La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

mercoledì 2 novembre 2016

Fasciosfera, perché non riusciamo a sbarazzarci dei totalitari online

Intervista a Dominique Albertini di Andrea Coccia
I media francesi da una decina d'anni l'hanno battezzata fachosphère, una crasi tra facho, ovvero fascisti, e il suffisso geofisico -sfera, preso in prestito dal web fin dai tempi della blogosfera, alla fine degli anni Novanta. Se è nata semplicemente come termine giornalistico per definire la propaggine web della galassia dei movimenti di estrema destra in Francia, dal Front National fino ai gruppi fondamentalisti cattolici. Si parla di blog, di account su social network, di siti veri e propri, ma anche di un fenomeno molto diffuso anche in Italia: i commenti, gli attacchi, le provocazioni che fanno capolino sempre più numerose nelle sezioni dedicate ai commenti di praticamente tutti i media online.
«È un termine con molti difetti e molti limiti», ci tiene a precisare Dominique Albertini, giovane giornalista di Liberation e coautore dell'inchiesta pubblicata a settembre da Flammarion insieme a David Doucet, «ma se abbiamo deciso di usarlo è perché individua bene un fenomeno che ormai è impossibile non considerare, quanto meno in Francia».
Che dimensioni ha?
"È di una proporzione tale che è impossibile fare finta che non esista. Se è nato il termine, d'altronde, è proprio per designare un fenomeno vistoso, sempre più importante e che sta pericolosamente uscendo dalla rete, influenzando anche la realtà. Chiaro, non è l'unica famiglia politica che ha una sua propaggine sul web e non è nemmeno per forza quella che ha i mezzi più imponenti e che fa i gesti più spettacolari, ma è un fenomeno di grandezza notevole e, soprattutto, in forte espansione."
Hai parlato di fenomeno web, ma capace di influenzare la realtà, mi fai un esempio?
"Qua in Francia abbiamo diversi esempi di polemiche politiche che sono partite proprio da questo ambiente estremista sul web. L'evento più eclatante è stato senz'altro quello dell'annullamento, proprio in seguito alla pressione dell'estrema destra e di una protesta nata online, del concerto del rapper Black M, previsto questa primavera a Verdun per le celebrazioni del centesimo anniversario della celebre battaglia. È tutto partito da internete non è certo l'unico caso. Ci sono tutta una serie di evidenze che ci portano a poter dire che non si tratta affatto di un semplice gruppo di utenti che si trova a discutere di certi temi su internet."
E cosa è successo?
"È diventato massiccio. Si è diffuso e si è ingigantito. Chiunque usi internet tutti i giorni ne ha esperienza diretta, gli passano davanti slogan, video, meme e quant'altro, tutto materiale che è portatore di messaggi dell'estrema destra. Nella vita fuori dal web non è sempre palese tutto ciò. Se passeggi mezza giornata per Parigi non è detto che tu veda poster o scritte razziste o fasciste. Quando entri in un café o in un ristorante non è detto che ti capiti di sentire al tavolo di fianco dei discorsi di estrema destra. Ma se passi due ore su un social network o navigando su internet è praticamente certo che ti troverai a fare i conti con materiale di questo tipo."
Quali sono le armi e gli strumenti che usano questi militanti?
"Le più varie. Sono persone spesso molto capaci e che sanno cogliere le opportunità che offrono le nuove tecnologie. Usano tutti quello che possono. Fanno fotomontaggi, meme, video, audio, scrivono, hanno dei blog, ma sono molto presenti anche sui social e no solo su Facebook. E poi sono particolarmente attivi nei commenti dei siti di informazione, immagino che sia uguale anche in Italia. Non c'è un modus operandi. Si adattano molto facilmente."
È un movimento compatto o si possono individuare delle tendenze e dei modi diversi di far parte di questa fasciosfera?
"Se proprio vogliamo fare delle distinzioni interne, credo che si possa dividere grosso modo in due. Da una parte quelli che scrivono cose false, che deformano la realtà, che diffondo teorie del complotto e che fondamentalmente restano nel mondo della finzione. Dall'altra un altro gruppo, ma molto meno numerosi: sono quelli che citano cose vere, ma decontestualizzate e parziali, e parlano solo di quelle, semplificando e generalizzando, quindi alla fine raccontando quello che gli pare (vedi libro). Questi si informano, ma selezionano le notizie di cui vogliono parlare a seconda di quello che vogliono che emerga."
Per esempio?
"I primi sono quelli che ti dicono semplicemente che i migranti sono dei criminali e sono pericolosi, inventandosi di sana pianta dei fatti mai esistiti e inventandosi teorie del complotto. I secondo sono quelli che selezionano gli eventi di cronaca per parlare soltanto di quando un crimine è stato fatto da un migrante, senza contestualizzare, senza mettere in rapporto con altri casi, senza dare spazio al contraddittorio. E quindi, se in questo caso passi un'ora su un sito del genere e leggi soltanto le notizie selezionate su questi parametri hai sul serio l'impressione di essere in un girone dell'inferno. Non inventa nulla, seleziona. Ma il quadro che suggerisce è falso tanto quanto quello dei primi."
Aggressività, semplificazione e la falsificazione sono le principali armi che hanno sul web. Come si affrontano?
"Il nostro lavoro è un lavoro di analisi e di inchiesta. Non pretendiamo e non vogliamo mettere sul tavolo delle soluzioni, ci interessava descrivere il fenomeno. E credo che sia importante che i giornalisti non prendano parte alla lotta. Non è il nostro lavoro. C'è la politica e l'attivismo per questo. Noi possiamo solo scrivere i fatti, metterli in relazione, anche perché i fatti parlano da soli e se il Front Nationale è razzista, be', credo che emergerà dalle politiche e dalle affermazioni che fanno."
Ok, ma da giornalista che ha studiato il fenomeno, che errori fa la controparte? Perché perde la battaglia sul web?
"Direi che il primo errore e quello più comune e la sottovalutazione. Per combattere questo genere di nemico bisogna sapere che si ha di fronte gente molto preparata, decisa, che sa cosa vuole, che sa collaborare con gli altri, che ha una visione comune ed estremamente chiara del discorso che vuole imporre. È proprio questo che manca a chi sta dall'altra parte e vuole combatterli. Mi spiego meglio: la fasciosfera è composta da tante anime diverse, spesso con progetti e obiettivi diversi, ma riescono a concentrarsi tutti su una visione del mondo che è sempre quella e a quella riconducono ogni discussione. Riescono ad avere una spiegazione unica a cui ricondurre ogni problema, da quello che capita per strada sotto casa tua, fino a quel che capita dall'altra parte del mondo. Che si parli di banlieue o di Afghanistan, per loro è praticamente la stessa cosa e la spiegazione è sempre la stessa: il problema è l'immigrazione, la perdita di identità e la debolezza delle frontiere."
E dall'altra parte?
"Dall'altra parte non si può dire che succeda la stessa cosa."
Perché?
"Perché i militanti di sinistra o i moderati di centro, non hanno una visione del mondo così chiara. E quando argomentano e partecipano al dibattito hanno una visione chiara di quel contro cui si battono, ma non sanno molto bene a favore di cosa combattono. Se chiedi a un militante del Front National destra e a uno del Partito Socialista, di riassumere la propria dottrina in pochi minuti, spesso il primo lo sa fare meglio del secondo. Quindi il primo consiglio è sapere chi si è, per cosa ci si batte, sapere qual è il proprio obiettivo e saperlo spiegare in modo comprensibile, funzionale e, non da ultimo, che sia seducente, che abbia una capacità attrattiva."
Credi che ci sia anche un problema di ingenuità?
"Sì, un po' di ingenuità sicuramente, ma soprattutto credo che il difetto peggiore della sinistra è una sorta di complesso di superiorità. Un grosso errore è considerare il militante di estrema destra un ingenuo che è solo grande e grosso, ma che è impreparato, ignorante, che non sappia esprimersi, scrivere, usare la retorica. Credere di essere più intelligenti dei propri nemici è sempre un errore, e spesso si paga caro."
Qual è la realtà con cui bisogna fare i conti invece?
"Semplice: sanno scrivere bene, sanno usare tutte gli strumenti che servono per costruire un discorso convincente, e sanno anche quanto conta il formato e che spesso funziona di più un video di 40 secondi che un saggio di duecento pagine, cosa che i militanti di sinistra sanno fare poco, ma che è sempre più decisiva."
Come se ne esce?
"Valutandoli per quello che sono: professionisti che sono stati in grado di inventarsi modi innovativi per comunicare, che sono stati capaci di mettere in piedi siti accattivanti, che funzionano."
C'è soltanto una difficoltà di ordine tecnologico?
"No, spesso c'è il fatto che non ci sia dietro un discorso morale o etico. I militanti di estrema destra sul web non hanno problemi a inventare citazioni, a decontestualizzarle, fare fotomontaggi. E davanti a queste armi cosa fa un militante di sinistra a cui hanno insegnato che deve riflettere e scrivere un pamphlet di risposta? Deve mettersi anche lui a fare come loro? Cominceremo a vedere le stesse armi ma utilizzate dai militanti di sinistra? Li vedremo mettersi sullo stesso piano? È complicato. La questione è difficile da dirimere: fare loro la morale o mettere da parte la morale e rispondere e diventare aggressivi come loro? Non credo di avere le risposte a queste domande, però. Non è il mio ruolo."
A sinistra c'è qualcuno che ha preso le misure e sta reagendo con armi simili?
"Sì, qualcosa si muove e qualcuno a sinistra sta provando a combattere questa battaglia. C'è gente che ha capito che con i video si comunica in maniera molto forte di questi tempi, e lo fa. C'è qualcuno che ha capito che bisogna riflettere sui formati e sui toni."
Uno slogan degli anarchici di inizio secolo diceva: Sarà una risata che vi seppellirà. L'umorismo può essere un'arma efficace contro la fasciosfera?
"Sì, assolutamente, l'umorismo e la risata sono armi potentissime e che possono essere usati contro la retorica fascista. Anche perché c'è un sacco di materiale che può essere usato per fare dell'umorismo. Deridere è un'arma che può fare molto male chi si prende molto sul serio."

Fonte: Linkiesta.it 

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