La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

lunedì 4 aprile 2016

La fenice ferita di Palmira

di Franklin Lamb
Resoconti di testimoni oculari in loco questa mattina (30 marzo 2016), confermano che l’Esercito siriano ha liberato tutte le zone della città di Palmira (Tadmor in arabo), compresa la città antica, da 10 mesi di occupazione e distruzione per mano dell’Isis. Il portavoce dell’esercito siriano ha spiegato che la città, luogo dove si trovano alcune delle più estese rovine dell’Impero Romano, diventerebbe ora la “rampa di lancio” per le operazioni contro le roccaforti dell’ISIS a Raqqa e a Deir al-Zor, più a est, al di là di un vasto deserto. I media dello stato siriano hanno annunciato che l’aeroporto militare di Palmira stava ricevendo di nuovo del traffico aereo.
Chi ha avuto un ruolo notevole nell’impedire che l’ISIS facesse anche più danni a Palmira, è stata la dirigenza del DGAM – Dipartimento delle Antichità e dei Musei della Siria che fin dal 2015 ha continuato a incoraggiare e a dirigere gli sforzi della comunità locale, compresi i capi tribali e religiosi.
La loro opera comprendeva la mobilitazione fatta di nascosto di molti dei 50.000 residenti della città e anche quattro dozzine di membri del personale dell’ufficio regionale del DGAM che hanno lavorato per preservare il nostro comune patrimonio culturale a Palmira. Il Direttore del DGAM, Dottor Maamoun Abdulkarim ha osservato: “Penso che Daesh (ISIS) ha capito molto bene che se continuavano a distruggere gli edifici, sarebbero stati attaccati dalla comunità locale.
In seguito all’uccisione del famoso archeologo e Direttore del Museo di Palmira, Khaled al-Assad, la distruzione dell’ISIS è continuata in rapida successione e ha compreso il Tempio di Baalshamin, la Cella del Tempio di Bel (settembre 2015), e l’Arco Trionfale (ottobre 2015). Come è stato ampiamente riferito, la principale motivazione dell’ISIS è la disapprovazione delle sculture religiose di ogni genere – e dei movimenti religiosi che il gruppo considera eretici. Disapprova energicamente anche il paganesimo, le tombe monumentali di qualsiasi tipo e tutte le decorazioni religiose di tipo figurativo. Dei documenti presi all’ISIS chiariscono che la sua campagna di distruzione è stata metodica e pianificata centralmente. A una speciale unità dell’ISIS fu assegnato il compito di scegliere gli obiettivi e di attuarne la distruzione.
La comunità locale ha si è sempre più energicamente opposta alla distruzione arbitraria operata dall’ISIS, spesso rischiando la vita per porre fine alla iconoclastia jihadista. La resistenza dei cittadini locali e le dimostrazioni pubbliche hanno impedito ulteriori danni al loro e nostro patrimonio e all’ identità culturale.
Inoltre, da quando, nel maggio 2015, l’ISIS ha invaso Palmira, il personale del DGAM sul posto, ha rapidamente e metodicamente trasportato circa 400 statue intere o teste di statue e anche centinaia di reperti che lo scrivente aveva fotografato in precedenza quell’anno. Centinaia di artefatti e di statue trasportabili sono state imballate in casse da deposito e trasferite in località sicure, alcune lontane come Damasco. L’arrivo improvviso dei terroristi dell’ISIS aveva reso impossibile evacuare le statue più grandi e anche alcune teste in mostra fissate alle pareti delle sale del museo dove il danno è stato più esteso.
Come il DGAM spiega ai visitatori, i terroristi dell’ISIS prendono di mira i tesori archeologici e ne incoraggiano il saccheggio e il traffico illecito per finanziare le loro operazioni, sostenendo che considerano che le statue siano idoli contro le loro ideologie e quindi non ne fanno commercio. Però, parte della realtà è che l’ISIS non è riuscita a trovare molti degli artefatti dato che il DGAM con l’aiuto della popolazione locale le aveva già evacuate.
Mentre alcuni monumenti di valore sono stati distrutti, gran parte delle rovine della città antica rimangono intatte. Il capo delle antichità della Siria, il Dottor Maamoun Abdulkarim ha detto alle autorità che si “aspettava il peggio” dopo 10 mesi di occupazione dell’ISIS. Ha però detto all’Agenzia di stampa France Press, che “il panorama, in generale, è in buone condizioni”. La maggior parte delle pietre cadute dal Tempo di Bel sembrano essere ancora nel sito. Ci sono stati danni alla recinzione della cittadella della città medievale, “ma si può sistemare, e alcune pietre del Tempio di Baal sono ancora intatte.” Il Dottor Abdulkarim ha anche annunciato che le vecchie rovine, situate a sudovest dei quartieri residenziali di Palmira, erano in condizioni migliori di quanto si aspettava. Molte delle rovine più importanti, comprese l’Agorà, il Teatro romano, e le mura della città, erano soltanto leggermente danneggiate. “La notizia realmente grandiosa riguarda il Leone di Al-Lat,” la famosa statua di 15 tonnellate distrutta dall’ISIS lo scorso luglio, ha detto Abdulkarim.
La statua in calcare del tempio di Al-Lat che rappresenta una dea araba pre-islamica, risale al I secolo a.C. Abdukarim ha detto che i pezzi rotti “potrebbero essere rimessi insieme – non abbiam perduto questa importante statua.”
Una volta che il DGAM ha ricevuto l’approvazione dall’UNESCO, il Dottor Abdulkarim stima che la Siria avrà bisogno di 5 anni per restaurare le strutture danneggiate o distrutte dall’ISIS. Abdulkarim ha detto all’AFP: “Abbiamo il personale specializzato, la preparazione e la ricerca. Con l’approvazione dell’UNESCO possiamo cominciare a lavorare fra un anno.”
Finora più di 40 paesi hanno offerto assistenza per il restauro dei siti archeologici, sia in termini di denaro che di competenze. Ammettono di avere la volontà di lavorare sotto la direzione siriana per i progetti cui il DGAM dà la priorità.
Inoltre, varie organizzazioni del Regno Unito, Germania, Italia, Giappone, Cina, Stati Uniti e altri, hanno lavorato negli scorsi due anni per creare modelli digitali tridimensionali, precisi dei siti archeologici e del patrimonio in Siria che vengono minacciati.
Tra gli esempi di aiuto, a 4 chilometri dalle cave di marmo di Carrara, in Italia, dei robot e altri tipi di tecnologia vengono usati per scolpire da una massiccia pietra, una riproduzione di 20 piedi di uno dei più famosi monumenti antichi di Palmira: un arco trionfale romano che lo Stato Islamico ha raso al suolo nell’ottobre dello scorso anno. Il mese prossimo, la replica di 12 tonnellate sarà in mostra a Trafalgar Square a Londra poi a New York. 
La Dottoressa Alexy Karenowska, Direttrice di Tecnologia per il progetto dell’Istituto per l’archeologia digitale (IDA) e di Oxford, denominato Un Milione di Immagini, fa notare che una riproduzione può essere sempre e soltanto la “seconda migliore.” Ha però aggiunto: “L’idea è di usarla come modo di attirare l’attenzione al fatto che la ricostruzione è in corso, e come prova di quello che può fare la tecnologia per qualcosa che tocca tutti noi.”
Come riferito sul New York Times il 28 marzo 2016, l’espulsione degli iconoclasti dell’ISIS ha sollevato le speranze tra le organizzazioni che stanno perseguendo un’agenda di ricostruzione anche più ambiziosa. Secondo Roger L. Michael Jr., fondatore e direttore esecutivo dell’IDA, che lavora con Harvard, Oxford e con il Museo del Futuro di Dubai: “Questo è il momento che stavamo aspettando” e aggiunge che “Ogni volta che facciamo risorgere dalle macerie uno di questi monumenti, questo mina il messaggio di paura e di ignoranza che queste persone sta cercando di diffondere,” ha detto. “Se lo abbatteranno lo ricostruiremo. Se lo abbatteranno di nuovo, lo ricostruiremo di nuovo.” Questo è lo stesso atteggiamento espresso allo scrivente mentre negli scorsi due anni viaggiava in Siria visitando i siti archeologici danneggiati e altri siti del patrimonio culturale.
Ci ricordiamo che la maggior parte di Palmira è stata ricostruita nella storia più di una volta e che la “Perla del Deserto” in passato ha subito distruzioni molto peggiori. Ogni volta veniva poi ricostruita, dal popolo siriano, dopo che molti avevano pensato che tutte le speranze erano perdute. Per esempio, nel 273 d.C. Palmira, guidata dalla regina Zenobia, si ribellò a Roma e, per punizione, fu totalmente distrutta, ma alla fine fu ricostruita.
Lo scrivente non ha alcun dubbio che i Siriani restaureranno di nuovo Palmira.
In effetti il processo è cominciato.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
Originale: Counterpunch
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY NC-SA 3.0

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.