La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

mercoledì 27 aprile 2016

Tra Occidente e Oriente: la crisi ucraina

di Giovanni Succhielli
I giornali non la sbattono più in prima pagina, eppure l’Ucraina di oggi è un mondo dalle mille contraddizioni: contesa tra gli interessi dell’Unione Europea e della Russia. Stritolata da questo abbraccio mortale sin dai tempi di Euromaidan, e da una terribile crisi che rende la sua economia una delle peggiori al mondo. La Grecia dell’est, dunque, che però deve subire anche le conseguenze di un conflitto – nel bacino del Donec, tra esercito regolare e secessionisti – che continua nonostante la dichiarata tregua.
Nel 2015, il Fondo Monetario Internazionale ha deciso di concedere all’Ucraina 17,5 miliardi di dollari (parte di un piano di aiuti quadriennale pari a $ 40 mld che coinvolge anche UE e BCE) per far ripartire un Paese in crisi di liquidità. Tali fondi erano però vincolati al raggiungimento di una ristrutturazione del debito, concordato tra governo e creditori privati ad agosto dopo mesi di trattative.
Un taglio del 20% sui 18 miliardi dovuti. Il problema si è verificato quando all’accordo non ha partecipato la Russia, con la quale i rapporti sono a dir poco tesi. Così Kiev lo scorso dicembre ha deciso di attuare una moratoria sui bond detenuti da Mosca: titoli di Stato comprati dal Cremlino a fine 2013 per sostenere l’allora presidente Yaukovich. L’Ucraina, insomma, è risultata insolvente nei confronti della Russia, tanto da far decidere a quest’ultima di sospendere l’accordo di libero commercio tra i due Paesi per il 2016.
Sul fronte occidentale, però, la situazione non è migliore: l’FMI ha fatto slittare da ottobre a febbraio l’erogazione dei fondi, in attesa che l’Ucraina attuasse le riforme volute da Washington. Come nel caso della Grecia, misure di natura economica ma anche una seria lotta alla corruzione: la piaga che affligge il Paese.
Ed è stato proprio questo punto a scatenare, da febbraio sino ad oggi, una grave crisi politica: esattamente come avvenuto ad Atene, il ricatto del Fondo Monetario Internazionale ha messo in agitazione le opposizioni ucraine che hanno presentato una mozione di sfiducia contro il premier Yatseniuk. Poi, però, ha contagiato anche i partiti che sostenevano il governo, compreso quello di Yulia Timoschenko, i quali hanno lasciato la maggioranza. La decisione è arrivata soprattutto dopo l’annuncio di dimissioni da parte del ministro dell’Economia Abromavičius, l’uomo forte voluto da Christine Lagarde, il quale ha denunciato tentativi di blocco di importanti riforme e di aver subito pressioni per nominare “persone dubbie” alla guida di società controllate dallo Stato. È stato allora che il Primo Ministro Yatseniuk ha gettato la spugna, rimettendo il mandato il 10 aprile ed essendo sostituito pochi giorni dopo dal presidente delle Camere Volodimir Groysman.
L’Ucraina, dunque, più occidentale? Si potrebbe pensarlo, specie dopo che la Commissione europea ha varato la proposta per l’abolizione della necessità di ottenere il visto per i cittadini ucraini che intendono recarsi nell’Ue. Per non parlare della situazione della libertà di stampa che, secondo il rapporto 2016 di Reporters Without Borders (il “World Press Freedom Index”), raggiunge il 107esimo posto al mondo, constatando dunque un netto miglioramento rispetto ai due anni precedenti che la vedevano oltre venti posizioni più in basso. Un ulteriore elemento che farebbe pensare all’ingresso di Kiev nella sfera di influenza dell’UE è il recente varo di una legge che vieta la distribuzione e la trasmissione di serie televisive e film di origine russa.
Ma l’Ucraina vive forti contraddizioni: ha appena concordato, infatti, uno scambio di prigionieri con Mosca, che coinvolgerà anche la pilota Nadia Savchenko, condannata a 22 anni di carcere perché complice nell’omicidio di due reporter russi. Perché? Il governo di Kiev si trova in mezzo al gioco di potere di una Guerra Fredda mai veramente terminata: da una parte i finanziamenti di FMI-BCE-UE, fondamentali per uscire dalla crisi; dall’altra, i debiti nei confronti di Mosca, la possibilità che questa estenda l’embargo anche al gas e l’Unione Euroasiatica voluta da Putin tra gli ex satelliti dell’URSS all’interno di un mercato unico e di un’unione monetaria.

Fonte: Pressenza 

1 commento:

  1. Grato di essere avvisato qualora doveste pubblicare altri miei pezzi!
    Grazie

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