La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

venerdì 4 novembre 2016

Con la Renzi-Boschi, Sicilia senza senatori. Riforma scritta coi piedi

di Francesco Ruggeri
Che sia scritta coi piedi, lo hanno detto in molti: a guidare i sedicenti nuovi padri costituenti è stata solo la foga di attuare le disposizione della Jp Morgan per addomesticare una costituzione troppo legata a una stagione di rivendicazioni dei lavoratori. Ma, anche dal punto di vista formale, la riforma costituzionale, la Renzi Boschi su cui ci pronunceremo il 4 dicembre, ha delle pecche piuttosto gravi, come ha dimostrato il comitato del No di Palermo ripreso anche da Francesco Campanella e Fabrizio Bocchino, senatori dell’AltraEuropa/Sinistra italiana.
«L’ultima denuncia del Comitato per il NO palermitano lascia davvero basiti: l’illustre riformatrice Boschi non si è infatti accorta che – secondo lo Statuto della Regione siciliana attualmente in vigore – chi è eletto deputato regionale non può ricoprire anche le cariche di senatore o deputato nazionale o deputato europeo.
Come messo in evidenza dal Comitato per il NO di Palermo, l’art. 3, comma 7 dello Statuto della Regione Sicilia prevede espressamente che: “L’ufficio di Deputato regionale è incompatibile con quello di membro di una delle Camere, di un Consiglio regionale ovvero del Parlamento europeo”, mentre l’art. 57 della riforma Boschi prevede che i senatori siano nominati tra i consiglieri regionali (deputati regionali nel caso della Sicilia).
E lo stesso problema riguarda anche la regione Sardegna».
«Alla faccia della rappresentanza territoriale, che dovrebbe essere il criterio con cui si compone il nuovo Senato, la Sicilia rischia di essere rappresentata da un solo senatore, scelto tra i sindaci. Perché, se i deputati regionali scelti per entrare nel nuovo Senato si dimettessero per assumere la carica di Senatore, finirebbe il loro mandato di rappresentanza territoriale», spiegano i senatori.
Questa è solo una ragione in più per respingere al mittente questa sgrammaticata riforma.
Tutto ciò mentre il premier scorazza tra i tg e gli spazi televisivi in barba alle norme sulla par condicio. «Pretendere la parità in campagna elettorale non è solo la rivendicazione di un diritto ma la denuncia di una prepotenza. C’è un ultra-presenza di Renzi in tutte le occasioni e tanti organi mediatici si incaricano di amplificare ciò che non avrebbe bisogno di essere amplificato. Questo è uso spropositato del potere», ha detto il vice presidente del Comitato per il No Alfiero Grandi nel corso di una conferenza stampa in cui il comitato ha presentato i primi risultati dell’osservatorio messo in campo per il monitoraggio del rispetto della par condicio in tv. Tali dati, sottolinea il Comitato per il No, sono analizzati sulla base delle edizioni serale dei principali Tg e sono più immediati di quelli che, ogni due settimane, diffonde l’Agcom. Per la raccolta di dati il Comitato per il No fa riferimento ad una serie di fonti, a partire dalle rilevazioni di Media Monitor. «Esiste un sostanziale equilibrio negli spazi dedicati al Sì e al No ma al suo interno è il Si ad avere maggiore spazio come tempo di parola» anche per la formazione del fronte del No, spiega l’ex presidente della Rai Roberto Zaccaria rilevando, inoltre, come il Sì in tv «sia concentrato in pochissimi soggetti, Renzi, Guerini e per un certo periodo Boschi». E, aggiunge, «il governo è super presente anche quando non si parla di referendum. Nella settimana 17-23 ottobre la presenza del premier e del governo arriva al 60% e Renzi e il governo sono i principali testimonial per il Sì. E mi dispiace che la Rai sia all’avanguardia in questo trend». Alla conferenza hanno preso parte anche Vincenzo Vita e Alessandro Pace che sull’ipotesi di un rinvio della data si dice contrario e sottolinea: «si possono benissimo creare seggi vicino agli alloggi degli sfollati. Si guardi al voto all’estero, che è fuori controllo».

Fonte: popoffquotidiano.it 

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