La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

sabato 5 novembre 2016

Punto di non ritorno: il cambiamento climatico nel documentario di Leonardo Di Caprio

di Viola Brancatella 
"Dobbiamo eleggere leader che capiscano la gravità dei problemi che stanno trasformando il clima, leader che credano alle innegabili verità della scienza. Non c’è nazione o società immune dai sintomi del cambiamento climatico e in molte regioni americane se ne vedono già gli effetti. Possiamo ancora fare qualcosa per impedire che queste crisi diventino un problema generalizzato del futuro del nostro Paese. Abbiamo l’opportunità di guidare il mondo in una delle questioni più importanti di tutti i tempi", ha dichiarato l’attore Leonardo Di Caprio durante un’intervista rilasciata a National Geographic.
Invito che sembra quanto mai attuale oggi, sia perché negli Stati Uniti si stanno svolgendo le elezioni presidenziali, sia perché oggi entra ufficialmente in vigore l’accordo sul clima di Parigi, ratificato un anno fa durante il summit Cop21 nella capitale francese.
L’accordo è considerato un evento storico, perché per la prima volta i leader politici mondiali di 94 Paesi – tra cui i maggiori produttori di gas serra, Stati Uniti, Cina e India – si sono impegnati a mantenere l’aumento della temperatura al di sotto dei due gradi centigradi, limitando le emissioni di CO2.
Leonardo Di Caprio, nominato dal segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon ambasciatore di pace per il cambiamento climatico, ha prodotto e condotto il documentario “Punto di non ritorno – Before the Flood” on line gratuitamente sul canale youtube di National Geographic fino al 6 novembre, presentato in prima assoluta il 30 ottobre su National Geographic Channel (che ha collaborato alla realizzazione).
Nel documentario, la cui lavorazione è durata quasi tre anni, il premio Oscar esplora i cinque continenti, ascolta le opinioni di scienziati, politici, attivisti e imprenditori, al fine di raccogliere delle testimonianze convincenti sul riscaldamento globale e sensibilizzare l’opinione pubblica.
Le interviste e le immagini, alternate dai racconti personali di Di Caprio e dalle immagini del backstage di The Revenant – il cui set si è spostato dal Canada all’Argentina perché in Canada si era sciolta la neve anzitempo – vogliono essere “una chiamata alle armi” per tutti.
Ma l’attore sembra rivolgersi in primo luogo al popolo americano, per il peso che ricopre nel condizionare la politica, perché gli Stati Uniti sono il primo produttore di CO2 del mondo e perché nel suo Paese il cambiamento climatico è bersaglio di critiche da parte di molti negazionisti (anche all’interno del Congresso). Quelli che altrove sono considerati dati oggettivi – e in alcuni casi guidano le decisioni politiche ed economiche, come in nord Europa – negli Stati Uniti sembrano lontani dall’essere di dominio pubblico e sono spesso considerati bugie degli scienziati.
In Punto di non ritorno l’attore incontra alcuni dei leader mondiali più influenti, tra cui Barak Obama e papa Francesco (cui riconosce il merito di aver scritto l’Enciclica sul cambiamento climatico), e promuove iniziative imprenditoriali come quella di Elon Musk, l’industriale sudafricano che ha messo sul commercio americano “Tesla”, l’automobile elettrica che si ricarica gratuitamente.
The Noodle (“testa dura”, da sempre il soprannome di Leo) – che si dice “ossessionato” dal cambiamento climatico da quando ha incontrato l’allora vicepresidente degli Stati Uniti Al Gore, nel 1998 – paragona la condizione attuale del pianeta al secondo pannello del “Trittico del Giardino delle Delizie” di Hieronymous Bosh dal titolo “L”umanità alla vigilia del diluvio”…
L’incontro Cop22 che si terrà a Marrakesh tra il 7 e il 18 novembre tra i Paesi che hanno ratificato l’accordo a Parigi potrebbe essere una buona occasione per consolidare e attualizzare gli impegni presi un anno fa, ma forse, come suggerisce Di Caprio nel film, il vero cambiamento deve arrivare dal basso.

Fonte: Left.it 

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