La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

martedì 14 giugno 2016

A volte non ritornano

di Enrico Euli
Eravamo (e siamo) tutti in attesa. Agli Europei di calcio in Francia ci si era preparati per bene al nuovo compitino da XXI secolo della solita materia, la Guerra: gli attacchi terroristici. A colpire insieme la nuova religione, quella del denaro che va con lo spettacolo, sinché dura. Ma non sono arrivati loro, gli stranieri, gli islamici. Sono tornati i nemici interni, gli hooligans inglesi, i black bloc, neri d’inverno, come i jihadisti califfisti, e nudi d’estate, come gli ubriaconi di strada. Repressi negli stadi in patria, cantanoGod save the queen, mentre tracannano birra a fiumi e spaccano vetrine e sedie sulla testa dei nemici. Nazisti, sfascisti e razzisti, questi sono i sottoprodotti bianchi della civilizzazione liberale. Tutti europei, connazionali, patrioti. Non “stranieri”. Sangue del nostro sangue, nervi dei nostri nervi, nevrosi delle nostre nevrosi. Sono parte di noi, sono noi, noi siamo.
È lo stesso nazionalismo che porta la maggioranza dei britannici a votare per la Brexit. Opportunisticamente, spero che il referendum porti all’uscita della Gran Bretagna e all’avvitarsi definitivo della catastrofe continentale. Ci sono e ci sarebbero degli ottimi motivi per uscire dall’Unione europea. Ma questi buoni motivi sono opposti a quelli che invece spingono la perfida Albione a lasciare l’Ue. Quel che la spinge è la chiusura, l’egoismo, la paura del diverso, la difesa dei propri privilegi, il securitarismo. I fautori del lasciare radicalizzano i valori sottostanti alle logiche dei ricchi e li eseguono spietatamente, apertamente. I mercati e le borse, al momento, cedono punti perché preferiscono stare in un’Europa complice dei loro stessi interessi finanziari. Ma col tempo scopriranno che i mercati resteranno globali e interconnessi (d’altronde in Gran Bretagna la sterlina non è mai stata sostituita dall’euro), ma le frontiere riprenderanno ad essere chiuse o ancora meno permeabili al passaggio di persone in cerca di lavoro o di una vita migliore, e Schengen diventerà un bel ricordo anche per noi europei. L’Europa unita, quella vera, ha dei nemici interni, e ne creerà di nuovi, attraverso altri muri fra noi.
In questo riemergere prepotente di un nazifascismo tecnocratico-finanziario ci si preoccupa dell’uscita di Mein Kampf (leggi anche Il Mein kampf a scuola ndr) e si fa finta di stupirsi dei suoi nuovi successi editoriali. Hitler, rispetto ai nazisti in doppiopetto oggi al potere, era un dilettante, un ideologo da strapazzo, un ingenuo idealista, un uomo di cultura, un portatore (malato) di valori.
Fa ridere ascoltare le proteste del governo israeliano (uno dei centri attuali del nazismo politico) e delle comunità ebraiche (che coprono, senza colpo ferire, da decenni il nazismo del loro Stato nazionale). Fa ridere la reazione scomposta di Matteo Renzi, che sta attuando la politica della troika, ma si erge contro la vendita di un libro maledetto. Fa ridere sentire quel che resta della sedicente sinistra chiederne il ritiro dalle edicole. Non è così, proseguendo con la retorica e con la rimozione e con i divieti, che si faranno i conti col nazifascismo insorgente e risorgente.
Il vecchio nazifascismo non torna, è superato, è patrimonio di minoranze nostalgiche o patetiche. Non sarà Hitler ad invaderci un’altra volta. Siamo già invasi, da un nemico interno, ma viviamo come se così non fosse. È il nuovo nazismo che dovrebbe preoccuparci, ma non sembra.
Scrive John Berger in Abbi cara ogni cosa:
"In cosa consiste questa disperazione? Nella sensazione che la tua vita e quella delle persone che hai accanto non contino nulla. E la senti a vari livelli, al punto che diventa totale. Cioè, come il totalitarismo, senza appello. Cercare ogni mattina quel poco che ti fa sopravvivere un altro giorno. Sapere quando ti svegli che in questa giungla di leggi non esistono diritti. Sperimentare negli anni che niente migliora e tutto va peggio. L’umiliazione di non riuscire a cambiare quasi nulla, e di afferrarti a quel quasi che presto porta a un altro punto morto. Ascoltare le mille promesse che passano inesorabilmente accanto a te e ai tuoi. L’esempio di chi resiste e viene ridotto in polvere dalle bombe. Il peso degli uccisi tra la tua gente un peso che spegne l’innocenza per sempre perchè sono troppi. Sono i sette livelli della disperazione che spingono alcuni tra i più coraggiosi a una scoperta: dare la vita per contestare le forze che hanno spinto il mondo al punto in cui si trova è il solo modo di invocare un tutto superiore alla disperazione. Qualsiasi strategia elaborata da leader politici incapaci di immaginare una disperazione simile non può che fallire e reclutare sempre nuovi nemici. 
Chiunque, in qualsiasi momento, può cadere preda del terrore se la paura si impadronisce di lui. I leader del Nuovo Ordine Mondiale, tuttavia, sembrano sposati alla Paura… Quali sono le abitudini di questo matrimonio? I partner della Paura si dedicano giorno e notte a ripetere ansiosamente a se stessi e ai propri subordinati le giuste mezze verità, nella speranza di cambiare il mondo da ciò che è a ciò che non è… Devono continuare ad assorbire gli shock senza smettere di accelerare. La fermezza diventa lo stratagemma che li mette al riparo dalle domande. Sposati come sono con la Paura non possono accettare la morte o trovarle una collocazione. La Paura tiene a distanza la morte, e così i Morti li abbandonano. Sono soli su questo pianeta, come il resto del mondo non è. Ecco perché, considerando tutto il potere che esercitano, militare e di altra natura, sono pericolosi. Spaventosamente pericolosi. Ed ecco perché non possono sopravvivere… I nuovi tiranni non sanno nulla di come si comporti un popolo ridotto allo stremo. La paura gli impedisce di saperlo: sono soli su questo pianeta, anche i morti li hanno abbandonati."

Fonte: comune-info.net 

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