La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

giovedì 13 aprile 2017

Può il PD rimanere egemone a sinistra?

di Paolo Ferrero 
Oggi il PD non è un partito di sinistra. Non lo è per i contenuti che esprime. Sul piano sociale ed economico ha un programma e una pratica completamente neoliberista e anche le polemiche contro l’austerità non sono fatte per avere più margini per allargare e qualificare l’intervento pubblico in economia o a favore del welfare ma piuttosto per tagliare le tasse ai ricchi e alle imprese. In questo quadro il PD ha realizzato compiutamente il programma della confindustria di distruggere le tutele e i diritti del lavoro a partire dal JOBS ACT e dall’abolizione dell’articolo 18. Questa collocazione di destra sul piano sociale si accompagna all’attacco sferrato alla Costituzione repubblicana nata dalla resistenza, scegliendo una collocazione di destra anche sul piano democratico.
Questa collocazione non è modificabile a breve in quanto le primarie tutt’ora in corso consegneranno la vittoria a Renzi, così come è molto probabile che nella prossima legislatura si possa avere in Italia la riedizione di una grande coalizione che veda al governo PD e Forza Italia, consolidando l’orientamento del PD.
Dal punto di vista delle relazioni sociali, oltre alla scissione di gran parte del gruppo dirigente del PD che arriva dal PCI, il dato significativo è il distacco dal PD della CGIL e del complesso del sindacalismo di classe.
Il PD non è quindi oggi un partito di sinistra e non ha ad oggi una egemonia a sinistra. Il punto vero che occorre discutere è però a mio parere un altro. Nell’attuale situazione italiana, caratterizzata da una crisi organica – per dirla con Antonio Gramsci – da un gigantesco sommovimento sociale, culturale e politico, in Italia vi sarà ancora la sinistra nei prossimi anni? Questo a me pare la questione. E’ infatti evidente che il crescere del disagio sociale non necessariamente si deve esprimere attraverso valori e ipotesi politica di sinistra, cioè egualitarie e democratiche. Il malessere sociale può anche esprimersi a destra, in termini di guerra tra i poveri e di ricerca di soluzioni autoritarie. Oggi in Italia gli strati sociali popolari e segnatamente la classe operaia, in larga parte non vota e per la parte significativa individua nel movimento 5 stelle e nella lega nord il proprio referente politico. Non si tratta di un dato consolidato e stabile, ma erto oggi questo dato è presente. Il nodo non è quindi se il PD potrà tornare egemone a sinistra ma piuttosto se la sinistra politica, culturale e sociale che oggi è presente in Italia sarà in grado di dar vita ad un punto di aggregazione e ad un progetto politico che collochi nuovamente la sinistra nell’ambito delle scelte politiche presenti a tutti gli effetti nel paese.
Per questo motivo il Partito della Rifondazione Comunista avanza la proposta di dar vita ad una forza politica unitaria della sinistra che – senza chiedere scioglimenti a nessuno – aggreghi tutte le forze politiche, sociali e culturali che sono disponibili a costruire una spazio pubblico di sinistra, un soggetto unitario e democratico che vada insieme alle elezioni e sia in grado di fare alcune campagne di massa unitarie sulle principali questioni sociali del paese: dalla lotta per l’occupazione a quella per la redistribuzione del reddito. Dalla lotta per il welfare a quella per la riconversione ambientale e scoiale dell’economia e delle produzioni.
Il problema non è quindi cosa farà il PD ma piuttosto la costruzione di una forza politica unitaria della sinistra di alternativa che sia in grado di dar vita ad un polo politico autonomo ed alternativo alla destra tecnocratica del PD e a quella razzista della Lega Nord.

Articolo pubblicato su L’Humanité
Fonte: rifondazione.it

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