La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

venerdì 14 ottobre 2016

Un nuovo genere di rivoluzione

di Francesco Paolella
Come si potrebbe sovvertire l’eterosessualità? Si tratta di una sfida lanciata da una posizione minoritaria, precaria e altamente instabile, contro ciò che norma la vita (sessuale, medica, economica, politica…) di ciascuno. Si tratta di partire dall’ipotesi che sia ancora possibile mettere in crisi, almeno in un punto (un punto essenziale: lo snodo corpo/sesso/genere) la cosiddetta razionalità neoliberista oggi imperante e il sistema di valori che essa porta con sé, senza peraltro incontrare opposizione o quasi.
Non è una sfida semplice. Da una parte, la questione del “gender” viene portata avanti sempre più aggressivamente dalle forze del neofondamentalismo (cattolico, ma non solo), con tutto il loro bagaglio di panico sessuale, omofobia ecc. Dall’altra parte, lo stesso neoliberismo appare oggi sempre più inclusivo verso le “classiche” minoranze sessuali e di genere: ecco che allora, per provare ad attaccarlo, è necessario dimostrare che quella inclusività è illusoria e che, comunque, i diritti che oggi vengono riconosciuti ad alcune forme di sessualità “altra”, minoritaria, sono stati riconosciuti perché utili al mercato (delle cose e delle persone) e allo sviluppo del biocapitale.
Questa raccolta di saggi è il risultato di analisi accademiche e di lotte tuttora vive. Vi si cerca di tenere assieme critica e militanza nei gruppi LGBT italiani e vi si pongono perciò domande radicali a vere emergenze: ad esempio, che rapporto c’è e potrebbe esserci fra lotte femministe e lotta alla precarietà? In che misura è possibile resistere alle retoriche che, da ogni parte, inondano il dibattito pubblico a proposito di ciò che tocca l’identità (o la non-identità) di genere, la medicalizzazione dei corpi, del sesso, della procreazione?
La “politica dei diritti”, oggi affermatasi in parte anche in Italia, pur con tutte le sue contraddizioni, non può ovviamente soddisfare pienamente ogni minoranza:
"I diritti al matrimonio e all’adozione per le minoranze sessuali, pur costituendo un passo importante per l’emancipazione sessuale, soddisfano solo una parte delle formazioni lesbiche/gay, ossia quei soggetti che sono in una posizione dominante di classe e di razza e che sono politicamente e ideologicamente egemonici. Questi diritti stabiliscono perciò “nuove frontiere tra differenti tipi di sessualità, costituendo sessualità ‘altre’ che possono essere viste come problematiche e necessitanti controllo”. Assistiamo così a un doppio movimento d’integrazione di alcune forme di sessualità rispettabili e di rifiuto di altre, ritenute non rispettabili e problematiche" (Rebucini, p. 51).
La questione sarebbe appunto quella di riuscire a mettere in crisi questa eteronormatività, il dominio assoluto, naturale, del modello eterosessuale. Le lotte attuali nei paesi occidentali pro e contro i “diritti civili” e la “ideologia del gender”, dimostrano fino a che punto le retoriche contrapposte sappiano piegare a proprio vantaggio, e fino a pervertirne il senso, concetti chiave come “natura”, “scienza”, “civiltà”.
La scommessa militante di questo gruppo di studiosi e attivisti è appunto quella di usare le rivendicazioni attuali per tentare una critica del blocco di sapere/potere che appare invincibile. Oggi le politiche pubbliche e le scelte del management aziendale (gestione delle risorse umane, marketing ecc.) puntano senza dubbio a “normalizzare” (ma a che prezzo?) ciò che prima veniva considerato come inassimilabile e ora, invece, semplicemente come diverso.
"In un panorama sconsolante come quello italiano, segnato da un discorso pubblico pesantemente omofobico, il posizionamento aziendale positivo e ammiccante è stato salutato come coraggioso e autentico, quasi fosse disinteressato. Tanto che nessuno si è azzardato a definirlo per quello che è: una pratica di marketing, di pinkwashing aziendale, che consiste nel creare e pubblicizzare un’immagine dell’impresa favorevole alle diversità" (Busarello, p. 74).
Ecco – questa è la prospettiva degli autori – sarebbe invece il caso di ripoliticizzare quelle diversità e “usarle” per criticare un sistema che sa garantire sempre e soltanto diritti formali. Contro l’individualizzazione e la privatizzazione degli affetti (e dei corpi), bisognerebbe ridare a essi un pieno significato politico.
A partire dagli anni Sessanta del secolo scorso – come già aveva mostrato Mario Mieli nel suo Elementi di critica omosessuale (1977) – alla repressione dell’omosessualità è iniziata a sostituirsi una sempre più aperta tolleranza di alcune sue manifestazioni. E’ stata una liberazione fatta per integrare nuovi soggetti nel mercato. Questa lettura, se può forse “consolare” tanti reduci e orfani di una visione rivoluzionaria della società (e della sessualità), non rende comunque più semplice le nuove possibili lotte. Oggi, infatti, l’unica alternativa sembra essere proprio quella fra una reazione conservatrice, retriva, “clerico-fascista”, ai diritti e alla tolleranza, e una “liberazione”/normalizzazione appunto funzionale al sistema esistente. Combattendo la prima si finisce inevitabilmente per sostenere la seconda.
Servirebbe all’opposto ripristinare una visione materialistica anche delle questioni legate al genere e, in primo luogo, al rapporto fra genere e lavoro: bisognerebbe rimettere in moto una analisi delle condizioni materiali in cui le persone si rapportano/si definiscono/usano il proprio corpo, il sesso, il proprio genere. Bisognerebbe che il conflitto degli interessi – che passa anche e in primo luogo dai corpi (pensiamo soltanto alla maternità surrogata) – ritornasse a essere visibile. Ciò che pare ad oggi più semplice realizzare è sostenere battaglie e rivendicazioni puntuali (nei luoghi di lavoro, sulle riviste specializzate, nei tribunali, nei consigli comunali) portate avanti dagli stessi protagonisti della galassia LGBT.
Una lettura queer della società e dei rapporti di potere non può che aiutare tutti a preparare il tempo in cui nuove lotte di massa saranno possibili, anche se dovranno passare generazioni prima di allora.

Fonte: Tysm.org

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