La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

venerdì 14 ottobre 2016

Il bue che dà del cornuto a se stesso

di Giuseppe Civati 
In totale stato confusionale, il Pd delle larghe intese, il partito sedicente della nazione e della «profonda sintonia» del Nazareno, il Pd del tuttidentro, il Pd che governa abbracciato con Verdini (ufficializzato il gruppo MaieAla alla Camera, in deroga alle regole e con totale sprezzo dell'acronimo), il Pd che raccoglie esponenti già di Rifondazione miscelandoli con titolari del montismo, il Pd che salutò il governo Letta come se fosse una riedizione dell'intesa Moro-Berlinguer (!), il Pd che ha poi sostituito Letta con Renzi per trasformare un biennio di emergenza in una intera legislatura basata su un patto politico con il 'nuovo' centrodestra, il Pd che sta al governo con Alfano detto Lodo, che attraversa i Lorenzindays senza fare una piega, che ha mandato via Lupi per un orologio ma si tiene Stretto il Ponte, il Pd che ha teorizzato il trasversalismo trasformista e futurista come una ricetta di straordinaria sagacia, se la prende con chi voterà No al referendum perché lo schieramento è vario. Perché ci sono esponenti di destra e di sinistra!
Un blocco di potere cinico e spregiudicato che se la prende con chi non sta nel proprio blocco di potere. Come se questo schieramento, ovviamente, non dipendesse da come si sono schierati loro.
All'inizio della legislatura non votai Giorgio Napolitano, perché non mi piaceva lo schema delle larghe intese, che fino ad allora tutti negavano. Poi gli stessi che lo negavano sono diventati ministri, sottosegretari, grandi ufficiali di una stagione che si è interrotta solo per qualche settimana per la decadenza di Berlusconi, subito riabilitato dal 'nuovo' protagonista. E adesso gli stessi fanno la morale ai loro ex-padri politici.
Nessuno nota che, oltre alla questione politica, il bue che dà del cornuto a se stesso ha ridotto il proprio campo di consenso semplicemente perché ha fatto una legge elettorale pensando che gli avrebbe garantito la vittoria e ora si è messo a discuterla solo perché questa garanzia può servire ad altri (geniale). Addirittura si sono accorti che ci sono somiglianze con il Porcellum e lo stesso Napolitano dice che il premio, insomma, non va mica tanto bene.
Il bue che dà del cornuto a se stesso ha fatto una riforma che non solo toglie poteri alle Regioni (dalla devolution alla involution) ma mette in discussione lo stesso regionalismo italiano (ma non le regioni a statuto speciale, quelle no, quelle esprimono parlamentari che altrimenti non la votavano, la riforma, e possono andare avanti così) e aumenterà la conflittualità tra Stato e Regioni, sulla base di nuovi lunghi elenchi su cui si dovrà lungamente esercitare la Corte costituzionale.
Il bue che dà del cornuto a se stesso ha fatto un Senato di cui ora cerca di negare la non-elettività da parte dei cittadini affermata invece a chiare lettere nel testo della riforma in base alla quale «i consigli regionali eleggono i senatori». Ti credo che lo schieramento sia vario, nell'opporsi a certe schifezze.
Altro che catoblepa: il bue che dà del cornuto a se stesso per contrastare ciò che definisce «populismo» adotta i suoi propri e squisiti argomenti. Ottima strategia: si risponde all'«antipolitica» dicendo che ci saranno «meno politici» e che si può rinunciare alla scheda elettorale del Senato per risparmiare un caffè all'anno per ogni cittadino (non so se si rendano conto). 
Ma non finisce qui. Vi siete mai chiesti perché persone come Valerio Onida e Ugo De Siervo si siano schierate per il No, nonostante una iniziale disponibilità a collaborare per una revisione costituzionale, senza pregiudizi? Perché molte organizzazioni, storicamente vicine al fu-Pd (come Anpi e Arci, e la stessa Cgil che non sta certo facendo la guerra al governo comunque 'amico') siano orientate al No? Perché Romano Prodi dice che nemmeno sotto tortura dichiarerà come vota? Se fosse la riforma dell'Ulivo (come qualcuno la presenta) sarebbe presidente del comitato del sì, giusto? E se è la riforma dell'Ulivo perché il comitato del sì fa notare la vicinanza con la riforma del 2006 di Berlusconi? E se questa riforma assomiglia a quella, perché continuano a dire che sono trent'anni che non si fanno riforme?
E ancora. Certo è un'aberrazione immaginare un governo con D'Alema e Fini, Calderoli e Di Maio. Infatti non c'è un governo così, né si prepara a governare, un governo così. Invece quell'altro governo destrasinistra (testacoda più che cambiaverso) c'è eccome e appunto si è deciso di prolungarne la durata sine die: nell'ultima direzione nazionale del partito del governo si è spiegato tra l'altro che questa intesa proseguirà anche dopo, perché non ci si può mica alleare con la sinistra. Figuriamoci.
Facciamoci una domanda: se vince il No, secondo voi, i Franceschini e gli altri strateghi delle larghe intese che cosa faranno? Si opporranno a un governo presieduto dallo stesso Franceschini, da Delrio, da Cantone (soluzione hard, come vedremo nel paragrafo successivo) ovvero dallo stesso Renzi, reincaricato, o lo voteranno? Magari con il rientro in maggioranza dello stesso Berlusconi, che va e viene da tutta la legislatura?
Da ultimo e da definitivo: il bue che dà del cornuto a se stesso e che ha deciso di prolungare la legislatura di un Parlamento eletto con legge incostituzionale sulla base di larghe intese che si sono ristrette e che si fondano sul gruppo di mischia verdiniano per andare avanti, fa notare – come argomento forte – che il Senato non approva la legge sull'omofobia, sullo ius soli, sul conflitto di interessi, sulla prescrizione. Una vergogna. Solo che il bue che dà del cornuto a se stesso non riconosce la cosa ovvia: la realtà. Perché sono gli stessi promotori del sì a non approvare quelle cose in Senato. Le. Stesse. Persone. Si danno addosso da soli. Fossero andati a votare, quando erano in forma, magari non avrebbero perso anni con questo Senato. Perché politicamente il problema non è tanto il Senato in sé (che si può cambiare o abolire) ma questo. Dove c'è un botto di destra e dove lo stesso Pd si è diviso più di una volta.
Votate no. A una brutta riforma. E anche a tutto questo.

Fonte: ciwati.it 

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