La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

venerdì 8 luglio 2016

Un programma d'azione nella crisi

di Agire nella crisi
Nell'assemblea di Agire nella crisi che si è tenuta il 3 luglio, all'interno della quale è stato possibile mettere a valore anche le proposte e le letture scaturite dall'assemblea di Over The Fortress del primo luglio, abbiamo provato ad individuare alcune coordinate di analisi e di azione che ci consentano di formulare alcune ipotesi di intervento per i prossimi mesi. Al di fuori di ogni retorica su noi stessi, abbiamo provato a sintetizzare tali coordinate nei sei punti che seguono. Proviamo a fare questo sforzo di sintesi perchè riteniamo utile e corretto esprimere con chiarezza quali sono gli obiettivi che ci stiamo dando.
Non si tratta di una “planimetria” della fase o di un catalogo delle priorità storiche: in questo momento le riflessioni astratte, completamente dissociate dalle reali condizioni di praticabilità nel tempo storico che viviamo, ci interessano poco. Ciò che ci interessa in questo momento è individuare le necessità che sono sul campo e capire il “fare” che è alla nostra portata, il contributo reale che possiamo dare. Dire con chiarezza quello che si vorrebbe fare è anche un esercizio di realismo perchè ti costringe ad un rapporto diretto tra ciò che sei e le prospettive che ti dai. Ed è anche una buona premessa per riuscire con la stessa chiarezza a modificare completamente le ipotesi di lavoro, quando la realtà materiale le smentisce o le rende impraticabili. 
1 PERCORSI MIGRANTI
Pensiamo che sia necessario implementare le azioni ai confini e l'intervento sul campo delle migrazioni, riconfigurando obiettivi e pratiche all'interno di uno scenario modificato dal consolidamento dei dispositivi di esternalizzazione dei respingimenti e di deflazione dei flussi. Il territorio italiano acquisisce all'interno di tale scenario un ruolo di progressiva centralità, non solo per la concreta possibilità che esso divenga parte rilevante di nuove rotte migratorie verso l'Europa, ma anche e soprattutto per il ruolo di primo piano assegnato all'Italia nella gestione di una dinamica di “confinamento” attuata attraverso gli hotspots, gli accordi di riammissione e repressione dei flussi migratori con i Paesi in cui essi si originano o attraverso cui transitano, i dinieghi delle richieste di protezione e l'espulsione dei richiedenti dalle misure di accoglienza. Tutti i diversi aspetti di tale gestione possono diventare, ed in parte già lo sono, terreno di conflittualità e di ricaduta delle molteplici forme di opposizione che in questi mesi si sono espresse contro l'Europa-fortezza. Una conflittualità che, però, per essere efficace necessita di un'ulteriore espansione nello spazio europeo e della capacità di manifestarsi materialmente laddove i processi di esternalizzazione hanno collocato le nuove barriere di respingimento.
E' con questa prospettiva che parteciperemo attivamente al NO BORDER CAMP DAL 12 AL 24 LUGLIO a Salonicco in cui porteremo tutta l'esperienza accumulata con la marcia Overthefortress.
Arriveremo a Salonicco con la carovana lanciata dalla rete “Beyond Europe” che attraverserà tutta l'Europa
per giungere l’11 luglio in Italia. Due le tappe previste a cui stiamo lavorando: MILANO e ANCONA. Da qui poi ci imbarcheremo per raggiungere la Grecia
2 LE MOBILITAZIONI CONTRO TRATTATI COMMERCIALI TRANSNAZIONALI
Da molto tempo diciamo che nell'Europa della grande finanza la libertà di circolazione viene garantita alle merci mentre viene negata alle persone. Ma oggi più di ieri questo dato della realtà emerge con violenza nella materialità delle nostre vite e diffonde un nuovo immaginario che individua nei trattati commerciali gli attori primari della mercificazione delle nostre esistenze e dei vincoli capestro imposti dall'Unione Europea. In questo contesto riteniamo che sia strategico tentare di allargare ed approfondire l'azione collettiva contro i trattati commerciali in corso di negoziazione come il TTIP, il CETA ed il trattato sulla liberalizzazione dei servizi (TISA).
In questa prospettiva vogliamo essere parte attiva nella costruzione della MANIFESTAZIONE EUROPEA CONTRO IL TTIP PREVISTA PER SETTEMBRE (data ancora non certa e che potrebbe slittare più avanti), trovando forme e percorsi che ne facciano l'occasione di una reale mobilitazione all'interno dei nostri territori
3 ROVESCIARE IL PARADIGMA DEI CONFINI E DELLE MERCI
L'asse che lega nelle politiche europee il controllo delle persone da un lato ed i trattati commerciali dall'altro, necessita di un'azione capace di alludere al rovesciamento del paradigma materiale dei confini e delle merci: abbattere le barriere che impediscono la libera circolazione delle persone e, allo stesso tempo, innalzare "barricate"contro le multinazionali che si stanno organizzando per una nuova stagione di saccheggio dei nostri territori e delle nostre vite. Tale prospettiva può costituire un volano, tra altri, di una nuova fase di espansione dell'agire dei movimenti a livello europeo. Per contribuire alla costruzione di un "discorso" comune su questo terreno pensiamo che sia importante realizzare un momento di incontro a livello trasnazionale europeo che metta a tema l'interfaccia rovesciato del cuore delle attuali politiche europee: porte aperte ai migranti e porte chiuse ai grandi predatori del mercato. Abbiamo individuato come sede dell' incontro europeo la città di MILANO e come possibile finestra temporale quella del 22/23 OTTOBRE.
4 CONTRO LA NUOVA ONDATA DI PRIVATIZZAZIONI A DIFESA DEI BENI COMUNI
La battaglia contro i trattati commerciali internazionali è legata a doppio filo alle sorti dei movimenti a difesa dei beni comuni che innervano in mille forme i nostri territori. Siamo oramai alla soglia di un nuovo e violento ciclo di privatizzazioni che si avvale dei potenti strumenti normativi messi in campo con la legge Madia ed i relativi decreti attuativi. E' urgente aggregare percorsi, idee e contributi nella prospettiva di aprire un nuovo ciclo di movimentazione a difesa dei beni comuni, nel contesto del quale uscire dai limiti dell'antirenzismo e della personalizzazione dell'azione di governo, per individuare direttamente e con chiarezza nel Partito Democratico il soggetto politico primariamente responsabile della nuova ondata di privatizzazioni, inserita coerentemente nel quadro di abbattimento dei diritti, centralizzazione delle decisioni e precarizzazione sociale che il partito di governo ha sistematicamente perseguito. All'interno di questa prospettiva riteniamo possibile puntare all'apertura di una campagna contro il partito di governo, che muovendo dalle resistenze alla nuova spirale privatizzatrice e dal rilancio delle azioni territoriali, possa allargarsi ed anche condensare, possibilmente in autunno, mobilitazioni nazionali che abbiano come obiettivo politico il Partito Democratico e le sue istituzioni centrali.
Un nuovo ciclo di movimentazione sociale a difesa dei beni comuni, contro le privatizzazioni, le grandi opere ed i progetti di devastazione climatica ed ambientale, necessita di una proposta ampia, senza primogeniture, capace di connettere i molteplici percorsi di opposizione e di lotta già attivi nei contesti territoriali e costruire luoghi e passaggi attraverso i quali il grande patrimonio di lotte sedimentato nel corso degli anni possa trovare espressione comune e condivisa. In questa prospettiva l'assemblea indetta dai comitati No Tav per il 16 e il 17 luglio rappresenta un primo importante momento di confronto e un'occasione di elaborazione comune dei successivi passaggi.
5 LA SINGOLARITA' NAPOLI
Ciò che si è verificato nella città di Napoli in occasione delle amministrative rappresenta, a nostro avviso, una singolarità, il cui spessore non è dato dal risultato elettorale in quanto tale, ma dalle dinamiche sociali che oggettivamente si sono date nella città e nei quartieri, coinvolgendo ampi strati della popolazione. Il miglior modo di uccidere una singolarità è quello di omologarla, renderla omogenea a vicende profondamente diverse. Napoli non è né Roma, né Torino, contesti in cui i nuovi corsi del governo locale impongono letture diverse ed altrettanto diverse prospettive di azione. Costruire categorie astratte per brandizzare una singolarità significa ancora una volta rinunciare ad un'analisi reale del dato materiale per dare spazio alle speculazioni ed ai tatticismi. Crediamo che la singolarità che esprime attualmente Napoli costituisca un'occasione importante di verifica e sperimentazione, nella consapevolezza che la sua parabola è ancora tutta da scrivere. Quello che ci interessa verificare non riguarda qualche miglioria nel governo della città, ma se, come e dove è possibile forzare la frattura delle catene di comando ed aprire nuovi orizzonti di autonomia e di pratiche di democrazia radicale. Con le realtà di movimento che hanno scelto di non guardare la singolarità con il telescopio, ma di agirne direttamente gli spazi e le contraddizioni, riteniamo importante aprire luoghi permanenti di confronto, elaborazione e analisi affinché l'esperimento Napoli possa costituire un laboratorio comune. In questa prospettiva costruiremo a Napoli, subito dopo la pausa estiva, un primo momento assembleare dove approfondire la lettura di quanto si è già verificato e l'analisi delle prospettive che ne derivano.
6 CONTRO IL DASPO POLITICO E LE CONDANNE CAPESTRO
I dispositivi di repressione e di confinamento dell'attivismo sociale sono sempre più violenti ed invasivi. Pur in assenza di una legge ad hoc il DASPO politico è oramai un dato di fatto, il prodotto di una miriade di misure cautelari e preventive che colpiscono sistematicamente i movimenti. La contestazione sempre più metodica ed espansiva di alcune tipologie di reato consente di distribuire anni di carcere oramai al di fuori di ogni proporzione. Pur nella consapevolezza che una dinamica repressiva di questo livello richiede, per essere realmente contrastata, una forte ripresa dei movimenti, dobbiamo comunque tentare qualcosa per arginarne la spirale. Da questo punto di vista crediamo che l'idea di praticare forme intelligenti di violazione degli obblighi imposti con le misure di prevenzione, possa aprire importanti spazi di azione, ovviamente calibrando il tutto in base alle posizioni delle/dei singole/i attiviste/i ed ai contesti all'interno dei quali tali violazioni vengono praticate.
Per quanto riguarda le sempre più diffuse condanne capestro, potrebbe essere possibile enucleare alcuni dei reati che paghiamo più duramente per elaborare un denuncia formale in sede europea, intorno alla quale tentare di catalizzare l'attenzione e riaprire la tematica del rapporto tra ordinamento penale e garanzie individuali e collettive. Ovviamente per dare efficacia a tale passaggio è necessario concentrarsi solo su alcune fattispecie di reato, ovvero quelle che, proprio per le loro caratteristiche, risultano maggiormente incompatibili con il diritto europeo ed i trattati in materia di garanzie penalistiche e di diritti fondamentali della persona. In tal senso pensiamo che i reati di devastazione e saccheggio e quelli di resistenza e violenza aggravate a pubblico ufficiale, il trittico principale che in questi anni ha garantito il massacro giudiziario degli attivisti di movimento, può costituire una valida e praticabile base di partenza. 

Fonte: Global Project 

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