La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

giovedì 4 maggio 2017

Omnia sunt communia

di Peter Linebaugh
Quando Tom Paine aiutò a consegnare la chiave della Bastiglia al nuovo presidente dei nuovi Usa., George Washington, accompagnò il dono con una lettera scritta nel maggio del 1790. L’uomo che dette il nome agli Usa – gli Stati Uniti d’America – disse all’uomo che aveva guidato gli eserciti dell’indipendenza: “È fuori di dubbio che siano stati i principi dell’America ad aprire le porte della Bastiglia. Per questo la chiave giunge nel posto giusto”. Da rivoluzionario che si rivolgeva ad un altro, cosa intendeva per “i principi dell’America”?
La Bastiglia era la gigantesca prigione nel centro di Parigi, attaccata il 14 luglio 1789 da migliaia di poveri parigini che temevano la fame per se stessi e per le proprie famiglie. La prigione conteneva armi di cui le persone avevano bisogno per difendersi contro uno stato di polizia monarchica che si credeva stesse organizzando la carestia. La liberazione dei prigionieri e la caduta della Bastiglia segnano l’inizio della Rivoluzione francese e il 14 luglio viene ancora festeggiato in nome di liberté, égalité e fraternité. Non era trascorso molto tempo dalla Rivoluzione che il popolo di Parigi si organizzò in una comune facendone il governo cittadino. Tom Paine divenne un cittadino della Francia rivoluzionaria.
Si potrebbe pertanto pensare che la libertà dal carcere sia un “principio dell’America”, ma in realtà questo non era il caso. Tom Paine ne ha riassunto le conseguenze: “Ogni luogo ha la sua Bastiglia e ogni Bastiglia il suo despota”. Il primo penitenziario del mondo basato sui principi della cella d’isolamento e del lavoro incessante cominciò ad essere costruito a Filadelfia, capitale degli Stati Uniti nel 1790: la prigione di Walnut Street. George Washington era presidente. Un anno o due più tardi l’accordo Buttonwood venne firmato a New York per costituire la borsa di Wall Street. Nel frattempo George Washington si recò nel cortile della prigione di Walnut Street per assistere al primo volo di una mongolfiera sull’America continentale. Passando in rassegna la storia americana da allora ad oggi , possiamo far derivare da questi tre elementi (carcere, mercato della borsa e viaggio aereo) tre principi: il principio della carcerazione, il principio dell’avidità e il principio della guerra aerea.
Con Washington che presiedeva il penitenziario e Paine rinchiuso in una prigione di Parigi, cosa era successo? La rivoluzione del 1776 non era la stessa di quella del 1789. Per quanto riguarda l’America, quella del 1776 era contro l’impero britannico e quella del 1789 per un impero americano. Il 1789 in Francia significa rivoluzione, ma negli Stati Uniti significa contro-rivoluzione.
Come potremmo invertire il disastro? Una breve risposta è stata enunciata in modo chiaro all’epoca, ed è omnia sunt communia, cioè “tutti i beni in comune”. Questa è un’espressione biblica che oltre a descrivere una pratica di vita degli oppressi nel periodo dell’Impero Romano, è anche lo slogan della massiccia rivolta contadina dell’Europa centrale a partire dal 1526, ed è ora il titolo di un straordinario nuovo libro di Massimo De Angelis* (che ha inviato a Comune un capitolo del nuovo libro, on line nei prossimi giorni ndr). Il libro, lo slogan e la pratica prevedono nuovi modi di costituire società umane in cui la recinzione, la prigionia, la schiavitù e la guerra non siano più i mezzi di produzione e di riproduzione.
La costruzione degli Stati Uniti cominciò quando nel 1787 un gruppo di ricchi banchieri, avvocati e proprietari di schiavi si riunirono a porte chiuse a Filadelfia. Essi organizzarono un governo che in primo luogo monopolizzava il modo di fare denaro e di fare la guerra, e in secondo luogo lo faceva attraverso una serie di meccanismi legali volti a minimizzare la democrazia – il Collegio elettorale, la clausola dei tre/quinti, il Senato, la Corte Suprema – così familiari a noi. Erano guidati dal “padre della costituzione”, un uomo che possedeva più di cento schiavi, James Madison. Egli chiarisce il timore che era alla base di questa costituzione e cioè il principio dell’omnia sunt communia.
Gli stati ratificarono questa Costituzione nei successivi due anni in gran parte a causa degli instancabili sforzi di Alexander Hamilton e James Madison raccolti in The Federalist Papers. Il decimo di questi documenti dice tutto. Madison esprime la sua paura di “politici teorici”, cioè di coloro che hanno sostenuto una “legge agraria” o la perequazione della terra, coloro che sostenevano “la perfetta uguaglianza”, quelli che erano “eguali nei loro beni”. In breve, gli Usa dovevano diventare un enorme stato contro i beni comuni (commons).
Questo era un appello agli uomini della proprietà, agli uomini della proprietà privata, agli uomini che rivendicavano la proprietà come capitale. Il problema come Madison ha capito è che questa classe dominante non era riuscita a unirsi contro i commons. Era divisa in quattro parti, o “fazioni” come le chiamava: i proprietari, i commercianti, i produttori delle manifatture e i banchieri. Questi personificano quattro momenti del capitalismo – agrario, commerciale, industriale e finanziario.
A turno costoro sfruttano e organizzano per produrre un surplus di valore tra i lavoratori schiavi nella piantagione; i marinai, gli scaricatori, i carrettieri e i portatori di trasporto; gli artigiani, le donne e i bambini nei negozi e nelle fabbriche; e i servi per servire il tè, fare i pasti e fare le pulizie per i taglia-cedole, cioè i finanzieri.
Gli Usa e il Regno Unito hanno fatto danni storici. Sono entità politiche il cui tempo è finito. Dobbiamo inventare un sostituto per l’umanità sofferente e per il bene della terra. La repubblica costituzionale degli Stati Uniti è stata costituita prendendo la terra di altri popoli, uccidendoli, trasformando la terra in una merce, o prendendo altre persone da una terra e schiavizzandole in un’altra. La monarchia costituzionale del Regno Unito si è costituita recintando terre appartenenti alle persone comuni e rinchiudendole in fabbriche, o quando di rifiutavano confinandole nei penitenziari, organizzando la vita acquistando e vendendo e ampliando la guerra contro nazioni sempre più lontane, il Galles, La Scozia, e poi l’Irlanda con l’India, l’Australia, il Canada, a seguire.
Nell’estate del 1787 approvarono la clausola dei tre/quinti, la disumanizzazione, la mutilazione e il frazionamento dello schiavo afroamericano mentre, allo stesso tempo, approvarono l’Ordinanza del Nord Ovest che contrastava le forme indigene di proprietà comune a nord ovest, mentre aprivano il sud ovest alla schiavitù. Ecco perché William Lloyd Garrison definiva la costituzione “un patto con la morte e un accordo con l’inferno”.
Vennero annotate le parole di Madison, leader e architetto della convenzione costituzionale che si riunì a porte chiuse a Filadelfia nel 1787, il quale durante le deliberazioni segrete dichiarò: “Se oggi in Inghilterra le elezioni fossero aperte a tutte le classi di persone, la proprietà dei proprietari terrieri sarebbe insicura. Si correrebbe il rischio di avere presto una legge agraria”.[1] Ed aveva ragione in questa sua valutazione. La “legge agraria” era la denominazione succinta nel XVIII secolo per qualsiasi progetto di eguaglianza, o di un comune della terra, derivata dall’antica Roma e dalle leggi dei fratelli Gracchi. Questo era il timore di fondo. La ribellione del Massachusetts del 1787 guidata dal debitore, Daniel Shays, tramutò la paura in realtà.
La spinta anti-commonista della Costituzione divenne più chiara con i dibattiti di ratifica negli Stati, in quanto i dibattiti uscirono fuori dalle porte. Nel 1788 James Madison con Alexander Hamilton scrisse un gran numero di saggi a favore della ratifica. Questi scritti vennero chiamati Federalist Papers. Il decimo esponeva la tesi di Madison contro i commons.
Avevano paura del comunismo (nel senso stretto dell’uguagliamento economico). Andò alla stessa maniera con il collega di Madison alla convenzione, James Wilson, che introdusse la clausola dei tre/quinti e divenne uno dei primi giudici del tribunale supremo di George Washington. Nell’aprile del 1791, appena un mese dopo la pubblicazione de I diritti dell’uomo di Thomas Paine, James Wilson tenne lezioni presso la scuola di diritto dell’Università della Pennsylvania “Sulla storia della proprietà”. In questa conferenza sostenne la superiorità della proprietà privata. Lui convenne che la sua superiorità “sulla proprietà comune non sempre è stata riconosciuta”. Proprio come nella Tragedia dei beni comuni di Garret Hardin, Wilson sostenne che “ciò che appartiene a nessuno è sprecato da tutti”. Questa conferenza è stata consegnata a un tempo rivoluzionario nella storia con i predatori colonizzatori che dichiaravano guerra alle proprietà comuni indigene del vecchio Nordovest e la perdevano, e con avidi proprietari di piantagioni che istituivano campi di lavoro schiavistico per produrre cotone nel sud-est. Gli Usa furono quindi il nome di quel governo con un doppio disegno, innanzitutto, di distruggere le proprietà comuni nel nord e, secondo, di far posto alle piantagioni di cotone o campi della morte come il professor Baptist li chiama.
La guerra, le idee e la politica mettono i beni comuni nell’agenda della storia. Per quanto riguarda la guerra, gli Usa stavano perdendo la battaglia per le proprietà comuni americane. la prima battaglia degli Usa, “la battaglia dei mille uccisi”, anche conosciuta come la sconfitta di San Clair, era stata vinta da Little Turtle (Miami) e Blue Jacket (Shawnee) sul fiume Wabash, qualche mese prima.
Nel frattempo, dall’altro lato dell’Oceano Atlantico, si stava verificando un analogo processo di conquista, la recinzione delle terre comuni e la criminalizzazione del reddito consueto. Adam Smith fornì la teoria scrivendo in La ricchezza delle nazioni, volume 2, libro 5, capitolo 1, parte 2. “Il governo civile, per quanto sia istituito per la sicurezza della proprietà, è in realtà istituito per la difesa dei ricchi contro i poveri”. La pratica proveniva dalla banca centrale, il business agricolo e le manifatture pianificate erano le nuove politiche statali proposte e attuate da William Pitt durante gli anni 1790 e dalle prime amministrazioni degli Usa.
La fabbrica di cotone e la piantagione di cotone, sebbene sulle sponde opposte dell’Atlantico, erano reciprocamente necessarie, si svilupparono tra di loro e diventarono il mezzo della divisione globale del lavoro. Il Regno Unito (1801) o U.K., a seguito della distruzione dell’Irlanda indipendente, divenne il nome dell’entità politica che era parallela agli Usa Si potrebbe anche dire che l’antropocene era effettivamente l’anglocene; Nel 1900 U.K e gli Usa producevano il 60 per cento delle emissioni cumulative di CO2. Il carbone divenne il substrato materiale della produzione di plusvalore.
Sto sostenendo che entrambe le entità politiche hanno avuto origine nell’esproprio violento dei beni comuni per preparare il terreno per la piantagione e per la fabbrica. Le relazioni di classe relative a questa “relazione speciale” sono il lavoro coatto (schiavitù e proletariato) e i mezzi privatizzati di produzione e di sussistenza sotto il controllo dell’Uno per cento. Tutta la concatenazione storica, geologica, politica ed economica ha portato all’antropocene, o il mondo si sarebbe capovolto.
In realtà, una “relazione speciale” cominciò a emergere tra due forme politiche, la repubblica e la monarchia, i cui nomi iniziano con unions, gli Stati Uniti d’America (1789) e il Regno Unito di Gran Bretagna (1801). Ciò a cui questo punta è l’integrazione di diversi regimi di lavoro, un’espansione del mercato del lavoro, nell’un caso degli stati e dell’altro dei regni. L’unità sia all’interno delle entità politiche che senza di esse, per un sistema di sfruttamento straordinariamente dinamico, è alla base di questa “relazione speciale”. Tutti erano “uniti” nel confronto con i commoners (le classi popolari che condividevano i commons ndt) da una parte all’altra dell’Atlantico” (Blake). Sven Beckert descrive una divisione familiare: “L’impero del cotone, dai suoi inizi negli anni 1780 fino al 1861, si basava su due forme di lavoro molto diverse e due forme molto diverse dell’organizzazione della produzione. Sulle rive occidentali dell’Atlantico c’erano le … enormemente redditizie piantagioni schiavistiche …. In Europa stessa … [la] spettacolarmente produttiva filatura e tessitura basata sul lavoro salariato. Connessi dalla mediazione di un gruppo di mercanti, questi due sistemi crescevano fianco a fianco, l’uno che alimentava la potenza dell’altro. Il capitale, personificato dai mercanti, facilitò la rapida espansione delle piantagioni schiavistiche di cotone e delle fabbriche di cotone a lavoro salariato, collegando i legami apparentemente opposti dell’uno all’altro … “[2].
Il capitale non è una cosa, è una relazione umana. È costituito da persone, vale a dire i proprietari dei mezzi di vita e le persone vive che hanno lavorato. Le persone che fornivano la forza lavoro di “connessione” erano gli stessi marinai e gli scaricatori, i carrettieri, i magazzinieri dei porti del mondo. Le loro lotte sono omesse in entrambi i resoconti tranne che nel suo stile di scrittura. Scrive che i mercanti “spedirono” le navi, i mercanti specializzati in “spostamenti”, i mercanti “trasportarono merci ammassate su grandi distanze”, quando non facevano niente di simile perché l’effettivo spedire, muoversi e trasportare era l’opera dei marinai in alto tra le vele, sotto con le sentine, o di quelli che tiravano l’ancora. Era un lavoro cooperativo.
Una prospettiva globale di un “processo di produzione integrato” basato sulla teoria borghese vedrà “capitale” senza lavoro solo nella sua forma di denaro o merce. Queste, tuttavia, poggiano sulla forma industriale, cioè sullo sfruttamento dei lavoratori reali e del loro processo di lavoro. Questa è la virtù dell’opera di Edward Baptist, La metà che non è mai stata detta: la schiavitù e la realizzazione del capitalismo americano (The Half Has Never Been Told: Slavery and the Making of American Capitalism). Comincia dalle voci del lavoro e dai fatti del processo lavorativo nella produzione di campi di lavoro o di campi della morte conosciuti come piantagioni. Essi costituivano “l’impero subcontinentale”. Il lavoro umano è raccolto in catene, i piedi neri in catene in marce forzate camminavano dalla costa orientale fino al Mississippi, come un “millepiedi umano”. La produttività aumentò quattro volte tra il 1801 quando 28 libbre di cotone venivano raccolte in media in un giorno e il 1861 quando diventarono più di 300 libbre. Dal 1800 fu introdotto il the pushing system. L’innovazione nella violenza fu il fondamento del the pushing system. Baptist mostra che la frusta era importante nella crescita del cotone come il sole e la pioggia. Per gli attributi botanici dolci e morbidi, la frusta di cuoio intrecciata da dodici piedi deve essere aggiunta come la “tecnologia” di questo enorme cambiamento. La prospettiva è nazionale. “L’espansione della schiavitù ha concatenato la nazione”. Durante gli anni 1790 la popolazione schiava è cresciuta velocemente, da trenta mila a cento e sette mila dal 1790 al 1810 solo in Georgia. La perdita di un regime di schiavi, Haiti nel 1804, fu sostituita dalla creazione di un regime schiavistico ancora maggiore nell’Ordine di Louisiana nel 1803. Questa è stata la realizzazione geo-politica di Jefferson, “una estensione massiccia del legame umano”. New Orleans fu trasferita agli Stati Uniti nello stesso anno. Entrambi gli autori sottolineano il ruolo delle banche. Il sistema nazionale degli Stati Uniti fu anticipato, se non pianificato, da Alexander Hamilton nel suo ruolo di segretario del Tesoro nel dicembre del 1791, quando reagiva alla “devastazione e distruzione che ha accompagnato l’insurrezione in Hispaniola” lui consigliò la “ricerca vigorosa” di cotone con premi federali, incoraggiamento della meccanizzazione e espansione territoriale. Lui lodò “il mulino di cotone inventato in Inghilterra negli ultimi venti anni”. Notò il suo “grande uso delle donne e dei bambini”, così come “l’opera di fuoco e acqua” per ridurre il lavoro qualificato e rendere possibile il lavoro di notte. Che cosa lo spingeva? Fu una lotta lanciata dai commons del Bois de Caïman nel nord-ovest di Santo Domingo. La furia storica di centinaia di migliaia di schiavi sofferenti esplose in una guerra totale che culminò dodici anni dopo nell’indipendenza di Haiti. Hamilton pianificò che gli Stati Uniti avrebbero potuto evitare la piantagione dello zucchero e le sue perturbazioni incoraggiando la piantagione di cotone. La prospettiva nazionale limita il globale. Ma l’una era necessaria all’altra, l’energia aggressiva del nazionale produsse la forza marittima su cui si basava l’impero, mentre le guerre imperiali causarono la riorganizzazione delle economie delle nazioni, la distruzione della produzione di cotone in India e nell’impero ottomano, e la crescita (finanziaria, urbana, demografica, sociale) degli Stati Uniti e del Regno Unito. Ecco perché l’era della guerra era funzionale all’accumulazione capitalista. La guerra non ostacola il capitalismo; è necessaria a esso. Quando diciamo che il capitalismo non conosce confini nazionali, ciò che intendiamo è che i suoi poteri di sfruttamento includono la belligeranza nazionale organizzata dalle banche centrali con raffinate connessioni con istituzioni di sovranità politica – denaro e guerra. La guerra del ricco e la lotta del povero uomo, altrettanto vero in Gran Bretagna come negli Stati Uniti. De Angelis è attivo nei movimenti sociali e nei beni comuni. Il sottotitolo di Omnia Sunt Communia è “Sul Comune e la trasformazione al postcapitalismo”. Ha un’esperienza ricca nelle Ande del Sud America, in particolare nella lotta per l’acqua a Cocabamba, con forme di minga (una parola di Quechua per la comunità del lavoro), con decine di cliniche sanitarie auto-organizzate inGrecia, con tentativi di privatizzazione dell’energia elettrica e dell’acqua in Sudafrica, con i movimenti di Occupy che iniziano in Zuccotti Park, con i problemi della sovranità alimentare e dell’agricoltura comunitaria nel suo villaggio di Monchio sugli Appennini. È fondatore di una influente rivista web chiamata The Commoner. Egli è uno di quei “politici teoretici” che così tanto irritarono James Madison. De Angelis ha scritto un libro profondo e sorprendente che lo ha imposto come una voce importante nella discussione mondiale sui commons. È un “politico” solo nel senso che questo libro inizia con l’esodo del capitalismo, cioè è collocato saldamente nei nostri tempi dell’egemonia del neoliberismo e dei movimenti contro di essa. È “teorico” in due sensi. In primo luogo, esclude varie nozioni apocalittiche della rivoluzione. Questo non è un libro ideologico sebbene sia un libro di idee. In secondo luogo, sfida le teorie economiche, cibernetiche e di sistemi con astrazioni fluide, concetti e collegamenti propri. La filosofia è particolarmente richiesta quando le vecchie idee – in questo caso l’ideologia miserabile e egoista del neoliberismo – non esprimono più alcuna descrizione accurata della vita sociale né dell’orizzonte dell’aspirazione. De Angelis non anticipa un’altra convenzione costituzionale di ricchi uomini bianchi dietro le porte chiuse che definiscono la regola capitalista – ne abbiamo già abbastanza! – invece, con l’aiuto di concetti potenti, in particolare i concetti di commons, commonwealth e commoning, ci dà i lineamenti del discorso e delle connessioni e dei loro potenziali. Questo è un lavoro di scienza o di produzione di conoscenza piuttosto che una preghiera utopica. Come Marx o Spinoza c’è una terminologia che in un primo momento è novella e presto apre per vedere orizzonti chiari e pratici alla trasformazione al post-capitalismo.
Pensate all’immaginazione richiesta dopo il 1776 per fare la quadratura del cerchio della democrazia e dell’imperialismo con una moltitudine di tredici stati in una potente entità sovrana del dominio di classe. Pensate all’immaginazione necessaria per trasformare i fiumi, il bosco e le praterie nordamericane nei quadrati e nei rettangoli di proprietà in vendita. Pensate all’immaginazione richiesta per trasformare quel terrore dell’aritmetica infantile, le frazioni, in frazionamenti della vita umana (divisione del lavoro) e di vite umane (schiavi). Questa era l’immaginazione del borghese di nome James Wilson. Egli era un giudice nella prima Corte suprema di George Washington e un professore a Penn, la prima scuola di diritto. La sua conferenza appena un mese dopo la pubblicazione de I diritti dell’uomo di Tom Paine poteva anche essere chiamata I Diritti dei Privatizzatori perché in essa denunciava i commons in ogni modo, scontrandosi con la somma totale dell’esperienza umana in quel momento. Su quella strada non percorsa, c’è il segnale per la nostra strada futura: Omnia Sunt Communia
Le nostre mobilitazioni del Primo Maggio hanno riunito persone che lavorano, poveri, persone senza documenti, rifugiati, reclusi e persone di colore per aiutarci a trovare quello che abbiamo in comune. È stato così in America del Nord almeno dal 1627 quando il primo May Pole salì a Quincy, nel Massachusetts, quando gay ed eterosessuali, nativi e rifugiati e fuggitivi danzarono in comune. È stato così sin dal 1886 quando a Haymarket a Chicago lo spirito di resistenza della lotta per l’emancipazione dalla schiavitù fu ripreso tra gli schiavi salariati che combattevano per giornata lavorativa di otto ore. Quattro furono impiccati l’anno successivo.
Oggi come possiamo ricostituire noi stessi in comune? La terra desidera ardentemente la nostra risposta.
Approfondimenti
♦ Massimo De Angelis, Omnia Sunt Communia: On the Commons and the Transformation to Postcapitalism (New York: Zed Books, 2017)
♦ Edward Baptist, The Half Has Never Been Told: Slavery and the Making of American Capitalism (New York: Basic Books, 2014)
♦ Sven Beckert, Empire of Cotton: A Global History (NY: Vintage, 2014)
The Papers of Alexander Hamilton, ed. By Harold C. Syrett (New York: Columbia University Press, 1966)
♦ Robert Yates, Notes of the Secret Debates of the Federal Convention of 1787 (Washington D.C.: Templeman, 1886)
L’articolo originale è apparso su counterpunch.org. Traduzione (pubblicata anche su rifondazione.it) di Maurizio Acerbo e Paola Aceto, che ringraziamo. “Questo è un regalo per Comune”, scrive il nuovo segretario nazionale di Rifondazione.
Fonte: comune-info.net 

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