La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

venerdì 12 febbraio 2016

Ombre rosse su Hollywood









di Luca Celada
Il pogrom anticomunista che sconvolse Hollywood negli anni ’50 è un trauma la cui scia tossica permane più di mezzo secolo dopo. Trumbo racconta l’inquisizione maccartista attraverso la storia di DaltonTrumbo, il più famoso degli autori allora perseguitati dalla HUAC di Joseph McCarthy. Il film di Jay Roach apre con un preambolo che accenna alla storia «segreta» del comunismo americano ed è utile ricordare ad esempio, come pochi mesi dopo la sua fondazione nel 1919, due anni prima della controparte cinese (e del Pci), il CPUSA (Communist Party Usa) contasse già 60 mila iscritti, ed era fra i più grandi partiti comunisti fuori dalla Russia.
Negli anni di sviluppo proto capitalista all’inizio del novecento, lo scontro di classe rasentò la lotta armata. La violenta repressione dei militanti sindacali anarcocomunisti da parte dei robber baron produsse tragedie come la strage di Haymarket a Chicago e quella dei minatori scesi in sciopero a Ludlow, in Colorado. Nel 1912 la candidatura alla presidenza di Eugene Debs, fondatore dei Wobblies (il sindacato radicale rivoluzionario Industrial Workers of the World) raccolse il 6% del voto popolare. Il movimento operaio in America, finì per essere in parte cooptato dal New Deal ma le lotte produssero una altrettanto robusta cultura politica di sinistra ancorata ad intellettuali come Jack London, Paul Roberson e Upton Sinclair, giornalista e sceneggiatore che come candidato socialista nel 1934 giunse ad un soffio dal diventare governatore dello stato più popoloso dell’unione.
Non casualmente forse furono i suoi colleghi, scrittori della «colony» hollywoodiana, dalle marcate simpatie di sinistra, a trovarsi oggetto della persecuzione quando l’anticomunismo assunse toni oltranzisti e viscerali nell’impennata della guerra fredda. Le abiure (loyalty oath) inizialmente imposte da Truman agli impiegati federali, dilagarono presto in una escalation di epurazioni e proscrizioni.
Ma nel catalogo delle intempeperanze fascistoidi americane, dai campi di prigionia per nippo-americani a Guantanamo, la caccia alle streghe a Hollywood occupa un posto particolarmente efferato per il tentativo orwelliano di perseguitare i creativi al centro dell’immaginario in quanto implicitamente insubordinati. «Fu un momento scuro nella storia di Hollywood ma ancor più un momento inquietante della storia d’America», dice Bryan Cranston che dopo anni come protagonista di Breaking Bad interpreta il più celebre martire della caccia alle streghe.Trumbo che negli anni ’40 era uno sceneggiatore di enorme successo (e il più pagato di Hollywood) fu l’esponente di maggiore rilievo degli Hollywood Ten, i dieci registi e sceneggiatori inquisiti e imprigionati nel 1947 per aver rifiutato di rispondere alla commissione McCarthy.
La persecuzione degli autori come sospetti simpatizzanti comunisti, divise il paese e spaccò irrimediabilmente la città del cinema. Gli strascichi e le ferite provocate dalla repressione e dalla delazione sono ancora vive sotto la superficie della scintillante fabbrica di divertimento. Il film di Roach racconta la storia drammatica con un tono «rocambolesco» quasi da commedia screwball (d’altra parte il film forse migliore sull’argomento rimane una commedia: Il Prestanome di Martin Ritt con Woody Allen e Zero Mostel). Roach e il suo sceneggiatore John McNamara raccontano l’attivismo di Trumbo a favore dei sindacati di Hollywood e contro l’azione reazionaria della Motion Picture Alliance. L’associazione «patriottica» a cui facevano capo tra gli altri John Wayne, Ronald Reagan, Walt Disney e la potente giornalista gossip Hedda Hopper (nel film è Helen Mirren) che incitavano l’inquisizione «per tutelare l’americanismo». Trascinato di fronte alla commissione di inchiesta per le «attività anti americane», lo scrittore si rifiuta di rispondere e viene condannato a 10 mesi di galera.
Successivamente Trumbo, prodigiosamente prolifico, si dedica ad aggirare le liste nere continuando a scrivere sotto falsi nomi e poi allarga la cerchia ad una dozzina di altri sceneggiatori proscritti. Attraverso la fornitura clandestina, gli scrittori al bando forniscono copioni di film a produttori di serie B come a grandi studios.
Trumbo vincerà due Oscar (Vacanze Romane del ’53 e La Più Grande Corrida, ‘56) assegnati a prestanome (lui li potrà ufficialmente ricevere solo anni dopo). La definitiva riabilitazione avverrà quando Otto Preminger e Kirk Douglas decideranno di rompere l’omertà e firmare col vero nome di Trumbo le sceneggiature rispettivamente di Exodus e Spartacus. Al di là dell’evidente risonanza nell’attuale era di Guantanamo, Roach tratta l’argomento «pesante» col tocco leggero che ci potremmo in definitiva aspettare da un copione dello stessoTrumbo.
Il film conclude con il discorso di «riconciliazione» tenuto daTrumbo al sindacato degli sceneggiatori nel 1970. Quell’intervento, in cui il settantenne scrittore invitava a dimenticare le ferite e di riconoscere che «non ci furono innocenti o colpevoli, ma solo vittime», in realtà fu e rimane assai controverso. Molti, a partire dalla stessa moglie di Trumbo, avrebbero preferito inchiodare più chiaramente alle proprie responsabilità delatori ed inquisitori.
Lo testimoniano tra l’altro i molti fischi che ancora a 60 anni di distanza accolsero nel 2008 l’oscar alla carriera a Elia Kazan (che i nomi li fece). «Ho molto riflettuto su quel discorso», dice Roach. «Avendo personalmente studiato sotto Edward Dmytryk, il regista de I Giovani Leoni che fu uno dei ‘dieci’ ho un idea di ciò che costò. Dmytryk si fece mesi di galera per essersi rifiutato di rispondere. Ma dopo anni sulla lista nera decise di testimoniare per tornare a lavorare. Credo che Trumbo volesse dire che è importante combattere il sistema più che accanirsi contro gli individui».

Fonte: il manifesto 

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