La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

mercoledì 7 settembre 2016

Sir John Chilcot: il Rapporto sulla guerra in Iraq

di Sir John Chicot 
Siamo stati nominati per esaminare la politica britannica sull’Iraq dal 2001 al 2009 e per identificare lezioni da trarne per il futuro. Il nostro Rapporto sarà pubblicato sul sito della Commissione d’Inchiesta dopo che avrò finito di parlare. Nel 2003, per la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale, il Regno Unito ha preso parte a un’invasione e all’occupazione su vasta scala di uno Stato sovrano. E’ stata una decisione della massima gravità. Saddam Hussein era indubbiamente un dittatore brutale che aveva attaccato i vicini dell’Iraq, represso e ucciso molta della sua stessa gente e che aveva violato gli obblighi imposti dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
Ma le domande alla Commissione d’Inchiesta sono state:
  • se sia stato giusto e necessario invadere l’Iraq nel marzo del 2003; e
  • se il Regno Unito avrebbe potuto – e dovuto – essere meglio preparato a quanto seguì.
Abbiamo concluso che il Regno Unito scelse di partecipare all’invasione dell’Iraq prima che fossero esaurite opzioni pacifiche per il disarmo. L’intervento militare non era in quel momento l’ultima risorsa.
Abbiamo anche concluso che:
  • i giudizi sulla gravità della minaccia posta dalle armi di distruzione di massa – WMD – irachene sono state presentate con una certezza non giustificata;
  • nonostante avvertimenti espliciti le conseguenze dell’invasione sono state sottovalutate. La pianificazione e i preparativi per l’Iraq dopo Saddam Hussein sono stati del tutto inadeguati;
  • il Governo non ha conseguito gli obiettivi dichiarati.
Voglio ora specificare alcuni dei punti chiave del presente Rapporto.
Innanzitutto la decisione formale di invadere l’Iraq se Saddam Hussein non avesse accettato l’ultimatum statunitense di andarsene entro 48 ore fu presa dal Governo il 17 marzo 2003. Il Parlamento votò il giorno seguente a sostegno della decisione.
La decisione, tuttavia, fu influenzata da scelte chiave adottate dal Governo del signor Blair nei 18 mesi precedenti e che esporrò brevemente.
Dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001 il signor Blair sollecitò il Presidente Bush a non avviare azioni affrettate nei confronti dell’Iraq.
Agli inizi di dicembre la politica statunitense aveva cominciato a cambiare e il signor Blair suggerì che gli Stati Uniti e il Regno Unito lavorassero a quella che descrisse come una “strategia intelligente” di cambiamento di regime in Iraq che sarebbe stata costruita nel tempo.
Quando il signor Blair incontrò il Presidente Bush a Crawford, Texas, agli inizi di aprile 2002, la politica formale consisteva ancora nel contenere Saddam Hussein. Ma a quel punto c’era stato un profondo cambiamento nel pensiero britannico:
  • Il Comitato Congiunto dei Servizi d’Informazione aveva concluso che Saddam Hussein non poteva essere rimosso senza un’invasione.
  • Il Governo affermava che l’Iraq era una minaccia di cui ci si doveva occupare. Doveva disarmare o essere disarmato.
  • Ciò implicava l’uso della forza se l’Iraq non si fosse adeguato ed erano iniziati piani alternativi interni per un vasto contributo a un’invasione militare.
A Crawford il signor Blair ricercò una cooperazione come modo per influenzare il Presidente Bush. Propose un ultimatum dell’ONU all’Iraq perché riammettesse gli ispettori oppure subisse conseguenze.
Il 28 luglio il signor Blair scrisse al Presidente Bush assicurandogli che sarebbe stato con lui “in ogni caso” ma che, se gli Stati Uniti volevano una coalizione per un intervento militare, sarebbero stati necessari cambiamenti in tre aree. Erano:
  • progressi nel Processo di Pace in Medio Oriente;
  • autorizzazione dell’ONU; e
  • una svolta dell’opinione pubblica nel Regno Unito, in Europa e nel mondo arabo.
Il signor Blair segnalò anche che ci sarebbe stata una “necessità di impegnarsi in Iraq per un lungo periodo”.
Successivamente il signor Blair e il signor Straw sollecitarono gli Stati Uniti a riportare la questione dell’Iraq all’ONU. Il 7 settembre il Presidente Bush decise di fare così.
L’8 novembre fu adottata all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza la risoluzione 1441. Dava all’Iraq un’opportunità finale di disarmare o subire “gravi conseguenze” e prevedeva che qualsiasi altra violazione da parte dell’Iraq fosse comunicata, “per valutazioni”, al Consiglio di Sicurezza. Gli ispettori degli armamenti tornarono in Iraq più avanti in quel mese.
Nel corso di dicembre, tuttavia, il Presidente Bush decise che le ispezioni non avrebbero prodotto i risultati desiderati; gli Stati Uniti avrebbero avviato azioni militari agli inizi di aprile del 2003.
Agli inizi di gennaio anche il signor Blair aveva concluso che “la probabilità era la guerra”.
Alla fine di gennaio il signor Blair accettò il calendario statunitense per l’azione militare entro metà marzo. Per aiutare il signor Blair il Presidente Bush accettò di ricercare un’ulteriore risoluzione dell’ONU – la “seconda” risoluzione – che decidesse che l’Iraq non aveva colto la sua opportunità finale di rispettare i suoi obblighi.
Arrivati al 12 marzo era chiaro che non c’era alcuna possibilità di garantire un sostegno di maggioranza a una seconda risoluzione prima che gli Stati Uniti avviassero l’azione militare.
Senza prove di nuove gravi violazioni irachene o notizie dagli ispettori che l’Iraq non collaborava e che non potevano portare avanti il loro lavoro, la maggior parte dei membri del Consiglio di Sicurezza non poteva essere convinta che erano andate esaurite le opzioni pacifiche per disarmare l’Iraq e che perciò era giustificato l’intervento militare.
Il signor Blair e il signor Straw incolparono la Francia dell’”impasse” all’ONU e affermarono che il governo britannico stava agendo nell’interesse della comunità internazionale di “difendere l’autorità del Consiglio di Sicurezza”.
In assenza di una maggioranza a sostegno dell’azione militare, riteniamo che il Regno Unito, in realtà, stesse compromettendo l’autorità del Consiglio di Sicurezza.
Secondo: la Commissione d’Inchiesta non ha espresso una posizione su se l’azione militare sia stata legale. Ciò, naturalmente, potrebbe essere deciso solo da un Tribunale appropriatamente costituito e internazionalmente riconosciuto.
Abbiamo tuttavia concluso che le circostanze in cui fu deciso che c’era una base legale per un’azione militare britannica erano lungi dall’essere soddisfacenti.
A metà gennaio 2003 Lord Goldsmith disse al signor Blair che sarebbe stata necessaria un’ulteriore risoluzione del Consiglio di Sicurezza per dare una base legale all’azione militare. Fino alla fine di febbraio egli non suggerì al N.10 [di Downing Street, Londra, residenza del Primo Ministro – n.d.t.] che, anche se sarebbe stata preferibile una seconda risoluzione, poteva essere sostenuta una “tesi ragionevole” che la risoluzione 1441 era sufficiente. Egli espose tale idea in un consiglio scritto del 7 marzo.
Sia l’amministrazione statale sia l’esercito chiesero più chiarezza sul fatto che la forza fosse legale. Lord Goldsmith allora suggerì che “l’opinione migliore” era che, a conti fatti, esisteva una base legale sicura per l’azione militare senza altre risoluzioni del Consiglio di Sicurezza. Il 14 marzo egli chiese al signor Blair di confermare che l’Iraq aveva commesso altre violazioni determinanti come specificato nella risoluzione 1441. Il signor Blair lo fece il giorno successivo.
Tuttavia la base precisa su cui il signor Blair prese tale decisione non è chiara.
Considerata la gravità della decisione a Lord Goldsmith avrebbe dovuto essere chiesto di fornire un parere scritto che spiegasse come, in assenza di una maggioranza presso il Consiglio di Sicurezza, il signor Blair poteva prendere tale decisione.
Questa è una di numerose occasioni identificate dalla Commissione d’Inchiesta in cui la politica avrebbe dovuto essere valutata da un Comitato del Governo e poi discussa dal Governo stesso.
Terzo: voglio affrontare le valutazioni delle armi di distruzione di massa dell’Iraq e di come furono presentate a sostegno della tesi a favore dell’intervento.
C’era una radicata convinzione nella politica e nelle comunità dei servizi d’informazione britannici che:
  • l’Iraq aveva conservato parte del potenziale chimico e biologico;
  • era deciso a mantenerlo e se possibile a potenziarlo e, in futuro, ad acquisire potenziale nucleare; e
  • era in grado di celare le sue attività agli ispettori dell’ONU.
Il 24 settembre 2002 il signor Blair presentò alla Camera dei Comuni il potenziale passato, presente e futuro dell’Iraq come prove della gravità della potenziale minaccia delle WMD dell’Iraq. Disse che a un certo punto in futuro tale minaccia sarebbe diventata una realtà.
I giudizi sul potenziale dell’Iraq in tale dichiarazione e il dossier pubblicato lo stesso giorno furono presentati con una certezza che non era giustificata.
Il Comitato Congiunto dei Servizi d’Informazione avrebbe dovuto chiarire al signor Blair che le informazioni valutate non avevano stabilito “oltre ogni dubbio” o che l’Iraq aveva continuato a produrre armi chimiche e biologiche o che proseguivano i tentativi di sviluppare armi nucleari.
Il Comitato aveva anche giudicato che fintanto che le sanzioni restavano efficaci l’Iraq non poteva sviluppare un’arma nucleare e che ci sarebbero voluti diversi anni per sviluppare e dispiegare missili di lunga gittata.
Alla Camera dei Comuni il 18 marzo 2003 il signor Blair affermò che riteneva la possibilità di gruppi terroristici in possesso di WMD “un pericolo reale e attuale per la Gran Bretagna e per la sua sicurezza nazionale” e che la minaccia dell’arsenale di Saddam Hussein non potesse essere contenuta e ponesse un chiaro pericolo ai cittadini britannici.
Il signor Blair era stato tuttavia avvertito che l’azione militare avrebbe accresciuto la minaccia di al-Qaeda al Regno Unito e a interessi britannici. Era stato anche avvertito che un’invasione avrebbe potuto determinare il trasferimento in mani di terroristi di armi e potenziale iracheni.
La strategia del Governo rifletté la sua fiducia nelle Valutazioni del Comitato Congiunto dei Servizi d’Informazione. Tali Valutazioni costituivano il riferimento per il giudizio sulla condotta e le negazioni dell’Iraq.
Ancora il 17 marzo il signor Blair fu avvisato dal Presidente del Comitato Congiunto dei Servizi d’Informazione che l’Iraq possedeva armi chimiche e biologiche, i mezzi per lanciarle e la capacità di produrle. Gli fu anche detto che l’evidenza puntava all’idea di Saddam Hussein che il potenziale era militarmente considerevole e alla sua decisione – se lasciato a sé stesso – di potenziarlo.
E’ ora chiaro che la politica sull’Iraq fu decisa sulla base di informazioni e valutazioni carenti. Non furono contestate, e avrebbero dovuto esserlo.
I risultati circa il potenziale delle WMD dell’Iraq esposti nel rapporto del Gruppo d’Indagine sull’Iraq dell’ottobre 2004 sono stati significativi. Ma non hanno corroborato le dichiarazioni pre-invasione del Governo britannico, che erano concentrate sul potenziale iracheno di allora e che il signor Blair e il signor Straw avevano descritto come “vaste scorte” e una minaccia urgente e crescente.
In reazione a tali risultati il signor Blair ha dichiarato alla Camera dei Comuni che, anche se l’Iraq poteva non aver avuto “scorte di armi effettivamente impiegabili”, Saddam Hussein “manteneva l’intenzione e la capacità … e violava risoluzioni delle Nazioni Unite”.
Quella, tuttavia, non è stata la spiegazione dell’azione militare da lui data prima del conflitto.
Nel nostro Rapporto abbiamo identificato numerose lezioni per ispirare il modo in cui le informazioni possono essere utilizzate pubblicamente in futuro a sostegno della politica del Governo.
Quarto: voglio affrontare le carenze nella pianificazione e preparazione.
Il contributo dell’esercito britannico non fu stabilito fino a metà gennaio 2003, quando il signor Blair e il signor Hoon accettarono le proposte dell’esercito di un aumento del numero delle brigate da impiegare e che avrebbero operato nel sud, non nel nord, dell’Iraq.
Ci fu poco tempo per preparare tre brigate e i rischi non furono né appropriatamente identificati né interamente segnalati ai Ministri. Le conseguenti deficienze di equipaggiamento sono discusse nel Rapporto.
Nonostante promesse che il Governo avrebbe discusso il contributo militare, esso non discusse le opzioni militari o le loro implicazioni.
Agli inizi di gennaio 2003, quando il Governo rese pubblici i suoi obiettivi per l’Iraq postbellico, esso intendeva che il governo provvisorio postbellico sarebbe stato a guida ONU.
A marzo 2003, non essendo riuscito a convincere gli USA dei vantaggi di un governo a guida ONU, il Governo aveva deciso l’obiettivo meno ambizioso di convincere gli USA ad accettare l’autorizzazione ONU di un governo provvisorio guidato da una Coalizione.
Quando iniziò l’invasione, la politica britannica si basò sull’assunto che ci sarebbe stata un’operazione ben eseguita, guidata dagli Stati Uniti e autorizzata dall’ONU, in un contesto di sicurezza relativamente benigno.
Il signor Blair ha dichiarato alla Commissione d’Inchiesta che le difficoltà incontrate in Iraq dopo l’invasione non potevano essere note in anticipo.
Non siamo d’accordo che sia una questione di senno di poi. I rischi di conflitti interni in Iraq, dell’attivo perseguimento iraniano dei propri interessi, dell’instabilità regionale, e dell’attività di al-Qaeda in Iraq, erano stati tutti identificati esplicitamente prima dell’invasione.
I Ministri erano a conoscenza dell’inadeguatezza dei piani statunitensi e preoccupati per l’incapacità di esercitare un’influenza significativa sulla pianificazione statunitense. Il signor Blair alla fine riuscì solo nel limitato obiettivo si assicurare l’accordo del Presidente Bush a che dovesse esserci un’autorizzazione dell’ONU al ruolo postbellico.
Inoltre egli non creò una chiara supervisione Ministeriale della pianificazione e preparazione britanniche. Non assicurò che ci fosse un piano flessibile, realistico e pienamente dotato di risorse che integrasse i contributi civili e militari britannici e che affrontasse i rischi noti.
Le carenze della pianificazione e dei preparativi continuarono ad avere un effetto dopo l’invasione.
Ciò mi porta al mancato conseguimento, da parte del Governo, degli obiettivi che si era dato in Iraq.
Le Forze Armate condussero una campagna militare riuscita, che conquistò Bassora e contribuì a ottenere la partenza di Saddam Hussein e la caduta di Baghdad in meno di un mese.
Il personale di assistenza, civili impiegati in Iraq e iracheni che lavorarono per la Gran Bretagna, mostrò grande coraggio affrontando rischi considerevoli. Merita la nostra gratitudine e il nostro rispetto.
In conseguenza del conflitto in Iraq morirono più di 200 cittadini britannici. Molti di più furono feriti. Questo ha significato grande angoscia per molte famiglie, comprese quelle che sono qui oggi.
L’invasione e la successiva instabilità in Iraq avevano, al luglio 2009, causato anche la morte di almeno centocinquantamila iracheni – e probabilmente molti di più – prevalentemente civili. Più di un milione di persone è finito sfollato. Il popolo dell’Iraq ha sofferto grandemente.
La visione per l’Iraq e per il suo popolo – comunicata da USA, Regno Unito, Spagna e Portogallo al Vertice delle Azzorre il 16 marzo 2003 – includeva un obbligo solenne di aiutare il popolo iracheno a costruire un nuovo Iraq in pace con sé stesso e con i suoi vicini. Mirava a un Iraq unito in cui il suo popolo avrebbe goduto di sicurezza, libertà, prosperità e uguaglianza con un governo che avrebbe difeso i diritti umani e il primato della legge come pietre angolari della democrazia.
Abbiamo esaminato in grande dettaglio il periodo postbellico in Iraq, compresi i tentativi di ricostruire il paese e i suoi servizi di sicurezza.
In questa breve dichiarazione posso affrontare solo pochi punti chiave.
Dopo l’invasione il Regno Unito e gli Stati Uniti sono divenuti Forze Occupanti congiunte. Nell’anno che seguì l’Iraq fu governato dall’Autorità Provvisoria della Coalizione. Il Regno Unito fu pienamente coinvolto nelle decisioni dell’Autorità, ma si batté per avere un effetto decisivo sulle sue politiche.
I preparativi del Governo mancarono di tener conto della portata del compito di stabilizzare, amministrare e ricostruire l’Iraq e delle responsabilità che sarebbero probabilmente ricadute sul Regno Unito.
Il Regno Unito assunse la particolare responsabilità di quattro province del Sud-Est. Lo fece senza una decisione Ministeriale formale e senza assicurare di avere le forze militari e civili necessarie per adempiere i propri obblighi tra cui, crucialmente, garantire la sicurezza.
La dimensione dello sforzo britannico nell’Iraq postbellico non fu mai all’altezza della dimensione del cambiamento. Gli uffici di Whitehall e i loro Ministri mancarono di dedicare al compito il loro peso collettivo.
In pratica l’obiettivo strategico più costante del Regno Unito in rapporto all’Iraq fu di ridurre il livello delle sue forze impiegate.
La situazione della sicurezza, sia a Baghdad sia nel Sud-Est, cominciò a deteriorarsi subito dopo l’invasione.
Abbiamo rilevato che il Ministero della Difesa fu lento nel reagire alla minaccia dei Congegni Esplosivi Improvvisati e che ritardi nel fornire adeguati veicoli di pattuglia mediamente blindati non avrebbero dovuto essere tollerati. Non è stato chiaro quale persona o ufficio del Ministero della Difesa fosse responsabile dell’identificazione e della denuncia di tali carenze di potenziale. Ma avrebbe dovuto esserci.
Dal 2006 l’esercito britannico andò conducendo due lunghe campagne in Iraq e in Afghanistan. Non aveva risorse sufficienti per farlo. Le decisioni sulle risorse per l’Iraq furono influenzate dalla necessità dell’operazione in Afghanistan.
Ad esempio lo spiegamento in Afghanistan ebbe un impatto determinante sulla disponibilità di equipaggiamenti essenziali in Iraq, particolarmente di elicotteri e di equipaggiamento per la sorveglianza e la raccolta di informazioni.
Nel 2007 il dominio delle milizie a Bassora, che i comandanti militari britannici non furono in grado di contrastare, determinò il rilascio di detenuti da parte della Gran Bretagna in cambio della fine degli attacchi alle proprie forze.
E’ stato umiliante che il Regno Unito sia giunto a una situazione in cui la miglior opzione disponibile sia stata un accordo con un gruppo miliziano che aveva attaccato attivamente le forze britanniche.
Il ruolo dell’esercito britannico terminò ben lungi da un successo.
Abbiamo cercato di esporre le azioni del Governo sull’Iraq completamente e imparzialmente. L’evidenza è disponibile al giudizio di tutti. E’ un resoconto di un intervento che è andato in modo malamente sbagliato, con conseguenze sino ai giorni nostri.
Il Rapporto dell’Inchiesta è la visione unanime della Commissione.
  • L’intervento militare in Iraq avrebbero potuto rivelarsi necessario a un certo punto. Ma nel marzo del 2003:
  • non c’era alcuna minaccia imminente da parte di Saddam Hussein;
  • avrebbe potuto essere adattata e proseguita per un certo tempo la strategia del contenimento;
  • la maggioranza del Consiglio di Sicurezza appoggiata la prosecuzione delle ispezione e del controllo ONU.
Interventi militari altrove potranno essere necessari in futuro. Un proposito vitale della Commissione d’Inchiesta consiste nell’identificare quali lezioni possono essere ricavate dall’esperienza in Iraq.
Ci sono molte lezioni esposte nel Rapporto.
Alcune riguardano la gestione delle relazioni con gli alleati, specialmente con gli Stati Uniti. Il signor Blair sopravvalutò la sua capacità di influenzare le decisioni statunitensi sull’Iraq.
Le relazioni della Gran Bretagna con gli Stati Uniti si sono dimostrate nel tempo forti a sufficienza per sopportare il peso di un onesto disaccordo. Non è necessario un sostegno incondizionato quando i nostri interessi o giudizi differiscono.
Le lezioni comprendono anche:
  • L’importanza della discussione Ministeriale collettiva che incoraggi dibattiti e confronti franchi e informati.
  • La necessità di valutare rischi, soppesare opzioni e fissare una strategia realistica e realizzabile.
  • Il ruolo vitale della guida Ministeriale e del coordinamento dell’azione nel Governo, con il supporto di alti dirigenti.
La necessità di assicurare che i rami sia civili sia militari del Governo siano appropriatamente dotati di risorse per i loro compiti.
Soprattutto la lezione è che tutti gli aspetti di ogni intervento devono essere calcolati, dibattuti e confrontati con il massimo rigore.
E una volta che le decisioni siano state prese, devono essere attuate interamente.
Sfortunatamente niente di tutto ciò si è avuto in rapporto con le azioni del Governo britannico in Iraq.
Per concludere vorrei ringraziare i miei colleghi, i nostri consulenti e la Segreteria della Commissione d’Inchiesta per il loro impegno in questo difficile compito.
Voglio anche rendere omaggio a Sir Martin Gilbert, deceduto l’anno scorso. In qualità di uno dei maggiori storici del secolo scorso, ha apportato al nostro lavoro una prospettiva unica fino a quando si è ammalato nell’aprile del 2012. Ci è mancato molto come collega e come amico.

Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo
Traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.