di Lev Gahman
"La lotta per l’umanità e contro il neoliberismo era ed è nostra
ed anche di molti altri in basso,
contro la morte noi esigiamo la vita."
Subcomandante Galeano/Marcos
Una delle maggiori minacce alla sicurezza alimentare che il mondo affronta oggi è il neoliberismo. La sua logica, che è divenuta status quo negli ultimi 70 anni e valorizza il capitalismo globale del “libero mercato”, è resa manifesta da politiche economiche che agevolano privatizzazioni, liberalizzazioni e tagli alla spesa sociale, nonché un discorso che promuove competizione, individualismo e mercificazione di sé stessi.
Pur essendo raramente criticati, o addirittura menzionati, da dirigenti statali e media dominanti, i programmi e le pratiche del neoliberismo sono così acutamente viscerali che gli zapatisti hanno definito la politica di libero scambio più elogiata del ventunesimo secolo, il NAFTA, un “certificato di morte” per i popoli indigeni [1]. Ciò perché la liberalizzazione economica ha significato che merci importate (ad esempio il grano sussidiato dagli Stati Uniti) ha inondato i mercati messicani, svalutato i prodotti dei contadini locali e condotto a una diffusa insicurezza alimentare. In reazione l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), costituito principalmente da contadini indigeni, ha condotto un’insurrezione armata in Chiapas, Messico, il 1 gennaio 1994, il giorno in cui è entrato in vigore il NAFTA.
Pur essendo raramente criticati, o addirittura menzionati, da dirigenti statali e media dominanti, i programmi e le pratiche del neoliberismo sono così acutamente viscerali che gli zapatisti hanno definito la politica di libero scambio più elogiata del ventunesimo secolo, il NAFTA, un “certificato di morte” per i popoli indigeni [1]. Ciò perché la liberalizzazione economica ha significato che merci importate (ad esempio il grano sussidiato dagli Stati Uniti) ha inondato i mercati messicani, svalutato i prodotti dei contadini locali e condotto a una diffusa insicurezza alimentare. In reazione l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), costituito principalmente da contadini indigeni, ha condotto un’insurrezione armata in Chiapas, Messico, il 1 gennaio 1994, il giorno in cui è entrato in vigore il NAFTA.
Sopra: Juan Popoca – Sotto: Angeles Torrejon – Guerriglieri dell’EZLN, circa 1994
I ribelli zapatisti, principalmente indigeni Ch’ol, Tzeltal, Tzotzil, Tojolobal, Mam e Zoque, si sono sollevati contro 500 anni di oppressione coloniale. Per questo articolo attingo alle mie esperienze di apprendimento da loro, non da “ricerche” su di loro. Cosa importante: io né parla in nome degli zapatisti né rendo loro giustizia. In un certo senso, quindi, questo articolo non è nulla di più che un modesto “suggerimento” che gli zapatisti possono offrirci delle idee sulle soluzioni dei problemi dei sistemi alimentati in cui ci troviamo.
La nascita dell’EZLN risale al 17 novembre 1983, quando un piccolo gruppo di militanti universitari politicizzati è arrivato nella giungla Lacandon del Chiapas per formare un esercito guerrigliero. I loro tentativi, sostenuti da un’intricata rete di organizzazioni di solidarietà con collegamenti con rivoluzionari marxisti e teologi cattolici della liberazione nella regione, sono stati successivamente trasformati dalle comunità indigene da loro incontrate all’arrivo. Il successo della rivoluzione zapatista è stato dunque il culmine di 10 anni di organizzazione clandestina che si è svolta sotto la guida di popoli indigeni nelle giungle e negli altopiani del Messico sud-orientale. E nelle prime ore del mattino del Capodanno del 1994 migliaia di insorti mascherati dell’EZLN sono usciti dall’oscurità per dire “Ya basta!” alla repressione e alla miseria che il colonialismo aveva gettato su di loro.
Levi Gahman – “Siete in territorio zapatista. Qui il popolo comanda e il governo obbedisce”.
Il modo sbalorditivo in cui gli zapatisti si sono presentati al governo messicano, e al mondo, li ha visti scendere su numerosi paesi, città, carceri e ricchi latifondisti. Nel corso della rivolta i guerriglieri dell’EZLN hanno liberato prigionieri politici, attaccato caserme dell’esercito, occupato uffici governativi, dato fuoco a documenti inventati che criminalizzavano ingiustamente indigeni e annunciato la “Legge Rivoluzionaria delle Donne” zapatista. Nella campagna rurale soldati zapatisti hanno anche reclamato terre espropriate cacciando ricchi proprietari da encomiendas in stile piantagione che erano state storicamente tolte a contadini indigeni impoveriti. Le scaramucce e gli scambi di pallottole tra l’EZLN e l’esercito federale durarono in totale 12 giorni, dopo di che fu negoziato un cessate il fuoco.
Da allora, e nonostante la continua contro-insurrezione condotta dal governo messicano, la ‘soluzione’ zapatista al problema del neoliberismo, compresa l’insicurezza alimentare e la povertà che esso esacerba, è stata la resistenza. E per gli zapatisti la resistenza è costituita dalla rivitalizzazione delle loro visioni del mondo indigene (prevalentemente Maya), dal recupero delle terre rubate, dall’emancipazione dalla dipendenza dell’agroindustria delle multinazionali e dal vivere pacificamente in ribellione al capitalismo globale. Questa ‘soluzione’ ha successivamente consentito loro di costruire un sistema alimentare autonomo, focalizzato localmente, che è un prodotto diretto dei loro sforzi di democrazia partecipativa, equità di genere e sovranità alimentare.
Anonimo – Famiglie a La Realidad onorano Galeano, un insegnante zapatista assassinato dai paramilitari nel 1994
La sovranità alimentare (un concetto intensamente dibattuto) significa genericamente che le persone sono in grado di esercitare autonomia nei loro sistemi alimentari, assicurando contemporaneamente che la produzione/distribuzione del cibo sia condotta in modi socialmente giusti, culturalmente sicuri ed ecologicamente sostenibili. Per gli zapatisti la sovranità alimentare implica coltivazione agro-ecologica, insegnamento e apprendimento sul luogo, sviluppo di cooperative locali e coinvolgimento nel lavoro collettivo.
Queste pratiche, che sono simultaneamente informate ai loro costumi indigeni, alle lotte per la giustizia di genere e ai sistemi di governo e istruzione non gerarchici hanno in tal modo trasformato radicalmente le relazioni sociali all’interno delle loro comunità. E sono quegli gli aspetti dell’Insurrezione Zapatista che illustrano come la resistenza collettiva (anticapitalista) offre nuove alternative al regime alimentare industriale del mondo.
Istruzione autonoma e decolonizzazione
"Qui si può comprare e vendere qualsiasi cosa; eccettuata la dignità indigena."
Subcomandante Marcos/Galeano
Il rapporto e gli obblighi che gli zapatisti hanno con la terra sono radicati nelle loro visioni e tradizioni indigene. E poiché esercitare l’autonomia su terra, lavoro, istruzione e cibo e cruciale per gli zapatisti, i loro metodi d’insegnamento e di apprendimento sono localizzati in sistemi ambientali e pratiche culturali di dove loro, e le loro storie, vivono. Questo è evidente nella concentrazione della base che mantengono nel loro approccio all’istruzione e anche in come considerano il loro contesto ecologico immediato come un’”aula” [2].
Dorset Chiapas Solidarity . Un esempio di “aula” zapatista.
La conoscenza locale della terra e la coltivazione del cibo sono così centrali nelle loro municipalità autonome che ciascuna scuola zapatista spesso vede promotores de educacion e promotores de agro-ecologia provenienti dalla stessa comunità dei loro studenti. L’istruzione zapatista è pertanto inserita nelle geografie in cui le persone vivono. La concentrazione olistica “a base locale” fa sì che sia i bambini sia gli adulti si considerino partecipi attivi dei sistemi alimentari locali e parte essenziale di essi.
Per comprendere la sicurezza alimentare gli studenti zapatisti ricevono frequentemente istruzione sul campo, fuori dall’aula, sulle tecniche agro-ecologiche. Questo significa che imparano ad applicare tecniche di coltivazione sostenibili partecipando alla semina e al raccolto di coltivazioni organiche. Quest’area di istruzione pratica e localizzata sottolinea l’importanza di lavorare la terra al fine di conseguire le competenze necessarie per realizzare la sovranità alimentare per le generazioni future. Offre anche una panoramica di come le modifiche transgeniche e le privatizzazioni di semi/piante/vita sono considerate minacce aperte alla loro cultura e sfacciati attacchi contro di essa.
Questa visione è difesa perché gli zapatisti sono “Gente del Mais”, una realtà trasmesse dalle loro storie Maya sulle origini [3]. E considerato che la loro istruzione autonoma è ancorata alla difesa, protezione e preservazione delle loro storie, lingue e territori ancestrali indigeni, gli zapatisti praticano efficacemente la decolonizzazione – la rifondazione e il recupero della terra, vita e realtà indigene – in ogni aspetto del loro insegnamento e apprendimento.
In termini pratici gli zapatisti stanno decolonizzando il loro sistema alimentare mediante apprendimento applicato/esperienziale, agricoltura comunitaria di sussistenza, collettivizzazione dei raccolti, rifiuto di sostanze chimiche e distribuzione equa del lavoro. Questo approccio offre perciò alle comunità la capacità di sottrarsi alle finalità di profitto promosse dalle concezioni capitaliste della ‘produttività’, a favore del mettere in primo piano le loro nozioni indigene di sapere e natura [4].
Mediante il loro rifiuto di partecipare alla mercificazione e privatizzazione di apprendimento e terra, gli zapatisti hanno creato un sistema integrato di istruzione e sicurezza alimentare che funziona come un’economia di solidarietà. Questo significa che i loro sforzi di produzione/distribuzione sia del cibo sia del sapere sono guidati da un imperativo etico che tiene in considerazione la salute e il benessere, ugualmente, di individui, comunità ed ecologie.
Considerato ciò che gli zapatisti hanno creato nel Chiapas rurale, si finisce per chiedersi come i sistemi alimentari locali potrebbero apparire se le visioni e l’istruzione (anticapitaliste) a base locale dei popoli indigeni fossero attuate nelle nostre stesse comunità.
Lotta delle donne ed equità di genere
Cuando una mujer avanza, no hay hombre que retrocede.
(Quando una donna avanza, non c’è uomo che si ritiri)
Le donne svolgono i due terzi del lavoro del mondo, producono circa il 70 per cento del suo cibo e sono responsabili di più dell’80 per cento del lavoro domestico (socialmente riproduttivo). Nonostante questo guadagnano solo circa il 10 per cento del reddito mondiale, controllano meno del 10 per cento di tutta la terra, possiedono meno dell’un per cento dei mezzi di produzione e costituiscono quasi due terzi di tutte le posizioni lavorative a tempo parziale o temporanee [5]. Disaggregando i dati, la vasta maggioranza di queste statistiche si applica a donne rurali, della classe operaia/povere, discriminate razzialmente/indigene, non “istruite formalmente”, e che vivono nel Sud globale [6]. Risulta così che lo sfruttamento capitalista ha sia un disegno sia un bersaglio preferito. E’ interessante che tutte queste descrizioni si applichino direttamente alle donne zapatiste e tuttavia pare che qualcuno si sia dimenticato di dirlo loro … perché non sembrano curarsene.
Dorset Chiapas Solidarity – Lavoro collettivo
Uno degli aspetti più rivoluzionari dell’insurrezione zapatista è costituito dai progressi che ha fatto nel destabilizzare la patriarchia. Questa trasformazione sociale è in larga misura frutto dell’infaticabile etica del lavoro e della volontà di ferro delle donne zapatiste. Considerato il loro riconoscimento che qualsiasi lotta contro colonialismo e capitalismo necessita di una lotta contro la patriarchia, le donne zapatiste hanno attuato nelle loro comunità quella che nota come la “Legge rivoluzionaria delle donne”. La convinzione che hanno riguardo all’uguaglianza fu colta vivacemente in un comunicato scritto dal Subcomandante Marcos (oggi Galeano) diffusa appena dopo la ribellione del 1994, che afferma: “La prima rivolta dell’EZLN ha avuto luogo nel marzo del 1993 ed è stata guidata dalle donne zapatiste. Non ci sono state vittime … e loro hanno vinto”.
Parlando in generale la Legge Rivoluzionaria delle Donne cementa il riconoscimento dei diritti delle donne all’autodeterminazione, alla dignità, a che le loro voci siano ascoltate. Più specificamente le norme impongono che le donne siano rappresentate equamente nell’esercito guerrigliero (cioè l’EZLN), nelleJuntas de Buen Gobierno, negli sforzi di recupero delle terre (progetti agro-ecologici/lavoro fuori casa) e nello sviluppo di cooperative alimentari/artigiane [8]. Queste leggi hanno ristrutturato la vita quotidiana in tutto il territorio zapatista e oggi non è insolito vedere donne impegnate nella sfera pubblica (lavoro fuori casa) oltre a vedere uomini che partecipano a lavoro socialmente riproduttivo (cioè ‘lavoro delle donne’).
Levi Gahman – Murale dipinto sulle pareti di una cooperativa femminile
La Legge Rivoluzionaria delle Donne si è anche fusa con il mondo in cui sono considerati la terra e l’ambiente locale e su come sono accuditi. In conseguenza dell’eliminazione delle rigide idee patriarcali su quale genere di lavoro le donne “dovrebbero fare” e quale “non potrebbero fare”, oltre all’erosione di idee regressive che gli uomini siano meno capaci di svolgere lavoro emozionale, incombenze domestiche e allevamento dei bambini, le comunità zapatiste hanno oggi donne che esercitano maggiore influenza sulle decisioni prese riguardo alla sicurezza alimentare e a progetti agro-ecologici [9].
Nel testimoniare recentemente come l’equità di genere verso cui progrediscono gli zapatisti, Peter Rosset, un attivista della giustizia alimentare e specialista agro-ecologico rurale, ha commentato l’impatto della Legge Rivoluzionaria delle Donne affermando:
Ieri un promotore agro-ecologico zapatista era nel mio ufficio e stava parlando di come le giovani donne indigene del territorio zapatista siano diverse dal passato …
…. Ha detto che non guardano più in basso quando parli loro; ti guardano dritto negli occhi. [10]
Alla luce dell’accento che gli zapatisti pongono sulla giustizia attraverso sia il riconoscimento della lotta delle donne, sia della responsabilità degli uomini di svolgere lavoro socialmente riproduttivo/emozionale, non si può evitare di chiedere ulteriormente come sarebbe la produzione agricola se l’equità di genere fosse promossa nel sistema alimentare globale.
Riflessioni finali
Anonimo – Bambino zapatista, uno dei “semi” più importanti che la comunità alleva per un domani migliore
Vista nel suo contesto geopolitico l’insurrezione zapatista ha aperto spazi per una vasta gamma di modi alternativi per riorganizzare società, economie e sistemi alimentari. In conseguenza, ciò che gli zapatisti dimostrano attraverso la loro resistenza (cioè gli sforzi di istruzione autonoma, decolonizzazione ed equità di genere) è che un riconoscimento del diritto dei popoli indigeni all’autodeterminazione, assieme a lavoro collettivo anticapitalista e a movimenti diretti alla sovranità alimentare, possono davvero offrire alternative percorribili al regime alimentare neoliberista del mondo e a rivoluzionare la lotta per la sicurezza alimentare.
Ringraziamenti
Manifesto la mia gratitudine agli zapatisti per avermi accettato nella loro scuola e alla Rete di Solidarietà del Messico per averlo reso possibile. Ringrazio anche le Scuole per il Chiapas e la Dorset Chiapas Solidarity per aver condiviso foto, nonché la Ricerca del Campus e il Comitato Editoriale dell’Università delle Indie Occidentali (Trinidad e Tobago) per il loro sostegno.
Riferimenti
Marcos, S & de Leon, JP. Our Word is Our Weapon (Seven Stories Press, New York, 2002).
Zapatista anonimo, comunicazione personale, Autunno 2013.
Ross, J. ¡Zapatistas!: Making Another World Possible: Chronicles of Resistance, 2000–2006 (Nation Books, New York, 2006).
Lorenzano, L. Zapatismo: recomposition of labour, radical democracy and revolutionary project in Zapatista! Reinventing Revolution in Mexico (eds Holloway, J & Pelaez, E), Ch. 7, 126-128 (Pluto Press, London, 1998).
Robbins, RH. Global Problems and the Culture of Capitalism (Allyn & Bacon, Boston, 2007).
Benería, L, Berik, G & Floro, M. Gender, Development and Globalization: Economics as if All People Mattered (Routledge, Abingdon, 2015).
Marcos, S. The First Uprising: March 1993. La Jornada (30 gennaio 1994).
Klein, H. Compañeras: Zapatista Women‘s Stories (Seven Stories Press, New York, 2015).
Marcos, S. Zapatista Women’s Revolutionary Law as it is lived today. Open Democracy [online] (luglio 2014).https://www.opendemocracy.net/sylvia-marcos/zapatista-women%E2%80%99s-re….
Rosset, P. Zapatista Uprising 20 Years Later. Democracy Now! [online] (January 2014).http://www.democracynow.org/2014/1/3/zapatista_uprising_20_years_later_how.
Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo
Originale: Solutions
Traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0








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