiamo organizzato politicamente appartengono fondamentalmente al settore più umiliato della storia della Bolivia. Ovvero al movimento contadino indigeno. Siamo passati dalla lotta sociale a quella elettorale contro le politiche neoliberali imposte dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale specialmente per quanto riguarda l’aspetto sociale ed economico. Nel 2005 questo movimento ha vinto le elezioni, in modo tale che quest’anno sarà l’undicesimo anniversario della rivoluzione democratica culturale. Il movimento ha affrontato tre temi fondamentali, che hanno avuto successo."
Quali?
"Sul piano politico, la rifondazione della Bolivia, che ha smesso di essere comunità per passare a essere uno stato plurinazionale dove tutti hanno gli stessi diritti. Uno stato che include, una democrazia relativamente partecipativa, dove nei differenti settori sociali e anche imprenditoriali si decide ogni giorno. Sul piano economico, la nazionalizzazione di alcune imprese strategiche, che è stata positiva. Cito un solo dato. Nel 1985 il PIL boliviano era di cinquemila milioni di dollari. Nei venti anni successivi è cresciuto a novemila milioni di dollari. Nei dieci anni del nostro governo siamo arrivati a trentaquattromila milioni di dollari."
E sul piano sociale?
"Sul piano sociale, abbiamo messo mano alla ridistribuzione della ricchezza, diminuendo abbastanza la povertà e aumentando i servizi di base. Per quanto riguarda il tema della siccità, abbiamo portato l’acqua potabile nella stragrande maggioranza dei quartieri. Nelle aree rurali e nei municipi non ci sono mai stati problemi di acqua potabile. La Bolivia cessa di essere l’ultimo paese del Sud America, e con il ribasso del prezzo del petrolio quest’anno è il paese che cresce di più."
Le vengono mosse critiche di aver sacrificato la tutela ambientale sull’altare dello sviluppo economico. Qualcuno dice che la siccità che sta colpendo il suo paese non sia causata dal solo dal fenomeno del Niño.
"Il problema ambientale è fondamentalmente causato dai paesi che hanno vissuto un esagerato sviluppo, in special modo industriale. Qui abbiamo una politica di tutela della madre terra, e per questo abbiamo dato avvio a campagne di riforestazione permanente."
Ci sono spazi per imprese e investimenti italiani nei progetti di sviluppo boliviani?
"In base alla nostra Costituzione l’impresa privata è tutelata. Nel nostro stato plurinazionale sono previsti anche gli investimenti collettivi, comunali, cooperativi e quelli statali. Secondo la nostra esperienza, la forma migliore è comunque la partecipazione dello stato all’economia. L’investimento privato è garantito, dipendendo da dove viene, e l’Europa ci ha fornito molti servizi e acquisti di prodotti tecnologici."
In cosa cambierà la situazione dell’America Latina con l’elezione di Donald Trump?
"Dubito che possa cambiare. Per me, che siano repubblicani o democratici sono uguali. Si fa credere al popolo americano che il suo voto vale per scegliere il proprio presidente, ma tutti i presidenti sono banchieri o imprenditori. Non è cambiato nulla. Recentemente, dopo che gli Stati Uniti hanno fallito nella loro politica di potenza in Medio Oriente, potrebbero sentirsi liberi di intervenire in America Latina. Ma l’America Latina deve essere pronta a far fronte a qualsiasi aggressione corrispondente. Certo, con la presenza della Cina, della Russia, della Bolivia e una parte dell’Europa, è auspicabile che le relazioni diplomatiche non siano soggette a nessun condizionamento. C’è una profonda differenza nel sistema capitalistico che vuole condizionare qualsiasi cooperazione o credito. Insomma, l’America latina reagirà a qualsiasi aggressione militare del presidente eletto Trump."
E come potrà influire la figura di Papa Francesco, il primo pontefice latinoamericano?
"È un papa differente. Ho timore per la sua vita e spero che i suoi piani possano cambiare la mentalità conservatrice della Chiesa cattolica. Ha chiesto pubblicamente perdono al popolo indigeno, ma la chiesa boliviana ci vede ancora come nemici, come al tempo della Colonia."
Presidente Morales, le chiedo un suo ricordo personale di Fidel Castro Ruz.
"Un ricordo risale al 2004, prima che fossi eletto presidente. Fidel aveva cominciato a parlare nel Palacio de Convenciones de La Habana alle sei della sera finendo a mezzanotte. Tutti i presenti non si muovevano, alternando il sonno alla veglia. Nessuno si alzava o se ne andava. In seguito parlammo fino alle cinque della mattina, mi feci coraggio e gli chiesi: Fidel, come si fa la rivoluzione? “Comprando armi si fa la rivoluzione”, mi spiegò. E allora gli risposi che ora la rivoluzione si fa col popolo. Con la coscienza del popolo, con il suo voto. Quasi dodici ore a parlare di armi e proiettili, mi ricordo che tutto ciò mi sorprese. Un altro ricordo che ho risale al 2005 quando mi operarono a un ginocchio a Cuba. E Fidel volle verificare personalmente come stavo, diffidando di quanto gli veniva detto dai funzionari."
E qualcosa che risalga al periodo in cui lei ha assunto la carica di presidente?
"Ero invitato a Cuba assieme a Hugo Chávez e Fidel gli disse “Hugo, con le mie unità possiamo operare centomila latinoamericani”. In quel preciso momento mi sono detto “Questo è matto”, dato che pensava di operare centomila persone gratuitamente in America Latina. Ora le persone che sono state operate gratuitamente, e i numeri che cito si riferiscono solo alla Bolivia, sono settecentomila. Poi c’è l’ultimo ricordo."
A quando risale?
"Allo scorso agosto quando stetti con lui e fu come sempre un giorno di lunghe discussioni e di lavoro. Invece di bere mojitos come sempre al suo compleanno il 13 agosto, mi ha parlato a lungo di alimentazione e della crisi alimentare. Delle risorse alimentari di Venezuela e Bolivia e del pesce del lago Titicaca. L’anno passato, quando ero assieme a Nicolás Maduro, a me che gli chiedevo come stava e gli dicevo che volevo accompagnarlo fino ai cent’anni, rispose fissando il suo limite temporale ai novanta, quasi avesse previsto la data della sua morte."
Ha un messaggio particolare per l’Europa?
"Vorrei approfittare per salutare alcuni governi e stati europei, ai quali chiedo molta cooperazione, trasferimento di tecnologia per l’energia solare, eolica e per le comunicazioni. Se abbiamo cominciato a cambiare la Bolivia, è stato anche per la partecipazione di alcuni paesi che hanno cooperato senza porre condizioni. Speriamo che con il Parlamento europeo si possa proseguire uniti per il bene dell’umanità."

Articolo realizzato in collaborazione con l’Unità
Fonte: ytali.com

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