La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

venerdì 14 ottobre 2016

Il campo largo della sinistra italiana

di Francesco D'Agresta 
Nel Partito Democratico aumentano le distanze tra Renzi e le minoranze. Evidentemente il Presidente del Consiglio non ha intenzione di sacrificare il suo progetto per l’Italia in nome dell’unità del partito e la proposta di revisione della legge elettorale che il segretario ha offerto resta una trappola tattica così palese da non aver ingannato nessuno. Tra qualche mese il Partito Democratico potrebbe non esistere più per come è nato, la convivenza al suo interno si fa di giorno in giorno impraticabile.
Balza agli occhi il compimento di un disegno politico che prende forma in un grande centro al potere, né di destra né di sinistra e quindi di destra, dove il potere si conserva lì dov’è per riformare le conquiste dei lavoratori ed eseguire silenzioso le direttive della finanza internazionale, con una finta lotta per la leadership da gettare poi in pasto agli elettori.
Di fronte a questo scenario la sinistra italiana, dopo le sconfitte degli ultimi vent’anni, rischia di correre velocemente verso una sconfitta di portata storica da incassare senza neanche combattere la battaglia, travolta dai fatti, se non si munisce di una visione più ampia e di un coraggioso cambio di marcia.
Nell’ultimo anno il progetto di costruzione di Sinistra Italiana ha chiarito due princìpi: la sinistra alternativa al neoliberismo non può essere una sinistra minoritaria ed antistorica che non rappresenta più nessuno; il centrosinistra per come lo si è inteso negli anni novanta e nei primi anni del duemila, la coalizione di tutte le forze opposte al centrodestra, l’Ulivo, non è più perseguibile per il semplice fatto che la linea politica del partito di maggioranza di tale coalizione, il Partito Democratico, teorizza e pratica politiche attive non più annoverabili neanche nel campo dei progressisti.
In questo contesto si colloca il futuro della sinistra italiana e il tentativo di risolvere la necessità di uscire dall’angolo senza svendere le proprie idee, senza perdere di vista i problemi reali dei cittadini e delle cittadine ultimi in questa società e vero motore della nostra azione politica.
il tema è se si vuole creare un saldo punto di riferimento, un complesso di forze e di energie che possano riaccendere la fiducia di un popolo che può aspirare a governare questo Paese nel concreto, uscendo da una caricatura che ci vorrebbe propositori di obiettivi irrealistici di fronte a realisti di professione.
Saremo spettatori dei disastrosi anni a venire o riusciremo ad essere protagonisti di un futuro di riscatto?
Per evitare la prima opzione e dare corpo alla seconda bisogna essere in primo luogo sinceramente consapevoli delle proprie forze, siamo insufficienti da soli per mettere in campo un’alternativa reale nel breve periodo, entro le prossime elezioni politiche, va quindi accompagnata alla nascita ed alla crescita di Sinistra Italiana una politica di alleanze, sociali e politiche, che permetta di allargare il campo.
Con chi? Col popolo democratico, il campo largo della sinistra italiana è in primo luogo la società impoverita, ferita dal renzismo, che non vuole votare Renzi, ma neanche i populismi di Grillo e della Lega, sono le tante realtà sociali che quotidianamente si rimboccano le maniche per rendere il mondo un posto migliore, sono gli studenti e gli insegnanti, i lavoratori precari e quelli sfruttati, le famiglie che lottano per il diritto alla casa, il volontariato che pratica accoglienza e solidarietà, sono quelle realtà che già condividono con noi la battaglia in difesa della Costituzione e che, sul piano nazionale, passano anche per la Cgil e coloro che nell’ultima direzione PD hanno espresso idee largamente condivisibili. Bisogna prendersi tutti per mano e passare insieme dalla fase della resistenza a quella dell’offensiva per costruire qualcosa di concreto e di propositivo: una proposta di governo alternativa fondata su un programma di sinistra.
Non c’è bisogno di scomodare Togliatti per capire che parliamo dunque di un’alleanza politica come frutto della messa in relazione di pezzi di società che già esistono, che hanno rapporti complementari, e che vanno messi in relazione. Una cosa del tutto diversa dalle alleanze politiciste e fallimentari che abbiamo conosciuto negli ultimi anni e che non hanno mai attraversato il corpo del Paese.
Diamo corpo quindi ad un’intesa politica ampia della sinistra italiana, palese nei termini a partire dalla ferma volontà di sbarrare la strada a governi che ricalchino i fallimenti e le ingiustizie perpetrati negli ultimi anni dal governo Renzi in primis.
Senza di noi, potenzialmente egemoni in questo campo, non esiste prospettiva di cambiamento reale e duraturo, ma da soli non possiamo ancora costruire un’alternativa di governo.

Fonte: Esseblog.it 

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