La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

giovedì 4 maggio 2017

Valutazioni ambientali farsa, la protesta

di Stefano Lenzi
Entro la prima settimana di maggio le Camere e la Conferenza Stato-Regioni dovranno esprimere i loro pareri sullo schema di decreto legislativo Atto di Governo (AG) n. 401, frutto della delega della Legge Europea (adeguamento della normativa italiana alle norme comunitarie) che, con la scusa del recepimento della “nuova” Direttiva comunitaria 2014/52/UE sulla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), in realtà ripropone per tutte le opere e gli interventi, generalizzandolo, lo stesso schema autorizzativo, derivante dalle legge Obiettivo, voluto da Confindustria e dalle grandi imprese di costruzione e dei più importanti studi di progettazione, che dal 2001 al 2015 ha creato danni gravissimi all’ambiente del nostro Paese e alla casse dello Stato.
Ben venti associazioni ambientaliste riconosciute (Accademia Kronos, AIIG, Associazione Ambiente e Lavoro, CTS, ENPA, FAI, Federazione Pro Natura, FIAB, Geeenpeace Italia, Gruppo di Intervento Giuridico, Gruppi di Ricerca Ecologica, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Marevivo, Mountain Wilderness, Rangers d’Italia, SIGEA, VAS, WWF), chiedono un radicale ripensamento del provvedimento e hanno redatto proprie Osservazioni trasmesse alle Commissioni Ambiente di Camera e Senato e hanno inviato il 12 aprile scorso una lettera al ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e per conoscenza al Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Graziano Delrio e al presidente dell’ANAC Raffaele Cantone.
Le associazioni ambientaliste nei loro documenti inviati alle istituzioni hanno osservato che, al contrario di quanto chiede la nuova Direttiva comunitaria, numerose modifiche contenute nell’AG n. 401 “vanno esattamente nella direzione opposta: non fornire informazioni adeguate e complete al pubblico, né garantire la sua effettiva partecipazione, rendendo più opaca, approssimativa e fallace la nuova procedura, rispetto a quella vigente.”
E aggiungono: “In particolare, la scelta contenuta nell’AG n. 401 di effettuare la valutazione di impatto ambientale sul progetto di fattibilità, invece che su quello definitivo (…) impegna, con un primo atto autorizzativo, l’amministrazione pubblica competente nei confronti del proponente con il rischio concreto (come è avvenuto nei 15 anni di applicazione della legge Obiettivo, l. n. 443/2001) che si abbiano variazioni, anche sostanziali, del progetto, dei relative impatti ambientali e delle misure di compensazione e mitigazione necessarie. Variazioni che fanno lievitare i costi delle opere provocando un danno erariale allo Stato, nonché danni all’ambiente e alla comunità.”
E’ contro la riproposizione generalizzata di quegli opachi meccanismi di semplificazione delle procedure autorizzative, proprie della normativa sulle grandi opere, derivanti dalla legge Obiettivo che le associazioni sono insorte. Si tratta di un modello che il Governo, con il nuovo Codice Appalti (Dlgs n. 50/2016) intendeva esplicitamente superare, stabilendo che si dovesse tornare alle procedure ordinarie vigenti che prevedono una Valutazione di Impatto Ambientale sul progetto definitivo e la partecipazione dei cittadini durante tutto l’iter autorizzatorio.
Era stato il Ministro Delrio in un’intervista resa il 12 aprile 2015 al giornalista de La Repubblica Francesco Bei, che dichiarò “il tema vero è uscire dalla logica delle emergenze, delle procedure straordinarie, e rientrare nella normalità. Ecco, la nostra sarà una rivoluzione delle normalità: procedure europee, regole semplici sugli appalti, programmazione, coinvolgimento dei territori”. Il Ministro disse queste parole annunciando la sospensione della Struttura tecnica di missione sulle infrastrutture strategiche, messa sotto accusa dall’inchiesta giudiziaria “Sistema” che portò nel marzo del 2015 all’arresto tra gli altri del suo coordinatore, l’ingegnere Ercole Incalza.
Ed è, appunto, con la legge delega n. 11 del 28 gennaio 2016, all’articolo 1, comma 1 lettera sss) si stabilisce che si proceda allo: “sss) espresso superamento delle disposizioni di cui alla legge 21 dicembre 2001 n. 443 (…) nonché l’applicazione delle procedure di valutazione ambientale strategica e di valutazione di impatto ambientale di cui alla parte seconda del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152”. Sembrava così chiusa un’epoca come anche con le norme più garantiste del nuovo Codice Appalti DLgs n. 50/2016 che superava sostanzialmente il vecchio Codice Appalti berlusconiano (DLgs n. 163/2006) e le procedure emergenziali.
Ma primi segnali di una tentazione del ritorno al passato, già emergono nel Governo Renzi, tra l’altro con il DPR 12 settembre 2016 n. 194 che all’articolo 3 stabilisce che possano essere ridotti del 50% i termini di conclusione dei procedimenti necessari per la localizzazione, la progettazione e la realizzazione delle opere prioritarie individuate in un elenco approvato con DPCM entro il 31 marzo di ogni anno (comma 4 dell’articolo 2 del DPR 194) sulla base degli interventi segnalati dagli enti territoriali e dagli stessi soggetti proponenti.
Ed ora le modifiche della procedura di VIA ordinaria vigente nel Testo Unico dell’Ambiente (DLgs n. 152/2006) contenute nell’AG n. 401, all’esame delle Camere che fanno rivestire alla pubblica amministrazione un ruolo improprio di consulente “a chiamata”, in qualsiasi momento, del proponente delle opere e degli impianti, invece di essere un soggetto istituzionale che favorisce il confronto tecnico tra i vari interessi, in primis quelli collettivi dei cittadini ad un territorio tutelato, un ambiente salubre e ad un corretto impiego dei fondi pubblici per opere che siano utili alla comunità.
Nell’AG n. 401 si trovano altre norme molto discutibili: come quelle che affidano al controllo politico del Ministro dell’Ambiente la scelta diretta dei membri della Commissione tecnica di VIA; la scadenza arbitraria dei giudizi di VIA dopo solo tre anni; il tempo ridotto a soli 15 giorni per le osservazioni del pubblico in caso di integrazioni al progetto; l’assenza di qualsiasi forma di partecipazione nella fase di progettazione definitiva; la cancellazione delle norme tecniche sulla redazione degli Studi di Impatto Ambientale introdotte nel 1988; la verifica di assoggettabilità alla VIA per le attività di prospezione per la ricerca di idrocarburi in mare con esplosivi e con l’airgun, di sicuro impatto.
Per tutti questi motivi le associazioni nelle loro Osservazioni (inviate alle Commissioni Ambiente di Camera e Senato, ai Ministeri dell’Ambiente e delle Infrastrutture e Trasporti, all’ANAC e alle Regioni) chiedono in questi giorni al Governo di evitare che si affermino valutazioni ambientali farsa, e quindi che:
a) la VIA venga condotta sul progetto definitivo (come viene stabilito dalla normativa vigente che si intende smantellare), che consente di valutare pienamente le caratteristiche tecniche e ambientali delle opere a partire da vincoli e tutele del territorio, e non dal progetto di fattibilità, impreciso e lacunoso, che può servire invece nella prima fase istruttoria;
b) la Commissione tecnica di VIA venga sottratta dal controllo politico del Ministro dell’Ambiente di turno che può nominarne direttamente i membri, ma vada selezionata con procedure di evidenza pubblica tra esperti qualificati del mondo della ricerca e dell’università;
c) non si riduca l’amministrazione pubblica a una sorta di sportello a chiamata per le esigenze e interessi dei progettisti e delle aziende di costruzione (i cosiddetti “proponenti”), favorendo invece un confronto tecnico basato su una corrette e completa informazione e partecipazione dei cittadini nelle varie fasi di definizione progettuale.
In conclusione, quello che le Associazioni osservano è che se non si vuole che lo sviluppo sostenibile sia una scatola vuota, il bene ambiente deve essere centrale nelle valutazioni su progetti e impianti, perché da questo dipende il nostro benessere, la nostra qualità della vita e la credibilità della Pubblica Amministrazione.

Fonte: sbilanciamoci.info 

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