La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

sabato 4 febbraio 2017

Trump ha un problema, i Sioux

di Maria Rita D'Orsogna 
Si chiama Last Child ed è uno degli ultimi accampamenti di resistenza ancora in piedi contro il Dakota Access pipeline che dovrebbe attraversare terre sacre agli indiani d’America e la riserva Standing Rock dei Sioux. Quaranta sono le persone che sono state evacuate da Last Child, con due arresti, e vari tafferugli con la polizia. Altri settantasei sono stati arrestati presso la città di Cannon Ball perché avevano protestato su terre di proprietà della ditta che costruirà l’oleodotto, la Energy Transfer Partners.
All’apice della protesta c’erano qui migliaia di persone Ne erano rimaste in trecento e la tribù aveva anche chiesto agli ultimi protestanti di andare a casa a causa dell’arrivo dell’inverno. 
Tutto era tranquillo, si fa per dire, fino a che un rappresentante dell’Ua Army ha annunciato l’intento di Donald Trump di approvare l’oleodotto in questione in tempi brevi e in particolare di costruire l’ultimo pezzetto che manca e che appunto dovrebbe attraversare il lago Oahe in terreni sacri ai Sioux. È questo il nocciolo della questione: quelli della Energy Transfer Partners dovrebbero ottenere un permesso speciale per trivellare sotto il lago e farci passare un oleodotto, ma non ce l’hanno ancora. 
Ovviamente i Sioux non vogliono questo oleodotto, non solo per la sacralità dei luoghi, ma anche per il potenziale inquinamento dell’acqua. I veterani di guerra gli sono venuti in aiuto con la loro presenza fisica e la resistenza non violenta.
La storia è che il 4 dicembre, sotto Obama, l’Army Corps of Engineers che si occupa fra le altre cose di proteggere il sistema idrico americano, decise che non avrebbero concesso la costruzione del tunnel sotto il lago. Al massimo ci sarebbe stato un nuovo processo di valutazione ambientale (sounds familiar, right?) che sarebbe durato almeno due anni.
Poi arriva Trump e il 24 gennaio il suo ordine è stato all’Army Corps of Engineers di revisionare l’oleodotto e di approvare quello che c’era da approvare in modo accelerato. Ha anche suggerito a quelli della Army Corps di ritirare il nuovo studio di impatto ambientale.
E cosi, il 31 gennaio 2017 il segretario dell’Army Robert Speer annuncia proprio questo: l’approvazione dello scavo del tunnel sotto il lago per costruire il Dakota Access Pipeline. Secondo il generale Malcolm Frost l’Army stava semplicemente obbedendo al governo di approvare e di terminare questo oleodotto al più presto possibile. Ed è qui che sono scoppiati gli scontri con la polizia. I tepees degli attivisti sono stati bruciati e sono arrivati i bulldozer a distruggere tutto. La gente è arrabbiata e stanca e delusa, ma decisa a non dargliela vinta.
Intanto i legali che si occupano di difendere i Sioux dicono che ignorare la decisione precedente, presa sotto Obama, è illegale e che daranno battaglia in tribunale. Ma la storia non finisce qui. Donald Trump almeno fino all’estate del 2016 aveva … azioni nella Energy Transfer Partners valutate in qualcosa che varia fra i 15mila e i 50mila dollari. Certo, per uno come lui sono bazzeccole, ma lo stesso è un conflitto di interessi, cosa che puzza molto di più allo statunitense medio che non all’italiano medio. Dice ora di aver venduto tutto, ma non ci sono state prove di questo. Per di più il Ceo della ditta in questione, Kelcy Warren donò 100mila dolalri alla campagna elettorale di Trump. E cosi si assistono a queste scene di prepotenza e di arroganza indegne di una democrazia.

Fonte: comune-info.net 

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