La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

giovedì 13 aprile 2017

Ma è davvero Schulz l'uomo della svolta della sinistra in Germania?

di I Diavoli
La storia è quella di un ragazzo di provincia di nome Martin Schulz. Da un villaggio della Germania profonda, Hehlrath, è arrivato al Parlamento europeo: prima membro, poi presidente. Oggi è in corsa per la carica di cancelliere tedesco. A lui il compito di resuscitare le sorti della sinistra socialdemocratica, a lui l’onere di battere Angela Merkel. Lo chiamano «l’effetto Schulz», il «miracolo» Martin, «l’uomo del popolo», dopo che a febbraio è riuscito a schiodare la Spd dal 20% nei sondaggi, per portarla a un testa-a-testa con la Cdu mai visto negli ultimi dieci anni. Da poco più di due mesi la stampa tesse le lodi dell’uomo che «ha ricompattato la sinistra tedesca», «l’ha risvegliata», ne ha «infuocato il cuore».
Sui social fioccano le parodie del «Santo» dispensatore di sogni e speranze (a gennaio il settimanale Der Spiegel lo incorona uomo di copertina con il titolo «Sankt Martin»). E lui, il diretto interessato protagonista di questo fenomeno (di sicuro mediatico e chissà se politico), incede sicuro sul palco dei suoi comizi sulle note di When the Saints Go Marching In.
È davvero l’uomo della svolta?
Schulz al presente: il portento dimezzato
Peccato che il portento Schulz abbia già perso appeal agli occhi di alcuni elettori, stando ai risultati di un sondaggio della tv pubblica Zdf, usciti i primissimi giorni di aprile. Il 48% dei tedeschi ha risposto di volere Angela Merkel alla guida della Germania dopo le elezioni programmate per il prossimo 24 settembre, contro il 40% che ha optato per Schulz.
E non solo: l’allora ragazzo di provincia – oggi quasi sessantaduenne che ha conquistato la presidenza dei socialdemocratici con il 100% dei consensi –, non si nega ai liberali.
Inoltre – scrive lo Spiegel sempre in quelle ore – sembra intenzionato a voler cambiare rotta (finora orientata verso un’alleanza con la sinistra della Linke), dopo la mezza batosta subìta al voto regionale del 26 marzo nel Saarland, piccolo Land di 800 mila lettori dove il 40% ha fatto trionfare la Cdu, mentre i socialdemocratici sono rimasti inchiodati al 30%, rei – secondo il ragionamento di diversi analisti tedeschi – di aver allacciato rapporti troppo serrati con la Linke.
Ai microfoni della Zdf evita dettagli: «Abbiamo sei mesi davanti a noi, e due elezioni amministrative. Guardiamo avanti con ottimismo. Ma bisogna restare uniti». Aggiunge: «Ci sono giorni buoni e meno buoni: non direi che quello di oggi appartiene a quelli buoni per l’Spd. Sono un vecchio calciatore e i giorni meno buoni rappresentano comunque una motivazione. L’aspetto positivo è che a gennaio eravamo al 24% e abbiamo comunque recuperato molto».
Il passato. Protagonista di una scalata politica
Figlio di una casalinga e di un poliziotto, cresce in un villaggio tedesco vicino al confine con l’Olanda e il Belgio, nelle zone del Saar delle miniere e della Germania operosa. Non porta a termine le scuole superiori, ma nel frattempo si avvicina alla politica e a 19 anni inizia la militanza con i Giovani Socialisti. Gioca a calcio, ma un infortunio al ginocchio ferma ogni velleità sportiva, si rifugia nell’alcol. Lavora come libraio per un paio di anni, legge Eric Hobsbawm.
Poi si dedica completamente alla politica. A 31 anni diventa sindaco, il più giovane in North-Rhine Westfalia. È la fine degli anni Ottanta, i Novanta bussano alla porta. È il tempo della politica dei municipi, nella Germania profonda. Arrivano i giorni di Bruxelles e di Strasburgo, si materializza la candidatura come parlamentare europeo nel 1994.
Nel 2003 Schulz viene apostrofato come «kapò» da Silvio Berlusconi, offeso dalle accuse del socialdemocratico legate alla sua immunità parlamentare. Nel gennaio del 2012 viene eletto presidente del Parlamento europeo e resterà in carica fino all’inizio di febbraio di quest’anno, a dieci giorni dall’annuncio della sua candidatura alla carica di cancelliere.
La campagna elettorale 2017: i tre fronti di battaglia di Schulz
Parla alla Willy Brandt Haus di Berlino per il suo primo discorso da candidato.
Scende in campo contro Angela Merkel, contro l’ascesa dei populisti dell’Alternative für Deutschland guidati da Frauke Petry e per mettere un punto alla fase della Große Koalition. «C’è bisogno di un cancelliere socialdemocratico in questo Paese», dichiara.
«L’Spd partecipa alle elezioni del 2017 per diventare la prima forza politica del Paese. E io corro per diventare cancelliere. Il fatto di venire dalla provincia e di non avere un diploma, per me non è una macchia».
Richiama alla coesione contro la minaccia che arriva da destra: «Il partito di Hoecke, Gauland e Petry non è un’alternativa per la Germania, ma una vergogna per la Bundesrepublik». Poi snocciola promesse: «Abbiamo bisogno di investimenti per creare lavoro stabile, investimenti nelle infrastrutture, nell’istruzione, sulle famiglie». Dichiara «guerra alla fuga dei capitali» e annuncia: «Sarà un tema centrale» insieme al lavoro e «all’accesso all’istruzione libero per tutti dall’asilo all’univesità», perché «se si fanno concessioni miliardarie alle banche e l’intonaco cade dalle pareti nelle nostre scuole non è giusto».
Le parole chiave: giustizia, rispetto, dignità. Gli obiettivi: istruzione e lavoro
Il passaggio di testimone avviene il 19 marzo. Sigmar Gabriel, oggi ministro degli Esteri, rinuncia alla corsa alla cancelleria e gli lascia spazio come leader dei socialdemocratici, che votano Schulz all’unanimità. Quella sera uno slogan si ripete in un discorso durato settantacinque minuti: «Giustizia, rispetto e dignità».
Schulz promette di tradurlo in un’istruzione totalmente gratis e nella stabilizzazione dei contratti di lavoro. Si dice pronto a correggere il sentiero tracciato da Gerhard Schroeder, attraverso la cosiddetta Agenda 2010, ovvero un pacchetto di riforme che ha ridotto i sussidi di disoccupazione e precarizzato il mondo del lavoro con nuove norme sui contratti a termine e meno tutele per i lavoratori sui licenziamenti.
Schulz vorrebbe prolungare il periodo di disoccupazione retribuito attraverso i sussidi, estendendo le tutele soprattutto per i lavoratori sopra i cinquant’anni (che attualmente hanno diritto a due mesi di disoccupazione).
Il progetto, inoltre, guarda all’Europa, partendo dalla Germania: «Il dovere di un cancelliere è tenere insieme un’Europa forte, attraverso una Germania forte. La Germania e l’Europa sono inseparabili».
Il rebus delle alleanze: lo scenario della “coalizione semaforo”
C’è stato un tempo in Germania in cui una «coalizione social-liberale, a livello federale, ha reso» il Paese «di sicuro più moderno e più democratico». Le parole sono sempre di Schulz, pronunciate alla Redaktionsnetzwerk Deutschland dopo i risultati deludenti arrivati dalle regionali del Saar. E il riferimento è al governo guidato da Helmut Schmidt.
Adesso che alla guida dei liberali dell’Fdp c’è Christian Lindner, Schulz ha aperto al dialogo con il partito, storico nemico dei socialdemocratici. «Lindner ha detto che non vuole fare una campagna elettorale sulle tasse, e questo lo trovo interessante. Certamente mi incontrerò una volta con lui». Dal canto loro, i liberali hanno tutto l’interesse di non creare ostruzionismo a una possibile coalizione con Schulz, visto che sperano di rientrare in parlamento dopo le difficoltà patite con la Cdu di Merkel e l’assenza dal Bundestag nell’ultimo anno. Lo scenario più plausibile al momento sarebbe quella della cosiddetta “coalizione semaforo”, che vedrebbe coinvolti oltre ai socialdemocratici (rossi) e ai gialli di Fdp, i Verdi.
Il banco di prova, in vista del grande appuntamento del 24 settembre, saranno le prossime elezioni locali: il 7 maggio nello Schleswig Holstein e il 14 maggio nel Nordreno-Westfalia.

Fonte: idiavoli.com

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