di Teresa Isenburg
Ho tradotto una parte limitata di un lungo e circostanziato articolo dei giuristi Alexandre Bahia (Università Federale di Ouro Preto), Marcelo Cattoni (Università Federale di Minas Gerais) e Paulo Oitti, uscito sulla rivista “Consultor Juridico del 4.12.2015 che analizza tutti i capi di imputazione inseriti nella procedura di impeachment accettata dal Presidente della Camera e anche il fondamento giuridico di riferimenti ripetuti in continuazione nella stampa e nei dibattiti, documentando la infondatezza giuridica degli stessi. Dal momento che quella che è in atto da molti mesi (cioè dall’inizio della nuova legislatura il 1° gennaio 2014) è una eversione legale ed istituzionale, è di importanza primaria avere chiaro il quadro istituzionale entro il quale ci si muove e quali sono le illegalità che contro di esso si praticano. Nella Costituzione l’impeachment è trattato nell’articolo 85. Il discorso politico, è ovvio, è altro. Appunto, altro. Aggiungo che nel tradurre so che ho mantenuto una vicinanza terminologica a formule giuridiche che probabilmente in lingua italiano hanno altra dizione: ad esempio “crimine di responsabilità” non so se è termine corretto.
“Un questione semplicemente fondamentale è stata ignorata in tutti i dibattiti, che si sono sempre più trasformati in una ‘guerra di opinione’ fra due tifoserie organizzate, a favore o contro la destituzione della Presidente della Repubblica. Si tratta della differenza fondamentale fra Presidenzialismo e Parlamentarismo, che è l’essenza (di natura giuridica) dell’istituto dell’ impeachment.
Nel Presidenzialismo, le figure del Capo di Governo e di Stato si trovano unificate nella stessa persona, mentre nel Parlamentarismo tali funzioni vengono esercitate da persone differenti. Il (la) Capo del Governo parlamentarista è chi esercita le funzioni equivalenti al(alla) Presidente della Repubblica nel presidenzialismo per quanto attiene alle attribuzioni di quest’ultimo nella conduzione della politica e della Amministrazione Pubblica. Qui entra la differenza fondamentale fra detti regimi di governo, cioè, la forma in cui può essere destituito(a) il(la) Capo di Governo.
Nel Parlamentarismo, abbiamo l’istituto del voto di fiducia, con il quale il(la) Primo Ministro(a) può essere rimosso(a) con la sola perdita della fiducia del Parlamento. Cioè, perso l’appoggio della base alleata o in conseguenza di una grave crisi politica, il Parlamento può rimuovere il(la) Capo di Governo, affinché altra persona eserciti tale funzione (la forma della scelta varia secondo la legislazione di ogni paese). È importante sottolineare: approvata la sfiducia, non cade solo il Primo Ministro, ma lo stesso Parlamento, affinché si diano nuove elezioni. Invece nel presidenzialismo, abbiano l’istituto dell’ impeachment, che non è sinonimo di voto di fiducia e questo per una semplice ragione: si esige che il(la) Presidente abbia commesso un crimine di responsabilità per potere essere deposto(a) dalla Presidenza della Repubblica – e dal momento che in questo caso si tratta di un ‘crimine’ e non di mera questione politica, il(la) Presidente è sollevata dal suo incarico e assume il Vice-presidente, mentre i membri del Parlamento conservano i propri mandati intatti . Non è causa di impeachment eventuale insoddisfazione popolare sulle politiche economiche, come non lo è (non deve esserlo) l’eventuale perdita della maggioranza del Capo dell’Esecutivo in Parlamento. In un sistema Parlamentarista, una e altra causa sarebbero sufficienti per il voto di sfiducia, ma nel Presidenzialismo non è così che sono date le ‘regole del gioco’, pena l’abuso delle regole per raggiungere obiettivi oscuri. … camuffare un tentativo d destituzione di un(a) Presidente attraverso la richiesta di apurazione di fatto che non corrisponde a crimine di responsabilità è una forma contemporanea di colpo di Stato.
Crimini di responsabilità, questi, previsti dalla legge, in forma tassativa, di modo che non può darsi interpretazione estensiva o analogica per giustificare legalmente e costituzionalmente l’ impeachment al di fuori delle specifiche ipotesi legalmente rese positive. … Questo significa che è incostituzionale la decretazione di impeachment senza che si provi l’occorrenza di crimine di responsabilità contro il(la) Presidente della Repubblica. …
Questa è precisamente la questione che è solennemente ignorata dai media e dall’opinione pubblica in generale nel tormentato processo di impeachment presentato contro la Presidente Dilma Rousseff: nessuna condotta di Dilma Rousseff si inquadra nelle tassative ipotesi di crimini di responsabilità della Legge dell’ Impeachment (Lei n.º 1.079/50). …
Qui è necessario un importante chiarimento. Crimini di responsabilità sono, come il nome dice, crimini. … Quindi, ciò che qui si difende è che il Supremo Tribunale Federale (custode della Costituzione) ha il dovere costituzionale di bloccare l’azione di impeachment, per atipicità della condotta imputata (cioè, per assenza di requisiti materiali per promuovere un processo di impeachment), caso essa (condotta) non si inquadri nell’elenco tassativo di crimini di responsabilità legalmente fissato.…
Infine, sia la giurisprudenza del Supremo Tribunale Federale, sia la stessa Legge dell’ Impeachment e la stessa Costituzione lasciano chiaro che i crimini di responsabilità sono crimini e, come tali, devono essere interpretati secondo l’interpretazione puramente letterale (mai ampliativa né analogica), come le norme penali in generale. “
Approfondimento
Approfondimento
10 cose che il Brasile intero deve sapere
di Igor Fuser
E’ necessario avvisare ogni brasilian@ , informare in modo tanto chiaro e oggettivo che anche le polene delle barche del Rio São Francisco ne abbiano conoscenza che:
1) La richiesta di impeachment della presidente Dilma Rousseff non ha NULLA A CHE VEDERE con la Operazione Lava Jato, né con qualunque altra iniziativa di lotta alla corruzione. Dilma non è accusata di rubare un solo centesimo. Il pretesto utilizzato dai politici dell’opposizione per cercare di deporla dal governo, la cosiddetta ‘pedalata fiscale’, è una procedura di gestione del bilancio pubblico di prassi a tutti i livelli di governo, federale, statale e municipale, ed è stato adottata durante i mandati di Fernando Henrique e di Lula senza alcun problema. L’operazione è consistita nel collocare denaro della Caixa Economica Federale per programmi sociali, per potere chiudere i conti e, nell’anno seguente, ricollocare il denaro nella Caixa. Non ne è derivato nessun beneficio personale [né vi è stato danno per i conti pubblici] e neppure i peggiori nemici della Presidente riescono ad accusarla di qualsivoglia atto di corruzione.
2) La procedura di impeachment in corso è un golpe proprio per questo, perché la Presidente può essere deposta se risulta provato che ella abbia compiuto un crimine [così come stabilito dalla Lei n.º 1.079/50, nonché dall’articolo 85 della Costituzione Federale del 1988]– e crimine non vi è stato, tanto che, fino ad ora, il nome di Dilma è rimasto fuori da tutte le indagini di corruzione, in quanto non esiste, contro di essa, minimo sospetto.
3) Diversamente dalla Presidente Dilma, i politici che chiedono la deposizione sono più sporchi di un pollaio. Eduardo Cunha (PMDB- Partito del Movimento Democratico Brasile, alleato di governo, RJ- Rio de Janeiro), che come presidente della Camera è responsabile del processo di impeachment, è accusato di avere ricevuto 53 milioni di reais dalla corruzione della Petrobrás ed è padrone di un deposito milionario in conti cifrati in Svizzera e in altri paradisi fiscali. Nella commissione di deputati che analizzerà la richiesta di impeachment, su 65 componenti, 37 (oltre la metà!) sononel mirino della Giustizia, indagati per corruzione. Se riusciranno a deporre la Presidente, sperano di ricevere, in cambio, l’impunità per le truffe commesse.
4) Chi guida la campagna a favore dell’impeachment è il PSDB (Partito della Social Democrazia Brasiliana), partito di opposizione SCONFITTO nella elezioni presidenziali del 2014. Il suo candidato, Aecio Neves, vuole ottenere a tavolino il risultato politico che non è stato capace di ottenere nelle urne, calpestando il suffragio di 54.499.901 brasiliani e brasiliane che hanno votato Dilma (3,4% in più rispetto gli elettori Aecio nel secondo turno).
5) Se il golpe si consumerà, l’opposizione metterà in pratica tutte le proposte elitiste e autoritarie che Aecio pianificava di moltiplicare se avesse vinto le elezioni. Il presidente golpista, certamente, cambierà le leggi sulle relazioni di lavoro, con danno per i salariati; revocherà la politica di valorizzazione del salario minimo; introdurrà la terziarizzazione senza limiti della forza lavoro; consegnerà le riserve di petrolio del pre-sal alle imprese transnazionali (come previsto da un articolato del senatore José Serra); privatizzerà il Banco do Brasil e la Caixa Economica Federal; introdurrà un insegnamento a pagamento nelle università federali, come primo passo di una privatizzazione; reprimerà i movimenti sociali e la libertà di espressione via internet; espellerà i cubani che lavorano nel Programma Mais Médicos; darà semaforo verde all’agrobusiness per appropriarsi delle terre indigene; eliminerà la politica estera indipendente, abbasserà il Brasile al ruolo di garzone degli Stati Uniti. È questo, molto più che il mandato della Presidente Dilma o del futuro politico di Lula, che è in gioco nella battaglia dell’impeachment.
6) È uno sbaglio immaginare che l’economia migliorerà dopo un eventuale cambiamento alla presidenza della Repubblica. Tutti i fattori che hanno portato il paese alla attuale crisi politica continueranno a essere presenti, con varie aggravanti. L’instabilità politica sarà la regola. I leaders dell’attuale campagna golpista cominceranno ad azzannarsi per il potere, come piranha intorno ad un pezzo di carne. E Dilma sarà sostituita da un soggetto debole, Michel Temer, più interessato a garantire il proprio futuro (certamente una poltrona del Supremo Tribunale Federale) e a proteggersi dalle denunce di corruzione piuttosto che governare effettivamente. L’inflazione continuerà a crescere, e anche la disoccupazione.
7) Sul piano politico, il Brasile entrerà in un periodo caotico, di forte instabilità. La deposizione della Presidente eletta, sacralizzata da voto, porterà il paese ad una situazione in cui, per la prima volta dopo la fine del regime militare, a capo dell’Esecutivo vi sarà un mandatario illegittimo, contestato da una enorme parte della società.
8) Il conflitto sarà al centro della vita sociale. Le tendenze fasciste, esaltate dal golpe, si sentiranno libere di porre in pratica i propri impulsi violenti, espressi, simbolicamente, nelle immagini di impiccagioni di pupazzi con in testa il berretto del MST (Movimento dei lavoratoti rurali Senza Terra) o con la stella del PT (Partito dei Lavoratori) e, in modo più concreto, in invasioni e attentati contro sindacati e partiti politici, in attacchi selvaggi a persone il cui unico crimine è di indossare una camicia rossa. Un leader di questa corrente di estrema destra, come il deputato Jair Bolsonaro, ha già apertamente suggerito, in alcuni comizi pro-impeachment, che ogni fazendeiro porti con sé un fucile per assassinare militanti del MST.
9) I sindacati e i movimenti sociali non rimarranno con le braccia incrociate davanti alla truculenza della destra e all’offensiva governativa e padronale contro i diritti sociali conquistati con fatica negli ultimi due decenni. Resisteranno in tutti i modi – scioperi, occupazione di terre, blocco delle strade, invasione di edifici e molto altro. Il Brasile diventerà un paese conflittuale, per colpa della irresponsabilità e della ambizione senza limiti di un pugno di politici incapaci di giungere al potere attraverso il voto popolare. Questo è ciò che ci aspetta se il golpe contro la Presidente Dilma avrà successo.
10) Ma questo non succederà. La mobilitazione della cittadinanza in difesa della legalità e della democrazia cresce, con l’adesione di sempre più persone e movimenti, indipendentemente dalla affiliazione di partito, del credo religioso e della condivisione o meno con le politiche ufficiali. La opinione di ciascuno di noi al riguardo del PT o del governo Dilma non è quello che conta. È in gioco la democrazia, il rispetto del risultato delle urne e della norma costituzionale che proibisce l’applicazione dell’impeachment senza l’esistenza di un crimine che giustifichi questa misura estrema. Sempre più brasiliani percepiscono ciò ed escono per strada contro i golpisti. In questo giorno del 31 marzo la resistenza democratica porterà avanti una battaglia significativa.
È importante la partecipazione di tutti, in ogni angolo del Brasile, tutti dobbiamo scendere in strada in difesa della legalità, della Costituzione e dei diritti sociali. Tutti insieme! Il fascismo non passerà! Non ci sarà golpe!
Articolo originale: http://cartamaior.com.br/?/Editoria/Politica/10-coisas-que-o-Brasil-inteiro-precisa-saber%0a/4/35808
Traduzione di Teresa Isenburg
Fonte: Rifondazione Comunista

Nessun commento:
Posta un commento
Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.