La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

sabato 17 dicembre 2016

Una scuola in affanno

di Stefano Cecconi
L’ultimo numero di Rivista delle politiche sociali dedica la sezione monografica,curata da Ugo Ascoli e Emmanuele Pavolini, alle politiche educative in Italia. Quello che emerge è “una scuola in affanno”, che fatica a fronteggiare le sfide di questi tempi, mentre appaiono evidenti tutti i limiti della Politica nel definire indirizzi e orientamenti per il rilancio della scuola pubblica e del diritto all’istruzione. Ancor più preoccupate è la debolezza della più recente normativa sulla "Buona scuola". Una pseudo riforma, come viene efficacemente descritta in particolare negli interventi di Gianna Fracassi e di Andrea Ciarini e Orazio Giancola.
Una “Buona scuola” che appare sempre più come un’occasione perduta, più finalizzata a indebolire una governance partecipativa e collegiale anziché ad affrontare le criticità. Un pseudo riforma che esalta la funzione “manageriale” dei dirigenti scolastici e un modello di "quasi-mercato" al posto di meccanismi cooperativi e di scambio di esperienze, che sono stati decisivi nelle riforme più riuscite, basti pensare alla scuola primaria.
Anche il confronto in ambito europeo, che viene presentato in alcuni articoli, è preoccupante per l’Italia, che sconta un pesante ritardo per il basso livello dei finanziamenti dedicati all’istruzione, quella terziaria in particolare ma anche ai livelli inferiori. Indicatori significativi di questo ritardo sono anche la bassa partecipazione all’educazione terziaria o gli abbandoni scolastici “precoci”. E ancora emerge il divario fra le regioni e le difformità formative fra diversi percorsi scolastici, dove gravi sono le disuguaglianze tra gli individui in possesso dei differenti livelli di istruzione. La condizione famigliare, tra i determinanti sociali, rimane di gran lunga il migliore predittore del successo o del’insuccesso scolastico e poi del buon inserimento o meno nel mercato del lavoro. Qui entra in gioco l’idea dell’azione combinata fra tutte le politiche: più delle politiche specifiche per l’istruzione servono politiche sociali rivolte alle classi sociali più basse, poiché la diseguaglianza “dentro la scuola” si combatte anche (e forse soprattutto) con interventi di tipo territoriale e di supporto alle famiglie e agli studenti.
E ancora, nonostante i progressi e i cambiamenti che hanno investito le politiche educative negli ultimi sessanta anni, frutto, non va mai dimenticato, delle lotte sociali per il diritto all’istruzione, il sistema educativo italiano descritto in diversi articoli si trova ancora ben lontano dagli obiettivi alla base dell’agenda sociale europea per quello che riguarda il miglioramento del capitale umano. Nel nostro paese tutti gli indicatori e le comparazioni internazionali mostrano un’insufficiente attenzione alle politiche dell’istruzione e, addirittura, negli ultimi anni, a partire dall’inizio della grande crisi una riduzione consistente di risorse pubbliche destinate alla scuola e all’università, tant’è che quest’ultima «per la prima volta nella sua storia è diventata significativamente più piccola». Questa ritirata non è più accettabile, ci dicono tutti gli autori, se vogliamo affrontare i nuovi «rischi sociali» e i processi continui e straordinari di innovazione tecnologica in atto. E ancor più se vogliamo agire sulle conseguenze dei flussi migratori che ormai da decenni interessano il nostro paese e che impongono una forte attenzione all’integrazione dei "nuovi italiani", proprio a partire dalla scuola primaria e secondaria.
Un’altra questione affrontata riguarda il raccordo tra sistema educativo e politiche del lavoro e la transizione scuola-lavoro. Oggi ci troviamo in presenza di alcuni provvedimenti che sembrano segnare una linea di discontinuità con il passato: da un lato l’obbligatorietà per tutte le scuole dei programmi di alternanza scuola-lavoro e dall’altro, la realizzazione degli Istituti tecnici superiori (Its). Forse lgli Its sono la vera novità degli ultimi anni: un percorso formativo biennale post-diploma fortemente collegato con la domanda di lavoro, in grado di creare finalmente un’alternativa all’istruzione universitaria, che rompe il monopolio universitario nell’educazione terziaria e tenta di costruire percorsi formativi in stretta correlazione con la domanda di lavoro. Mentre invece l’apprendistato, nonostante gli intendimenti e le politiche per trasformarlo nel contratto di inserimento per eccellenza, continua a configurarsi come canale di recupero di insuccessi scolastici e incide poco sulla riduzione della disoccupazione.
Infine la sezione sulle politiche educative segnala le profonde differenziazioni territoriali in tutti i fenomeni analizzati ma, al di là delle consuete differenze fra Sud e Nord, un dato si impone: la necessità di tornare a «investire nel sociale» a partire proprio dall’istruzione, se si vuol offrire un futuro alle giovani generazioni e non “scivolare” ulteriormente indietro in tutte le graduatorie internazionali riguardanti la qualità degli assetti democratici e la diffusione dei diritti sociali.
Di tutela della salute si discute nella sezione Attualità ponendo in evidenza come da molti anni, la sanità pubblica italiana si stia indebolendo, complice l’indifferenza nei confronti di restrizioni economiche che aggravano le difficoltà di accesso alle cure di molti cittadini. In tale contesto, paradossalmente, il tema più dibattuto non è quello delle diseguaglianze che ne conseguono bensì quello della inefficienza della spesa sanitaria privata e della presunta necessità di una maggiore intermediazione. L’accento è posto poi sulla sostenibilità dell’universalismo dei sistemi sanitari e l’invecchiamento della popolazione, nonché sull’efficacia della formazione nella prevenzione della corruzione.
Chiude il fascicolo il dibattito sul reddito di base che a partire dal libro di Granaglia e Bolzoni (Il reddito di base, Ediesse, 2016) esamina l’importanza di un tale strumento, e in modo particolare del «reddito di cittadinanza», considerandolo come una misura di grande rilevanza per poter rispondere in modo equo ed efficace la duplice sfida rappresentata dalla crisi economica e dalla trasformazione del mondo del lavoro nei paesi europei.
In questo numero contributi di: Marco Arlotti, Ugo Ascoli, Eduardo Barberis, Adolfo Braga, Massimo Brunetti, Gianluca Busilacchi, Domenico Cersosimo, Andrea Ciarini, Marta Cordini, Massimiliano De Conca, Nerina Dirindin, Gianna Fracassi, Emanuela Ghignoni, Orazio Giancola, Nicola Giannelli, Paolo R. Graziano, Giustina Orientale Caputo, Andrea Parma, Chiara Rivoiro, Emmanuele Pavolini, Gianfranco Viesti.

Fonte: Rassegna.it

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