di Fouad Roueiha
Come il fuoco che cova sotto la cenere, in attesa di una folata di vento per riprendere ad ardere, così la protesta civile e nonviolenta dei siriani è riemersa da sotto le macerie delle città che si trovano nelle aree fuori dal controllo di Asad non appena si è allentata la soffocante morsa dei bombardamenti. Fin dall’entrata in vigore del parziale cessate il fuoco concordato da Washington e Mosca, nelle strade si sono riversate centinaia di persone con le bandiere dell’indipendenza siriana, ormai adottate dai rivoluzionari in opposizione a quelle con due stelle verdi imposte dal regime.
Quasi scomparse le bandiere nere, mentre gli slogan sono gli stessi del 2011 e non quelli confessionali emersi tra il 2013 ed il 2014. I giorni culmine di questa mobilitazione sono stati i venerdì. Come da tradizione, la società civile siriana ha scelto un titolo unitario per le proteste ed il primo (4 marzo) dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco, è stato “La rivoluzione continua“, poi c’è stato quello intitolato “Rinnoviamo la promessa” (11 marzo) ed infine quello dedicato alla “Rivoluzione della dignità“.
Ogni volta centinaia di manifestazioni: 104 nel primo, 132 nel secondo, oltre 300 il 18 marzo. Le piazze scandivano “Uno, uno, uno, il popolo siriano è uno!”; “Il popolo vuole abbattere il regime”; “Bashar, Daesh, fuori dalla nostra terra”; “I cancelli della rivoluzione nonviolenta si sono riaperti di nuovo”; “Non ci inginocchiamo di fronte a nessuno, se non di fronte a Dio”; “Riscriviamo la favola, dall’inizio”; “Il popolo siriano non può essere umiliato”; “Sono passati 5 anni e siamo ancora qui a chiedere la libertà”, oltre a scambiarsi reciproci messaggi di solidarietà. Il rinnovarsi dello spirito iniziale della rivoluzione siriana ha messo a dura prova anche gli estremisti di Jabhat Al Nusra, branca siriana di al-Qaeda, da subito invitata ad uscire dalle città in molte manifestazioni.
I qaedisti hanno anche cercato di inscenare delle contro-manifestazioni, in particolare nella provincia di Idleb, dichiarando che esporre la bandiera rivoluzionaria sarebbe contrario all’Islam e che concetti come “nazione” o “democrazia” sarebbero cavalli di troia occidentali per indebolire lo spirito della umma islamica.
Uomini di Jabhat Al Nusra hanno anche arrestato attivisti nonviolenti a Maarat Al Naaman (provincia di Idleb) nel primo venerdì ed attaccato la tredicesima brigata dell’ Esercito Libero nei giorni successivi. La reazione della popolazione è stata veemente con manifestazioni quotidiane, l’invasione della sede dei qaedisti, la liberazione degli attivisti e l’incendio dell’edificio.
Oltre ai venerdì di protesta ci sono state tante manifestazioni, diurne e notturne, in occasione della Giornata internazionale delle donne, della festa della mamma (che in Siria è il 21 marzo) ed ovviamente del quinto anniversario della rivoluzione che si è celebrato il 15 marzo. E’ possiibile trovare più foto e video cercando sui social network i tag #therevolutioncontinues # الثورة_مستمرة
Articolo pubblicato su osservatorioiraq.it
Fonte: comune-info.net

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