di Dave Zirin
“Sono assolutamente convinto che la storia parlerà di Rio de Janeiro prima dei Giochi e di una Rio de Janeiro molto migliore dopo i Giochi Olimpici” – Thomas Bach, presidente del Comitato Olimpico Internazionale. Il signor Bach s’illude. Ma ha ragione riguardo a una cosa. Si parlerà di Rio come città “prima” e “dopo” le Olimpiadi. Semplicemente non saranno i discorsi immaginati dalla sua fantasia dentro la bolla di dimensioni olimpiche.
Ora a Rio comincia la storia vera. Ora che i Giochi Estivi 2016 sono terminati, con i drammi più discussi divenuti sedie vuote e con le bugie di un nuotatore iper-privilegiato, comincia la storia vera: la storia di quanto malamente le Olimpiadi finiranno per deformare la città stessa.
Ora a Rio comincia la storia vera. Ora che i Giochi Estivi 2016 sono terminati, con i drammi più discussi divenuti sedie vuote e con le bugie di un nuotatore iper-privilegiato, comincia la storia vera: la storia di quanto malamente le Olimpiadi finiranno per deformare la città stessa.
Per mesi Rio è stata l’oggetto dell’attrazione internazionale nei media occidentali: questa idea di una città magica della costa sul precipizio di una catastrofe di dimensioni olimpiche, che l’intero mondo che se ne sta a guardare. I giornalisti hanno seguito a bocca aperta gli ospiti delle Olimpiadi 2016 lottare con l’incriminazione/colpo di stato contro la loro presidente, con la peggiore crisi economica del paese da decenni, una massiccia eruzione del virus Zika, con acqua carica di più tossine di un acquitrino del Jersey, e con livelli impressionanti di violenza poliziesca. I media hanno presupposto che la narrazione dovesse finire semplicemente da questa parte del Giorno del Giudizio.
Comunque Rio ce l’ha fatta. Hanno fatto funzionare le cose con l’aiuto del lavoro duro, ingrato di migliaia di persone che hanno costruito le strutture in condizioni di iper-sfruttamento e che hanno guidato i visitatori attraverso la città. Hanno portato a termine i giochi senza il crollo di uno stadio, senza epidemie causate dall’acqua o attacchi terroristici diffusamente ipotizzati. E il Brasile ha anche vinto in cambio dell’oro, coronato come migliore al mondo in due degli sport più importanti del paese: il calcio e la pallavolo maschili. Il più visibile eroe olimpico festeggiato persino dalla stessa favela “Città di Dio” di Rio: la judoka medaglia d’oro Rafaela Silva. E’ quasi “una città olimpica da racconto di Horatio Alger” e indubbiamente sarà scritta così: Rio può avercela fatto star su le cose con lo sputo, gettando fumo negli occhi, ma ha ospitato le dannate Olimpiadi.
Tuttavia la storia non è finita. La storia completa va oltre le medaglie. E’ una storia che non riguardo solo il costo sociale di questi giochi – i debiti, gli sfratti e la militarizzazione che hanno accompagnato la messa in scena dello spettacolo – ma anche il costo economico. La seconda metà della storia di Rio è incentrata su una semplice domanda: come saranno pagate le fatture del 2016 senza far infuriare le masse di Rio – e oltre – che hanno trascorso queste Olimpiadi con le facce schiacciate sulle vetrine di una finestra globale? Non si tratta solo del fatto che le Olimpiadi hanno superato il budget. Non ci sono mai state Olimpiadi di cui si possa dire qualcosa di diverso. Ma le Olimpiadi di Rio hanno superato il budget del 51 per cento nel contesto di una protratta crisi economica della nazione. Thomas Bach, il capo del Comitato Olimpico Internazionale, ha affermato che i giochi di Rio non hanno utilizzato “nessun denaro pubblico”, una bugia manifestamente vergognosa e tuttavia soltanto una di una parata di dichiarazioni illusorie mentre i giochi si avvicinavano alla fine.
Il Comitato Olimpico di Rio, che aveva già ricevuto 900 milioni di dollari di salvataggio a giugno, ha chiesto altri fondi di salvataggio. Le Paralimpiadi risulterebbero diffusamente troncate perché il pozzo è asciutto e la città ha appena stanziato 46 milioni di dollari extra per assicurare semplicemente che possano essere messe in scena.
Nel frattempo le Olimpiadi possono avere non solo causato la cacciata di persone, ma anche preparato il terreno per un accaparramento addirittura più vasto di proprietà immobiliari di pregio a Rio. Questo accaparramento più vasto avrà luogo quasi immediatamente, poiché l’area che ha ospitato il Villaggio Olimpico è ora destinata a essere sviluppata dall’immobiliarista miliardario novantaduenne Carlos Carvalho, i cui collegamenti politici e il cui disprezzo per i poveri sono leggendari. Inoltre una favela di nome Horto, che è una comunità da 200 anni e confina con gli straordinari Giardini Botanici di Rio, sta per essere evacuata, con oltre 600 famiglie cui sono stati concessi 90 giorni per andarsene. Con l’aumentare delle pressioni sulle favelas di Rio, l’epidemica violenza poliziesca – un omicidio su cinque a Rio l’anno scorso è stato commesso da forze dell’ordine – non scomparirà magicamente con le Olimpiadi. La maggior parte dei funzionari con cui ho parlato, compreso il sindaco, hanno affermato che la violenza è collegata meno alle Olimpiadi e più all’assenza di fondi per politiche sociali.
Essendo appena tornato da Rio, posso scrivere con sicurezza che l’umore nelle strade non è di rabbia o di sottomissione. E’ di apprensione. Un’apprensione per ciò che succederà dopo che i media internazionali se ne saranno andati a caccia della prossima vicenda, ed è apprensione per una città il cui patrimonio immobiliare ha valori paragonabili con quelli della Bay Area degli Stati Uniti, e tuttavia la povertà perseguita famiglie che solo pochi anni fa sentivano di avere un avvenire luminoso. Come mi ha detto una donna, un’insegnante di nome Marilla:
“I brasiliani hanno due atteggiamenti. C’è disapprovazione per l’evento ma non per gli sport. La gente appoggia gli sport, ma quando si vive qui a Rio le cose sono diventate più costose. E’ molto difficile vivere nella città al momento e per di più con tutti i problemi che la città sta affrontando. Ma i brasiliani hanno effettivamente questa capacità di differenziare i giochi e lo sport e quello che sta succedendo”.
E’ “quello che sta succedendo” che dovrebbe spaventare chiunque abbia a cuore questa città. E “quello che sta succedendo” che dovrebbe costituire una chiamata alle armi per ogni membro dei media che ha praticato il giornalismo a Rio e poi è tornato a casa.
Questo è il resto della storia di Rio: è una storia della gente che ha ospitato le Olimpiadi in condizioni impossibili, solo per scoprire che i giochi sono stati messi in scena sulle sue spalle. La storia riguarderà come Rio continuerà a piegarsi o raddrizzerà la schiena.
Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo
Originale: The Nation
Traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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