La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

sabato 17 dicembre 2016

Pino Sacchi, il leader “nascosto” dello Statuto dei Lavoratori

di Ivan Brentari e Marcello Scipioni
Il compagno Giuseppe Sacchi – operaio, comandante partigiano, storico segretario della Fiom di Milano dal 1958 al 1964, e tra i padri dello Statuto dei lavoratori – se n’è andato martedì 13 dicembre, all’età di 99 anni. È stato uno dei sindacalisti più influenti della storia dell’Italia repubblicana. Anche uno dei meno conosciuti, però, per una tendenza personale a considerarsi uno strumento del movimento operaio, scomparendo come individualità. L’importanza del suo ruolo deriva innanzitutto dalla Federazione metallurgica milanese che diresse e dal periodo in cui ne fu a capo.
Egli fu segretario del sindacato tradizionalmente più combattivo, nella città più industrializzata d’Italia, nel momento in cui tutto il Paese, e in particolare il settore metalmeccanico, conobbero la più grande espansione produttiva della storia.
In sostanza Sacchi affrontò esattamente il periodo in cui più alte furono le pretese degli imprenditori nei confronti dei lavoratori. Il boom economico indubbiamente dipese da una favorevole congiuntura internazionale, dagli investimenti pubblici – soprattutto - e privati, ma nacque anche dal lavoro e in molti casi dal super-sfruttamento di milioni di operai. La segreteria Fiom di Sacchi fu la prima in Italia a provare a opporsi a quello stato di cose, progettando e vincendo una storica vertenza quale quella degli elettromeccanici.
La fine dei sindacalmente terribili anni Cinquanta e l’inizio della riscossa operaia, che culminò nell’«autunno caldo» e nello Statuto dei lavoratori, passarono anche attraverso le lotte che Giuseppe Sacchi diresse con fermezza e coraggio. Dalla lotta contrattuale del ’59, (un contratto nazionale “necessario” ma considerato deludente) alla ormai leggendaria lotta degli elettromeccanici, che quel contratto doveva “integrare”, ritenuta da molti la più grande mobilitazione sindacale del secondo dopoguerra, per giungere al Contratto nazionale del ’63, che rivoluzionò il ruolo del sindacato nelle fabbriche.
Si trattò delle mobilitazioni sindacali più avanzate che l’Italia avesse mai visto. Mobilitazioni che segnarono profondamente le modalità di lotta del decennio seguente e cambiarono per sempre la prassi sindacale e la percezione che i lavoratori avevano di se stessi, delle proprie possibilità di azione, e il rapporto tra organizzazione sindacale e i lavoratori nelle fabbriche. L'inchiesta tra gli operai, l'organizzazione reticolare e diffusa delle assemblee ovunque fosse possibile riunire i lavoratori (il diitto di assemblea in azienda ancora non era stato conquistato), il coinvolgimento diretto dei lavoratori nella elaborazione delle piattaforme e delle modalità di lotta, furono l'elemento decisivo di quelle vertenze. La maggior parte di esse si concluse con una vittoria schiacciante ai danni del padronato. Sacchi, in questo modo, influì largamente sulle sorti dei sindacati in tutto il Paese, dal momento che, allora, dettare la linea dei metalmeccanici di Milano spesso significava dettarla a tutta la Fiom in Italia e la Fiom spesso finiva col trascinare anche la Cgil.
Pino, così lo chiamavano gli amici, non mutò mai le proprie idee. Non esiste, infatti, una cesura tra la sua attività sindacale e quella parlamentare. Quando nel ’63 arrivò a Montecitorio nelle fila del Pci, continuò a leggere la realtà con gli occhi di sempre, quelli di un operaio. I contenuti da lui espressi restarono i medesimi. E molti di questi contenuti finirono poi nello Statuto dei Lavoratori, di cui stese la primissima proposta di legge nel luglio del ’67.
È in questo modo che Sacchi è diventato una figura essenziale nel mondo del lavoro italiano. Egli è stato, molto più di altri personaggi maggiormente celebrati, il protagonista del cammino dei lavoratori verso i diritti. Da dirigente del sindacato aprì la partita con le lotte del periodo 1958-1964, da parlamentare la chiuse con lo Statuto dei Lavoratori nel 1970.
Riattualizzare la pratica di Giuseppe Sacchi, facendo i conti con la mutata composizione sociale del lavoro di oggi, questa è la sfida. Siamo convinti che il suo spirito e il suo esempio torneranno presto in un progetto al quale da alcuni anni stiamo lavorando insieme a Wu Ming 2 e che vedrà presto la luce. Ultimamente, quando ne parlavamo con Sacchi, annuiva e diceva: «Questa è una cosa importante». Si tratta di un libro di racconti scritti dai lavoratori, alcuni vecchi di cinquant’anni – che vengono da un concorso letterario voluto proprio da Sacchi – e altri composti nell’ultimo periodo e in maniera collettiva. Narrano il mondo del lavoro visto dal basso e lo percorrono nel passato, nel presente e, forse, anche nelle prospettive future. Sono storie di uomini e di lavoro, storie vere e di fantasia, storie diverse, ma che in fondo sono un’unica storia, quella del movimento operaio italiano. Ecco perché, ripensandoci, forse non dovremmo parlare di una raccolta di racconti, ma di un unico romanzo storico ipercollettivo, al quale hanno contribuito non solo coloro che l’hanno scritto, ma anche le donne e gli uomini che negli ultimi cinquant’anni hanno combattuto per i propri diritti, e soprattutto per quelli di chi verrà dopo. Come ha fatto Giuseppe Sacchi.
Ecco perché Pino è partito, ma resta con noi per sempre.

Fonte: Fiom-cgil.it 

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