La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

sabato 22 ottobre 2016

Miseria e nobiltà. Una legge di stabilità al pane e veleno

di Centro Studi Trasformazioni Economico-Sociali 
Proviamo ad analizzare le slide relative ad una probabile legge di stabilità; affermiamo ciò semplicemente perché dopo il terzo giro di slide da parte del Governo sulla Legge di Bilancio a funzione didattica ma non certo utile per i lavoratori, sta arrivando forse uno “straccio” “ di documento cartaceo definitivo. Inoltre l’Unione Europea padrona dovrà dare il suo parere finale al “servo sciocco”.
Puntualizziamo subito che già si parla di 27 miliardi di euro ma la cifra è chiaramente destinata ad aumentare; il dato immediato è che, con la scusa di rilanciare una improbabile crescita dell’economia, oltre il 70% del peso del Bilancio va come sempre a sostenere direttamente o indirettamente le imprese. La rinnovata ed annosa assicurazione di stabilizzazione dei precari è ancora semplicemente una promessa che non vede concretamente alcuna ipotesi di realizzazione.
Il contratto dei Pubblici Dipendenti ancora una volta nemmeno si prende in considerazione (stanziati solo 900 milioni di cui 300 già previsti) e il conto su i servizi pubblici, in particolare sulla sanità peserà ancora fortemente sui malati e su tutti i cittadini in genere con pesanti restrizioni all’accesso a medicinali e cure e al rafforzamento e alla tutela del bene pubblico salute. Infatti complessivamente sulla sanità pubblica alla fine sono previsti 1,2 miliardi di risparmi in una spending review che complessivamente tocca i 3,5 miliardi.
Unica piccola concessione sono dei minimi aumenti contrattuali lordi ai medici incentrati su una generica “meritocrazia”.
Scomparirà Equitalia che verrà sostituita da un nuovo soggetto pubblico partendo anche qui con una sanatoria nella quale dovrebbero essere evitate le sanzioni ma saranno dovute tutte le imposte e gli interessi.
Le coperture dei 27 miliardi arriverà quindi prevalente di aumenti non congiunturali ma permanenti di gettito, ipotizzando ulteriori entrate dal recupero dell’evasione ed elusione fiscale (va sottolineato che i 4 miliardi di euro recuperati precedentemente sono arrivati tutti dal cosiddetto “rientro volontario dei capitali tenuti all’estero” cioè un incentivo alla fuga di capitali con abolizione delle penalizzazioni su sanzioni ed interesse); nuove entrate IVA per 8,5 miliardi gravando così ancor di più i costi dei consumi anche primari e di prima necessità dei lavoratori nonostante si parli di Sterilizzazione dell’Iva rimandando al 2018 l’aumento delle aliquote dal 10 al 13% e dal 22 al 24% ( il che ci sembra realmente contraddittorio se non del tutto falso ponendo a confronto i ipotizzate super entrate e sterilizzazioni).
In tale maniera si raggiungeranno circa 19 miliardi (di cui 10 tra aumenti permanenti di gettito e un generico “ulteriori coperture”).
Tali restanti circa 9 miliardi dovrebbero arrivare da uno sforamento del deficit per il 2007 che è stato fissato al 2,3% cioè 0,3-0,4 in più di quello programmato nel DEF e il tutto per il rilancio degli investimenti di impresa al fine di mantenere la competitività funzionale agli interessi dell’Unione Europea e quindi della Germania e della Francia. Tutto ciò per tentare di portare il PIL italiano oltre l’1%, che, anche se si raggiungesse, confermerebbe pienamente la stagnazione complessiva macroeconomica.
Come sempre l’aumento degli investimenti di impresa sono finanziati da un aumento del deficit che peserà su occupazione, salari, precarietà e tagli, e con l’aggiunta di IRES (Imposta sul reddito delle società ) ridotta dal 27,5% al 24%.
Altro grande favore alle imprese è la riforma degli studi di settore che ridurranno fortemente gli accertamenti fiscali sulle imprese, e l’unico aggravio sarà l’IRI per le piccole imprese in particolare le ditte individuali che altro non sono che commercianti, artigiani e lavoratori a partita IVA fintamente autonomi ma di fatto “licenziati-riciclati”. Anche qui c’è un trucco poiché l’aliquota unica al 24% verrà applicata solo sugli utili reinvestiti e non su quelli “messi in tasca” direttamente dall’imprenditore che rimarrà soggetto ad IRPEF. Altro modo di finanziamento delle imprese è il cosiddetto Superammortamento che arriva addirittura al 140% di deduzione dal reddito imponibile per l’acquisto di macchinari e di tutti gli investimenti produttivi d’esercizio.
Anche questa è una sorta di “evasione fiscale legalizzata” con tagli sul reddito imponibile a carico dei lavoratori con l’aggiunta addirittura di un Iper/ammortamento al 250% per gli investimenti in ricerca e innovazione e sviluppo con credito di imposta fino al 2020.
Il finanziamento agli investimenti delle imprese è prorogato quindi fino al 2017 con la conferma delle Legge Sabbatini.
Di nuovo finanziamenti pubblici al Made in Italy e al Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese ( complessivamente 1,2 miliardi).
Il pacchetto imprese cioè alla “Nobiltà” del grande Eduardo De Filippo ammonta a ben 20 miliardi sui 27 complessivi.
Se si guarda ai 7 miliardi complessivi destinati apparentemente al fattore lavoro, rimangono solo le elargizioni caritatevoli totali .
La quattordicesima estesa ad 1,2 milioni di pensionati che arrivano così a 3,3 milioni con la quattordicesima ; l’anticipo pensionistico cosiddetto APE prevede di andare in pensione 3 anni e sette mesi prima costringendo il pensionato ad un mutuo ventennale, quindi si suppone una lunghissima vita caratterizzata dai debiti, ancora una volta corrisposti dalle banche che assorbiranno sangue dai lavoratori attraverso interessi e capitali con prestiti dal loro Governo benefattore.
L’APE si rivela un vero e proprio strumento di truffa e taglieggiamento poiché si perde anche il 5% di pensione per ogni anno di anticipo, per introdurre così la regola della “flessibilità”, cioè della precarietà della vita anche per i pensionati dopo lunghi anni di duro lavoro e sacrificio.
La puntura dell’APE succhia sangue potrà avere anche un carattere “social” per alcune categorie di “miserabili”, cioè quelli con un reddito da pensione lordo di 1350 euro mensili, ma solo se si hanno almeno 36 anni di contributi o dopo essere stati abbandonati alla povertà assoluta della disoccupazione per almeno trenta anni.
I cosiddetti lavoratori precoci che altro non sono che disoccupati o che svolgono lavori particolarmente faticosi o usuranti potranno andare in pensione con il gran cuore del Governo Renzi con “soli” 41 anni di contributi con grande gioia, consenso ed euforia del segretario generale della UIL, che arriva addirittura a dichiarare “non era per nulla facile o scontato cambiare alcuni aspetti della legge Fornero”.
Il “Welfare dei miserabili” si sostanzia anche con il sostegno all’inclusione attiva che prevede un massimo di 400 euro mensili solo alle famiglie con figli minorenni o disabili con un reddito ISEE inferiore a poco più di 200 euro mensili e in aggiunta poi la carità per piccoli sconti fiscali per prodotti alimentari alla prima infanzia delle famiglie in pratica a redito nullo.
Vi è poi qualche “regalino” come quello del “bonus” per il compleanno dei 18 anni da spendere per attività culturali, o i 40 euro al mese una tantum per ogni migrante per le spese sostenute dai Comuni che li accolgono.
Si parla genericamente di super borse di studio o No Tax per studenti particolarmente meritevoli ma con rediti molto bassi ed un premio anche con sgravi assunzionali per i giovani super sfruttati dal percorso di alternanza scuola-lavoro.
Ecco la filosofia del Governo Renzi legata però solo alla “miseria” della grande commedia di Eduardo.
Sintesi:
Politiche economiche neoliberiste senza prospettive e basate sull’immediato “prendi subito i soldi e …scappa”!
Incentivi alle imprese!
Varie forme di amnistia per evasori e capitani di ventura che hanno trafficato con la fuga di capitali all’estero!
Crescita impossibile o molto bassa che dall’1,4% del DEF passa a circa l’1%!
Aumento del deficit!
Elargizioni caritatevoli in preparazione delle elezioni e manovra pre-referendaria!
E poi una finta riduzione fiscale che significa una redistribuzione del carico dai lavoratori al capitale, meglio alla rendita, dai “miserabili alla nobiltà” dei ricchi imprenditori e finanzieri. E se non bastasse invece di aumentare i fondi destinati alle famiglie che hanno subito il terremoto il Governo Renzi si fa la faccia bella con l’immagine di un bel ponte sullo stretto di Berlusconiana memoria
La filosofia della Legge di Bilancio 2017 ci dice Renzi è “merito e bisogno”, cioè mancette per i miserabili e grandi benevole elargizioni ad imprese e banche, da quello che già da molti anni abbiamo definito il “Profit State” che ormai per i lavoratori si riduce a semplice “Welfare dei Miserabili”.
“Merito e bisogno” o “pane e veleno”? Nella splendida e bellissima commedia di Eduardo il protagonista ribadiva “Ma quale pane e veleno e veleno e pane.. cà ce sta solo o veleno!!!”

Fonte: cestes.usb.it 

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.