La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

giovedì 22 dicembre 2016

Le grandi fabbriche respingono il contratto infame: la classe operaia può!

di Clash City Workers 
Fincantieri, Piaggio, Microelectronics, Dema, AST, Brembo, Necta, Ducati, Minarelli, GKN, CarbonSteel, CFT, Electrolux, Avio Aero, Stefani, Meridbulloni, Ansaldo SKF...sono solo alcune delle fabbriche dove è stato respinto l’infame contratto dei metalmeccanici, firmato da FIM, FIOM e UILM. In altre, dove ha prevalso il SI, il NO si è attestato comunque su numeri molto alti: all’Alenia di Pomigliano, ad esempio, è arrivato al 42%. Tutto questo contro l’indicazione delle dirigenze sindacali (FIM e UILM per il SI, FIOM per la libertà di scelta) e senza alcuna campagna di massa per il NO, senza contare i brogli ormai classici e puntualmente denunciati, dal voto multiplo ai verbali secretati.
Un NO, insomma, che è andato anche contro l’imponente campagna mediatica che ha spacciato aumenti di ben 92 euro lordi, con giochi di prestigio aritmetici che non riescono nemmeno al peggiore degli apprendisti stregoni: per giustificare questo dato totalmente inventato si sono mischiate, infatti, le mele dei recuperi inflazionistici con le pere delle decontribuzioni!
La narrazione mitologica sui 92 euro serviva, però, a giustificare gli arretramenti e le batoste presenti sul piano economico e normativo, dal salario accessorio legato alla produttività alla possibilità di decidere su straordinario, orari e organizzazione in azienda, anche andando in deroga peggiorativa sul contratto nazionale.
UNA GROSSA PARTE DELLA CLASSE OPERAIA DEL NOSTRO PAESE HA RESPINTO UN CONTRATTO DI MERDA, senza nessuna, o quasi, organizzazione di supporto: solo con la propria coscienza, la consapevolezza del proprio lavoro e degli imbrogli mascherati sotto le belle parole.
Non abbiamo ancora i risultati defintivi, ma probabilmente questi NO non serviranno a respingere il contratto, e questo è grave, perché il contratto dei metalmeccanici è un po’ la costituzione materiale del lavoro nel nostro paese. Ma il dato importante che esce da questo referendum è che nelle fabbriche dove ci siamo, dove c'è un'organizzazione sindacale davvero dalla parte dei lavoratori, e persino nelle fabbriche dove normalmente non ci siamo ma dove siamo riusciti ad arrivare almeno ai cancelli coi nostri furgoni per portare informazioni e discutere sui contenuti del nuovo contratto, in tutte queste fabbriche ha vinto il NO! Un NO al contratto che, sommato al NO al referendum del 4 Dicembre, ci parla di un popolo che vuole invertire la rotta, che ha deciso di dire basta a dieci anni di crisi, di tagli ai salari e ai diritti. Questi due NO sono dei “nostri”, dei lavoratori del nostro paese, e devono, possono essere organizzati, amplificati, per trasformarli in un immenso SI...a cosa? Ai probabili referendum abrogativi del Jobs act, che la CGIL ha proposto ma sui quali non sappiamo se e quanto investirà, dato che all’ esito di quei referendum è legata la sorte del loro governicchio amico...che infatti già si sta “cacando sotto”, e sta studiando la maniera per depotenziarli facendo qualche passo indietro prima che sia troppo tardi!
In questo momento di confusione sotto il cielo la situazione non è eccellente, ma è più che buona per chi ha chiari gli obiettivi, il percorso e i passi da compiere, e soprattutto ha voglia di mettersi in marcia.
Occorre cogliere l’occasione, uscire dalle proprie nicchie rassicuranti, rimettersi in gioco: non abbiamo più intenzione di partecipare, vogliamo tornare a vincere!

Fonte: clashcityworkers.org 

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