La crisi è quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere. Antonio Gramsci

venerdì 19 febbraio 2016

Perché il tasso di disoccupazione influenza le elezioni americane

di Heather Long
Il tasso di disoccupazione americano è sceso appena al di sotto del 5% per la prima volta dal 2008. Normalmente, questo meriterebbe una festa. Ma questi non sono tempi normali.
L’economia è migliore di quanto non lo fosse nella Grande Recessione, ma nemmeno il presidente Obama è pronto a dichiarare che l’attività economia si sia totalmente ripresa.
In un discorso teso a sottolineare l’aumento di posti di lavoro durante la sua presidenza, Obama ha ammesso c’è molto da fare.
“Dobbiamo essere orgogliosi dei progressi che abbiamo fatto … abbiamo recuperato dalla peggiore crisi economica dal 1930”, ha detto Obama.
Il presidente, del resto, ritiene di non aver incassato i giusti dividendi politici che dovrebbero scaturire dalla creazione di oltre 14 milioni di posti di lavoro.
Persone ideologicamente diverse come il democratico Bernie Sanders e il repubblicano Donald Trump ci vanno giù pesantemente. Essi sostengono che il tasso di disoccupazione “reale” sia molto più alto. Sanders indica sostanzialmente come fasulli i dati ufficiali sui senza-lavoro, mentre Trump dice che l’America ormai non assicura il lavoro ai suoi figli.
I discorsi politici riflettono lo stato d’animo della nazione, anche se le accuse non sono completamente supportate da dati.
Ci sono tre ragioni principali per cui tutti, da Main Street a Wall Street, non esultano troppo per i dati sulla disoccupazione.
1) SEMPRE MENO ADULTI LAVORANO
Solo il 62,7% degli adulti americani sta lavorando. Il cosiddetto tasso di partecipazione al lavoro è il più basso mai registrato dalla fine degli anni Settanta. Tale tasso misura quante persone oltre 16 anni lavorano o cercano un lavoro attivamente. Negli anni Settanta, il tasso era basso perché molte donne lavoravano solo in casa.
Oggi non è così. Ai giorni nostri ci sono tre fattori che stanno determinando questo inusuale evento.
Il primo fattore è che una parte enorme della popolazione adulta, figli del baby boom, sono sul limite della pensione. Li aspetta una vecchiaia ancora lunga e sana (sperabilmente). Ciò spiega circa la metà del calo della forza lavoro.
Il secondo fattore è che più giovani stanno andando al college o alla scuola di specializzazione. Ciò è indubbiamente positivo per la nazione.
Ma il terzo punto è allarmante: alcune persone hanno semplicemente rinunciato a trovare lavoro. E’ difficile quantificare quante persone rientrino in questa categoria di abbandono, ma pare sia un manipolo molto nutrito. I politici come Trump battono tanto su questo tallone d’Achille.
Il Wall Street Journal stima che circa 2,6 milioni dei circa 92 milioni di americani adulti che non lavorano vorrebbero in realtà un lavoro, ma non lo cercano più.



2) LA DISOCCUPAZIONE DI LUNGO PERIODO E’ RESILIENTE
Un’altra ragione per inquietarsi è che un numero insolitamente elevato di persone non riesce a trovare lavoro, anche se lo ricerca da un lungo periodo di tempo.
Circa 2,1 milioni di americani non sono stati in grado di ottenere un posto di lavoro per più di un anno e mezzo. Il governo chiama queste persone “disoccupati di lungo periodo”.
Durante il momento peggiore della Grande Recessione, 6,8 milioni di persone erano disoccupati di lungo corso. Quindi c’è stato un miglioramento, ma ci sono ancora due milioni di americani a spasso da più di 18 mesi (un numero doppio rispetto ai tempi normali).
“Non penso che siamo ancora in tempi normali”, dice Sharon Stark, un investment strategist presso D.A. Davidson. “C’è ancora una mancanza di sicurezza del lavoro.”
3) LA CRESCITA DEI SALARI E’ ANEMICA
L’ultima grande problema è che i salari non sono sufficienti per tanti americani.
La paga dell’americano medio (spesso chiamata “reddito mediano” dal Census Bureau) è circa la stessa di quella che si poteva registrare vent’anni fa – al netto dell’inflazione.
In altre parole, le famiglie della classe media non stanno procedendo. Stanno solo tirando avanti.
Per essere onesti, questo era un problema che la Grande Recessione arrivasse, ma gli esperti continuano a predire che prima o poi gli stipendi saliranno (ormai sempre meno persone ci credono). Venerdì scorso, Obama ha cercato di celebrare i piccoli guadagni che sono stati fatti negli ultimi mesi.
“Questo progresso sta finalmente iniziando a tradursi in stipendi più pesanti”, ha detto.
Ma la realtà è la crescita dei salari è solo il 2,5% in un anno. Come nota Sharon Stark, normalmente quando la disoccupazione è così bassa, la crescita dei salari dovrebbe veleggiare attorno al 4% annuo”.
Insomma, anche per i lavoratori americani l’austerità è arrivata.

Traduzione in italiano di Giacomo Giglio per Sinistra in Europa
Fonte: Sinistra in Europa 

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