La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

sabato 3 dicembre 2016

Come i media hanno snobbato Bernie Sanders e aiutato Donald Trump a vincere

di Amy Goodman e Denis Moynihan
Non vedevamo Bernie Sanders a Filadelfia dal luglio scorso, quando la sua avversaria alle primarie Hillary Clinton ha vinto la nomination a candidata presidenziale democratica. Questa settimana Sanders ci ha raggiunti nella storica Philadelphia Free Library per un’ampia discussione. “Sono molto preoccupato per il futuro della democrazia in America,” ha detto Sanders a un pubblico entusiasta e numeroso. Milioni di americani hanno votato per lui alle primarie. Sanders ha trasformato la campagna elettorale del 2016, ispirando e coinvolgendo la gente in una visione progressista del futuro, con ben poco aiuto da parte dei media.

Dopo le elezioni le reti hanno iniziato un infinito “mea culpa” per la loro fiducia nei sondaggi, ma è raro sentire un personaggio televisivo ammettere il loro totale fallimento nel coprire la campagna di Sanders. I media americani hanno snobbato il candidato di un grande partito che ha tenuto i comizi più affollati anche senza il megafono dei media. 
Donald Trump ha ricevuto una copertura totale. Le reti hanno dato conto di ogni suo movimento, di ogni tweet e di quasi tutti i suoi discorsi. Sono stati i media mainstream a renderlo un candidato. Si calcola che abbia ricevuto uno spazio di un valore che va da 1 a 3 miliardi di dollari.

E Bernie Sanders? Il Tyndall Report ha analizzato la copertura fatta dalle maggiori reti nel 2016. Su oltre 1.000 minuti di trasmissioni televisive nazionali dedicati a tutte le campagne, Donald Trump ne ha ricevuti 327, ossia circa un terzo, Bernie Sanders 20 e Hillary Clinton 121, ossia sei volte tanto il tempo riservato a Sanders. “ABC World News Tonight” ha dedicato 81 minuti a Donald Trump e 20 secondi a Sanders.
Ho chiesto a Sanders che cosa ha fatto per ottenere quei 20 secondi e lui è scoppiato in una sonora risata. “Abbiamo avuto la sfortuna di tentare di parlare dei problemi dell’America e di offrire delle soluzioni reali” ha risposto, presentando la sua visione del fallimento dei media. “Trump usava twitter per dire com’erano brutti, orribili e disgustosi i suoi avversari, in termini molto pesanti. Perfetto per i media. Frasi ad effetto di 12 secondi. Ma in 12 secondi non si può spiegare perché la classe media è in declino, o perché abbiamo enormi disuguaglianze nella distribuzione del reddito e della ricchezza. Inoltre non è un tema a cui loro sono molto interessati.” Forse i media non erano molto interessati al messaggio di Sanders, ma gli elettori sì.
Nonostante l’oscuramento dei media, Sanders ha vinto 23 primarie e ottenuto il 46 % dei super delegati democratici.
Dopo che il Presidente Barack Obama lascerà la sua carica, Sanders potrebbe diventare il democratico più potente del paese, anche se tecnicamente non è un democratico, ma un socialista indipendente. Il suo successo lo ha catapultato verso la leadership democratica al Senato. “Accetto questa responsabilità con molta trepidazione, ma sono anche eccitato. L’approccio attuale non funziona, è chiaro. Abbiamo bisogno di qualcosa di nuovo, di creare una strategia per tutti gli stati. Questo significa cominciare a impegnarsi in stati che i democratici hanno ceduto da decenni, ma soprattutto creare un partito di base, dove la gente più importante non siano i ricchi finanziatori, ma i lavoratori, i giovani, la classe media.” E’ anche per questo che Sanders sostiene la candidatura di Keith Ellison alla presidenza del Comitato Nazionale Democratico. Ellison è co-presidente del Congressional Progressive Caucus e il primo musulmano eletto al Congresso.
Sanders è contrario a denigrare tutti i sostenitori di Trump. “Credere che chiunque abbia votato per Donald Trump sia da biasimare sarebbe un tragico errore. Non è così. Questa è gente disgustata e furiosa con il sistema. A mio parere il Partito Democratico non è stato chiaro nel convincerla che noi siamo dalla sua parte”.
Bernie Sanders ha trasformato la sua campagna in un gruppo chiamato “La nostra rivoluzione” per continuare a organizzarsi. “Siamo in un momento difficile” ha sintetizzato alla fine. “Per tutta la storia però la gente seria ha reagito… Pensate a 120 anni fa, quando c’erano bambini che lavoravano in fabbrica e perdevano le dita. La gente ha lottato e ha creato i sindacati. Pensate al movimento delle donne, a quello per i diritti civili, a quello per i diritti dei gay. Pensate all’ambiente. Pensate a tutti gli ostacoli che questa gente ha dovuto superare. Nessuno in questa stanza e in questo paese ha il diritto di dire: ‘Mi arrendo.’ Dobbiamo alzarci e cominciare a lottare.”
Bernie Sanders ha passato la vita a lottare per le cause progressiste. Ora che il mondo si prepara all’impatto della presidenza di Trump, Sanders non mostra segni di cedimento.

Articolo pubblicato su Democracy Now!
Fonte: Pressenza.com 

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